L'Italia dei videogiochi cresce, ma servono ancora quattro cose

Ecco la fotografia emersa dal quinto censimento di IIDEA

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a cura di Paolo Sirio

Il quinto censimento degli sviluppatori condotto da IIDEA, l'associazione di settore in Italia, rivela dati in crescita ma anche come manchino all'appello ancora quattro ingredienti per raggiungere il successo desiderato.

L'ultima classifica fornita dall'ente ha mostrato un grande risultato per Resident Evil Village in Italia, in particolar modo su PS5, segno di un'adozione ormai piuttosto forte per la console next-gen.

Nella chart, il survival horror di Capcom si è messo alle spalle New Pokémon Snap e se stesso, visto che ha ottenuto il primo posto con PlayStation 5 e il secondo con PS4.

E, di recente, è arrivato per il business nostrano anche un importante riconoscimento da parte del governo, che fornirà un sostegno concreto alle aziende che operano nel campo dei videogiochi.

Oggi, IIDEA ha condiviso un censimento delle compagnie che operano nello sviluppo di videogiochi in Italia, estendendo l'analisi non solo alla quantità ma pure alla qualità grazie ad una partnership con IDG Consulting.

Il censimento è stato condotto attraverso un questionario online disponibile dal 24 febbraio all'1 aprile 2021 su 15 macroaree d'indagine.

Sono state registrate 160 risposte valide, in aumento del 26% rispetto al 2018: il 73% dei rispondenti è costituito da imprese collettive, il 18% da liberi professionisti e il 9% da altre forme organizzative.

Questi alcuni dei dati evidenziati dalle rilevazioni:

  • L’ecosistema produttivo locale cresce e si evolve: il 73% degli studi di sviluppo che opera sul mercato da oltre 4 anni e cresce il numero di imprese con oltre 500 mila euro di fatturato annuo e con oltre 20 dipendenti. Un terzo delle imprese rientra oggi nella definizione di PMI (+10 dipendenti) e un quinto ha più di 20 dipendenti. Nel censimento del 2018 il 17% erano imprese con +10 dipendenti e il restante 83% erano microimprese.
  • Il settore crea nuove opportunità di lavoro e professionalità: i professionisti impiegati nella produzione di videogiochi in Italia sono oltre 1600, rispetto ai 1100 del 2018. Negli ultimi 2 anni il 35% delle imprese hanno assunto nuovo personale, il 59% pianifica di farlo nei prossimi due anni. Il 79% degli addetti ha un'età inferiore ai 36 anni
  • L’industria nazionale è votata al mercato internazionale: gli studi di sviluppo italiani che operano nel mercato B2C generano il 94% del loro fatturato sul mercato internazionale. Il mercato principale di distribuzione è l'Europa (60%), seguito dal Nord America (25%). L'Italia rappresenta solo il 6% del giro d'affari degli operatori locali.
  • Cresce il supporto finanziario di publisher e il ricorso a finanziamenti pubblici e bancari: la grande maggioranza delle imprese fa ancora ricorso al capitale proprio per finanziare la propria attività (93% vs 88% del 2018). In aumento rispetto alla precedente rilevazione il supporto finanziario dei publisher (28% vs. 21% del 2018), e il ricorso ai finanziamenti pubblici (24% vs 6% del 2018) e agli istituti bancari (18% vs. 6% del 2018).
  • L’industria si adatta alle nuove condizioni imposte dalla pandemia Covid-19: per la maggior parte delle imprese il lavoro da remoto non ha avuto effetto o ha avuto un effetto positivo sul business e quasi il 70% delle stesse continuerà ad utilizzare questa modalità di lavoro nel futuro.

Nonostante questa crescita su tutti i livelli, però, ci sono almeno quattro aspetti su cui l'industria dei videogiochi italiana dovrà migliorare per arrivare agli standard di un già menzionato Resident Evil Village.

Ad elencarle è Luisa Bixio, Vice Presidente di IIDEA in rappresentanza dei soci developer. Questa la sua disamina, pubblicata sul sito ufficiale di IIDEA:

«Per sostenere la crescita del settore in Italia e rafforzare la sua competitività internazionale, è importante che vengano disegnate e messe in atto delle politiche di sostegno a 360 gradi in direzioni diverse e complementari come:
  • supportare lo sviluppo di nuove proprietà intellettuali
  • rendere l’Italia più attrattiva per gli investitori e per i talenti nazionali e internazionali
  • investire nell’internazionalizzazione del settore
  • consolidare e rafforzare il know-how delle imprese italiane».

In tempi recenti non sono certo mancate le iniziative a supporto della scena dello sviluppo di videogiochi, in primis il First Playable Fund.

Questa mossa, arrivata dai partner governativi su spinta di IIDEA, ha dato un impulso se non altro a livello mediatico, sebbene quando abbiamo sentito gli sviluppatori siano state comunque sollevate delle criticità.

A luglio tornerà Italian Video Game Awards che premierà le migliori produzioni nostrane e magari inizieremo a vedere i frutti di un simile impulso.

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