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Shady Part of Me | Recensione – Solitudine, resistenza, accettazione

Le tribolazioni dell'adolescenza, le solitudini e le nuove consapevolezze sono raccontate in Shady Part of Me, un indie che sa come proporre una storia che appartiene a tutti. Ve ne parliamo nella nostra recensione.

Presentato e pubblicato all’istante durante i The Game Awards, Shady Part of Me ha mostrato sin dal trailer i suoi toni delicati e quel modo di proporsi in punta di piedi tipico delle piccole produzioni, che solitamente si rivelano opere preziose in grado di raccontare l’interiorità umana più di quanto siano mai riusciti a fare i grandi dell’industria. Douze Dixièmes è un piccolo team francese di appena sette persone al loro primo lavoro, ed è particolare il fatto che gran parte dei titoli del genere d’oltralpe siano così fortemente riconoscibili, come se ci fosse una precisa corrente artistica a cui ormai probabilmente dovremmo dare un nome ben preciso che ne identifichi certe chiare fisionomie.

Shady Part of Me

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XBOX
Genere:
piattaforme, puzzle-game
Data di uscita:
11 Dicembre 2020
Sviluppatore:
Douze Dixièmes
Distributore:
Focus Home Interactive

Shady Part of Me, com’è facile intuire dal nome che porta, non fa nulla per nascondere la sua volontà d’introspezione su quell’oscuro passeggero con cui tutti viaggiamo nella nostra vita: è lì, sempre presente, sempre in agguato, sempre pronto ad adombrare i nostri colori, reclamando la sua presenza con l’incedere d’un satrapo che tutto distrugge. Ma cosa è esattamente Shady Part of Me e perché in un genere così affollato riesce a suo modo a emergere nonostante non si allontani in modo deciso da schemi già visti e consolidati?

Shady Part of Me, la storia

C’è una bambina sull’altalena, nel prologo di Shady Part of Me. Ondeggia beata fin quando non deve smettere, mettersi in piedi, capire che non c’è più nessuno a spingerla. È un’ombra che si sposta tra i roveti, tra grandi piattaforme insidiose, mentre rimane in bilico tra il ricordo e una nuova consapevolezza che non sa accettare. Una nota di contrabbasso fa timidamente capolino a inframmezzare i tenui mugugni cantati che sanno di ricordi sbiaditi, d’infanzia che sfuma via, di presente incerto. E lì, su sfondi granulosi e annacquati che comunicano fissità e chiusure interiori, ella ondeggia leggiadra come una foglia sospinta da refoli di vento. Dove si sta dirigendo? Cosa vuole raccontare di sé?

Ombra di se stessi o reale interiorità che reclama i propri spazi?

Passano pochi istanti affinché l’ombra ceda il passo a una figura di ragazzina dai capelli arruffati, scarmigliati e col viso nascosto, come ammantata da una vergogna per qualcosa che nemmeno sa spiegare. Tra immense biblioteche che delineano gli sfondi, tra libri in cui rifugiarsi per sfuggire alla realtà, quella ragazzina vive il mondo di solitudine evadendo da ciò che non sente appartenerle, come in una versione infantile di Valeriano Balicci in Mondo di Carta di Pirandello. Una timida voce narrante, di tanto in tanto, sottolinea i suoi stati d’animo, quasi la interroga; talvolta sottolinea ciò che le è accaduto, altre volte sottolinea alcuni passaggi della sua vita pre-adolescenziale. Ed è una vita di estrema solitudine, di isolamento, di diniego verso ogni forma di socialità.

Shady Part of Me non racconta in modo canonico, e sebbene anche dagli ambienti spesso si evinca ben poco, ci sono delle frasi chiave che appaiono su pareti e oggetti al passaggio della protagonista. Sono frasi che colpiscono, che fanno anche male, colpi di scalpello su una scultura che non viene rifinita fino in fondo. Se ne intuisce la forma in modo piuttosto chiaro, ma Shady Part of Me avrebbe senz’altro potuto approfondire meglio e suggerire meno, soprattutto perché è la narrazione a uscirne con meno forza, persino con una debolezza maggiore della protagonista. Eppure Shady Part of Me funziona, incuriosisce, spinge a capire di più di quel destino incerto, di quella vita in formazione che si sta incanalando pericolosamente verso un vicolo cieco da cui è difficile uscire.

Nella grande contrapposizione tra esteriorità e interiorità, tra luci vitali e ombre confuse, il titolo di Douze Dixièmes trova una buonissima chiave di volta nel suo sistema di gioco, che si appaia ai simbolismi narrativi che gli sviluppatori francesi vogliono mettere in primo piano. Non è cosa da poco, quando storia e gameplay danzano in un saldo abbraccio che non conosce scollature o incertezze nei suoi passi, e questo fa di Shady Part of Me un progetto con un focus artistico importante, con una direzione di gioco cristallina, che non si piega a esigenze che sconfinano dal suo microcosmo ludico.

Dovrete muovere sia il personaggio, sia la sua ombra, con percorsi che si rivelano sempre molto diversi tra loro.

Gameplay

Essenzialmente, Shady Part of Me è un puzzle game con elementi platform. La sua particolarità è appunto rappresentata dal dualismo tra la protagonista e la sua ombra, che si devono muovere su piani contrapposti ma in qualche modo sempre uniti dall’assenza di luce. La bambina ne ha paura, non può mai incontrarla, non può mai finirci in mezzo: che siano i raggi solari, il fascio discreto di una lampada o quello più spesso e invadente di un faretto, bisogna sempre trovare un modo per eludere la luce e approfittare della sua assenza per avanzare. Diversamente, l’ombra della bambina può muoversi senza questa limitazione, poiché di fatto è la sua interiorità che la spinge a cambiare, ad aprirsi; e con la proiezione degli oggetti che assumono nuove forme può usufruire di gradini, piattaforme mobili, schermature per i pericoli e tutte una serie di buonissime trovate che stanno alla base dei rompicapi proposti.

Shady Part of Me vi lascia sperimentare con posposizioni di elementi dello scenario, oggetti che vanno allontanati o avvicinati a fonti di luce per mutare forme e dimensione delle ombre, sistemi di stantuffi, colonne, piattaforme mobili e creativi giochi di prospettiva che creano percorsi, scappatoie, ponti e nuove illusioni. Il risultato è una conduzione di gioco a compartimenti stagni che vi obbliga a far arrivare entrambi i personaggi da un punto all’altro, ma attraverso percorsi che si rivelano sempre estremamente diversificati. Dovrete inoltre cooperare con molta attenzione, spesso con azioni che vanno ben coordinate prima di portarle a compimento, stimolando il pensiero laterale e la capacità di saper anticipare certi esiti.

Gran parte dei puzzle sono basati sull'alternanza di luci e ombre.

Nella prima fase gli enigmi risulteranno essere piuttosto abbordabili, ma avanzando, la loro complessità si farà piuttosto evidente, senza tuttavia raggiungere picchi esagerati o momenti di reale frustrazione. Considerando che il gioco può essere portato a termine in appena tre ore (ma dipende davvero da quanto tempo impiegherete a trovare le diverse soluzioni ai puzzle proposti), ci sembra che Shady Part of Me abbia raggiunto un buon compromesso tra durata e condensazione dell’esperienza di gioco. È vero anche che il continuo doversi fermare rompe inevitabilmente il fluire dell’esperienza, che potrebbe non incontrare il favore di chi preferisce meno grattacapi e un po’ più di movimento.

Poco male, perché Shady Part of Me, al di là di un po’ di avarizie narrative che avrebbero potuto aprire maggiormente gli approfondimenti sul personaggio controllato, riesce comunque nel suo compito, restituendoci una storia che mostra delle chiare fasi di crescita, comprensione, maturazione e accettazione. Graficamente peculiare e in grado di mescolare il 2D al 3D con due distinte fasi che si alternano durante l’avventura, Shady Part of Me riesce a piazzarsi con buon decoro nel genere di appartenenza. Il tema musicale principale, malinconico e soave, è capace di risuonare in testa anche dopo i titoli di coda, mentre le brevi note punteggiano con maestria i momenti clou dell’avventura. Non riesce a tallonare giganti come LimboInside, ma propone una storia in grado di trascinare il giocatore nella vita della piccola protagonista, dimostrando che il fallimento non è la fine ma un nuovo inizio, che le paure possono essere sconfitte e che siamo sempre e comunque persone in continuo mutamento, sempre pronte ad affrontare con nuove consapevolezze le vicissitudini più amare della vita.

Piattaforma testata: PC

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7,7

Shady Part of Me

Piattaforme: pc, ps4, switch, xbox
Shady Part of Me è l'ennesima dimostrazione che i piccoli team d'oltralpe sanno come raccontare storie delicate e dalla grande sensibilità, abbinando un sistema di gioco semplice ma sempre efficace. Breve e intenso, ma forse troppo timida nell'esporsi, l'opera prima di Douze Dixièmes è consigliata a chi cerca qualcosa di davvero diverso e più di nicchia, in una dimensione indie che fa esattamente ciò che deve senza deludere o strafare.

Pro

  • Una storia di solitudine e crescita, raccontata in modo diverso dal solito
  • Buonissimi puzzle basati su luci e ombre, con ottime variazioni sul tema

Contro

  • Narrativamente avrebbe potuto osare di più
7,7