Recensione 5 min

SaGa Frontier Remastered: c’era una volta, prima di Octopath Traveler… | Recensione

Il ritorno di un altro tassello della sconfinata libreria Square

Sono passati ventitré anni dall’unica pubblicazione occidentale di SaGa Frontier, quella nordamericana: stiamo parlando di uno dei giochi di ruolo più sperimentali e anticonvenzionali dell’allora Square (oggi Square Enix), considerato, ad oggi, un capolavoro dal pubblico e dalla stampa specialistica giapponesi ed accolto più freddamente dagli omologhi statunitensi.

SaGa Frontier Remastered

Piattaforma:
MOBILE, PC, PS4, SWITCH
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
15 Aprile 2021
Sviluppatore:
Square Enix
Distributore:
Koch Media

Noi europei, come spesso accadeva a quel tempo, non avemmo molta voce in capitolo, dal momento che il gioco non fu mai distribuito nel vecchio continente: dal 15 aprile, il publisher giapponese rimedierà alla mancanza (meglio tardi che mai), regalando (si fa per dire) SaGa Frontier Remastered a tutti i possessori di Switch, piattaforme mobile, PC e PS4. Abbiamo recensito proprio quest’ultima versione per voi: vediamo com’è andata.

Otto storie concise

Raccontare otto storie nel breve volgere di una quindicina di ore non dev’essere facile, perché la brevità della campagna principale non consente voli pindarici né lascia sufficiente spazio per la crescita e la maturazione dei personaggi principali, men che meno per quelli secondari. Nondimeno, con SaGa Frontier Square continuò nell’orma dello sperimentalismo che ha sempre caratterizzato questo suo franchise, tanto nei suoi punti più alti (Romancing SaGa 2 e 3 su Super Nintendo, per quanto ci riguarda) quanto in quelli più bassi (Unlimited SaGa su PS2).

Rigiocato oggi come ieri, soprattutto se confrontato con i mostri sacri del genere di cui la stessa casa di Tokyo è autrice, da Final Fantasy VI a Chrono Trigger, giusto per citarne un paio, SaGa Frontier è asciutto, poco soddisfacente dal punto di vista della narrazione, farcito di dialoghi poco pregnanti che incidono poco sul ritmo e sul tono delle storie raccontate. Non mancano punti più alti, come la storia di vendetta di Red, il dramma familiare di Blue o la ricerca della verità di Emilia, ma la qualità della narrazione e la profondità dei personaggi non sono certamente tra i punti di forza della produzione, come non lo erano ai tempi della prima pubblicazione.

Il cast al gran completo

Nondimeno, anche solo per puro spirito filologico, gli appassionati di lungo corso del genere di riferimento troveranno pane per i loro denti, grazie ad un livello di sfida sempre molto sostenuto e ad una serie di idee rivoluzionarie ed inconsuete per l’epoca, tanto a livello narrativo quanto di crescita dei personaggi. Tra queste, la possibilità di scegliere uno tra tre party predefiniti ad ogni scontro con i nemici, sempre visibili a schermo, quella di generare combo contenenti fino a cinque, devastanti attacchi ognuna e l’assoluta non-linearità dell’esperienza di gioco. Il rovescio della medaglia di quest’ultima, però, può portare, anche in questa versione rimasterizzata, a bruschi sbalzi nel livello di difficoltà, tanto quanto a perdere il focus narrativo facilmente qualora non ci si cali del tutto nel mondo di gioco.

Lo sperimentalismo, d’altronde, porta sempre con sé benefici e svantaggi, e se questa imperfezione congenita è probabilmente la causa per cui il franchise SaGa non sia mai arrivato a diventare mainstream come Dragon Quest o Final Fantasy, potrebbe d’altro canto rappresentare il motivo per cui si è comunque scavata una sua nicchia di appassionati, all’interno di un sottogenere, quello dei giochi di ruolo giapponesi, noto per il suo immobilismo.

I fondali prerenderizzati sono croce e delizia di questa produzione

Invecchiare bene non è da tutti

L’aggiunta di Fuse, detective allergico al protocollo, come ottavo personaggio giocabile rappresenta sicuramente la modifica più consistente al titolo rispetto alla sua versione originaria, che è comunque disponibile ad inizio avventura per tutti coloro che volessero fare un salto indietro di quasi un quarto di secolo e rivivere in prima persona la medesima esperienza dell’epoca.

Ciò che rese unico Saga Frontier alla sua prima pubblicazione era sicuramente il Free Scenario System, che consentiva di impersonare uno qualsiasi dei sette protagonisti e vivere la loro storia, che si andava ad intersecare con quella degli altri in precisi punti focali, riprendendo le mosse dal sistema implementato nei primi due Romancing SaGa, e in particolare nel secondo.

Se oggi, dopo Octopath Traveler, concetti come le storyline separate e perlopiù indipendenti ed i protagonisti multipli possono risultare acquisiti, all’epoca furono visti come un’incredibile novità, sebbene lo sperimentalismo che Square infuse da sempre nel franchise SaGa non fu apprezzato da tutti in egual misura. La dilazione dei tempi e dei percorsi narrativi, il gran numero di nomi, luoghi ed avvenimenti di cui tenere traccia, la discutibile qualità delle side quest disponibili sono solo alcune delle critiche che la stampa di settore rivolse al gioco, che mancava di un senso di coesione generale.

 

(Ri)Giocato oggi, il classico Square è invecchiato piuttosto male sotto diversi punti di vista, dal sistema di progressione del party, più statico e meno profondo di quello di tanti altri congeneri, all’avanzamento lungo le differenti side quest, minato dalla mancanza di indicazioni per il giocatore. Spesso, per far progredire la trama è necessario parlare con un dato personaggio, piuttosto che muovere una leva o premere un pulsante, e nella stragrande maggioranza dei casi l’unico modo per capire come fare è andare avanti per tentativi, parlando con tutti i personaggi non giocanti all’interno di un vascello da crociera, ad esempio, o girovagando per location rese vuote e statiche dai fondali prerenderizzati alla ricerca di una leva da abbassare.

Se questo potrebbe non creare problemi ai giocatori di vecchia data, abituati a certe consuetudini (ampiamente superate) in ambito JRPG, di certo limita di molto l’appeal del prodotto per quanti volessero avvicinarsi ad esso per la prima volta oggi, in concomitanza con la pubblicazione di questa rimasterizzazione, nonostante piccoli miglioramenti alla qualità della vita per i giocatori moderni come la possibilità di aumentare la velocità di gioco o i salvataggi automatici.

Tornando al combat system, sebbene questo rappresenti un’evoluzione, per certi versi, di quello apprezzato nel secondo Romancing SaGa, i problemi di bilanciamento derivati dal gran numero di personaggi selezionabili e abilità uniche rimangono consistenti, e lo sblocco totalmente casuale delle abilità speciali in questo senso non aiuta.

A ravvivare le cose e salvare in calcio d’angolo il gameplay c’è però un ottimo sistema di combo, che va a sommarsi ad una gestione degli scontri ancora di buon livello, che consente di godersi delle spettacolari animazioni ed infliggere ingenti danni ai nemici.

Il combat system è invecchiato piuttosto bene

Un’altra nota di merito è rappresentata dall’impiego della medesima soluzione al grinding già vista negli altri rappresentanti del franchise SaGa: ad ogni combattimento vinto, corrisponde un aumento di forza dei nemici e quindi, contrariamente alle convenzioni del genere, dedicarsi a scontri ripetuti risulta altamente controproducente, ponendo il giocatore di fronte a sfide quasi impossibili.

Ode a Ito

Dispiace dirlo, ma lo sforzo produttivo appare sin da subito limitato, con evidenti richiami alle piattaforme mobile non solo nel sistema di controllo, come già evidenziato, ma anche nella dimensione del font e nella scelta di mostrare sempre a schermo determinate scorciatoie per il quick save e per l’accesso al menu.
Non c’è niente di male a puntare all’enorme bacino di utenza di chi gioca su smartphone o tablet, si badi bene, ma da fautori della creazione di interfacce dedicate alle singole versioni, non siamo rimasti particolarmente soddisfatti dal risultato finale, ecco.

Lo stesso connubio tra sprite in alta definizione e scenari prerenderizzati, così in voga durante l’epoca della prima PlayStation, è risaputamente una delle soluzioni visive che ha subito maggiormente l’infausto scorrere del tempo, alternando scorci ancora molto godibili a situazioni di scarsa leggibilità dell’ambiente.

le dimensioni del font consentono una lettura agevole anche a chi non disponesse di schermi generosi

In un contesto in cui sono quindi evidenti i limiti di budget e il focus sulle piattaforme mobile, quantomeno l’aspetto sonoro non ha perso smalto: come accaduto con moltissimi altri prodotti dell’ampio catalogo Square, la colonna sonora, firmata da Kenji Ito, storico compositore tanto del franchise SaGa quanto di quello Mana (Seiken Densetsu in Giappone), risulta ancora godibilissima.

Tra motivetti scanzonati, come quello dedicato a Lute, e pezzi decisamente più profondi e seriosi, la colonna sonora si prende prepotentemente la scena, complice la totale assenza di doppiaggio; la presenza di oltre sessanta tracce ascoltabili direttamente dal menu iniziale rappresenta, a tal proposito, un giusto omaggio al lavoro svolto un quarto di secolo fa da Ito e dal suo staff.

Un inedito Challenge Mode, che ripropone alcuni degli scontri più impegnativi contro i boss del gioco, la presenza di numerose scene tagliate dalla versione originale, in cui due o più personaggi interagiscono tra loro ed approfondiscono il legame tra di essi e la storia generale e soprattutto la sempre gradita modalità New Game Plus rappresentano le altre aggiunte di questa rimasterizzazione, che ha però anche il prezzo tra i suoi punti deboli.

Le combo rappresentano uno degli aspetti migliori del sistema di combattimento

I venticinque euro richiesti per le versioni console, come quella PS4 oggetto di questa recensione, appaiono infatti un po’ eccessivi, non solo alla luce del limitato sforzo produttivo nel processo di rimasterizzazione, ma anche della quantità di contenuti: oggi come ieri, nonostante l’aggiunta di una storyline inedita, SaGa Frontier Remastered risulta uno dei giochi di ruolo più brevi della storia di Square Enix, completabile in poco più di una quindicina di ore.

Se volete acquistare un altro grande gioco di ruolo di Square Enix che racconta tanti protagonisti, non potete rinunciare a Octopath Traveler.

6,8

SaGa Frontier Remastered

Piattaforme: mobile, pc, ps4, switch
Nonostante non possiamo che dirci dei fan della politica di Square Enix, grazie alla quale abbiamo potuto rigiocare piccole gemme come Romancing SaGa 2 e Romancing SaGa 3, i risultati raggiunti da SaGa Frontier Remastered sono inferiori a quelli dei titoli succitati. Se l'impegno in fase di rimasterizzazione può dirsi discreto, con l'aggiunta di una storyline inedita, diverse scene aggiuntive, bozzetti e finanche la modalità New Game Plus, è il materiale stesso di partenza a non rappresentare il meglio che il franchise ha da offrire, con una campagna un po' troppo frammentata e completabile in appena una quindicina di ore. Se a questo aggiungiamo un prezzo più elevato di quanto ci aspettassimo, qualche picco di difficoltà di troppo e l'invecchiamento di alcune meccaniche di gioco, ecco che Saga Frontier Remastered rimane un prodotto di nicchia, comunque consigliato ai vecchi fan del genere ma inadatto a quanti si siano avvicinati ad esso da poco.

Pro

  • Tante idee rivoluzionarie per il genere di riferimento all'epoca
  • Buon livello di sfida...
  • Splendida colonna sonora

Contro

  • Avanzamento spesso legato a meccaniche obsolete
  • ...a volte anche troppo, con picchi significativi
  • Lavoro di rimasterizzazione discreto, ma costoso
6,8