News 3 min

NERF Laser Ops Pro | Cronache di una sfida a suon di laser

I blaster di NERF sono da tempo all’apice dell’interesse dei ragazzi, ma anche dei più grandi che vogliono ogni tanto tornare bambini. Colpirsi a suon di dardi in gomma piuma a casa, senza il rischio di rompere suppellettili è sicuramente un ottimo modo per scaricare la tensione durante i weekend e divertirsi in compagnia.

Tra una partita a NERF e l’altra però, è normale che salga l’aria di sfida e per ciò i ragazzi di Hasbro hanno pensato che fosse giunto il momento di elevare la propria gamma di blaster su un piano ben più competitivo.

Dai colpi in gomma piuma si è passati ai laser, e a un meccanismo a punti che imita quelli del classico laser game, attraverso il supporto di una APP dedicata. NERF Laser Pro è quindi la gamma di prodotti “next-gen” pensati per trasformare una semplice contesa di colpi in un vero e proprio deathmatch con punti e tanto altro.

E cosa meglio di un torneo a squadre fra redazioni videoludiche per mettere alla prova la bontà di questi prodotti?

Nella cornice familiare del Video Games Party a Milano, ci siamo sfidati colpo dopo colpo in partite 3vs3 nel magazzino appositamente studiato per l’occasione. Macchina del fumo, zombie e postazioni di copertura, sono riusciti a trasformare l’immaginazione in realtà, quasi fossimo all’interno del videogioco.

NERF LASER OPS PRO

Prima di iniziare una partita multigiocatore ci è stato richiesto di sincronizzare i dispositivi con i propri blaster, che possono essere o il deltaburst o l’alphapoint. Il primo è un blaster d’assalto con raffiche da tre colpi e 18 colpi di caricatore, con ricarica sull’impugnatura anteriore, mentre il secondo è un blaster semplice a singolo colpo, con ricarica al decimo colpo. Non mancano luci e indicatori, sul deltaburst addirittura realizzati grazie a un chiaro ed efficace schermetto LCD.

Si è dovuto dare un nome al proprio blaster, così da avere una distinzione chiara dei partecipanti e delle squadre, il nome si può scegliere abbinando due parole da una selezione. L’impostazione casuale nel nostro caso ci ha portato a un dubbio Moon Panther, ma che ha saputo darci soddisfazioni sul campo con grandi risultati.

Da lì poi si è dovuta creare la partita trasformando in host un giocatore, e poi connettendo gli altri al server virtuale creato. Questione di pochi secondi, seppur ogni tanto per affollamento della rete con qualche problema di connessione. Da lì si dà il via alla partita nella modalità che si preferisce, attivando o meno i perks a disposizione. Ce ne sono ben 5 se la memoria non ci inganna, ma per mantenere il bilanciamento il più “giusto” possibile, abbiamo deciso di non farne uso.

L’obiettivo? Colpire gli avversari, o meglio il punto rosso al di sopra della bocca da laser del blaster avversario. Si guadagnano punti sia dai colpi inflitti sia sconfiggendo il singolo avversario, se ne perdono ovviamente qualora fossimo noi i bersagli di questi colpi.

E si può tenere tutto sotto controllo dallo smartphone, che una fascia in gomma molto poco scivolosa comunemente definita “ragnetto” tiene fisso sul braccio.

Al netto di una performance di squadra che non ha convinto, forse per una mira poco precisa, frutto di incursioni fin troppo movimentate e accese dovute a un’immedesimazione quasi eccessiva in possibili reparti speciali, il divertimento è stato sicuramente tantissimo e la fatica, pure.

5 minuti di round per 3, a partita, sono stati davvero intensi, ma ci hanno portato indietro di qualche anno, almeno per un pomeriggio.

E’ poi possibile giocare in una modalità a singolo giocatore in realtà aumentata dal proprio telefono, sempre sfruttando il blaster come punto di riferimento.

Dai NERF con i colpi in gomma piuma al laser con applicazione per il multiplayer di strada ne è stata fatta, ma il divertimento è rimasto intatto. L’esperienza di un laser-game casalingo ci ha soddisfatto, e pensiamo possa far divertire tanti e tanti ragazzi, in un misto tra gioco e videogioco, che ad oggi fa bene a tutti.