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Perché Google Stadia ha fallito? Schreier svela i veri motivi

Tre ragioni concrete di un fallimento annunciato.

A inizio febbraio, Google Stadia – la piattaforma cloud nata per permettere agli utenti di riprodurre in streaming i vari titoli senza la necessità di possedere un PC o una console – è ufficialmente uscita dal mercato della creazione di giochi.

Conferenze stampa e campagne pubblicitarie promettevano giochi di alta qualità con funzionalità innovative riproducibili su smartphone Android o sulla TV tramite Chromecast. I giocatori avrebbero avuto accesso a una libreria di titoli esclusivi e noti come Assassin’s Creed, senza dover spendere 500 dollari/euro per PlayStation 5 o Xbox Series X|S.

Un “fallimento”, che il noto giornalista di Bloomberg Jason Schreier ha deciso di approfondire svelandone le vere cause.

Stadia avrebbe infatti dovuto essere letteralmente invaso da contenuti originali, specie dopo l’apertura degli studi a Los Angeles e Montreal. A quanto pare quei team hanno avuto a malapena il tempo di iniziare a mettersi all’opera prima di essere smantellati dal giorno alla notte.

Come mai Google Stadia non ha avuto successo?

Schreier riassume in tre punti il motivo di questa vera e propria caduta:

  • Obiettivi di vendita iniziali sfumati (parliamo di migliaia di dollari)
  • Il tentativo di affrontare di petto le (potenti) console casalinghe piuttosto che partire da zero
  • Spendere cifre astronomiche per inserire nel catalogo giochi come Red Dead Redemption

Stadia avrebbe quindi uscire sul mercato mettendo sul piatto qualcosa di chiaro e completo, non una “beta” di un progetto più ampio. La tecnologia di streaming cloud ha funzionato, ma la libreria di giochi si rivelata deludente e molte delle funzionalità promesse non sono state inserite.

Altre piattaforme offrono centinaia di giochi all’anno, ma Stadia ne ha offerti di fatto meno di ottanta, stando alle parole di Mat Piscatella, analista di NPD Group.

Ai giocatori inoltre non è mai piaciuto il modello di business di Stadia, che richiedeva ai clienti di acquistare i giochi singolarmente piuttosto che abbonarsi a un servizio all-you-can-play come Netflix o Xbox Game Pass. Pagare fino a 60 dollari per un singolo titolo, presente in ogni caso “virtualmente” sui server di Google anziché sul proprio PC, è sembrata da subito una forzatura.

Stando a un portavoce della compagnia (il cui nome non è stato reso noto), Stadia ha mancato i suoi obiettivi di vendita dei controller e utenti attivi ogni mese, peccando di centinaia di migliaia di potenziali giocatori.

Le difficoltà di Stadia sono state un segnale di avvertimento per altri potenziali servizi di streaming di videogiochi, specie xCloud e Luna. Staremo a vedere se il loro destino sarà più roseo rispetto a quello di Google Stadia, ormai parzialmente segnato.

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