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One Piece Odyssey | Recensione – Dal manga al videogioco

Bandai Namco ci riporta nel mondo di One Piece con un nuovo interessante RPG di stampo classico.

Un mese fa vi avevamo parlato della nostra prova di One Piece Odyssey, il nuovo RPG realizzato da ILCA e dedicato a uno dei manga e anime più famosi del mondo. Le nostre prime impressioni erano state più che positive e, ora, siamo finalmente riusciti a mettere le mani sulla versione completa del gioco, che sta per uscire su PC e console di vecchia e nuova generazione il 13 gennaio.

One Piece: Odyssey

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
13 Gennaio 2023
Sviluppatore:
Bandai Namco, ILCA Inc.
Distributore:
Bandai Namco

In tanti anni di videogame dedicati a One Piece, nessuno aveva mai pensato di trasformarlo in un vero e proprio gioco di ruolo, eppure la complessa ambientazione e i tanti interessanti personaggi che popolano il manga creato da Eiichiro Oda si prestano a meraviglia per questo genere. Doveva arrivare ILCA per cogliere la palla al balzo e creare un JRPG dedicato all’opera, creato tra l’altro per festeggiare l’anniversario dei 25 anni dalla nascita della serie originale.

Dopo aver giocato a One Piece Odyssey, possiamo anticiparvi che le nostre impressioni iniziali, ossia che questo fosse uno dei migliori giochi dedicati all’opera, si sono rivelate corrette ma, come scoprirete continuando a leggere, purtroppo non tutto è filato liscio come avrebbe dovuto.

Avventura sull’isola di Waford

La storia di One Piece Odyssey ruota tutta intorno a una nuova isola inedita, Waford, creata appositamente per questo videogioco. L’isola è molto atipica e piena di misteri da svelare, che riescono a legarsi in maniera interessante al background narrativo del manga originale, chiamando in causa le isole del cielo e, soprattutto, Weatheria. Chiariamo subito che il titolo è destinato principalmente ai fan di One Piece, dato che sono veramente tanti i riferimenti e i dialoghi comprensibili solo a chi conosce il materiale di partenza.

Anche le saghe rivisitate tratte dal manga, come Alabasta o Water 7, si basano proprio sul fatto che i personaggi hanno già vissuto quelle storie e spesso le commentano notando le differenze con gli avvenimenti originali. ILCA ha dunque puntato principalmente sul realizzare un gioco per i fan e lo si nota anche da numerosi dettagli (Sanji, ad esempio, in combattimento non può colpire le donne, come si confà al suo personaggio), senza contare i tanti riferimenti a figure e altre vicende ben presenti nella memoria degli appassionati.

Al centro della storia troviamo due personaggi originali creati appositamente per Odyssey: Lim e Adio. Lim è la causa per cui i nostri eroi dovranno ricominciare dal livello 1, dato che la misteriosa ragazza ha il potere di rubare le capacità di chi tocca, trasformandole in speciali cubi in grado di conservare anche i ricordi. Sarà questo l’elemento che darà il via alle vicende del gioco: Rufy e la sua ciurma dovranno visitare dei mondi creati dai loro ricordi per riacquisire le capacità estratte da Lim.

Adio è invece un avventuriero dotato del potere del Frutto del Diavolo Grab Grab, grazie a cui è in grado di bloccare e afferrare qualsiasi cosa inanimata e controllarla. Questo personaggio ci guiderà tra le rovine di Waford alla ricerca dei Colossi, quattro costrutti elementali che tengono prigioniere le memorie principali della ciurma: per liberarle, i nostri dovranno sconfiggerli. Ovviamente tutta la storia del gioco è incentrata sullo scoprire i tanti misteri che circondano Lim, Adio e l’isola di Waford, intermezzati dai viaggi nelle versioni alternative di alcune delle più importanti saghe viste nell’opera originale.

Se siete fan della serie certi momenti non potranno non strapparvi qualche lacrimuccia

Proprio queste parti, che dovrebbero essere quelle più interessanti per un fan dell’opera di Eiichiro Oda, sono però poco riuscite, perché soffrono del paragone diretto con le saghe originali. Sin da subito ci viene detto che il mondo della memoria non riproduce perfettamente gli avvenimenti reali, perché i ricordi sono fugaci, sbiadiscono e si alterano con il tempo, una scusante ottima per proporre qualcosa di nuovo e interessante. Quello che però One Piece Odyssey (potete trovarlo già su Amazon) fa è proporre, delle grandi saghe viste nel manga, una versione annacquata e riassunta.

Persino Marineford, quella preannunciata dai trailer come la più interessante nel gioco per la presenza di tutta la ciurma (e non del solo Rufy come nella storia originale), è realizzata con il minimo sforzo possibile. Il tutto si esaurisce in una serie di scontri uno in fila all’altro e senza grandi cambiamenti a livello narrativo.

Le saghe principali del manga presenti nel gioco sono riassunte in alcuni filmati speciali

Una cosa che ci è mancata molto, poi, è la presenza dei classici scontri finali tra la ciurma e le loro nemesi, solitamente consistenti in duelli epici – aspetto che rappresenta uno dei punti di forza del manga. Qui questi scontri sono completamente assenti, anche per via del sistema di combattimento che non si presta bene a combattimenti uno contro uno. Non è un grosso difetto, data la natura del gioco, però è triste vedere come non si sia provato a cercare una formula alternativa e si sia preferito tagliarli quasi tutti lasciando solo i “boss finali” e poco altro.

In definitiva, la storia di One Piece Odyssey, per essere costruita interamente su un concetto rispondente al fanservice, funziona anche abbastanza bene, se si chiude un occhio su alcune piccole e inevitabili incongruenze legate ai regni della memoria. Il problema principale è che la narrazione delle saghe più famose del manga e dell’anime non reggono il confronto, se paragonate all’opera originale, e le vicende inedite legate a Waford e ai suoi personaggi non vanno oltre la qualità dei tipici episodi filler dell’anime.

Tramite questo luogo, chiamato il Posto Strambo potrete accedere ai diversi mondi creati dalla memoria dei protagonisti

Per quanto riguarda la trama, dunque, si nota chiaramente che il gioco non ha goduto di un budget all’altezza delle ambizioni del team di sviluppo, che avrebbe potuto creare qualcosa di più complesso e curato con qualche soldo in più, ma alla fine non ce la sentiamo di bocciare il loro operato, dato che l’avventura vissuta a fianco della ciurma di Rufy è piuttosto godibile, al netto dei difetti elencati. Specialmente perché finalmente tutti i membri dell’equipaggio sono protagonisti e il titolo riesce a rendere bene il senso di coesione dell’intera ciurma.

Combattimenti a turni molto particolari

Come avevamo già avuto modo di notare durante la nostra anteprima, il combat system di One Piece Odyssey prende a piene mani dai classici JRPG a turni proponendo però qualche variante interessante. Alla base di tutto c’è un sistema alla carta, sasso, forbici, che in questo caso consistono nelle tipologie di personaggi, divisi in Potenza, Velocità e Tecnica. Sarà infatti fondamentale riuscire a scegliere il giusto personaggio con cui attaccare il nemico; ad esempio, non importa che Rufy (personaggio Potenza) abbia il doppio del valore d’attacco di Nami (personaggio Velocità), perché contro un nemico di tipo Tecnica farà sempre meno danni di Nami e ne subirà molti di più.

Non sarà sempre possibile avere a disposizione i personaggi della tipologia giusta contro i nemici che si affrontano, anche perché spesso questi arriveranno in gruppi ben variegati: in questo caso ci saranno allora altre debolezze da sfruttare, come quelle elementali o quelle legate agli status, quali sonno, confusione o avvelenamento.

Ad ogni modo, uno dei punti di forza del combat system è la possibilità di scambiare un membro del party – composto da massimo quattro personaggi – in qualsiasi momento senza perdere il turno, così da far intervenire al momento giusto il combattente più adatto.

I combattimenti in One Piece sono di stampo classico a turni, ma con alcune trovate che li rendono molto interessanti e divertenti

A questo si aggiunge poi l’interessante sistema ad aree in cui si divide il campo di battaglia. Ad ogni combattimento, infatti, i nostri personaggi si troveranno in coppia o da soli ad affrontare il gruppo di nemici presente nella loro area; nessun personaggio potrà aiutare i compagni posizionati nelle altre aree finché non avrà sconfitto gli avversari nella propria, a meno di non utilizzare un attacco in grado di colpire aree differenti da quella in cui si trova.

In One Piece Odyssey gli attacchi, infatti, si dividono in contro uno o più avversari nella stessa area oppure in altre aree o, molto raramente, sono indirizzati contro tutti i nemici presenti, indipendentemente dalla loro posizione (come ad esempio l’abilità Thunderbolt Tempo di Nami). A volte, inoltre, con colpi molto potenti i nemici potranno essere lanciati in aree diverse dalla loro, o persino sbalzati verso altri nemici, infliggendo così ulteriori danni.

Una volta affrontati i primi combattimenti, il sistema diventerà particolarmente intuitivo e offrirà possibilità interessanti normalmente non presenti in altri RPG classici, permettendo di creare strategie basate sul posizionamento del proprio party e sulla combinazione di attacchi e mosse speciali più o meno efficaci in base alla tipologia di nemico.

Certi scontri hanno delle condizioni speciali che, se soddisfatte, vi doneranno dei generosi bonus di esperienza

A tutto questo aggiungete anche dei modificatori; approcciare un nemico alle spalle, per esempio, ci garantirà un’alta probabilità di colpi critici riusciti al primo turno – cosa che varrà però anche in caso contrario, se il nemico dovesse coglierci di sorpresa – e spesso in battaglia si verificheranno anche degli eventi a tempo (ad esempio la sconfitta di un nemico con un determinato personaggio o prima che qualcuno del nostro party vada KO): se le condizioni verranno soddisfatte, ci daranno un grande bonus ai punti esperienza guadagnati.

Abbiamo notato che lo sviluppo dei nostri personaggi è abbastanza guidato: infatti, in alcuni punti del gioco si guadagnano quantità enormi di punti esperienza con semplici scontri casuali, cosa che però accade sempre meno spesso andando avanti con i livelli. Un metodo intelligente che limita il farming selvaggio, così da evitare che i personaggi diventino troppo potenti sin dalle prime fasi.

Oltre ai personaggi umani, in One Piece Odyssey troverete molte creature diverse come avversari

In battaglia avremo in totale quattro comandi: Attacco, Oggetti, Abilità e Arti di Legame. I primi due si spiegano da soli, le Abilità invece saranno l’insieme delle mosse speciali di ogni personaggio, mentre le Arti di Legame sono delle mosse combinate tra tre o quattro personaggi molto potenti, ma basate su un’ulteriore barra che verrà caricherà compiendo diverse azioni, come sconfiggere i nemici, curare gli alleati o aiutarli con un personaggio situato in un’altra area.

Queste mosse sono molto spettacolari da vedere e sarà bene tenerle da parte per i boss più coriacei. Ogni personaggio avrà poi una speciale mossa legata alle Arti di Legame, che consumerà un solo punto della barra (su un massimo di dieci) consentendogli di spostarsi in un’altra area e attaccare anche quando è circondato dai nemici.

La potenza di un pirata

Il combat system di One Piece Odyssey è molto legato anche al crafting del gioco. Per questo ci saranno tre diversi sistemi relativi ad altrettanti personaggi: la cucina per Sanji, le Palline Ingannevoli per Usop e gli accessori per Nico Robin. Il comando oggetti in battaglia sarà fondamentale per curare e applicare buff e debuff ai propri personaggi e ai nemici, dato che l’unico membro della ciurma in grado di ripristinare salute e far passare gli status negativi è Chopper. La cucina di Sanji permetterà di creare piatti in grado di curare e dare dei potenziamenti al nostro party: questi piatti saranno molto più efficaci dei semplici oggetti acquistabili nei negozi.

Usop invece creerà delle speciali sfere da lanciare chiamate Palline Ingannevoli, che serviranno a infliggere dei malus ai nemici, tra cui status negativi come paralisi e stordimento, oltre che il calo di attacco e difesa.

Nico Robin, infine, potrà fondere gli accessori tra loro per crearne di più potenti. Ogni personaggio, infatti, ha una griglia su cui posizionare degli accessori di varie forme geometriche: ciascuno di questi accessori è dotato di un bonus di base alle varie statistiche; per avere un singolo accessorio con più bonus, fino a un massimo di quattro, bisognerà fonderne diversi. Inoltre, quando si fonderanno più accessori, potrà capitare in maniera casuale che Robin abbia la possibilità di raddoppiare il valore della statistica che si andrà a fondere. In questo modo sarà possibile creare dei personaggi davvero potenti e letali.

Non mancheranno delle boss battle contro alcuni dei nemici più iconici del manga nel gioco

One Piece Odyssey è un gioco piuttosto facile; sfruttando bene i sistemi sopra descritti, non abbiamo mai avuto problemi, neanche contro i boss più ostici della storia (ci siamo limitati a usare buff e debuff proprio contro questi ultimi).

Inoltre, se il nostro team da quattro personaggi viene sconfitto totalmente, entreranno in campo automaticamente quelli di riserva, dunque il game over sarà possibile soltanto una volta che saranno stati sconfitti tutti i personaggi a nostra disposizione (cosa che non ci è mai capitata). Fondendo bene gli accessori, si potranno anche diversificare con facilità i ruoli dei personaggi, creando dei tank con alta difesa e punti vita, oppure delle macchine da distruzione improntate sull’attacco. Per i neofiti fortunatamente c’è anche un’opzione che assegna automaticamente gli accessori in base alle direttive selezionate, come ad esempio attacco, difesa e così via.

I personaggi sono un piacere da usare, specialmente per il largo campionario di mosse tratte dal manga originale, tra Gear Second e Third, il Diable Jambe di Sanji, persino il Monster Point di Chopper e via così. Gli sviluppatori sono stati bravi anche nel rendere i personaggi molto diversi tra loro nell’approccio in battaglia: Zoro ad esempio è in grado di applicare sanguinamento con i suoi attacchi di spada, mentre Sanji può stordire e bruciare gli avversari, Nami è in grado di colpire tutti i nemici nell’arena e Usopp predilige invece gli attacchi dalla distanza e basati sugli status.

L’unica cosa da tenere sempre a mente saranno i TP, ossia i Punti Tensione, che si consumano con ogni abilità: ricaricabili in parte soltanto quando si inizia un nuovo combattimento, con gli attacchi normali o con gli oggetti, ma non quando si riposa.

Le mosse più potenti di ogni personaggio sono rese molto bene nel titolo

Gli sviluppatori hanno poi aggiunto un elemento furbo, sapendo che andando avanti nel gioco gli scontri sarebbero potuti venire a noia ai giocatori, a furia di vedere sempre gli stessi filmati delle mosse speciali: con la semplice pressione di un tasto sarà possibile mandare avanti velocemente tutto lo scontro così da accelerarne i tempi.

Dal punto di vista del gameplay, One Piece Odyssey funziona molto bene, specialmente nel combattimento. Gli scontri offrono parecchie opzioni strategiche, sia dal punto di vista delle build dei personaggi che sul campo di battaglia. Peccato solo per la semplicità e la mancanza di un selettore di difficoltà, il che rende il livello di sfida in generale piuttosto basso, specialmente per chi è navigato nel genere.

Esistono fortunatamente degli scontri extra più complessi, da provare verso la fine dell’avventura principale per chi vorrà mettere alla prova il proprio team e migliorarlo ulteriormente.

La ciurma in esplorazione

La struttura dei vari mondi che andremo a visitare in One Piece Odyssey (se interessati, potete trovare il gioco su Amazon) è proprio quella di un RPG vecchia scuola. Avremo sostanzialmente un’alternanza tra dungeon da esplorare e città dove riposarsi e dialogare con i PNG, comprando magari un po’ di oggetti. Il level design dei dungeon non è affatto male, ognuno tenta di differenziarsi dagli altri con qualche elemento unico – solitamente dei puzzle ambientali sempre diversi e anche interessanti da fare. Niente di troppo complesso o elaborato, ma la varietà, seppur non originalissima, è da premiare, dato che difficilmente ci si annoia durante le esplorazioni.

A rendere l’esplorazione delle aree meno monotona ci pensano anche le abilità speciali dei personaggi. Molti di questi sono in grado di eseguire azioni uniche nel mondo di gioco: Rufy, ad esempio, potrà agganciarsi, grazie al suo potere del Frutto Gom Gom, a vari appigli naturali per attraversare burroni o aree costruite in verticale; inoltre, sfruttando sempre la sua capacità di allungarsi, potrà recuperare oggetti normalmente irraggiungibili.

Zoro potrà invece tagliare porte e casse di metallo, Chopper sarà in grado di passare nei cunicoli più stretti, mentre in giro per la mappa Sanji troverà ingredienti unici e Nami del denaro. Insomma, all’interno della ciurma nessuno risulterà inutile e senza un ruolo anche durante l’esplorazione.

Le ambientazioni di One Piece Odyssey sanno essere molto suggestive

Ovviamente, come in ogni RPG che si rispetti, in One Piece Odyssey non mancheranno le missioni secondarie, divise in tre categorie: le classiche side-quest, le taglie e le missioni per sbloccare le Arti di Legame. Le prime non sono nulla di che, le classiche quest secondarie, molto banali e senza grande creatività: a volte dovremo sconfiggere un certo numero di nemici, altre dovremo andare dal punto A al punto B per recuperare un oggetto e così via. In queste quest non troverete insomma guizzi di design unico o spunti narrativi degni di nota.

Le taglie sono leggermente più interessanti. Nella struttura sono molto semplici: si va dal ricercato (comodamente segnato sulla mappa) e lo si affronta per riscuotere la taglia corrispondente. Ognuna di queste battaglie è però dialogata e, a volte, c’è anche qualche riferimento interessante o ironico ai personaggi e alla storia del manga.

Infine, le quest per le Arti di Legame sono delle missioni secondarie che si svolgono in un mondo della memoria parallelo chiamato Isteria e che coinvolgono solo i personaggi che andranno a imparare quell’Arte di Legame per poi usarla in combattimento. Anche in questo caso non ci saranno storie memorabili, ma le quest si lasciano giocare, essendo piuttosto brevi.

Water 7 è un piacere da visitare all'interno del titolo

Abbiamo apprezzato il fatto che solitamente i contenuti secondari spuntino fuori soltanto dopo la conclusione di una delle saghe tratte dal manga, così da non spezzare il ritmo della storia principale. Questi contenuti sono molti, ma non esagerati. Abbiamo impiegato quasi 50 ore per completare il gioco facendo un buon 80% di questi contenuti e, probabilmente, per finire il gioco al 100% si supererà questa durata. La storia principale invece dovrebbe essere completabile in circa 35, massimo 40 ore.

Abbiamo inoltre apprezzato che in One Piece Odyssey il backtracking sia ridotto di molto, grazie a diversi sistemi di viaggio rapido ben posizionati. Ci saranno comunque volte in cui sarà necessario viaggiare a vuoto senza potersi teletrasportare, specie nelle missioni secondarie, che durante il loro svolgimento non indicano mai gli obiettivi successivi a quello iniziale, e costringeranno ad affidarsi agli indizi dati dai PNG muovendosi un po’ casualmente nelle mappe.

Su PlayStation 5 è possibile scegliere anche tra modalità performance e qualità

A livello grafico One Piece Odyssey non fa gridare al miracolo, ma è ben fatto. Le ambientazioni sono belle da vedersi e alcuni paesaggi risultano anche molto suggestivi. Le animazioni dei personaggi sono convincenti, soprattutto in combattimento, quando questi fanno sfoggio delle loro mosse iconiche. Abbiamo notato solo una certa ripetizione dei modelli dei PNG e dei nemici, magari solo con una nuova palette di colori, ma questo è un classico di tale genere.

Non abbiamo invece notato quasi nessun problema a livello di bug o di rallentamenti: l’unico bug trovato è stato in un paio di combattimenti contro lo stesso nemico, dove i nostri personaggi si rifiutavano di attaccare; fortunatamente per risolverlo è bastato riavviare il gioco.

Su PlayStation 5, dove abbiamo provato One Piece Odyssey, è presente anche la possibilità di scegliere tra una modalità qualità e una performance: come di consueto, la prima predilige un maggiore dettaglio grafico con 2160p al prezzo di 30 fps fissi, mentre la seconda mantiene tutto sempre a 60 fps sacrificando un po’ di dettagli, girando solo a 1080p.

In questo caso, non essendo il gioco un action con fasi d’azione molto veloci, lo si potrà giocare tranquillamente anche a 30 fps, senza contare che le differenze rispetto alla modalità prestazioni non sono enormi. Infine, i testi del gioco sono completamente in italiano, mentre il doppiaggio è solamente in giapponese.

Versione recensita: PS5

7,8

One Piece: Odyssey

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
One Piece Odyssey è sicuramente il miglior gioco dedicato all’opera di Eiichiro Oda realizzato negli ultimi anni, anche se bisogna ammettere che l’asticella non era molto alta. Il titolo è un buon RPG classico, non esente però da alcuni difetti. Abbiamo molto apprezzato il combat system, che tenta di variare in maniera interessante la classica formula a turni, e l’esplorazione, che cerca di risultare meno monotona grazie all’utilizzo attivo di tutti i membri della ciurma. Quella del gioco resta però una struttura molto classica per il genere, che non offre nulla di particolarmente innovativo. Il punto meno riuscito del titolo è purtroppo proprio la storia, che cade sul rifacimento delle saghe tratte dal manga e dall’anime, riproponendo delle versioni rinnovate che non riescono a reggere il confronto con quelle originali. Ad ogni modo, Odyssey è più che godibile per i fan di One Piece e speriamo che il titolo si dimostri una buona base per il futuro dei giochi tratti dal famoso manga.

Pro

  • Combat system a turni molto vario e interessante
  • Buoni dungeon per quanto classici, ma l'utilizzo delle diverse abilità dei personaggi rende l'esplorazione piuttosto varia
  • A livello artistico non delude, con alcune ambientazioni molto belle da vedere

Contro

  • Storia non molto riuscita, anche quando prende dal manga originale
  • Missioni secondarie poco ispirate
  • Un po' troppo facile e senza la possibilità di selezionare la difficoltà
7,8