Predator: Hunting Grounds, si torna a caccia – Provato

Abbiamo provato la nuova demo di Hunting Grounds.

PROVATO
A cura di Marcello Paolillo - 4 Aprile 2020 - 9:35

Annunciato a maggio 2019, Predator: Hunting Grounds promette di dare modo ai giocatori di immergersi in un’esperienza multiplayer ispirata al vecchio Evolve: già alla Gamescom 2019, il team Illfonic – autore di Friday the 13th: The Game – ci ha già permesso di prendere parte a una corposa sessione di gioco, sia nei panni dei marines che in quelli del Predator.

Se da una parte è chiaro il tributo al primo e indimenticabile film con Arnold Schwarzenegger (con tanto di ambientazioni e colonna sonora prese di peso dalla pellicola omonima), va anche detto che il gameplay ci parve da subito ancora troppo grezzo e poco rifinito, così come il comparto grafico decisamente antiquato. Al comando di personaggi umani armati sino ai denti, o nei panni del guerriero yautja, siamo ora tornati nella giungla per dare una seconda chance a Hunting Grounds.

Predator: Hunting Grounds, si torna a caccia – Provato

Preda e predatore

Hunting Grounds si propone anzitutto come un sparatutto dalle meccaniche di gioco piuttosto classiche e funzionali, nel caso si decidesse di giocare dalla parte dei soldati. Numerosi obiettivi all’interno di una missione – che andranno dal recupero di ostaggi al raccoglimento di documenti – mettono alla luce un gunplay piuttosto canonico, se non fosse per la – grandiosa – possibilità di cospargersi il corpo di fango al fine di non essere individuati dalla tecnologia aliena del Predator (ricordate lo scontro finale tra Schwarzy e il cosiddetto “mostro schifoso” nel film del 1987? Ecco, vi sarete fatti un’idea).

Nel mentre, uccidere gli avversari stando allo stesso tempo attenti a non essere avvistati dal Predator (mosso da un quarto giocatore) è ciò che saremo chiamati a fare.

Controllare il mostro sarà ovviamente il punto di forza del gioco, essendo il Predator ben diverso – sia come gameplay che come meccaniche – rispetto ai ben più tradizionali marines. Lo yautija può arrampicarsi e nascondersi per attaccare i soldati in qualunque momento, con la possibilità di rendersi invisibile – grazie alla tecnologia di mimetizzazione – nascondendosi anche tra gli alberi o all’interno di una qualunque struttura. Ma non solo: il Predator potrà utilizzare le lame retrattili applicate sul braccio e sparare con il suo letale cannone al plasma, oltre a sfruttare la visione termica per individuare i bersagli a distanza di sicurezza. Il mostro sarà anche in grado di pedinare i suoi avversari seguendo le impronte lasciare sul terreno.

Insomma, le meccaniche legate al Predator sono sicuramente più interessanti e originali rispetto a quelle dei ben più consueti (e mortali) marines: l’arrampicata (automatica), il salto e le armi in dotazione sono inevitabilmente un surplus non indifferente ai fini dell’economia generale di Hunting Grounds, cosa questa che rappresenta sicuramente il fiore all’occhiello della produzione Illfonic.

Per portare a casa la vittoria nei panni dei soldati sarà infatti necessario portare a termine la missione assegnata ottenendo tutti gli obiettivi richiesti, riuscendo a raggiungere indenni il punto di estrazione con l’elicottero che ci attenderà (o in alternativa uccidere il mostro). Da Predator, molto più semplicemente, dovremo far fuori tutti i membri dell’unità speciale.

predator 2

Scivolare nel fango

Tecnicamente, rispetto alla versione provata lo scorso anno a Colonia, Predator: Hunting Grounds non sembra aver compiuto chissà quali passi in avanti: il gioco è ancora una volta ancorato ai 30 fotogrammi al secondo, con un livello di dettaglio piuttosto imbarazzante. Anche l’intelligenza artificiale sembra uscita da un gioco di almeno dieci anni fa, cosa questa che dimostra come il team Illfonic abbia deciso in questi mesi di ritoccare solo ed esclusivamente il sistema di gioco prima ancora che il comparto grafico (purtroppo non ancora al passo coi tempi).

Insomma, al netto di questa nuova prova sul campo, Predator: Hunting Grounds sembra promettere una gradevole esperienza multiplayer online, che farà sicuramente felici i fan dell’alieno yautja visto sul grande schermo (e non solo). Peccato solo che i palesi limiti tecnici non riescano a far brillare il gioco di luce propria, funestato da un comparto grafico davvero troppo limitato – e limitante – per competere coi big attuali. La speranza è che in queste poche settimane che ci separano dall’uscita (il gioco è infatti atteso nella sua versione finale a partire dal prossimo 24 aprile di quest’anno), gli sviluppatori riescano a correggere in fretta e furia le lacune del loro ultimo prodotto. Il Predator ringrazia anticipatamente.

+ Giocare nei panni del Predator è sempre divertente.
+ Sessioni di caccia funzionali al contesto...
- ... sebbene nei panni dei marines il gioco sia decisamente più canonico.
- Comparto grafico obsoleto.

La demo di Predator: Hunting Grounds ci ha dato modo di provare nuovamente con mano un titolo fondato su un comparto multiplayer divertente e sicuramente dotato di uno stile tipicamente anni ’80, specie per la presenza del leggendario Predator. I giocatori saranno però chiamati a chiudere un occhio su alcune problematiche tecniche che rendono il gioco meno bello da vedere (e da giocare). Nonostante ciò, ci riserviamo di assegnare un giudizio definitivo in vista del prossimo 24 aprile, giorno in cui Hunting Grounds farà capolino su PlayStation 4 e PC.




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