Sì, alcune persone vedono davvero più FPS di altri

Una ricerca di un istituto irlandese svela che non tutti i giocatori vedono la stessa fluidità a schermo, con più FPS "visibili" di altri.

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a cura di Valentino Cinefra

Staff Writer

Se frequentate le community dei videogiocatori, le pagine di meme o qualsiasi altro posto dove si radunano gli appassionati di videogiochi, probabilmente almeno una volta avrete sentito la battuta sul fatto che l'occhio umano non vede oltre un certo numero di FPS, per giustificare l'andamento tecnico claudicante di un videogioco.

Beh, secondo uno studio condotto da un ente irlandese è davvero così per alcuni (tramite Kotaku).

Il Trinity College di Dublino ha recentemente pubblicato un articolo sulla rivista Plos One, in cui sono stati pubblicati i risultati dello studio della "risoluzione temporale", ovvero una caratteristica umana che misura la nostra capacità di discernere tra diversi segnali visivi e influenza la nostra velocità di reazione ai cambiamenti nel nostro ambiente.

Banalmente, il modo in cui reagiamo ad uno stimolo e i nostri riflessi, che è la cosa che rende alcuni videogiocatori più reattivi di altri, ad esempio.

Lo studio riporta che, alcune persone, quando si sono trovate davanti a una luce che lampeggiava circa 35 volte al secondo, la vedevano costantemente accesa, ovvero non potevano percepire i lampi di luce. Altri, invece, hanno dimostrato di poter vedere la luce lampeggiare, anche quando la frequenza dei lampi veniva impostata su un valore superiore a 60 volte al secondo.

La ricerca, condotta su 80 uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 35 anni, suggerisce che gli occhi di alcune persone possono vedere segnali visivi a 30 immagini al secondo (ips) o 60 ips. Nel mondo dei videogiochi, riporta il Trinity College, questo ha un impatto notevole perché permette ad alcuni giocatori di avere alcuni istanti in più per reagire, avendo più informazioni visive per intervallo di tempo rispetto ad altri.

Nello sport, in generale, questo potrebbe essere un elemento distintivo, come riporta lo studioso Clinton Haarleem, che ha condotto la ricerca:

«Crediamo che le differenze individuali nella velocità di percezione potrebbero diventare evidenti in situazioni ad alta velocità in cui potrebbe essere necessario localizzare o seguire oggetti in rapido movimento, come negli sport con la palla, o in situazioni in cui le scene visive cambiano rapidamente, come nei giochi competitivi. [...] Potrebbero avere un vantaggio rispetto agli altri prima ancora di aver preso in mano una racchetta e colpire una pallina da tennis, o di aver afferrato un controller e di tuffarsi in qualche mondo fantastico online.»

Insomma, se giocando ad un picchiaduro come Tekken 8 (lo trovate su Amazon) vi ritrovate a non saper reagire agli attacchi avversari, forse potreste avere una nuova scusa da tirare fuori.

Ma questo rende oltremodo strani i dibattiti sui frame rate nei videogiochi per altro, come accaduto con il recente Dragon's Dogma 2 e con le prospettive di GTA 6.