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Moving Out, quando traslocare è divertente (anche da soli!) – Recensione

Traslocare tutti insieme è incredibilmente divertente

Certo è strano recensire un party game, squisitamente votato alla co-op locale, in cui lo scopo del gioco è traslocare, quando tutti siamo costretti a casa per arginare la diffusione del Coronavirus. Ma, volendo, sono proprio prodotti come Moving Out a rendere magari più felici questi momenti, soprattutto per chi è a casa con parenti/coinquilini/compagni del caso.

Moving Out

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
party-game
Data di uscita:
28 Aprile 2020
Sviluppatore:
SMG Studio
Distributore:

Il titolo edito da Team 17 è un party game che eredita fortemente le meccaniche dei due Overcooked (pur sviluppato da un team diverso), ma invece di preparare piatti più o meno strampalati in altrettanto strampalate cucine di ogni tipo, in Moving Out si vestono i panni di impiegati di una ditta di traslochi.

Seppure il concept ludico non sia chiaramente originalissimo, il titolo fa due cose molto bene che non facevano gli Overcooked: è fruibile da chiunque (che sia un genitore poco a suo agio con i videogiochi, giocatori giovanissimi, oppure qualcuno affetto da disabilità, magari) grazie ad una serie di impostazioni di accessibilità che rendono il gioco più semplice e, contestualmente, trasformano Moving Out in un party game incredibilmente giocabile e divertente anche in singolo.

moving out recensione

La ditta di traslochi più pazza del mondo

L’idea, dicevamo, è molto semplice: una ditta di traslochi va in giro per le case a eseguire gli ordini dei clienti. Ovviamente, trattandosi di un party game, all’inizio le case saranno semplici appartamenti, per poi diventare magioni stregate piene di fantasmi, fattorie, con lavori che citano apertamente Frogger con tanto di fiume da attraversare, e così via.

Ovviamente i traslocatori dovranno collaborare per riuscire a portare gli oggetti contrassegnati all’interno degli edifici nel camion, con tanto di timer per i punteggi (il livello si può completare comunque anche sforando la medaglia di bronzo) ed obiettivi secondari per ottenere medaglie che servono a scoprire collezionabili o livelli bonus.

moving out recensione

Una struttura collaudata, quindi, ripresa in pieno da Overcooked come dicevamo, ma con alcune differenze. Intanto il gioco alla base è molto più semplice. Il citato titolo di Team 17 richiedeva già dai primi livelli di imparare molte cose: come tagliare il pesce, le modalità di consegna, come funziona la cottura, e così via. Non parliamo di fisica quantistica ma, tendenzialmente, se Overcooked è rivolto a giocatori, Moving Out si può giocare praticamente con chiunque.

I comandi sono pochi: si possono afferrare oggetti o lanciarli (se sono abbastanza piccoli). Quest’idea di base si espande notevolmente quando bisogna avere a che fare con oggetti troppo grandi per essere trasportati da soli, che richiedono tempo perché bisogna tirare con forza per staccare la presa elettrica dal muro di un televisore ad esempio, ed ovviamente avere a che fare con l’ambiente circostante ed i suoi pericoli. Gli oggetti si possono lanciare, dicevamo, ed anche un letto con la giusta coordinazione si può tirare fuori da una finestra del secondo piano per poi riprenderlo e trasportarlo sul camion. Laddove Overcooked richiedeva più coordinazione ed una capacità di dividersi i compiti centellinandoli, Moving Out basa il gameplay sull’ottimizzazione dei tempi e delle cose da fare.

moving out recensione

Chi va a prendere cosa per prima e che giro fa – considerando che gli oggetti grandi conviene piazzarli prima nel camion facilitando così l’inserimento degli altri – facendo attenzione ad animali domestici che girano per casa, fantasmi che vi inseguono, macchie d’olio e galline che non vogliono saperne di stare ferme sul camion ad aspettare che abbiate finito. Ad ogni livello Moving Out complica le cose in maniera graduale, arrivando ovviamente a mettere a dura prova il colpo d’occhio e la capacità di pensare rapidamente. Le situazioni che vi ritroverete davanti saranno le più disparate, ed una volta presa confidenza con i livelli c’è sempre quel margine di miglioramento che vi porterà a sfruttare scale, finestre e porte sul retro in maniera diversa e sempre migliore, così da ottenere il punteggio più alto possibile e quindi i collezionabili.

Ci sono anche i cosiddetti Livelli Arcade, dove si entra in un mondo virtuale fatto di trappole e percorsi in puro stile platform da affrontare dall’inizio alla fine trasportando uno o più oggetti. Questi, a differenza degli stage classici, vi metteranno fin da subito duramente alla prova.

moving out recensione

Un party game proprio per tutti

Oltre ad essere molto semplice nelle basi, ma tutt’altro che privo di gameplay e profondità, Moving Out è alla portata di chiunque grazie ad una serie di intelligenti opzioni di accessibilità. Oltre alla possibilità di ingrandire anche di molto l’interfaccia a schermo, ci sono una serie di soluzioni che rendono la vita molto più facile a giocatori inesperti, magari del tutto novizi, o che hanno problemi di qualche tipo e possono comunque divertirsi.

Si possono estendere i tempi per ottenere le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo; far sì che gli oggetti scompaiano una volta consegnati sul camion così da non doversi preoccupare di incastrarli a dovere; ridurre la difficoltà in generale; permettere di saltare un livello e andare avanti anche in caso di fallimento; rendere più leggeri gli oggetti trasportabili solo da due giocatori almeno.

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Oltre ad ammorbidire l’esperienza di gioco per le categorie di giocatori succitati, attivando alcune di queste opzioni (che sono selezionabili singolarmente) si riesce a giocare a Moving Out in solitaria in maniera del tutto plausibile. In questo modo il titolo diventa un puzzle game per singolo giocatore, perfettamente bilanciato e non una versione “zoppa” di un party game classico. Per i più arditi, invece, si può giocare l’esperienza liscia anche in single player, sebbene alcuni stage possano risultare ovviamente frustranti e poco bilanciati – per cui consigliamo l’attivazione dell’alleggerimento degli oggetti pesanti.

Una soluzione ludica non da poco, che rende Moving Out più funzionale e pratico degli altri classici party game. Anche perché, e questa è una mancanza non da poco soprattutto in questo periodo, non ci sono opzioni per il multiplayer online di alcun tipo. Per quanto riguarda la versione PC tramite Steam il problema è parzialmente arginabile grazie al supporto per Remote Play Together, mentre per quanto riguarda PS4 ad esempio (la versione da noi provata) non c’è alcuna possibilità se non giocare con qualcuno al proprio fianco.

+ Accessibilità massima per chiunque, anche in solitaria
+ Tanti livelli, sfide ed obiettivi secondari
+ Coloratissimo e splendidamente animato
– Manca il multiplayer online
– Ovviamente non originalissimo come concept

8.1

Moving Out riprende molto delle dinamiche di Overcooked ma concentra la sua formula su un altro lavoro di fatica: niente cucine da incubo, ma traslochi improbabili. Il lavoro di SMG Studio e Devm Games prodotto da Team 17 è un party game divertentissimo, semplice da approcciare ed appagante da approfondire, con una grande attenzione per l’accessibilità e, soprattutto, una serie di soluzioni per adattare perfettamente l’esperienza di gioco anche per un singolo giocatore. Un party game ottimo, quindi, con l’unica pecca di non avere nessun tipo di funzionalità per il multiplayer online.