Rebel Cops, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare – Recensione

Questa non è la polizia

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 21 Ottobre 2019 - 10:59

This is the police, nel suo piccolo, è riuscito a conquistare una sua nicchia di giocatori, rapiti dalle dinamiche gestionali e dal peculiare stile grafico: non c’è da meravigliarsi, allora, se THQ Nordic e i ragazzi di Weappy Studio abbiano deciso di ambientare nel medesimo universo il loro ultimo titolo, che pure si distanzia significativamente dal capostipite in quanto a meccaniche di gioco.
Abbiamo giocato a fondo Rebel Cops per voi e quella che segue è la nostra recensione.

Solita notte da lupi nel Bronx

In qualità di spin-off dei due This is the Police, avventure assai apprezzate nel sottobosco indie degli ultimi anni, Rebel Cops non poteva inciampare sulla buccia di banana che ha causato spesso cadute anche fragorose tra i titoli indipendenti, che in genere non dispongono di sceneggiatori di primissimo ordine e tendono a privilegiare il gameplay rispetto alla narrativa.
E infatti la trama, asciutta ed essenziale, aiutata da un’ottima ambientazione, risulta piacevole nonostante la scarsa intrusività: il giocatore sarà chiamato a vestire i panni di un manipolo di ex poliziotti coraggiosi, stufi di tutto il marcio che si cela nel loro dipartimento.

Rebel Cops, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare – Recensione

In una cittadina che ricorda molto la Gotham City dei primi fumetti di Batman (richiamati, peraltro, anche dal peculiare stile artistico), denominata Ripton, in pieno 1994, la libertà e la legalità sono solamente un lontano ricordo: gli affari, la politica ed ogni attività sono sotto il ferreo controllo del boss della mala locale, tale Victor Zuev, che, assoldato un esercito di scagnozzi, esercita il suo infame potere su tutti gli onesti cittadini.
Con la polizia corrotta ed i politici a libro paga del malvivente, non rimane che restituire pistola e distintivo, rinunciare alla pensione e armarsi fino ai denti per combattere il fuoco con il fuoco: questo è esattamente ciò che fanno i protagonisti di Rebel Cops, sovvenzionati dai cittadini di Ripton, stufi di vedere la loro amata metropoli sgretolarsi giorno dopo giorno.
Purtroppo alle ottime premesse narrative non seguono sviluppi degni di nota, con il risultato che sarà davvero difficile affezionarsi alle nostre truppe, un po’ come accadeva con gli anonimi soldati di Xcom: dai ragazzi che avevano dato vita alle brillanti storie dei due This is the Police ci saremmo aspettati qualcosa in più da questo punto di vista.

Espandere sì, ma non troppo…

Com’era prevedibile, Rebel Cops riprende ed espande le fasi tattiche già viste nei due titoli della serie madre, puntando sull’aumento delle variabili e su un certo innalzamento del livello di difficoltà per far sì che quelle che erano solo parti di gameplay si reggano adesso sulle proprie gambe. Il risultato, però, è altalenante, per una serie di motivi che andremo a spiegare.

Le regole sono semplici: nessun poliziotto differisce significativamente dagli altri, senza classi o abilità specifiche, e le pallottole hanno il medesimo effetto sia sui buoni sia sui cattivi – ne basta una per tornare al creatore. Già questo basterebbe per preferire un approccio stealth alle varie missioni proposte, e difatti il prodotto Weappy Studio riesce ad offrire il meglio di sé quando a farla da padrone sono le mosse silenziose e gli attacchi alle spalle.
Elaborare strategie che portano ad ammanettare i nemici invece che fare una strage porta benefici anche tra una missione e l’altra, perché il comitato di cittadini di Ripton, stufo della troppa violenza perpetrata da Zuev, sarà più propenso ad elargire somme maggiori per l’acquisto di nuovo equipaggiamento.
Al contrario, dare fuoco alle polveri e fare di ogni missione un remake di “Mezzogiorno di fuoco” porterà non solo ad inevitabili decessi dei nostri uomini, ma anche ad un consistente restringimento dei fondi con cui barcamenarsi.

Rebel Cops, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare – Recensione

La buccia di banana succitata, nel caso di Rebel Cops, è però rappresentata da uno dei difetti maggiori che uno strategico a turni possa avere: gli imprevisti a missione in corso.
Questi eventi scriptati, presenti in quasi la metà delle missioni principali (ce ne sono anche di secondarie, ma in numero risicato e mai davvero interessanti), servono al solo scopo di infastidire l’utente, alzando il livello di difficoltà in maniera artificiale e frustrante. Studiare un approccio attento ad una missione particolarmente complicata (si va dai dieci minuti scarsi all’ora abbondante, a seconda dei casi) e veder saltare il banco solamente perché il team di sviluppo ha ritenuto che fosse opportuno far comparire rinforzi nemici dal nulla non è affatto divertente.
Questi antipatici inconvenienti non sono casuali, almeno, ed è quindi possibile, una volta fallita la missione in corso, rigiocarla sapendo a cosa si va incontro, ma, alla luce della scarsa longevità del prodotto (tra le sei e le otto ore a seconda del grado di completamento), sorge il sospetto che questa scellerata scelta di design sia utile solo per allungare un po’ il brodo.

Evidentemente deficitaria anche l’intelligenza artificiale nemica, incapace di qualsiasi tattica complessa (ci saremmo accontentati anche solo di qualche accerchiamento), di uscire da stanze chiuse e finanche di trovare la fonte del rumore, rendendo la vita spesso fin troppo facile agli ex poliziotti guidati dal giocatore.
Non che nel complesso il titolo non abbia saputo offrire anche aspetti positivi, sia chiaro: la linearità delle missioni e la mancanza di grossi approfondimenti in fase gestionale rende Rebel Cops ideale per quanti siano sempre stati incuriositi dal genere ma se ne siano tenuti alla larga per non fare indigestione di numeri e di micromanagement delle truppe.
Se solo al design di certe missioni fosse stata riservata la medesima cura riposta nel ricreare un’esperienza dal taglio poliziesco (è possibile ammanettare i sospetti solo dopo averli indeboliti con un taser o un manganello, ed è anche possibile intimare loro di alzare le mani e gettare l’arma), probabilmente il gioco avrebbe meritato una raccomandazione da parte nostra.

Rebel Cops, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare – Recensione

Quanto stile

Difficile, invece, muovere critiche al comparto audiovisivo, che si fregia di una direzione artistica a metà tra quella, apprezzatissima, di This is the Police e quella di certi albi americani degli anni ’90, tra centrali idroelettriche, strade polverose e e sobborghi solo all’apparenza sonnecchiosi.
Rebel Cops non farà gridare al miracolo alcun possessore di PlayStation 4 (la versione oggetto di quest’analisi), e sull’ammiraglia Sony abbiamo giocato a titoli indipendenti più belli da vedere, eppure la creatura Weappy Studio ha uno stile tutto suo, che la rende immediatamente riconoscibile e che si sposa benissimo con l’ambientazione e la tipologia di gioco.
Una buona quantità di dettagli, mappe sufficientemente variegate, una colonna sonora sempre sul pezzo e, non dimentichiamolo, un’inattesa sottotitolazione italiana e un prezzo abbordabile (dieci euro scarsi) completano il pacchetto, che, almeno da questo punto di vista, ci è sembrato inattaccabile.

+ Stile da vendere
+ Rifinito nei dettagli...
+ Stealth valido...
- Intelligenza artificiale nemica zoppicante
- ...meno in certi altri aspetti
- ...ma eventi scriptati odiosi

6.8

Se siete neofiti del genere degli strategici a turni e cercate un titolo discreto che, senza farvi spendere troppo, vi inizi ad alcuni capisaldi del genere, Rebel Cops potrebbe fare al caso vostro, grazie anche all’originale direzione artistica e alla buona implementazione dello stealth. Al contrario, fatichiamo a raccomandare il titolo agli amanti del genere, perché le magagne dell’intelligenza artificiale e le continue interruzioni degli eventi scriptati durante certe battaglie rappresentano significativi deterrenti all’acquisto per chi mastica pane e Xcom.




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