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Resident Evil | Recensione dei primi quattro episodi della serie Netflix

Gli orrori di New Raccoon City non sono proprio quelli che speravamo.

Resident Evil non ha mai avuto troppa fortuna una volta allontanato dal mondo dei videogiochi. Eccezion fatta per un paio di progetti (ma solo un paio), il brand Capcom è stato infatti maltrattato da registi e attori di ogni genere, con film mai veramente all’altezza delle aspettative o in grado di replicare per davvero l’atmosfera originale dei videogiochi horror per antonomasia.

Nel 2001 la compagnia statunitense Screen Gems ha acquisito i diritti di distribuzione del marchio, assumendo Paul W. S. Anderson come regista e sceneggiatore del primo film della serie (uscito poi nel 2002). Con sei pellicole totali, i film della serie originale con protagonista Alice (personaggio creato per il cinema e mai visto nella saga di videogiochi, interpretato da Milla Jovovich) hanno da sempre preso il lato maggiormente action della vicenda, infarcendo il tutto di armi biologiche targate Umbrella Corporation e la consueta apocalisse zombie.

Di recente si è anche tentata la strada del reboot della serie, con un film il cui obiettivo era quello di distinguersi notevolmente dalla saga cinematografica diretta da Anderson, contando inoltre su una forte componente horror e prendendo spunto dal primo e secondo capitolo della saga videoludica.

Diretto da Johannes Roberts e intitolato Resident Evil Welcome to Raccoon City, il progetto live action datato 2021 è stato sicuramente più attento nel cercare di non tradire l’essenza della saga (raccontando in primis le vicende di Claire Redfield e di suo fratello maggiore Chris, come vi abbiamo spiegato nella nostra recensione) per un B-movie tutto sommato apprezzabile ma sicuramente lontano dall’essere acclamato dai fan storici della saga.

Cosa ci sto facendo qui?

Benvenuti a New Raccoon City

Ora, con la serie di Resident Evil, Netflix ha deciso di lanciarsi nel mucchio proponendo un progetto ancora più ambizioso, essendo ambientato anni dopo gli eventi di Raccoon City e con un cast di personaggi (quasi) del tutto nuovo di zecca. Peccato solo che, senza girarci troppo attorno, i primi quattro episodi a cui abbiamo potuto assistere in anteprima sono davvero ciò che mai e poi mai avremmo voluto vedere in un prodotto dedicato alla saga di survival horror per antonomasia.

Siamo nel 2036: quattordici anni dopo la diffusione di “Joy”, un prodotto che avrebbe dovuto lenire le sofferenze della popolazione causando invece così tanto dolore da stravolgere per sempre il mondo intero, Jade Wesker (Ella Balinska) lotta per la sopravvivenza in un mondo sopraffatto da morti viventi assetati di sangue.

Mentre Jade tenta di farsi strada in un mondo ostile, in cui gli unici sopravvissuti combattono per il territorio, la sua mente torna al passato – più precisamente a New Raccoon City – luogo nel quale il padre Albert Wesker (Lance Reddick) gestisce i loschi affari della Umbrella Corporation, in maniera ben più seria e pericolosa di quanto Jade e la sua sorella gemella Billie (Siena Agudong) potrebbero mai immaginare.

La serie di Resident Evil è quindi ambientata quasi trent’anni dopo la scoperta del T-Virus e le vicende della Raccoon City che tutti noi abbiamo imparato ad amare nella serie di videgiochi Capcom.

Lo show targato Netflix si dipana infatti su due linee temporali differenti, raccontando i retroscena di una vicenda neanche troppo contorta e che ammicca solo lontanamente a ciò che ha reso Biohazard davvero immortale, ma con tutta una serie di errori, strafalcioni narrativi e scelte registiche che la rendono davvero agghiacciante, ma non nel modo che pensate voi.

I quattro episodi (di otto) che abbiamo potuto vedere sono scritti da Andrew Dabb, già coinvolto nella realizzazione di Supernatural, quindi non proprio una persona che con le serie TV non ha mai nulla avuto a che fare.

Questo perché, purtroppo, Resident Evil sembra un prodotto realizzato non solo da chi non ha mai giocato neanche cinque minuti a un qualsiasi capitolo della serie di videogiochi, ma anche da chi non ha mai visto uno show televisivo in vita sua. Ed è francamente preoccupante, vista l’importanza del brand portato a schermo in un prodotto live action contraddistinto da una pochezza quasi imbarazzante.

Paura, eh?

Gli zombie sono l’ultimo dei problemi

Essendo la serie canonica nei confronti dei videogame Capcom, i fan storici si porranno alcune domande più che lecite, specie come è stato possibile essere arrivare a New Raccoon City: la risposta è incredibilmente ovvia, facendo sembrare le vicende della famiglia Wesker ancora più strampalate e fuori fuoco.

La doppia linea narrativa, sulla carta una buona idea, è gestita nel modo più banale possibile: la sceneggiatura sembra essere stata scritta da qualcuno che non ha mai visto un film o una serie sugli zombie, così come anche la regia appare del tutto ridicola: anche le sequenze d’azione appaiono sciatte e senza senso, tanto che il difetto peggiore di Resident Evil è senza dubbio quello di abbracciare scelte sconcertanti e cambi di tono improvvisi e senza un perché.

Le vicende ambientate nel 2036 sono semplicemente una versione brutta e raffazzonata di The Walking Dead, con la Jade “adulta” intenta a far fuori decine di zombie e BOW davvero poco spaventose per il puro gusto di farlo.

Nel 2022, invece, si ha la sensazione di stare guardando un qualsiasi teen drama senz’arte né parte, in attesa che si arrivi all’inevitabile – e a questo punto alquanto scontato – momento di rottura che porterà giocoforza alla nuova invasione di morti viventi. Quindi, è davvero difficile – per non dire impossibile – trovare aspetti positivi in un’opera che non solo non sembra essere in alcun modo rispettosa del materiale d’origine, ma che dal canto suo non riesce neppure a farsi piacere a chi l’horror splatter lo mastica da generazioni.

La serie Netflix sembra infatti oscillare tra il prodotto di serie-B e l’action nudo e crudo, ammiccando a una manciata di prodotti simili ma perdendosi nel marasma dell’incompiutezza stilistica.

La vostra faccia durante la visione della serie.

Assurdo come anche dal punto di vista registico e visivo si sia toccato un punto così basso: Netflix non sembra aver tenuto in considerazione l’importanza di un marchio come quello di Biohazard, mettendo in scena una CGI davvero scadente, unita a delle location spoglie e senza alcun minimo di originalità, oltre a una recitazione quasi del tutto amatoriale (ad eccezione di Reddick, attore di una certa levatura qui chiaramente non a suo agio).

Cosa resta, quindi? I primi quattro episodi della serie di Resident Evil offendono il materiale originale (su Amazon potete rinfrescarvi la memoria), al punto da risultare imbarazzanti e incapaci di appassionare anche il fan più smaliziato. Una messa in scena anonima e incapace di costruire tensione, con gli zombie messi lì a fare colore in un contesto (anzi, due) in cui tutto sembra lasciato al caso, e con dei protagonisti verso i quali è impossibile provare empatia di alcun genere.

Se Welcome to Raccoon City, al netto dei suoi palesi limiti produttivi, tentava quantomeno di essere rispettoso del materiale d’origine, nel caso dello show Netflix abbiamo invece un prodotto che finisce totalmente fuori strada, e con una sfacciataggine e un’arroganza che lasciano davvero perplessi.

E no, non si tratta di uno show che mira ad avvicinare i non giocatori alla serie videoludica, essendo questa diametralmente opposta alla serie in questione, per toni e resa finale. Molto difficile, per non dire impossibile, che la situazione possa risollevarsi grazie ai quattro episodi mancanti (anche se, per onestà intellettuale, ci concediamo il beneficio del dubbio): l’unica speranza, in caso contrario, è che questa agonia finisca in fretta, lasciando il marchio di Resident Evil lontano da cinema e serie TV per un bel po’ di tempo.

Resident Evil

Difficile trovare le parole giuste per definire la serie di Resident Evil: nonostante sulla carta le idee non manchino, è davvero irritante notare come il franchise Capcom sia approdato su Netflix con risultati così tanto discutibili. I personaggi risultano mal caratterizzati, mentre la trama non riesce a costruire una narrazione di senso compiuto (nonostante le due linee temporali), il tutto con una resa tecnica e una regia pressoché amatoriali. Il problema che la serie non assomigli per niente al videogioco è, di fatto, un difetto secondario.

Pro

  • Ci sono gli zombie...

Contro

  • ... tutto il resto, no.
  • Semplicemente, non è Resident Evil.
  • Resa tecnica ai limiti dell'accettabile.