Shenmue 1 e 2, recensione di due classici senza tempo

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 19 Agosto 2018 - 0:00

Se nell’arco di cinquant’anni circa si dovessero cercare opere in grado di avvicinarsi allo spessore di Shenmue e all’impatto che quei due titoli hanno avuto all’interno del settore, a come lo hanno cambiato, lo hanno indirizzato, lo hanno fatto evolvere, sarebbe davvero un compito arduo trovarne qualcuna. Non si tratta solo di una pietra miliare assoluta tra i videogiochi; è anche un’opera seminale senza eguali, un progetto ad ampio spettro che è stato l’antesignano degli open world e al contempo uno dei punti più alti toccati dal maestro Yu Suzuki. In attesa di Shenmue 3, SEGA decide dunque di riproporre la sua saga di culto in versione rimasterizzata. L’abbiamo provata su PS4.

I giochi di un tempo

Si potrebbero affrontare parecchi discorsi, parlando di Shenmue 1 & 2: di come la percezione delle nuove generazioni sia ormai completamente differente, di quanto l’evoluzione del medium influisca sul gradimento di chi lo gioca per la prima volta, di come sia invecchiato o di come oggi alcune situazioni o scelte di design possano far sorridere. Eppure Shenmue è lì, nel firmamento di quel cielo saturo di sin tante, troppe stelle (sbiadite e morenti) che annacquano la memoria di molti. 
Quella di Ryo Hazuki è soprattutto la storia di vendetta di un diciottenne durante il Giappone dell’86, epoca di cambiamenti e apertura verso l’occidente. Il gioco si apre con Ryo che giunge nei pressi del dojo dove si allena il padre: una volta attraversata la soglia, scopre che un uomo di nome Lan Di è determinato a ottenere informazioni su un misterioso specchio. Dopo qualche titubanza, il padre di Ryo, per difendere il figlio che nel frattempo si era scagliato contro il criminale, rivela le preziose informazioni, ma Lan Di, nonostante tutto, uccide il padre di Ryo proprio davanti ai suoi occhi prima di dileguarsi a bordo di un’auto nera.
Parte da qui l’epopea del protagonista, che nel primo capitolo dovrà esplorare un villaggio giapponese, mentre nel secondo si recherà in Cina per tentare di raggiungere il proprio obiettivo. Shenmue, come in molti sapranno, è spesso un gioco molto lento, che se la prende comoda, che lascia al giocatore la libertà di decidere se girovagare con calma e parlare ed esplorare le zone, o far avanzare la storia in maniera un po’ più svelta (ma pur sempre con le limitazioni che il gioco si autoimpone). Oggi, questo ritmo compassato, per i giocatori abituati alla frenesia e al “tutto e subito” può in effetti risultare piuttosto indigesto, ed è difficile immaginare come in certi momenti di estrema rilassatezza che il gioco si prende, non sopraggiunga la noia. Complice l’avanzamento tecnologico del medium e una migliore gestione dei tempi, Shenmue da questo punto di vista è come un bradipo tra dei vivaci leprotti, anche per via di un sistema di controllo che è rimasto un po’ macchinoso e goffo. È tutto frutto della visione di Yu Suzuki e del suo FREE (Full Reactive Eyes Entertainment), un acronimo che identificava un nuovo modo di fare videogiochi, una precisa e brillante idea, una profonda convinzione, una direzione che l’intera industria, nel corso degli anni, avrebbe seguito. 

Tempo, vita, globalità

Shenmue 1 & 2 sono avventure in cui si è immersi in spaccati di vita realistici, dove si vive e si respira l’atmosfera rurale dei villaggi del Giappone e il nuovo mondo (per Ryo) rappresentato da Hong Kong. Mentre il meteo variabile (aderente proprio a quello reale di quel periodo!) scandirà le vostre peregrinazioni alla ricerca della verità, potrete parlare con gli splendidi personaggi tutti ben caratterizzati, affrontare numerosi mini-giochi tra cui figurano i classici arcade che rispondono al nome di Space Harrier ed Hang-On, le gare di muletti e moto, il biliardo, le risse da bar e godervi i combattimenti che hanno segnato un’epoca anche a colpi di QTE. Quegli stessi QTE nati con Dragon’s Lair ma portati alla ribalta proprio da Shenmue. Giocare Shenmue 1 & 2 è un obbligo per chiunque non lo abbia ancora fatto. Non perché si tratti di un’opera dalla trama imperdibile, non perché è il meglio che si sia mai visto finora nella storia dei videogiochi, ma perché è il più raffinato agglomerato di idee da cui si sono diramate quelle successive, l’origine e lo spunto da cui molti titoli sono nati e si sono sviluppati. Shenmue è come un padre per molte opere che arrivarono dopo, ed è di conseguenza un antenato che non deve essere dimenticato e va sempre celebrato. Per la memoria. Per la storia. Per quello che ha significato.
SEGA ha deciso di ricordare tutto ciò a chi all’epoca non c’era ancora o era troppo giovane, ma senza particolari sforzi produttivi. 
Shenmue 1 & 2 non hanno beneficiato di grandi migliorie, tant’è che le versioni rimasterizzate in esame mettono in luce tutti gli anni che i due giochi portano nel groppone. Su console le uniche opzioni grafiche disponibili sono rappresentate dal rendering in alta risoluzione da poter attivare (o disattivare, se volete emulare la risoluzione originale e fare un tuffo nel passato) e dall’effetto bloom. Alcune icone, forse volutamente e per acuire l’effetto nostalgia, sono rimaste quelle dell’epoca Dreamcast. Per entrambi i giochi, le lingue dei dialoghi selezionabili sono l’inglese e il giapponese, mentre per quanto riguarda i sottotitoli, l’italiano è assente. 

– Opere seminali imperdibili
– Due concentrati di idee, innovazione e coraggio


– La sua lentezza potrebbe scoraggiare le nuove generazioni
– Gli anni di vecchiaia si sentono tutti anche in questa versione rimasterizzata


8.0

A dispetto del gradimento e dell’interesse che Shenmue 1 e 2 avranno sulle nuove generazioni, si tratta di due opere che chiunque abbia a cuore la storia dei videogiochi non dovrebbe in alcun modo ignorare. In attesa di Shenmue 3, che per forza di cose rimarrà ancorato ai canoni del passato, i nuovi utenti potranno finalmente scoprire le origini del mito.




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