recensione in corso 6 min

Overwatch 2 | Recensione – Il mondo ha ancora bisogno di eroi?

Gli eroi di Overwatch 2 tornano sul campo di battaglia, ben sei anni dopo il loro esordio. Il mondo ha ancora bisogno di eroi?

Aggiornamento 10 ottobre: abbiamo aggiornato la recensione, prima in corso e senza voto, con la valutazione definitiva.

Overwatch 2

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, SWITCH, XONE, XSX
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
4 Ottobre 2022
Sviluppatore:
Blizzard Entertainment
Distributore:
Activision Blizzard

È strano dover approfondire Overwatch 2 in una recensione con un clima di disinteresse generale da parte del pubblico e della stampa.

Perché, parliamoci chiaro, il seguito dello shooter di Blizzard del 2016 non ha forse neanche la metà della portata mediatica dell’originale.

Un videogioco che, con buona pace dei detrattori, ha cambiato per sempre la percezione delle piattaforme multiplayer, imposto degli standard stilistici e di gameplay e, oggi come allora, è quello che si definisce un instant classic.

Tante cose sono cambiate dal 2016, ma il disinteresse nei confronti di Overwatch 2 non può essere imputabile solo al tempo che passa, al sovraffollamento dei multiplayer online o unicamente a fattori esterni.

Per motivi che non riguardano solamente il mondo dei videogiochi, anzi, Blizzard non ha fatto granché per rendere Overwatch 2 il prodotto sexy che dovrebbe essere.

Troppo silenzio dall’annuncio alle prime informazioni, così come una poca chiarezza in fase comunicativa rispetto alle modalità single player hanno creato confusione intorno al progetto. Insieme al modo in cui sarebbe stato commercializzato e, infine, il dietrofront del formato free to play che ha comunicato, inevitabilmente, un po’ di incertezza.

Overwatch ci aveva insegnato che il mondo ha bisogno di eroi, e ne aveva creati una pletora con un character design che ha fatto scuola. I supereroi dei videogiochi esistevano e li aveva creati Blizzard, all’interno di un gameplay che aveva l’anima del divertimento più puro e il cuore da titolo sportivo di razza.

Abbiamo già avuto modo di provare Overwatch 2 in due occasioni, un primo impatto (lo trovate qui) e un secondo momento di riflessione (lo trovate qua, invece), mentre ora è il tempo di rispondere ad una domanda, in questa recensione.

Il mondo ha ancora bisogno di eroi?

Dove eravamo rimasti?

Ovvero: c’era la necessità di aggiornare Overwatch, trasformarlo in un sequel e rilanciare il prodotto come a sé stante?

Sì, perché le sorti dello shooter erano andate in malora.

Dopo un esordio esplosivo, nei primi anni Blizzard aveva aggiornato il titolo con una certa frequenza che, nel tempo, andò a calare. Poi arrivarono troppi eroi dotati di scudi e si creò il famigerato “meta degli scudi”.

Un momento del gioco in cui le composizioni dei team erano composti da almeno 2-3 personaggi dotati della possibilità di generare uno scudo, con la conseguenza che gli attaccanti si ritrovavano per minuti e minuti a dover sparare sostanzialmente a dei muri. Non esattamente quello che ci si aspetta da uno shooter.

La soluzione di Overwatch 2 a questo problema è la nuova composizione delle squadre, ora formate da cinque elementi e non più sei. Questo comporta la presenza di un solo tank per squadra, e quindi uno scudo al massimo.

Ma Overwatch 2 è contemporaneamente un titolo dove il posizionamento è ancora più importante, con un map design che incoraggia i fiancheggiamenti rispetto agli attacchi frontali. Gli scudi, quindi, sono efficaci solamente in situazioni ben precise, dove è importante difendere una posizione non in movimento.

Questo è probabilmente l’elemento più importante di tutto il gameplay, che segnerà in buona sostanza il successo o il fallimento di questo sequel.

Avere un solo tank significa che il giocatore che ricopre quel ruolo ha una responsabilità molto più grande che in passato. Con la composizione 2-2-2, Overwatch garantiva la possibilità di poter giocare un tank principale e quello che si definisce un off-tank, ovvero un personaggio difensivo secondario più mobile il cui obiettivo è irrompere nelle linee avversarie.

Roadhog e Zarya, per esempio, ora sono tank che devono reggere il carico della difesa dell’intero team in solitaria. Anche Reinhardt è una scelta ottima per via della sua solidità e delle risorse che ha a sua disposizione. Gli altri, al momento, sono poco più che ingiocabili.

Questo è uno dei motivi per cui Overwatch 2 per ora ci è parso un titolo molto meno amichevole che in passato. Perché, banalmente, ora bisogna davvero saper sparare – e bene, anche.

Con un tank in meno e gli eroi di supporto più scoperti, i giocatori che sanno davvero giocare agli sparatutto faranno la differenza. Un approccio diverso dallo shooter del 2016, accessibile e più amichevole che rendeva divertente giocare anche i personaggi di supporto, altrimenti noiosi nei giochi a squadre di questo tipo.

Giocare tank significa dover essere eccessivamente attenti, valutare ogni movimento con attenzione e posizionarsi sempre nella maniera migliore possibile. È il ruolo più complesso e, soprattutto se giocate con sconosciuti, vi conviene sperare in un team molto capace, o di trovare un tank che ha capito qual è lo scopo di Overwatch.

I personaggi di supporto ora devono essere dei piccoli campioni. Perché sebbene ognuno di essi ora ha un’abilita passiva con cui si cura lentamente nel tempo, con un tank in meno a fare da scudo ogni volta che ci si ritrova fuori posizione si rischia la morte.

Moira è diventata fortissima per la sua capacità di fuggire e le sue risorse offensive, mentre giocare Zenyatta significa passare il più del tempo in rigenerazione a patto di avere un team molto capace a contorno.

Per quanto riguarda gli eroi d’attacco in Overwatch 2 vengono fortemente rivalutati tutti quei personaggi che sparano pochi colpi, per la necessità di cui sopra di saper sparare bene.

Ashe, Cassidy e Widowmaker ora sono giocabilissimi, mentre nel precedente capitolo erano sostanzialmente inutili se non in alcune occasioni molto specifiche e situazionali.

Anche qui solo il tempo potrà dire quanto la community accetterà queste novità. Se Overwatch 2 verrà premiato come un gioco più competitivo oppure, per questo maggiore impegno richiesto, verrà abbandonato dai giocatori meno smaliziati.

Pensando a questo titolo come un sequel ci sentiamo di premiare il coraggio di Blizzard nel voler creare un cambio netto.

Scegliere di rinunciare potenzialmente alla soddisfazione dell’utenza più casual, che arriverà in massa essendo il gioco gratuito, per costruire un gameplay skill-based è molto coraggioso sopratutto nello scenario attuale.

In tutto questo molti eroi sono stati reworkati, alcuni anche in maniera considerevole, e la sensazione di essere di fronte ad un sequel è più palpabile di quanto potesse sembrare all’inizio.

Sombra ora è fortissima perché, senza un tank in mano, in mani capaci può rompere completamente gli equilibri del team. I personaggi hanno molte meno barriere, come dicevamo, e tanti strumenti di crowd control sono stati rimossi, come lo stun di Brigitte e la granata stordente di Cassidy, allo scopo di eliminare la frustrazione.

La formazione da cinque giocatori per squadra, insieme al redesign dei personaggi, ha portato anche i giocatori esperti di Overwatch alla necessità di dover prendere confidenza, di nuovo, con le regole del gioco.

Non è quello che dovrebbe fare un buon sequel di un titolo competitivo?

Un free to play che non va affatto bene

La vera nota stridente di Overwatch 2 è la formula free to play.

Il titolo Blizzard adotta un battle pass molto classico (e uno speciale pack con oggetti esclusivi che potete recuperare su Amazon) che, oltre alla nuova eroina Kimiko, garantisce ai giocatori alcuni bonus e premi legati al tracciato free o premium.

Guardando a formula e prezzi (il battle pass costa 1.000 monete o €10) è perfettamente in linea con quanto si vede oggi nei titoli free to play di vario tipo. Niente di esagerato, ma c’è un problema.

Overwatch è un titolo basato sul cambio di personaggi durante la partita, e non sembra una buona idea tenere alcuni elementi del cast originale bloccati per i giocatori novizi.

Chi possedeva il titolo originale avrà il cast intero, con tanto di battle pass sbloccato, ma gli altri avranno bisogno di grindare per ottenere il roster completo e quindi avere accesso a tutte le opzioni di gameplay possibile.

I nuovi giocatori inizieranno Overwatch 2 con 13 eroi e sbloccheranno il resto giocando un certo numero di partite. Quindi, ad esempio, si potrà sbloccare Mei dopo aver giocato circa 70 partite, arrivando fino a 150 partite per poter avere il roster completo. Inoltre, se un nuovo giocatore viene raggruppato con qualcuno che ha già sbloccato l’intero roster, questo sarà aperto per l’intera squadra per il tempo in cui giocheranno insieme.

Una soluzione non estremamente limitante, va detto, ma che va contro non un problema di collezione di elementi estetici, ma di limitazioni alle possibilità di gameplay. Ovviamente nessun giocatore di Overwatch, anche esperto, gioca con tutti i personaggi in rotazione ogni partita, ma il problema è concettuale. Bloccare il gameplay dietro ad un elemento potenzialmente economico è tutto meno che elegante.

In più il progresso è veramente molto lento, poco soddisfacente e, in generale, non così stimolante. Per questo motivo se c’è qualcosa che non va in Overwatch 2 è proprio il sistema di monetizzazione impiegato.

Non vi impedisce in alcun modo di accedere al gioco, né di avere le basi per potervi divertire nel caso siate giocatori novizi. Ma non fa nemmeno niente per stimolare la progressione del battle pass.

Ma quindi Overwatch 2 è un sequel?

Confermiamo quanto detto settimane fa e no, Overwatch 2 non è un sequel degno di un “2”, né la rivoluzione che alcuni giocatori aspettavano.

Perché non ce n’è mai stato bisogno.

Overwatch 2 è ancora il videogioco divertente che è sempre stato, e se non avevate perso la speranza all’epoca qui ritroverete esattamente quello che ha reso grande il titolo Blizzard alla sua uscita originaria. Se, al contrario, la formula originale vi aveva stancato non saranno le squadre da 5 giocatori a ridarvi la scintilla.

Quello che rimane è un titolo dal gameplay emozionante, mosso da una intensità difficilmente ritrovabile in altri prodotti simili, con l’anima del videogioco competitivo di razza e stile da vendere. In più ora è gratis.

Va rifinito al più presto il sistema economico che, pur non essendo affatto predatorio, non stimola neanche lo sblocco del battle pass. Ma bloccare gli eroi originali dietro l’acquisto rimane un errore concettuale e di design difficilmente perdonabile.

Detto ciò, in un mare di battle royale identici e sparatutto “classici” che si copiano l’un l’altro, avere un Overwatch 2 in possibile stato di grazia sarebbe una manna.

Quindi sì, il mondo (dei videogiochi) ha decisamente ancora bisogno degli eroi di Blizzard, nonostante tutto.

8,0

Overwatch 2

Piattaforme: pc, ps4, ps5, switch, xone, xsx
Overwatch 2 non è un sequel degno di questo nome. Tolto questo inutile orpello didascalico, il titolo Blizzard ruota intorno a quella forte identità che aveva scosso il mercato nel 2016. La nuova composizione delle squadre porta con sé delle novità interessanti lato gameplay, premiando i giocatori bravi a discapito (forse) dei novizi. Il modello free to play è in linea con quello che offre il mercato (nel bene e nel male), ma bloccare il roster originale è una scelta incomprensibile è incoerente lato game design. Nonostante ciò Overwatch 2 è ancora il gioco grintoso ed accattivante che è sempre stato, ed ora è gratis. Chi l'ha amato/odiato all'epoca rimarrà della stessa idea, chi si approccia per la prima volta troverà un'esperienza fresca ed unica.

Pro

  • La nuova composizione delle squadre è stimolante
  • Gameplay ancora solido ed accattivante
  • Modello free to play non predatorio

Contro

  • Non c'è la rivoluzione che vi potreste aspettare
  • Gameplay meno accogliente rispetto alla formula originale
  • Dover sbloccare il roster originale è concettualmente sbagliato
8,0