Miyazaki sulla resurrezione in Sekiro: Shadows Die Twice: i ninja sono vulnerabili

A cura di Stefania Tahva Sperandio - 16 Luglio 2018 - 0:00

Intervistato da PlayStation Blog Ufficiale, Hidetaka Miyazaki ha parlato dell’immancabile tema della morte per il suo Sekiro: Shadows Die Twice, prossima opera in arrivo nel corso del 2019.Se, infatti, i giocatori di Dark Souls e Bloodborne si sono abituati a morire in continuazione, in Sekiro il gioco punirà ancora severamente gli errori dell’utente, ma con una variante: c’è la possibilità di risorgere. E Miyazaki spiega perché.«La mia idea di un ninja che combatte, rispetto, per esempio, a un cavaliere, è che i ninja non possono subire troppi danni. Corrono immensi rischi, perché sono molto vulnerabili mentre combattono. È l’idea di combattere al limite, in una situazione rischiosa in cui un minuscolo errore decreterebbe la tua fine. Con un cavaliere, ci sono più possibilità, c’è l’armatura e tutto questo genere di cose. E dall’idea di questo tipo di combattimento è venuta anche l’idea della resurrezione» ha spiegato l’autore. «Con questa tipologia di scontri, così rischiosi, in cui basta un minimo errore per morire, se il giocatore dovesse tornare indietro ogni volta che muore e tornare al punto di prima, il ritmo del gioco non ne beneficerebbe. L’idea della resurrezione serve quindi ad aiutare la fluidità del gioco. Sì, si combatte, ma non c’è bisogno di ricominciare tutto da capo ogni volta che si muore, e questo aiuta a bilanciare il tutto e fa accettare meglio il gameplay più rischioso, sul filo del rasoio.»Non si tratta, però, solo di una questione legata alle meccaniche del gioco: «inoltre, è anche legata alla storia del gioco. C’è un mistero che circonda il personaggio principale e il giovane nobile. La resurrezione ha qualcosa a che fare con entrambi.Uno dei concetti generali del gioco è che si possono effettuare uccisioni ingegnose: un ninja è così pieno di risorse che potrebbe ricorrere perfino alla sua stessa morte per ottenere un vantaggio. È questa l’idea che abbiamo avuto.Quindi, per rispondere alla tua domanda, ci sono tre modi in cui la morte influenza Sekiro: nel gameplay, per mantenere serrato il ritmo di gioco e poter godere di una situazione rischiosa, nella possibilità di usarla in maniera creativa, e infine nel fatto che la storia si basa sul concetto della resurrezione. C’è una cosa che vorrei non fosse assolutamente fraintesa: il sistema di resurrezione non è stato introdotto per rendere il gioco più facile. Anzi, semmai potrebbe renderlo ancora più difficile, perché ci permette di spingere i combattimenti a un limite estremo di rischio, in cui il giocatore può morire in ogni istante.»Miyazaki, però, non ha voluto sbilanciarsi più di così sulla resurrezione: «il sistema di gioco non è ancora completo al 100%, quindi non vogliamo dire cose che poi potrebbero cambiare. Quello che possiamo dire è che servirà a mantenere alto il ritmo del gioco, e che la difficoltà del gioco sarà tarata su questa meccanica. Solo perché c’è la resurrezione, non significa che il giocatore non debba temere la morteVi ricordiamo che Sekiro è atteso per il prossimo anno su PC, PS4 e Xbox One. Si tratta di uno dei giochi che attendete di più?Fonte: PlayStation Blog






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