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Recensione

Hana Samurai: Art of The Sword

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Avatar di Fatum92

a cura di Fatum92

Pubblicato il 18/10/2012 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

7.5

Sono ormai passati molti mesi da quando Sakura Samurai: Art of The Sword raggiunse gli scaffali virtuali del Nintendo e-Shop statunitense. Nonostante la lunga attesa, il titolo, accolto con un discreto entusiasmo, ha finalmente deciso di fare visita anche al negozio digitale europeo, rinascendo sotto nuovo nome: Hana Samurai: Art of The Sword. Nintendo 3DS tra le mani, abbiamo così intrapreso il tortuoso viaggio di un samurai solitario deciso ad attraversare le affascinanti lande di un Giappone feudale per salvare una principessa. Ecco com’è andata.  Salva la cheerleader, ops… salva la principessa, salva il mondoLa storia narra di un tempo in cui la pace prosperava in un antico regno. Un giorno, però, un malvagio demone rapì la giovane principessa Cerry Blossom. Questo terribile avvenimento spezzò l’armonioso equilibrio della regione, che si frantumò dinnanzi alla violenza della guerra. La pace sembrava ormai un ricordo lontano per la popolazione del reame; tuttavia, un giorno, un solitario samurai si ritrovò a viaggiare per queste infelici terre e, venuto a conoscenza della situazione, decise di impugnare la sua spada e partire alla difficile ricerca della principessa.Malgrado l’ispirata introduzione, dallo stile particolare che ricorda una tela dipinta pronta a prendere vita, il racconto, oltre ad essere incapace di distanziarsi in qualche modo dai soliti cliché tipici delle avventure orientali sui samurai, non presenta alcuno sviluppo degno di nota. L’inizio e la fine rappresentano gli unici momenti in cui nell’ingranaggio narrativo si muove qualcosa. Come accade per la maggior parte delle produzioni destinate al digital delivery, quindi, anche Hana Samurai: Art of The Sword si concentra del tutto sulla componente ludica, a discapito dell’intreccio, decisamente banale e semplicistico, relegato a un fattore irrilevante ai fini della valutazione stessa. Tempismo e precisione sono le paroline magicheHana Samurai: Art of The Sword si basa interamente sul combattimento all’arma bianca, mostrandosi a prima vista come un comune action in terza persona. In verità, l’idea alla base del combat system differisce da praticamente la totalità dei titoli del genere. Niente combo da assimilare o sbloccare, niente libertà totale del personaggio, la vera arte della spada si fonda sul tempismo e la precisione. Il gioco diviene quindi una questione di ritmo e pazienza. Gli attacchi diretti sono inefficaci, per padroneggiare al meglio la propria lama occorre studiare i movimenti degli avversari (che si faranno sotto rigorosamente uno alla volta), schivarli al momento giusto e solo allora sferrare qualche ben assestato fendente. Entrando nel dettaglio, durante gli scontri la visuale si posizionerà dietro al proprio alter ego e non sarà possibile controllarla, ci penserà il gioco stesso ad agganciare il nemico pronto ad attaccarci: a quel punto si tratterà semplicemente di capirne le mosse, decidere in che direzione schivarle e successivamente contrattaccare. Il tutto porta in causa, oltre all’analogico, appena tre tasti: uno per le schivate, uno per menare la spada e un ultimo per parare. Così riassunto il sistema appare banale e poco accattivante. In realtà, nonostante una limitata libertà di manovra, i combattimenti risultano piacevoli e divertenti, non mancando di appagare a stage concluso. Inizialmente le tecniche degli antagonisti difficilmente creano problemi, ma non passa molto che si è costretti a fare i conti con spadaccini più abili e diversificati: dal classico samurai armato di katana a pericolosissimi combattenti muniti di lunghe lance fino ad arcieri decisi a infilzarci dalla distanza. Ne consegue che per portare a casa la pelle si è costretti a mantenere piuttosto alto il livello di concentrazione, soprattutto durante battaglie particolarmente lunghe e che vedono un nutrito gruppo di guerrieri sbarrarci la strada. Sia chiaro: il grado di sfida è ben equilibrato, mai impossibile o frustrante, ma nemmeno tutto rose e fiori. È impegnativo al punto giusto anche se, con un po’ di attenzione, morire è un’eventualità poco frequente. Se poi si tiene presente che spendendo una cospicua somma di denaro è possibile accrescere il danno della propria arma, le cose possono essere semplificate in maniera sensibile. Un villaggio per ogni territorioIl cammino per raggiungere la fortezza nella quale è imprigionata la principessa, porta il buon samurai a visitare tre territori dell’intera regione, ognuno dei quali è suddiviso in diverse aree. Tramite una sorta di mappa tridimensionale potremo infatti scegliere verso quale dirigerci e iniziare così un nuovo scontro. Vi sono però tre zone in cui potremo fare compere e salvare i progressi: i villaggi. All’interno di questi pacifici paeselli si avrà modo di scambiare quattro chiacchiere con gli abitanti (tra l’altro, i testi di tutto il gioco, comunque molto semplici, sono presenti soltanto in lingua inglese), acquistare oggetti o dedicarsi a qualche spassoso minigioco. Rappresentano, perciò, un buon break dalle continue azzuffate a colpi di spada. Sconfiggendo nemici capiterà spesso di appropriarsi di qualche moneta utile per comprare arnesi da utilizzare nelle situazioni più difficili. Dall’immancabile cura per l’energia ai coltelli da lancio o alla lima per la spada, la quale, infatti, può rischiare di danneggiarsi in battaglia. La scelta è minima, ciò nonostante arricchisce l’azione donando quel pizzico di strategia in più che non guasta mai. Oltre a questo, schivando al momento giusto, si otterranno punti precisione, i quali potranno essere scambiati per moneta sonante. Cercare di ottenere più punti è stimolante, ma rischioso: è sufficiente un solo errore perché il conteggio torni a zero! Infine, è presente un attacco speciale che consente di colpire più spadaccini in un colpo solo, ma è necessario caricare a suon di fendenti una precisa barra prima di poterlo sferrare. Tiriamo le sommeFino ad ora ci siamo limitati a descrivere a grandi linee il gameplay del titolo senza sbilanciarci in particolari giudizi di sorta. È arrivato il momento di capire se la giocabilità funziona oppure no. La risposta è quasi del tutto positiva, ma con alcune riserve. Sebbene l’idea alla base del sistema di combattimento appaia interessante e il buon livello di sfida è assolutamente fondamentale per la sua riuscita, l’esperienza nel complesso manca di mordente. Presi singolarmente, tutti gli scontri appaiono appaganti e coinvolgenti, ed infatti lo sono, nell’insieme, però, Hana Samurai: Art of The Sword si dimostra un prodotto estremamente ripetitivo, statico ed eccessivamente schematico. Al di là dei villaggi, che comunque occupano una parte secondaria, il gioco non è altro che una continua ed interminabile sequela di scontri. Benché divertenti, non si può che osservare come a lungo andare subentri una certa monotonia. I diversi tipi di nemici, poi, non sono in realtà sufficienti a spezzare questa sensazione, considerando anche che già intorno alla metà dell’avventura è possibile vederne pressoché tutte le varianti. A conti fatti, i primi dieci-quindici minuti sono esplicativi: il titolo è così, dall’inizio alla fine. Ad aspettarvi non ci saranno nuove abilità o tecniche. In questo senso, l’insolito battle system è un’arma a doppio taglio, perché ha costretto il team di sviluppo a lavorare principalmente su due elementi, a discapito della libertà e varietà di situazioni: il numero di varianti dei rivali e una difficoltà bilanciata. Hana Samurai riesce a fare molto bene solo il secondo, mentre il primo non ci ha convinto pienamente. Ad ogni modo, le rarissime boss-fight (sono solamente tre) elevano ad alti standard le dinamiche, deliziando e catturando il giocatore per tutta la loro durata. Tuttavia, la forte ripetitività delle meccaniche è innegabile. Anche in questo caso, qualche boss in più avrebbe giovato. Gli utenti a cui non grava particolarmente questa condizione si troveranno dinnanzi ad un titolo divertente, con cui passare qualche ora in spensieratezza e, una volta completata la storia una prima volta, avranno sicuramente lo stimolo di rigiocarla ad una difficoltà ancora più impegnativa, oltre che di cimentarsi in sfide a tempo contro ondate di avversari. 

Stile da vendereGraficamente Hana Samurai: Art of The Sword si difende tutto sommato bene. Tecnicamente non è certamente di qualità eccellente, ma lo stile colorato compensa pienamente le lacune di natura più pratica. Alcune ambientazioni appaiono ispirate e, sorprendentemente, l’effetto 3D si dimostra ben implementato (anche più di molti titoli retail), riuscendo a valorizzare meglio alcuni dettagli.Purtroppo, il difetto principale è anche qui la mancanza totale di varietà. Molte aree vengono riciclate per tutto il gioco, contribuendo alla piattezza generale. Qualcosina in più si poteva fare.Ben fatto il sonoro, contraddistinto da tracce audio orecchiabili e sempre calzanti al contesto: semplici, ma efficaci. Un ultimo appunto da fare riguarda la mancata localizzazione che, di fatto, non giustifica i mesi che sono trascorsi dall’uscita originaria.

– Combat System interessante

– Livello di sfida equilibrato

– Stile grafico gradevole

– 3D ben implementato

– Eccessivamente ripetitivo

– Riciclo continuo dei campi di battaglia

– Abbiamo atteso mesi per una versione non localizzata

7.5

Hana Samurai: Art of The Sword punta il tutto per tutto sul ragionato sistema di combattimento, che richiede senso del ritmo e precisione. Le battaglie risultano divertenti e spesso appaganti, anche grazie ad un livello di sfida fortunatamente ben equilibrato, mentre lo stile grafico trasporta in un affascinante mondo orientale. Benché il risultato finale sia assolutamente positivo e coinvolgente, non possiamo esimerci dal segnalare una ripetitività eccessiva delle meccaniche, accentuata poi da un riciclo continuo delle zone di battaglia. La mancanza di varietà, insomma, nonostante l’esigua durata dell’avventura, può farsi sentire. Se questo non vi spaventa e il prezzo di sette euro vi sembra abbordabile, però, Hana Samurai: Art of The Sword saprà appassionarvi, divertirvi e convincervi pienamente della sua bontà. In fondo, l’idea di base non è niente male.

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