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Saints Row | Recensione – Un reboot con poco di nuovo da dire

Volition riporta in azione i Saints con un cast rinnovato, ma non basta per svecchiare la serie.

Per una serie di videogiochi, rimanere rilevante nell’ambito videoludico non è affatto facile, soprattutto quando il proprio genere di appartenenza è particolarmente in voga, con un numero sempre maggiore di concorrenti che spuntano all’orizzonte, pronti a dire la loro.

Saints Row

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
azione, sparatutto
Data di uscita:
23 Agosto 2022
Sviluppatore:
Volition
Distributore:
Koch Media

In questa situazione si trova proprio Saints Row. La serie è nata nel lontano 2006 come un clone più o meno riuscito di Grand Theft Auto; nel corso del tempo, però, è riuscita ad allontanarsi dall’ingombrante ombra della sua fonte di ispirazione, consegnando ai giocatori titoli come Saints Row 2 o Saints Row The Third, ancora oggi particolarmente amati.

Saints Row IV, invece, pur ricevendo un buon riscontro di pubblico e di critica, è stato col senno di poi il momento in cui la serie ha “saltato lo squalo”, come si usa dire nel mondo del cinema: abbracciando i toni sopra le righe introdotti dal terzo capitolo, la saga sembrava diventata ormai una parodia di se stessa, abbandonando le sue origini.

Forse anche per questo Volition ha optato per un reboot, in arrivo su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e PC; era la strada più facilmente percorribile per riportare la serie sul suo tracciato, per tornare a raccontare storie realistiche (più o meno) di bande criminali, senza poteri da supereroi di mezzo, stavolta.

L’obiettivo, stando agli sviluppatori, era quello di rendere Saints Row un gioco contemporaneo, in grado di rappresentare la realtà del 2022, un contesto molto differente da quello in cui uscì il primo episodio.

Finalmente, siamo pronti a dirvi se sono riusciti nel loro intento.

Be your own boss

La storia di Saints Row è ambientata a Santo Ileso, città immaginaria del sudovest americano e ispirata a Las Vegas. A contendersi il controllo del monopolio criminale della zona ci sono tre bande rivali: Marshall Defense Industries, Los Panteros e gli Idols.

Il nostro protagonista (interamente personalizzabile tramite un ricco editor, a partire dal sesso biologico fino ad ogni parte del suo corpo) è stato da poco assoldato nelle fila della Marshall Defense Industries. Due dei suoi coinquilini, Kevin e Neenah, fanno parte invece rispettivamente dei Los Panteros e degli Idols; l’ultimo coinquilino, Eli, non si è mai sporcato le mani con il mondo del crimine.

Se inizialmente le cose sembrano andare bene per il nostro protagonista, che riesce ben presto a distinguersi come una delle migliori risorse della Marshall Defense Industries, ben presto l’appartenenza a gruppi rivali comincia a portare a delle fratture interne al gruppo, con i ragazzi che si troveranno a scegliere tra la lealtà ai loro amici e quella alle loro “famiglie” criminali.

Inutile dire che tutti sceglieranno l’amicizia, ed aiutati dalle conoscenze in materia economica di Eli decideranno di mettersi in proprio, fondando la loro gang criminale, i Saints.

Questo è il succo della storia, un po’ il classico racconto dell’underdog intento a risalire la china verso il successo, ma con una focalizzazione sulle dinamiche del gruppo.

La storia di per sé non è niente di sconvolgente, ma viene tenuta in piedi proprio dal cast di protagonisti: vederli interagire tra loro è una delle cose più divertenti del gioco, e viene restituita egregiamente la sensazione di trovarsi in mezzo ad un gruppo di amici intenti ad affrontare qualsiasi tipo di calamità senza rinunciare al loro legame.

Un aspetto che abbiamo apprezzato è stata l’attenzione verso l’inclusività: a venire rappresentate sono sia minoranze etniche che di orientamento sessuale. In questo, in effetti, Saints Row riesce a svecchiare la serie, lanciando un bel messaggio senza cadere nello scontato.

Potremo personalizzare il nostro alter ego in qualsiasi momento.

A fronte di questo, però, rimangono alcuni difetti. Innanzitutto, la storia non nasconde particolari sorprese, come abbiamo accennato; non aiuta il fatto che le missioni secondarie portino poco o niente in termine di contenuti narrativi (su questo torneremo dopo). Inoltre abbiamo notato, in certi frangenti, una qualità non sempre ottima del doppiaggio (inglese, in italiano ci sono soltanto i sottotitoli).

Considerando la serie di appartenenza, però, si tratta comunque di una delle migliori storie viste in Saints Row, soprattutto grazie ai suoi protagonisti, che come abbiamo detto sono il vero cuore del gioco.

Da un punto di vista tecnico, Saints Row fatica a stupire anche su PlayStation 5 (potete prenotare un’edizione speciale next-gen su Amazon), dove si è svolta la nostra prova. La sua natura cross-gen è evidente, ed il gioco presenta più di qualche sbavatura. Le animazioni dei personaggi, in particolare dei volti, non sono sempre convincenti, risultando talvolta troppo “pupazzose”.

Abbiamo anche notato diversi glitch nel corso della nostra avventura: da personaggi bloccati in un loop di animazioni ripetute a nemici “addormentati” sulla mappa, NPC che scompaiono improvvisamente dopo un dialogo ed altro ancora.

Si tratta di problematiche non troppo gravi, che non incidono sull’esperienza complessiva in modo eccessivo, ma verso cui ci saremmo aspettati una maggiore cura, visto che parliamo di una produzione ad alto budget.

A fronte di questo, però, dobbiamo anche dire che il gioco regge in modo piuttosto convinto: nel corso delle nostre partite non abbiamo mai notato un rallentamento o un calo di frame rate, indipendentemente dal livello di caos raggiunto sullo schermo (e credeteci, in certi frangenti la situazione può farsi davvero delirante).

Per quanto riguarda il comparto audio, come c’era da aspettarsi il gioco può vantare una corposa playlist di brani, che pescano da diversi generi musicali; saranno questi a tenervi compagnia per la maggior parte del tempo, e che siate appassionati di metal, hip hop, musica classica o rock, troverete pane per i vostri denti.

Esplorando Santo Ileso

Veniamo adesso al gameplay. Se avete familiarità con la serie, vi sentirete immediatamente a casa: seppur con qualche aggiunta e diverse modifiche strutturali, il gameplay di base di Saints Row è rimasto pressoché immutato rispetto agli episodi precedenti.

Ci troviamo sempre di fronte ad un action/TPS open world, con un’intera mappa a nostra disposizione dove svolgere diverse tipologie di missioni principali e secondarie.
Le missioni principali, ovviamente, sono quelle che fanno avanzare la storia del gioco. In esse ci ritroveremo a svolgere le azioni criminali a cui ci siamo abituati nel corso della serie: crivelleremo di colpi le bande rivali, ruberemo auto e refurtive, verremo inseguiti dalla polizia mentre sfrecceremo a tutta velocità per le strade della città, e così via.

Il gameplay di base rimane piuttosto semplice, ma funzionale: il gioco si comporta come un TPS abbastanza classico, dandoci una notevole quantità di bocche da fuoco tra cui scegliere, ventaglio che si amplierà nel corso dell’avventura. Anche il sistema di guida rimane semplice ed efficiente, senza troppe pretese. Non avremo a disposizione poteri da supereroi (per quello potere sempre recuperare il quarto capitolo su Amazon) ma avremo a nostra disposizione una tuta alare per planare sulla città dall’alto qualora se ne presentasse l’occasione.

Dopo ogni missione riceveremo diverse ricompense: denaro, esperienza, nuove possibilità di personalizzazione dei personaggi e così via. La progressione del protagonista è abbastanza lineare: ad ogni nuovo livello, acquisiremo una nuova abilità predeterminata. Niente skill tree o quant’altro: semplicemente, avremo a disposizione una nuova mossa da poter eventualmente aggiungere al roster di quelle attive (massimo quattro per volta), mentre altri upgrade passivi (come l’aumento della salute) vengono semplicemente attivati senza bisogno del nostro intervento.

Esplorare a fondo Santo Ileso richiederà molto tempo.

Per quanto riguarda le attività secondarie, ne avremo diverse a disposizione. Ci sono innanzitutto delle missioni secondarie assegnate dagli NPC: sostanzialmente ci ritroveremo a svolgere dei compiti per loro, in cambio di ricompense. Come per le missioni principali, in pratica – soltanto che qui non c’è una trama orizzontale da portare avanti (e neanche una trama verticale, solitamente le missioni secondarie si limitano a poche linee di dialogo).

Ci sono però anche altre attività secondarie sparse sulla mappa: su di essa troveremo infatti segnalate delle location in cui trovare soldi ed oggetti, così come dei monumenti da fotografare per raccogliere la storia di Santo Ileso (e punti esperienza).

Troveremo anche altre attività minori, come l’eliminazione di gruppi di nemici (in punti chiamati “minacce” sulla mappa), ma in breve si tratta di diversivi di cui probabilmente ci occuperemo tra una missione e l’altra, mentre ci troviamo a viaggiare per le strade di Santo Ileso.

A tenere traccia di tutto quello che facciamo c’è il nostro smartphone, dove troveremo un’app per la mappa, una per le missioni, una per la fotocamera, una per gestire il nostro denaro e così via.

Nonostante la città sia effettivamente piena di attività, dobbiamo dire che ci saremmo aspettati di più, sia in termini di varietà che di profondità delle attività offerte.
Già le missioni secondarie offrono poco o niente a livello di storia; tutto il resto si traduce semplicemente in un recarsi in un posto e compiere una singola azione (eliminare nemici, scattare una foto o interagire con un oggetto).

Considerando che già le missioni principali offrono poca varietà in termini di gameplay, le attività secondarie diventando ridondanti dopo poco tempo, soprattutto dal momento che risultano fini a se stesse. E questo ci porta ad un altro problema, ma ci torneremo a breve.

Le interazioni tra i Saints sono uno degli aspetti più riusciti del gioco.

Costruire un impero

Una volta che avremo avuto accesso al nostro al nostro covo, potremo finalmente cominciare ad espandere il nostro controllo sulla città. Potremo infatti acquisire dei lotti di terreno inutilizzati per costruire delle attività “imprenditoriali” a marchio Saints, che serviranno a rimpinguare le nostre tasche e a minacciare il dominio delle altre bande criminali.

Una volta costruita un’attività, cominceremo a ricevere entrate regolari di denaro da essa (potremo trasferirle sul nostro conto tramite un’app del telefono); per migliorare gli incassi, potremo svolgere delle speciali missioni dedicate all’attività (solitamente sono cinque). Anche eliminare le minacce presenti sul territorio ci consentirà di ottenere maggiori introiti dalle nostre attività.

Questo aspetto gestionale del gioco rimane, però, abbastanza superficiale. Di gestionale, in realtà, c’è solo l’apparenza: una volta acquistata un’attività, per migliorarla non dovremo fare altro che svolgere missioni in tutto e per tutto simili a quelle già affrontate nella storia principale o nelle altre attività secondarie.

Sia chiaro, non pretendiamo che un singolo gioco condensi in sé troppi generi per il solo scopo di avere varietà al suo interno: è che nel contesto di un’avventura già abbastanza ripetitiva avrebbe potuto giovare spezzare il ritmo con attività differenti, perché la costruzione dell’impero, così come è fatta, perde di mordente quasi subito.

Personalizziamo la nostra gang

Un aspetto su cui gli sviluppatori hanno insistito molto nel corso delle presentazioni del gioco è la possibilità di personalizzare tutto, ma davvero tutto. Ed in effetti è così. A partire dal nostro protagonista, personalizzabile in ogni singolo dettaglio del corpo attraverso un editing che definire corposo è dir poco.

Lo stesso potremo fare con gli altri membri della gang (anche se non in modo altrettanto approfondito, il loro aspetto rimarrà lo stesso), con le nostre vetture, con le nostre armi e perfino con il nostro covo.

Per quanto riguarda quest’ultimo in particolare, nel corso delle nostre scorribande a Santo Ileso ci imbatteremo in oggetti da collezionare (altre volte ci saranno forniti come ricompense per le missioni); quando li troveremo, ci basterà fotografarli per renderli disponibili per il nostro covo.

Ovviamente avremo a disposizione anche innumerevoli negozi per cambiare outftit; le scelte si sprecano, e se amate passare ore negli editor, con lo scopo di avere il protagonista perfetto, qui troverete davvero pane per i vostri denti.

Cosa può dire Saints Row nel 2022?

Arriviamo quindi a tirare le somme di questo Saints Row. Nel complesso, non possiamo certamente dire che si tratti di un gioco brutto; ci siamo divertiti in certi momenti, e la storia ci ha saputo intrattenere.

Il problema è che questo Saints Row sembra fallire proprio nello scopo di adattarsi al contesto contemporaneo. Tolta la storia, dove abbiamo apprezzato lo sforzo di essere più inclusivi (ma non avrebbe guastato anche un maggiore coraggio nel rinnovare la trama anziché ricorrere all’ennesima scalata dell’underdog), per il resto Saints Row sembra fermamente ancorato al suo passato.

E questo è un problema che va ben oltre la ripetitività di cui vi abbiamo parlato. Per capirci: Saints Row è nato nel 2006, un’epoca in cui ancora gli open world di questo tipo scarseggiavano. Nasceva come clone di GTA, vero, ma era pur vero che la scelta non era poi molta nel contesto di allora.

Oggi le cose stanno diversamente. Gli action open world sono uno dei generi più in voga da qualche anno a questa parte, ed è davvero difficile portare qualcosa di nuovo. Saints Row non sembra neanche provarci: tolto l’editor approfondito, sembrano mancare reali segnali di novità rispetto al passato – quasi come se fosse tornato facendo finta che sia ancora il 2013 o giù di lì.

Ed è questo il vero problema di Saints Row: non ha niente di nuovo da dire, ci lascia con la sensazione di aver già detto tutto molti anni fa. A questo punto la serie si trova ad un bivio: muoversi a passo deciso verso una fine già scritta o utilizzare le basi poste da questo episodio per evolversi e proporre finalmente qualcosa di nuovo, che lo differenzi dalla moltitudine di titoli del genere presenti sul mercato. Staremo a vedere cosa succederà.

Versione recensita: PS5

7,0

Saints Row

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
Saints Row torna dopo molti anni di assenza, ma si comporta come se il tempo non fosse passato. Così potremmo condensare questo reboot: a fronte di una storia aggiornata, attenta all'inclusività (e menomale), troviamo un gameplay con poche reali novità, che non tiene conto degli anni passati rispetto all'ultimo episodio. In un contesto come quello odierno, dove gli open world in terza persona sono uno dei generi più in voga, trovare il modo di dire qualcosa di nuovo o unico rispetto agli altri è fondamentale, e Saints Row non ci riesce. Ciò detto, non si tratta neanche di un gioco brutto; a suo modo, a piccole dosi, può divertire, e la storia, seppur anch'essa parca di novità, regala bei momenti grazie al cast di personaggi. Dategli una chance se siete appassionati del genere o della serie, ma non aspettatevi qualcosa di realmente nuovo, altrimenti rimarrete inevitabilmente delusi.

Pro

  • Divertenti le interazioni del gruppo Saints
  • Nessun calo di frame rate anche nelle situazioni più caotiche
  • Gameplay di base ancora divertente...

Contro

  • ... ma alla lunga ripetitivo e privo di reali novità
  • Diversi glitch
  • La storia non riserva sorprese
7,0