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Resident Evil: Welcome to Raccoon City è un b-movie a cui non si può non volere bene | Recensione Film

L'orrore è tornato, ora anche al cinema.

Negli ultimi anni, si sta davvero facendo di tutto per sdoganare il mondo dei videogiochi sia sul piccolo che sul grande schermo: sia con la serie su The Last of Us, con il film dedicato alla saga di Uncharted o lo show dedicato all’universo di LoL, Arcane, le maggiori case di produzioni internazionali stanno puntando parecchio sui franchise videoludici di successo.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City

Genere:
cinema
Data di uscita:
25 Novembre 2021
Sviluppatore:
Constantin Films
Distributore:
Sony Pictures/Warner Bros.

Resident Evil è uno di quelli che ha già avuto modo di approdare nelle sale con attori in carne e ossa, visto che era il lontano 2001 quando la la compagnia statunitense Screen Gems acquisì i diritti di distribuzione di una trasposizione cinematografica, assumendo Paul W. S. Anderson come regista e sceneggiatore del primo film della serie uscito nel 2002.

Nonostante i fan irriducibili della serie di videogiochi Capcom non abbiano mai apprezzato la virata action del franchise, il film ha dato vita a un numero di sequel davvero impressionante, considerando che con gli anni hanno fatto capolino Resident Evil: Apocalypse (2004) di Alexander Witt, e Resident Evil: Extinction (2007) di Russell Mulcahy, seguiti a loro volta da Resident Evil: Afterlife (2010), Resident Evil: Retribution (2012) e Resident Evil: The Final Chapter (2016) nuovamente diretti da Anderson.

Questo, senza contare che la saga di Biohazard ha visto anche l’arrivo di vari film in CGI, primo dei quali il misconosciuto Resident Evil 4D: Executer (uscito solo in Giappone nel 2000), cui seguì Resident Evil: Degeneration, Resident Evil: Damnation e Resident Evil: Vendetta.

Proprio quest’anno Netflix ha inoltre fatto uscire sul proprio catalogo una miniserie animata in CGI con quattro episodi e intitolata Resident Evil: Infinite Darkness, la quale è ambientata dopo gli eventi di RE4 e vede quindi gli stessi protagonisti del secondo capitolo originale del 1998 e del remake datato 2019, ossia Leon S. Kennedy e Claire Redfield. Al netto delle libertà creative dei progetti precedenti, rincuorava il fatto che con Resident Evil: Welcome to Raccoon City il regista Johannes Roberts aveva tutta l’intenzione di proporre (finalmente) un film che incarnasse lo spirito horror dei primi capitoli, lasciando per un attimo da parte sparatorie e combattimenti, a favore dei cari vecchi salti dalla poltrona.

Quasi, dai.

Bentornati a Raccoon City

E se le prime immagini lasciavano ben sperare, sembra che la maledizione dei film tratti dai videogiochi abbia colpito in parte anche questo atteso reboot, anche se è meglio chiarire che siamo ben lontani dal disastro che molti ventilavano.

Il film è infatti prima di tutto un ritorno alle origini del celebre franchise, completamente slegato dalla serie di film con protagonista Milla Jovovich. Come accennato poche righe più in alto, Welcome to Raccoon City  si pone infatti l’obiettivo di adattare gli eventi dei primi due capitoli, mettendo quindi in scena i protagonisti storici come Chris e Claire Redfield, Jill Valentine e Leon S. Kennedy, interpretati rispettivamente da Robbie Amell, Kaya Scodelario, Hannah John-Kamen e Avan Jogia, oltre a Tom Hopper nei panni di Albert Wesker e Neal McDonough in quelli del Dottor William Birkin.

La trama ricalca quindi quasi pedissequamente quella dei videogiochi, con l’ormai celebre colosso farmaceutico Umbrella Corporation che ha trasformato la cittadina del Midwest nota come Raccoon City in una landa desolata infestata da morti viventi e mostruosità di vario genere.

Compito di un nugolo di sopravvissuti, divisi tra una magione spettrale e le vie della città, cercare di ristabilire l’ordine, sventando il piano della Umbrella e salvando quanti più esseri umani possibile. Al centro della vicenda troviamo infatti Claire, intenta a raggiungere a tutti costi suo fratello Chris dopo che entrambi da giovani hanno condiviso anni terribili nell’orfanatrofio della città. Altri tre agenti speciali finiti loro malgrado nel bel mezzo dell’orrore – ossia Jill, Albert e la giovane “recluta” Leon – si ritroveranno invischiati in una bagarre di mostruosità sempre crescente, fino a dover necessariamente unire le forze per combattere un male che sembra ormai aver attanagliato l’intera città.

Alcuni orrori non sono niente male.

La stazione di polizia, la foresta di Arklay, l’orfanotrofio, l’entrata di villa Spencer e i suoi sotterranei, e i vicoli oscuri di Raccoon City sono tutti elementi che i fan della serie Capcom riconosceranno a colpo d’occhio, lasciando intendere che Johannes Roberts i vecchi capitoli di Biohazard li ha giocati per davvero, tutti, e con una certa attenzione.

Quello che purtroppo lascia basiti è la resa con la quale il tutto viene messo a schermo: Resident Evil: Welcome to Raccoon City sembra infatti alla stregua di un b-movie anni ’90, con tutta una serie di errori e sviste che spesso e volentieri sembrano quasi voluti, piuttosto che essere una coincidenza fortuita.

 

Si va dall’aspetto dei personaggi principali, tanto dissimili come look quanto identici nella motivazioni che li spingono all’azione, impegnati sempre e comunque ad affrontare mostruosità ripugnanti con armi da fuoco, risolvendo enigmi e tentando a tutti i costi di sopravvivere all’orrore. Proprio come nei videogiochi.

E se ai fan non sfuggiranno nemmeno alcune sequenze realizzate ad arte per imitare le inquadrature fisse dei primi Resident Evil, sarà davvero molto difficile riuscire a prendere il tutto con la giusta serietà. Se infatti il film di Roberts appare più horror nel vero senso del termine (specie se paragonato ai film dell’era Anderson, più impregnati di azione senza sosta ed elementi fantascientifici buttati un po’ alla rinfusa), con Welcome to Raccoon City la sensazione sembra essere stata quella di aver grattato la superficie, senza voler davvero approfondire la mitologia di una saga lunga ben 25 anni.

Lo riconoscete?

Il nuovo Resident Evil è davvero un film così brutto?

Se si ripensa ai primi due capitoli usciti nell’era della PlayStation originale, è impossibile non ricordarne la loro semplicità, sia per quanto riguarda la storia principale che lo svolgimento degli eventi. Dopotutto, parliamo di giochi senza alcuna velleità particolare, se non quella di imitare in tutto e per tutto i celebri zombie movie di George A. Romero, considerato uno dei maestri indiscussi del genere horror grazie anche e soprattutto a La notte dei morti viventi, pellicola a cui l’originale Resident Evil 2 si è ispirato senza troppi complimenti.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City fa quindi il giro completo e torna al punto di partenza, lasciando da parte trame complesse o personaggi dotati di chissà quale spessore psicologico, a favore della semplice operazione nostalgica dei primi videogiochi Capcom con un retrogusto da film di serie b così forte che sarà impossibile scrollarselo di dosso.

Coraggio, Chris.

Se siete dei puristi del franchise di Biohazard, odierete Welcome to Raccoon CityPasserete tutto il film a criticare questo o quel dettaglio, dall’etnia di un determinato protagonista allo svolgersi degli eventi (che in ogni caso si prende diverse libertà creative rispetto alla trama originale). Vero anche che un’operazione del genere è volente o nolente assolutamente più godibile dell’arroganza di un qualsiasi Monster Hunter, un film così vuoto e sterile da risultare quasi fastidioso.

Sì, perché al netto di alcune brutture sbrigative e un bel po’ stereotipate, questo riavvio della saga mette comunque in mostra una certa passione e conoscenza dell’argomento, elementi quasi del tutto assenti dai sei film live action diretti da Anderson & Co.. Il film di Roberts è quindi “colpevole” di non approfondire elementi che avrebbero senza dubbio reso migliore Resident Evil: Welcome to Raccoon City, con la speranza che i sequel – abbastanza scontati – riescano a portare l’orrore un paio di passi in avanti. I fan ringraziano anticipatamente.

Se volete vivere o rivivere le atmosfere dei Resident Evil classici, vi raccomandiamo di portare a casa Resident Evil 2 e Resident Evil 3 a un prezzo davvero molto interessante!

6,9

Resident Evil: Welcome to Raccoon City

Piattaforme:
Al netto delle storture, Resident Evil: Welcome to Raccoon City è un film che non è in grado di farsi detestare: sarà l'atmosfera presa di peso dai primi due capitoli della saga, le inquadrature in tutto e per tutto simili a quelle dei vecchi Biohazard, oppure la presenza di location storiche a far sì che la pellicola di Roberts risulti essere quantomeno apprezzabile, seppur minata da una resa così raffazzonata e anni '90 da scadere nel film di serie b nel giro di una manciata di minuti. Se questo sia o no un difetto in senso stretto, lo lasciamo dire agli occhi di chi guarda.

Pro

  • L'atmosfera dei primi Resident Evil ci sta tutta
  • Decine di riferimenti e strizzatine d'occhio alla serie

Contro

  • Cinematograficamente imbarazzante
  • Qualche libertà creativa di troppo
6,9