Portal 2 e il ritratto che non è una bugia

Caroline è sposata con la scienza. Il matrimonio, però, è piuttosto tormentato...

Il dettaglio
A cura di Mastelli Speed - 10 Maggio 2019 - 11:34

Ci sono giochi belli, e poi ci sono giochi che riescono a diventare fenomeno (videoludico) di costume. Ecco, Portal rientra probabilmente in questa seconda categoria perché fin dalla sua uscita, nel 2007, ha saputo ritagliarsi uno spazio nel cuore degli appassionati. E ha fatto tutto questo rielaborando un progetto di alcuni studenti universitari (Narbacular Drop), e inventandosi una canzoncina semplice semplice che ha fatto esplodere l’internet per diverso tempo.

Poi è arrivato Portal 2, e le cose si sono fatte ancora più affascinanti e divertenti, ma anche più complesse. Perché la storia si disvelava pian piano sotto ai nostri occhi, e ci lasciava con mezze verità piuttosto inquietanti. In questa puntata de Il Dettaglio, parleremo proprio di una di queste.

portal il quadro

Un gioco vero

Doug Lombardi, figura chiave del marketing di Valve, al tempo dell’uscita di Portal 2 (si parla ormai di otto anni fa) dichiarò: “Portal era un banco di prova. Portal 2 è un gioco.” In effetti l’impressione era proprio che con il secondo capitolo della saga Valve avesse preso e ampliato qualsiasi aspetto del gioco, compresa la trama. E ampliando la trama, aumentano anche i misteri.

Quello di cui ci interessa parlare si trova in una stanza nascosta posta dopo la prima area di prova del capitolo The Reunion. Si arrivava a questa sequenza dopo la metà del gioco, e personalmente a quel punto io ero già completamente rapito sia dalla nuova ambientazione (si arrivava nell’area vecchia della struttura di Aperture Science), sia dalla possibilità di saperne di più dalla storia.

Anche il sonoro aveva la sua parte: ricordo chiaramente l’effetto audio che il gioco proponeva quando si passava sopra ai gel colorati (altra genialata del titolo, sfruttata troppo poco forse).

Non divaghiamo: nella stanza di cui parlavo in precedenza succedevano due cose: il giocatore (con un minimo di attenzione) si ritrovava davanti a un quadro, e il gioco lo ricompensava con l’achievement “Potrait of a Lady”. Ma chi era questa lady?

portal 2 Il Quadro

Cosa ci diceva il quadro

Il quadro di Portal 2 è, insieme alla possibile storia di Chell, forse uno dei dettagli più noti e al tempo stesso misteriosi del gioco. Nel dipinto, infatti, la figura maschile è senz’altro quella di un affermato Cave Johnson, il fondatore di Aperture Science. Vicino a lui c’è una donna, ed è proprio la storia di questa donna che ci interessa.

La versione comunemente accettata è che si tratti di Caroline, l’attenta assistente di Johnson. Talmente brava nel suo lavoro che succede al suo mentore come CEO della compagnia. E sostanzialmente qui finisce la sua storia. Tutto quello che sappiamo di lei è ricavato dalle brevi registrazioni audio che il giocatore poteva ascoltare nel corso dei livelli. Ma le sue linee di dialogo sono pochissime, e i riferimenti fatti da Johnson sono altrettanto pochi. Eppure…

Il dettaglio

Cosa non ci dice il quadro

Portal e Portal 2 sono due giochi fantastici perché, oltre alle cose che ci fanno vedere sullo schermo, sono in grado di appassionarci anche con quello che non si vede. E il caso del ritratto ricade proprio in questa seconda categoria. Andando avanti nel gioco sembra essere chiaro che Caroline (il cui aspetto riprende quello della graphic designer Laura Dubuk) sia in qualche modo GLaDOS. La sua mente, in modi che solo la Scienza con la s maiuscola sa spiegare, è stata impiantata nell’intelligenza artificiale che ci accompagna nel corso dei due titoli.

Messaggi subliminali

E il gioco faceva capire ciò attraverso piccole rivelazioni e prese di coscienza di GLaDOS (che, in tutto questo, era tenuta “in vita” da una patata… e anche su questo particolare ci sarebbe tanto da discutere). Con le memorie di Caroline che a poco a poco emergevano nel gioco, si arrivava alle sequenze finali, dove GLaDOS ringraziava Chell per averle fatto realizzare che Caroline viveva al suo interno. Per poi iniziare il suo processo di rimozione.

Ma c’è un ma: se si guarda il testo della canzone Want You Gone, che si può sentire alla fine del gioco, si può leggere: “Now little Caroline is in here too”, forse a voler suggerire che la presenza della donna, all’interno della IA, è ancora avvertibile. Cosa che sarebbe stata confermata da Ellen McLain, la doppiatrice del personaggio, secondo la quale Caroline non sarebbe stata cancellata per niente.

Una storia tutta da scoprire in Portal

La storia rimasta nascosta

E poi c’è un altro particolare che, personalmente, ritengo ancora più affascinante di tutti gli altri quelli descritti. Affascinante in un modo che a quanto pare solo Valve sa (sapeva) proporre, un po’ come nel caso degli headcrab di Half Life 2. I soliti bene informati hanno scavato nei file del gioco e ritrovato tutte le linee di dialogo pronunciate da Caroline (le trovate qui, oppure qui).

Proprio le frasi non utilizzate sono quelle che fanno venire un piccolo brivido: probabilmente, a un certo punto Valve aveva deciso di far capire al giocatore che Caroline, poi, non aveva tutta questa voglia di entrare in una intelligenza artificiale. In particolare le linee: “Mr Johnson, I don’t want this.” e “No, listen to me. Sir I do not want this.”, sembrano rendere chiara la vicenda.

Ma forse non sapremo mai veramente come è andata. E, per qualche motivo, questa è una cosa brutta e bella al tempo stesso.

Come già detto nell’articolo, Portal 2 è un gioco fantastico sia per le cose che dice, ma anche per quelle che fa solo intendere (o fa solo intuire). La storia di Caroline è una di queste. Affascina, lascia con interrogativi e, tutto sommato, rende ancora più intrigante tutto l’universo Valve. Voi avevate trovato il quadro durante la vostra prima run?




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