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Samurai Warriors 5, il potere della reimmaginazione | Recensione

Koei Tecmo ravviva la fiamma del feudalesimo giapponese, reimmaginando ma non reinventando

Dopo un lungo periodo di attesa, siamo finalmente giunti al quinto capitolo di Samurai Warriors. Nonostante l’abitudine consolidata a lamentarsi dell’immobilismo di questo genere videoludico, si può affermare con certezza che Samurai Warriors 5 vuole in qualche modo essere il simbolo moderno di una rinascita dei musou che passa attraverso la reimmaginazione.

Samurai Warriors 5

Piattaforma:
PS4, SWITCH, XONE
Genere:
azione
Data di uscita:
27 Luglio 2021
Sviluppatore:
Omega Force
Distributore:
Koch Media

La sua ultima incarnazione principale risale addirittura al 2014, e ai suoi sviluppatori Koei e Omega Force non sono state risparmiate critiche. Quali sono le principali novità di questo titolo? Continuate a leggere per scoprirle.

Oda Nobunaga, la solitudine del leader

Diversamente dal passato, la modalità storia di Samurai Warriors 5 (chiamata con il tradizionale titolo Musou Mode) anziché cercare di coprire tutta o quasi l’epoca Sengoku si concentra su un periodo ben preciso della stessa, ovvero l’ascesa e caduta di Oda Nobunaga.

 

Un racconto che si sviluppa attraverso due prospettive: quella di Nobunaga stesso e del suo alleato/rivale Akechi Mitsuhide. La loro visione, come risulterà ovvio sia a chi conosce la storia autentica che chi ha giocato alle precedenti iterazioni del brand, andrà divergendo sempre di più con il passare del tempo, fino a diventare opposta.

Una narrazione esplicitata sia dalle canoniche introduzioni con la mappa del Giappone accompagnate da voce narrante che da filmati più tradizionali, talvolta anche in mezzo alle battaglie. Fanno poi da collante tra uno scontro e l’altro numerosi intermezzi dialogici, utili a esplicitare le motivazioni e la psicologia dietro i personaggi primari e secondari.

Come già accennava il nostro Marino nella sua anteprima, è encomiabile lo sforzo di Samurai Warriors 5 di approfondire sia eventi storici mai rievocati nel franchise, sia le motivazioni dietro a un personaggio oggettivamente controverso come Nobunaga. Partito con un’insaziabile ambizione, il condottiero giapponese pagherà caro il suo sogno di unire il Paese, discendendo sempre di più in una spirale di crudeltà e spietatezza.

"Cosa tocchi? Cosa tocchi?" (cit.)
Samurai Warriors 5_13

Uno Story Mode quindi che, passando sopra a una visione delle cose un po’ romanticizzata, racconta sì meno eventi, ma soprattutto evita le dispersioni inutili (SW4 era arrivato all’assurdo con campagne composte da due a quattro battaglie). E forse ai più attenti non sfuggirà qualche similitudine concettuale con l’ormai vintage Kessen III (2005), che appunto si concentrava sul medesimo periodo e personaggio storico (così come ha fatto Onimusha, ne parliamo qui).

Coloro che vorranno avventurarcisi però dovranno fare i conti con una narrazione particolarmente rigida, quasi “radiofonica” nel suo affidarsi soprattutto alla bravura degli attori vocali, ennesima caratteristica fuori tempo massimo che Samurai Warriors 5 non è riuscito a lasciarsi alle spalle.

Samurai Warriors 5: meno siamo meglio stiamo?

Certamente a colpire di questo Samurai Warriors 5 è la sua “auto-limitazione”, sia per quanto riguarda la storia raccontata sia, soprattutto, per quanto concerne il numero di personaggi. Dai 55 di SW4 siamo infatti passati a 37, e di questi solo 21 provenienti dai precedenti videogiochi. Una piccola novità è come alcuni siano presenti sia in versione giovane che matura, scelta ovvia per rendere anche esteticamente il loro percorso di crescita e consapevolezza.

Kicho o No, moglie di Nobunaga
Samurai Warriors 5_15

Interessante poi come le new-entry (uno per tutti: Oda Nobuyuki, fratello minore di Nobunaga) siano figure storiche poco conosciute al grande pubblico, soprattutto occidentale. Un approfondimento che fa il paio con i nuovi scenari dello Story Mode, ma fa pure i conti con il fatto che molti personaggi (inediti e non) non solo non sono giocabili nello Story Mode, ma non possiedono neanche armi o moveset unici.

I fan di lunga data hanno ormai fatto l’abitudine alla cosa, ma purtroppo è un’approssimazione che Koei continua a fare a ogni “cambio radicale” dei propri brand (l’avevamo già vista in Dynasty Warriors 7 e Dynasty Warriors 9).

Per il giocatore è possibile scegliere due maestri d’arme per andare in battaglia, che saranno intercambiabili in qualunque momento. Il personaggio non controllato si muove autonomamente, ed è possibile anche dargli qualche ordine dal menu di pausa (seppur nella maggior parte delle volte si limiterà a perseguire da solo i vari obiettivi primari dello scontro).

Oda Nobunaga, l'inizio

Questa idea, dopo essere stata trovata principe di Samurai Warriors 4, in questo capitolo viene ripresa ma non troppo, in quanto la concezione meno corale della modalità storia rende molti livelli affrontabili con un solo personaggio.

Gameplay tradizionale, e tanto basti

Come avevamo già confermato in sede di anteprima, Samurai Warriors 5 mantiene il gameplay tradizionale della Koei, senza grossi stravolgimenti seppur con qualche limatura. Nei panni di un condottiero affrontiamo e sconfiggiamo migliaia di nemici decisamente ebeti, intervallati più o meno frequentemente da ufficiali e sottufficiali appena più impegnativi.

Il gioco recupera l’impostazione del titolo precedente, con la combinazione di attacchi veloci e attacchi pesanti per creare combo dalla semplice esecuzione; man mano che si sale di livello si rendono possibili concatenazioni dagli effetti teatrali e spettacolari, nonché di lunghezza a volte esagerata.

Via di combo!
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Niente di nuovo nella media dei musou, ma Samurai Warriors 5 recupera l’idea del capitolo precedente di “invertire le combinazioni”: iniziando con un attacco pesante anziché leggero è possibile creare delle combo molto efficaci contro i fanti normali ma inefficaci con gli ufficiali.

Questi ultimi possono infatti pararle con facilità, spezzando brutalmente il flusso del giocatore e lasciandolo esposto a contrattacchi. È un accorgimento banale ma efficace nel rendere leggermente più tecniche le battaglie, che “costringe” il giocatore a variare moveset a seconda del nemico affrontato.

Il carisma dei personaggi varia ma comunque in generale è abbastanza alto
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Sono state introdotte inoltre le Ultimate Skill, richiamabili con il dorsale destro e che permetteranno di attivare brevi bonus passivi o di attivare mosse per avere ragioni contro alcune truppe specializzate (come i fanti con scudo).

Oltre all’esperienza in battaglia, ciascun personaggio ha a disposizione un albero delle abilità, dove ottenere ulteriori bonus spendendo i punti esperienza presi a ogni scontro.

Le combo hanno sempre la loro dose di spettacolarità
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Ritornano inoltre variazioni più “tattiche”, come le aree di influenza nemica dove gli avversari divengono assai ostici (da annullare sconfiggendo le unità di tamburini militari) e il sistema di potenziamento degli equipaggiamenti.

Dai Warriors Orochi è stata poi recuperata la meccanica dell’affinità, in cui il personaggio riceve un bonus di danni inflitti a forza di utilizzare una determinata categoria di arma.

Gli effetti e i colori sono sgargianti
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Oltre al potenziamento tramite combattimento, i personaggi crescono anche tramite addestramento, e tutti gli edifici potranno essere potenziati con il denaro e i materiali ottenuti nella Citadel Mode (il Free Mode è integrato nel rigiocare le battaglie nella modalità storia).

Tutti questi fattori rendono le battaglie, al prezzo di una solita imperante ripetitività, potenzialmente molto profonde. Si possono davvero spendere ore nella ricerca (o creazione) dell’equipaggiamento per noi perfetto per ciascun personaggio, ma di nuovo Samurai Warriors 5 è molto dipendente dal livello di difficoltà scelto, in generale tarato verso il basso.

Samurai Warriors 5, tra stampa e cel-shading

Anche da un punto di vista grafico, la reimmaginazione di Samurai Warriors 5 si regge su alti e bassi. Ormai sappiamo tutti che ricorrere al cel-shading è una facile furbizia per conferire carisma all’estetica di un videogioco senza dover esagerare con i poligoni. E questo per somma parte succede anche qui: i personaggi principali sono molto curati, con colori sgargianti e contorni tratteggiati con decise pennellate.

L'estetica rimane davvero accattivante

Un’estetica di cui il gioco si alimenta avidamente, rievocando le stampe e le pitture dell’epoca che racconta. Tutto il cast è stato sottoposto a un pesante restyling, in modo sia da sposarlo con il nuovo comparto tecnico sia per limitare alcune esagerazioni estetiche delle precedenti incarnazioni. Il risultato è una resa dei personaggi molto più “sobria” ma anche “viva”, capace di ricordare maggiormente i costumi e le armature dell’epoca.

Un’altra novità per tutti i veterani dei Musou sta nella migliore resa delle ambientazioni, finalmente molto più ricche di dettagli con ombre, terreno erboso e colori sgargianti. Siamo ancora su un altro pianeta rispetto ad altri videogiochi anche solo di ottava generazione, ma per una volta i campi di battaglia riescono a offrire scorci e panorami dalla grandiosità tutto sommato dignitosa.

Di nuovo troviamo anche qui qualche difetto, come il fatto che sia i personaggi che le ambientazioni, quando osservati troppo da vicino, esibiscono texture e dettagli che paiono uscite direttamente dalla PlayStation 2, ma fa piacere vedere come per una volta Koei abbia perfezionato quanto provato ai tempi con il quarto Warriors Orochi.

La narrazione rimane appunto abbastanza "radiofonica"
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A fronte di un ottimo doppiaggio (anche se disponibile solo in giapponese con sottotitoli in inglese) anche il comparto musicale ha avuto la sua dose di stravolgimenti. Completamente abbandonata la techno, ad accompagnare la strumentistica tradizionale giapponese troviamo l’orchestrale con qualche accenno di chitarre elettriche.

Dove le partiture nuove hanno il loro perché e sono molto orecchiabili, il riarrangiamento di melodie dei precedenti capitoli perdono un po’ di carisma, in quanto gli archi spesso si amalgamano troppo con gli strumenti tradizionali.

Versione recensita: PS4

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7,0

Samurai Warriors 5

Piattaforme: ps4, switch, xone
Samurai Warriors 5 è un videogioco (e prima ancora di questo, un musou) che vive di molti alti e bassi. Tutto lascia pensare che alla Koei abbiano avuto un budget assai più ristretto degli anni precedenti, e che si siano quindi ritrovati a dover fare di necessità virtù. Un videogioco dove una scrittura approfondita si irrigidisce in una narrazione troppo radiofonica, dove un’estetica ispirata si affianca a una grafica troppo spartana per il 2021, e un gameplay accessibile, divertente ed esaltante che è subito accanto alla solita demoralizzante ripetitività. Il tutto produce una reimmaginazione accattivante ma che è anche un esperimento riuscito solo a metà; non è il peggior Samurai Warriors che sia mai stato fatto, ma non è neanche il migliore.

Pro

  • Restyling grafico accattivante
  • Una storia approfondita…
  • Roster ristretto ma più carismatico…

Contro

  • Ripetitività imperante
  • Tecnicamente ancora altalenante
  • … Ma non pienamente sviluppato
7,0