Sekiro: Shadows Die Twice, il resoconto a pochi giorni dalla recensione finale

Già dalla nostra recensione in corso di Sekiro: Shadows Die Twice, i dubbi sono davvero pochi sulla bontà della nuova opera di From Software.

Se pensate anche solo lontanamente di potervi approcciare a Sekiro: Shadows Die Twice alla stessa maniera di un qualunque souls, il vostro impatto col gioco sarà tremendo e brutale. Rimarrete avviliti, tremanti, sarete divorati vivi dalla sua estrema difficoltà e non andrete molto avanti.
Fate dunque un reset e cambiate metodo di approccio, perché Sekiro è una rivoluzione per il genere e propone un sistema di combattimento inedito, dove il fortissimo senso di appagamento va di pari passo con la ferrea volontà di dedicarvi anima a corpo alle vostri arti di attacco e difesa. Giocare a Sekiro con poco impegno è fuori discussione: From Software vuole che impariate a essere e agire come uno shinobi, e in quanto tale, i vostri margini di errore saranno ridotti all’osso. Sbagliare un paio di mosse consecutive significa morire. Prendere sottogamba un qualunque nemico è l’anticamera di ogni vostro fallimento.

Sekiro quasi alla recensione

Il Dono del Lupo
Sekiro non è un souls-like nel senso più stretto del termine, ma va considerato un action con molti, moltissimi degli elementi che hanno portato alla ribalta lo studio di sviluppo giapponese. Segue una sua via ben precisa che, per buona parte, conduce la nuova creatura di From Software verso un sentiero non ancora battuto da nessuno.
Innanzitutto, Sekiro: Shadow Die Twice abbraccia una narrazione principale molto più chiara e decisamente meno abbozzata. Ma attenzione: se la storyline principale ha un senso immediatamente comprensibile a tutti, lo stesso non si può dire per i dialoghi coi personaggi con cui interagirete, che sono sibillini e lasciano spazio a diverse congetture. A fronte dunque della storia di Lupo (questo il nome del protagonista), c’è anche qui una “lore” da decifrare, assieme a diversi messaggi nascosti e piuttosto ermetici.

Attorno a Sekiro: Shadows Die Twice aleggia anche un alone di mistero. L’utilizzo della meccanica della resurrezione ha delle conseguenze immediate: la cosiddetta Malattia del Drago tenderà a diffondersi e colpirà i personaggi del mondo di gioco, con conseguenze che lasciano presagire eventi nefasti e imponderabili. Eppure, c’è un modo per invertire questa sorta di maledizione, ma dipenderà solo ed esclusivamente da voi e da quanto avrete cara la sorte di chi vi circonda. Risorgendo, infatti, attingerete dai miasmi vitali degli altri, come un parassita invisibile che si appropria lentamente di ciò che non ha più, a discapito degli innocenti. La morte è una sentenza incontrovertibile, ma togliere la salute agli altri consente di scampare all’eclissi dell’anima.

Morire, in Sekiro, significherà perderà la metà dell’esperienza accumulata e dei Sen (la moneta di gioco) per sempre. Niente pozze di sangue da cui recuperare i guadagni perduti, niente riscatto immediato dopo un grossolano errore. Nulla di tutto ciò. Eppure, se non abuserete della resurrezione, manterrete alta la percentuale del cosiddetto Aiuto Divino, che può evitarvi (randomicamente) di perdere ciò che avete accumulato prima del decesso.

Sekiro non è un souls like

L’esperienza è tutto

I punti esperienza non vi serviranno per evolvere le caratteristiche di Lupo come se vi trovaste all’interno di un GdR; al contrario, il sistema di progressione di Sekiro: Shadows Die Twice è legato all’apprendimento di abilità inserite dentro diversi skill tree. Alcuni di questi “alberi delle abilità”, oltretutto, sono facoltativi. Durante la mia prova, per esempio, mi è capitato di portare a termine un compito affidatomi da un NPC: sono stato premiato con una pergamena che comprendeva ulteriori tecniche e abilità passive con cui migliorare il protagonista. Va specificato, inoltre, che l’apprendimento delle abilità di una scheda non preclude tutte le altre, pertanto sarete sempre voi a decidere cosa sarà meglio per voi, per il vostro stile di gioco e per i nemici che dovrete affrontare. Ogni scheda ha della ramificazioni e delle diversificazioni ben precise: se “shinobi” è dedicata alle arti di attacco, quella per le funzionalità protesiche (nel gioco troverete scritto “prostetiche”, orrore linguistico che assieme a “qual’è” e ad altri refusi mettono sulla graticola la localizzazione) migliora la varietà del vostro arto costruito artigianalmente. Non solo: tramite alcuni oggetti, e solo da un certo punto dell’avventura in poi, si aprirà un ulteriore skill tree che potenzia le protesi stesse, ampliando di conseguenza le possibilità di approccio alle battaglie.

Il sistema di combattimento di Sekiro: Shadows Die Twice richiede precisione, pazienza, sangue freddo, tantissima abilità e uno studio attento delle movenze nemiche. Senza una di queste virtù, il gioco potrebbe diventare per voi un vero inferno. Dopo l’impatto iniziale e dopo aver imparato come padroneggiare i metodi di attacco e difesa, il gioco diventerà estremamente appagante, con boss fight davvero molto ostiche, talune persino soverchianti anche dopo un paio di ore di tentativi andati a vuoto. A tratti possono anche sembrare proibitive, delle vere montagne invalicabili. Ma attenzione: esiste sempre un modo, esiste sempre la giusta tattica, il giusto oggetto che può facilitarvi, la via ideale per far breccia e avere la meglio. Specifichiamo che i boss principali sono pochi. Tuttavia, i mid-boss e le battaglie facoltative sono davvero molte, ben diversificate e anche piuttosto lunghe e sfiancanti. La bellezza di Sekiro: Shadows Die Twice è anche questa: tentare, tentare e tentare ancora, fino ad aver imparato i pattern di attacco, fino ad aver capito come rimanere pazienti ancora una volta, a sangue freddo, meticolosi e incrollabili come un vero shinobi. Ma come funziona esattamente il combat system e perché è il vero fiore all’occhiello della produzione?

Sekiro

Way of the Samurai

Per avere la meglio, in Sekiro, bisogna sfinire il nemico, causare danni alla sua postura, farlo sbilanciare e colpirlo mortalmente quando lascerà aperta una breccia nella sua difesa. Ogni nemico ha una barra della salute, ma puntare a quella, soprattutto durante le boss fight, non è mai una buona idea. È allora che dovrete parare i colpi con tempismo perfetto, alternare attacchi, schivate e contromosse. Solo così la barra della postura arriverà al massimo e potrete infliggere un colpo mortale. I boss hanno però più fasi e più di una chance per rimettersi in sesto, e lo stesso vale per i signori della guerra minori, che rappresentano di fatto degli ostacoli molto impervi da superare.

Gli affondi e le prese non possono essere parate, ma è necessario scartare di lato al momento giusto ed eventualmente contrattaccare. Le spazzate basse possono essere evitate balzando sul nemico, calciandolo e calando un fendente subito dopo, mentre le mosse imparabili vanno evitate o, meglio, eseguendo dei counter col “mikiri”, che consente anche di ribaltare altri attacchi devastanti a proprio favore. Ne esce fuori un sistema molto articolato ed estremamente complesso da gestire, ma che con l’abitudine può essere padroneggiato alla grande. From Software, con questo combat system stellare, ha di fatto innovato un genere e ha mostrato l’evoluzione della sua idea primigenia.

Sekiro on fire

L’avanzamento è molto simile a un souls, con bivi, scorciatoie, punti morti e antri dove si celano armi secondarie e segreti da scovare. La verticalità ha raddoppiato le possibilità degli sviluppatori e ha concesso la realizzazione di zone di più ampio respiro, più intricate e complesse, strutturate sia verso l’alto, sia verso il basso, sia in ampiezza, e siamo piuttosto sicuri che rimarrete a giocare a Sekiro anche molto dopo aver completato la storia principale o aver sconfitto l’ultimo boss canonico. Noi non lo abbiamo ancora fatto per questioni di tempo (e beninteso, il traguardo delle trentacinque ore è già stato infranto), ma la prossima settimana saprete davvero tutto su Sekiro: Shadows Die Twice. Resta da verificare quali siano i contenuti nella loro interezza, quanto ancora manchi per comprendere gli equilibri del sistema di avanzamento del personaggio e degli upgrade, a quanto ammonti la longevità globale e se esistono dei picchi di asperità ancora più esagerati di quelli in cui siamo incappati. Dobbiamo anche scoprire l’end-game e il mondo di gioco nella sua interezza. E anche se il bilanciamento è un piccolo problema del gioco o se dipende dal lungo tempo che bisogna trascorrere per agire con grande disinvoltura nelle situazioni più estreme. È un elemento, quest’ultimo, da valutare con estrema attenzione, perché la fase iniziale e i primi sbarramenti ricordano proprio quelli di Demon’s Souls, e forse si spingono persino oltre, verso picchi di difficoltà raramente riscontrabili in altri titoli.

Sekiro combat systemSu PS4, Sekiro va a 30 frame al secondo, con qualche balbuzie nei momenti concitati (come quando si passa nei pressi di un palazzo in fiamme o in generale quando su schermo la situazione diventa molto caotica). Sono eventi rari, va detto, ma si tratta pur sempre di un action estremamente tecnico dove il calcolo dei frame è essenziale. Siamo insomma davanti a un’opera From Software in tutto e per tutto, nel bene e nel male. Attendiamo anche di mettere le mani su un codice PC, per capire se in effetti, a fronte di requisiti pressoché identici, sia sulla falsariga del loro precedente lavoro.

+ Sistema di combattimento stellare e innovativo, complesso da padroneggiare ma estremamente appagante
+ Molto, molto difficile...
+ Tanti boss facoltativi, tante strade nascoste, molti segreti da scovare
+ Sistema di crescita del personaggio e degli upgrade ben strutturato e molto vario
+ La verticalità ha espanso il mondo di gioco e lo ha reso più interessante da esplorare
- ... Scoraggerà parecchi giocatori: chi non ha pazienza e totale dedizione, potrebbe addirittura desistere
- Le boss fight principali sembrerebbero essere poche
- Frame rate non sempre stabile

Odierete Sekiro: Shadows Die Twice per la sua difficoltà così come avete odiate Demon’s Souls e Dark Souls la vostra prima volta; ma lo amerete in egual misura. From Software si spinge oltre, crea un combat system stellare ed evolve le proprie idee, regalando ai giocatori un titolo molto ostico ma al contempo estremamente appagante. Fra pochi giorni, il nostro giudizio finale.