Resolutiion è la sottile linea che divide il tributo dal plagio – Recensione

L'opera di Monolith of Minds è una dichiarazione d'amore alla scena indipendente, ma Resolutiion ha tanto altro da offrire.

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 10 Giugno 2020 - 11:25

Crediamo di non esserci mai trovati in un luogo tanto straniante quanto familiare. Resolutiion – sì, scritto proprio con le due i – è esattamente così, un titolo capace di avvolgerti in un misterioso mondo in rovina, dove ad ogni passo si aggiunge un nuovo interrogativo, eppure un posto che non faticheremmo a chiamare casa e che conosciamo già alla perfezione. Monolith of Minds ha riempito la sua creatura di strampalati esseri usciti da una realtà assurda, ma nei loro tratti, in quella pixel art che prende vita poco a poco, è impossibile non risentire un’eco lontana che urla: Hyper Light Drifter. E anche un rimbombo che aggiunge: Songbringer.

Resolutiion vive in un delicato equilibrio, sospeso tra il plagio e il tributo d’amore e, senza esagerare, se guardate di sfuggita la sua pagina Steam potreste convincervi di aver trovato il sequel del già citato Hyper Light Drifter. Le influenze sono innegabili, tanto che lo stesso team di sviluppo si è dovuto esprimere sulle evidenti somiglianze, confinate però nelle loro parole a semplice fonti di ispirazioni, dei punti di partenza su cui costruire qualcosa di nuovo e capace di reggersi da solo. Dopo aver attraversato più volte il suo mondo ad 8-bit, possiamo concludere che la ragione sta dalla parte di Monolith of Minds. In buona parte.

Tante domande, poche risposte

Sin dalle prime battute, Resolutiion assume i contorni di un continuo enigma. La scena si apre su un grigio cortile, dove un gruppo di giovani amici tirano calci ad un pallone. Chi sono? Perché sono costretti dentro ad una palette monocromatica? E soprattutto, perché la scena successiva ci proietta in un futuro lontano e ora siamo dei letali ninja fatti di componenti robotiche? Volendo, tutta la recensione potrebbe proseguire con una lunga sequela di domande, che forse troverebbero la loro risposta solo nelle righe conclusive.

Resolutiion fa di tutto per mettere il giocatore faccia a faccia con degli elementi in apparenza sconnessi, la narrativa è volutamente confusa e criptica e i messaggi portati dai vari NPC non fanno altro che aumentare questa sensazione di spaesamento. Puntare su una storia così fumosa e slegata è un forte rischio: da un lato questo approccio può stuzzicare le giuste corde di chi stringe tra le mani il joypad, spinto a volerne sapere sempre di più, ma d’altro canto c’è il concreto pericolo che l’attenzione scivoli sotto la soglia minima e che i costanti cambi di prospettiva finiscano con l’avere un effetto indesiderato.

Resolutiion è la sottile linea che divide il tributo dal plagio – Recensione

Posto davanti a questo bivio, Resolutiion imbocca fortunatamente la strada giusta e, se inizialmente ci si trova spiazzati davanti a dei conigli che parlano di potere ed avidità economica, poco alla volta si scopre cosa ha ridotto le città in macerie, che quel silente assassino si chiama Valor e quali sono le intenzioni della AI Alibii che ci guida lungo il percorso e ci sprona a scavare nella nostra memoria.

Attraverso le lande desolate emerge così il racconto di un impero decaduto e corrotto, di gruppi di terroristi pronti a tutto pur di distruggere dalle fondamenta questo potere avido e senza anima e il ruolo tutt’altro che limpido dello stesso protagonista. Più che dalla storia, la curiosità viene mantenuta sempre accesa dal mondo stesso, dai suoi abitanti e dalla direzione artistica affascinante. Certo, quei pixel ricordano con forza alcuni degli indie più celebri dell’ultimo periodo, ma questo non significa che l’opera di Monolith of Minds viva solo di luce riflessa. Avere a disposizione un art design di questo tipo non vuol dire infatti saperla utilizzare a dovere ed è proprio nella sua applicazione che trova una propria dignità Resolutiion.

Resolutiion è la sottile linea che divide il tributo dal plagio – Recensione

Mentre ci si aggira per le varie aree è difficile rimanere indifferenti davanti a quello che prende vita e una pixel art dal forte sapore retrò è il perfetto accompagnamento per le misteriose rovine cybernetiche che emergono dal deserto, per quelle pseudo-teste olmeche piazzate come se fossero dei cassonetti dell’immondizia e per quei gatti che rappresentano l’unica ancora alla nostra realtà.

Sì, in Resolutiion ci sono tantissimi gatti, alcuni teneri compagni di gioco, altri enormi mostri pronti a schiacciare il protagonista. Poi ci sono dei cerbiatti dalle corna infuocate, dei santoni usciti da un tempio buddista, dei disgustosi sirenetti, alcuni robot che parlano come se si trovassero dentro un romanzo del ciclo arturiano e pure un paio di cow-boy: Resolutiion è un melting pot di culture e di ingranaggi rotti.

Il confronto con questi personaggi è inoltre un inno alla libertà, potete ascoltare i loro racconti sconclusionati oppure dividerli in due con un colpo di lama, pagandone però delle pesanti conseguenze in futuro. L’aggettivo che meglio si addice a Resolutiion è bizzarro, ma nel senso più positivo del termine. Pur divertendosi ad ingarbugliare la matassa a più non posso, il team di sviluppo è stato abile a mantenere una improbabile coerenza, che trova infine il suo compimento con il prosieguo dell’avventura e anche oltre. Se proprio dovessimo trovare un difetto, le varie aree visitate peccano di coerenza e in pochi passi lo scenario può cambiare repentinamente. Ma davvero ci stiamo soffermando su questi dettagli, dopo aver parlato di vitamine con un pesce appeso ad un amo?

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Dalle parole ai fatti

L’incantevole mondo di Resolutiion ha però un forte limite: la sua navigazione. Siamo al cospetto di un action isometrico con una forte componente da metroidvania e, mano a mano che si sbloccano le abilità e si recuperano nuove armi e potenziamenti, le vie iniziano ad espandersi e le aree a connettersi, fino ad arrivare all’esplosione di un vero labirinto. Peccato che gli aiuti forniti per la lettura di questo intricato percorso rasentino lo zero assoluto e alla lunga il backtracking asfissiante si riveli un peso difficile da sostenere.

A questo si aggiunge un sistema di checkpoint altalenante, con le zone di salvataggio disposte alle volte a breve distanza e in altri casi separate da lunghe e rischiose camminate. La mappa, proprio per sostenere l’alone di mistero, è poi una fredda rappresentazione fatta di linee e punti, senza la precisa indicazione di strade o di percorsi inaccessibili.

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Questi difetti fanno ancor più dispiacere davanti ad un world building ben progettato, fatto di scorciatoie e passaggi segreti da scoprire, come ascensori e lunghe scalinate che collegano gli antipodi della mappa. Ancora una volta la progressione viene però azzoppata, questa volta da un reset dei progressi causato dal game over. Capita così di liberare intere zone, di distruggere quei ruderi che bloccavano un ingresso, di morire per un combattimento andato per il verso storto e di ritrovare quegli stessi impedimenti proprio lì davanti al checkpoint e di dover rifare quindi tutta la faticosa strada battuta pochi istanti prima.

Resolutiion è fatto di alti e di bassi, istanti di pura gioia frustrati per errori banali che potevano facilmente essere evitati. Questo discorso vale anche per il combat system. Le mosse a disposizione di Valor sono abbastanza limitate, fatte di colpi all’arma bianca, raggi laser provenienti da un fucile futuristico e pochi altri strumenti da sfruttare a proprio vantaggio, a cui si aggiunge una schivata fondamentale per i momenti più concitati.

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Questi pochi ingredienti sono sufficienti a rendere ogni incontro adrenalinico e allo stesso tempo tattico, a causa di una barra della stamina da tenere costantemente sott’occhio. Oramai lo avrete capito, c’è sempre una doccia gelata che vi aspetta dietro l’angolo e in questo caso ha le sembianze di una difficoltà spesso mal calibrata, soprattutto per quel che riguarda le boss fight. Ci sono infatti alcuni incontri che raggiungono delle vette di frustrazione decisamente alte, con una difficoltà dovuta sia ai pattern nemici sia ad errori di design, come attacchi provenienti da fuori lo schermo e impossibili da evitare.

Inoltre, i boss non hanno una barra dell’energia e, a parte qualche indizio visivo e sonoro, non si ha mai l’idea di quanti colpi manchino prima di vedere quella dannata enorme banana gialla stramazzare al suolo. Esatto, un boss è una gigantesca banana infuriata con il mondo che si divide in altre banane più piccole.

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Un racconto da ascoltare

Resolutiion è il perfetto esempio di opera indipendente nata dalla mente di un team giovane e con le risorse limitate, in cui convivono idee riuscite alla perfezione e chiare ingenuità. Su una cosa non si può discutere: ha stile da vendere. La pixel art in 8-bit è ottima, ma è chiaro il rimando alle sue fonti di ispirazione, mentre sulla colonna sonora è impossibile sollevare delle obiezioni: siamo in presenza di una soundtrack calibrata alla perfezione.

La lunga lista di tracce composte da Gerrit Wolf è infatti capace di spaziare da lente note che fanno da sfondo a quel mondo in decadenza a martellanti pezzi elettronici che sostengono la frenesia degli scontri più duri, per poi scivolare infine in un lento blues dal sapore western.

Sei un giocatore di Hyper Light Drifter? Allora potresti voler arricchire il tuo guardaroba con il merchandise dedicato al titolo indie.

+ Non accusatelo di plagio...
+ Strano, bizzarro e folle
+ Approccio totalmente libero
+ Soundtrack eccezionale
- ... Parlate solo di forte ispirazione
- Combattimenti alle volte frustranti e mal gestiti
- Navigare in quel labirinto è una sfida improba

7.5

Resolutiion non è una semplice copia carbone dei vari Hyper Light Drifter e soci. Certo, le somiglianze dal punto di vista estetico sono evidenti, eppure dentro quell’ammasso di pixel c’è un’anima capace di scrollarsi di dosso le accuse di plagio. Oltre ad una bellezza estetica fin da subito apparente, l’opera di Monolith of Minds soprende infatti per una scrittura criptica e per un mondo di gioco tanto assurdo quanto azzeccato. I principali difetti risiedono in una componente ludica a tratti zoppicante, con un incedere che procede a singhiozzi per via di un backtracking fastidioso e per la difficoltà di orientarsi in quell’intricato mondo.




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