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I migliori Zelda in attesa di Breath of the Wild 2 | La classifica

La nostra top ten per celebrare i 35 anni della saga con i migliori The Legend of Zelda, che Nintendo sta celebrando in questo 2021.

Il 21 febbraio 1986 usciva The Legend of Zelda su NES. Ormai trentacinque anni dopo, la saga di Nintendo continua ad incantare i videogiocatori di tutto il mondo e, mentre aspettiamo con trepidante attesa Breath of the Wild 2 (o in qualunque modo si chiamerà), è tempo di stilare la classifica dei migliori titoli della saga di Zelda.

Un compito difficile, anche tremendo, se vogliamo. Quello di The Legend of Zelda è infatti un franchise che ha rappresentato, nella maggior parte dei casi, lo standard qualitativamente più alto della console Nintendo di quella generazione. Anche l’episodio meno riuscito è comunque un videogioco che oscilla tra il buono e l’ottimo, e per questo già pensarne ad uno peggiore di un altro risulta difficile.

Ma sono tanti i videogiochi usciti dal 1986 ad oggi, e allora proveremo a fare una vera e propria Top 10. Stringente, severa, per decretare quelli che secondo noi sono i dieci migliori videogiochi della saga di The Legend of Zelda.

Una classifica composta al 50% da considerazioni personali, e al 50% da valutazioni oggettive fatte nell’ambito del prodotto stesso in relazione al suo periodo storico e cosa rappresenta oggi. Ben consci che ci sarà da discutere per una classifica così stretta per una saga del genere, fateci sapere cosa ne pensate nei commenti!

Eiji Aonuma e le sue creature.

I migliori Zelda

10) The Legend of Zelda: A Link Between Worlds – 3DS, 2013

Il filone degli Zelda per le console portatili di Nintendo è stato, da sempre, contraddistinto per l’innovazione. Per una legge non scritta la Casa di Kyoto consentiva agli sviluppatori di sperimentare in piena libertà, e per questo A Link Between Worlds rappresenta il culmine di questo processo tra tradizione e innovazione.

Un’avventura che introduceva per la prima volta una sequenza non lineare di dungeon da risolvere, andando a rompere quello che era il dogma zeldiano classico della progressione dell’avventura fino a quel momento. Oltre all’idea portante del gameplay con Link che può fondersi con l’ambiente per diventare un dipinto, generando enigmi e sezioni di gameplay in 2D ma in un mondo 3D. Uno dei migliori titoli per 3DS, e probabilmente il miglior Zelda per le portatili di Nintendo.

The Legend of Zelda: A Link Between Worlds

9) The Legend of Zelda: Link’s Awakening – GB, 1993

Se A Link Between Worlds si è saputo guadagnare una sua identità rinnovando il canone, la grandezza di Link’s Awakening fu quella di comprimere, per la prima volta, un’avventura classica di Zelda nella progressione, nello sviluppo e nell’anima, in una piccola cartuccia del Game Boy.

E non solo, perché fu capace di introdurre delle dinamiche di gameplay che poi sarebbero state adottate anche dagli episodi in 3D come, tra tutte, la capacità di volare afferrando le Coccò, le quest basate sugli scambi, il tema degli strumenti musicali, la pesca e tanto altro.

Ancora oggi è considerato uno dei migliori capitoli della saga in generale, senza distinzione tra console fisse e portatili, talmente tanto che Nintendo ha deciso nel 2019 di produrre un remake totale del titolo su Nintendo Switch.


8) The Legend of Zelda: Twilight Princess – GC/Wii, 2006

A questo punto della storia, il gameplay di The Legend of Zelda cominciava ad aver bisogno di una rinfrescata, e Twilight Princess ne fu la dimostrazione palese. La formula di gioco era identica a quanto proposto da Ocarina of Time in poi, fino a quel momento, e la necessità di dover ripetere alcuni dungeon (o parte di essi) nella forma di Link Lupo non aiutò affatto.

Ma, nonostante questo, Twilight Princess ha un carisma unico come ogni episodio della saga. Per la prima volta propose una versione di Zelda più adulta, una principessa disillusa di un regno sconfitto, che da protagonista diventava comprimaria in favore della splendida Midna (la principessa del crepuscolo in questione), tra i migliori personaggi mai apparsi nella saga. Questo episodio, in generale, rielabora i tropi della saga in una chiave più crepuscolare e ancora oggi unica. E quando fa il Twilight Princess discostandosi dal passato offre comunque momenti unici, come la prima trasformazione in Link Lupo e l’iconico duello del ponte.


7) The Legend of Zelda: Skyward Sword – Wii, 2011

Skyward Sword è recentemente tornato al centro delle cronache per l’annuncio della sua rimasterizzazione, durante l’ultimo Nintendo Direct. Anche all’epoca fece molto discutere, perché rappresentò una certa presa di coscienza da parte di Nintendo stessa e dei fan di Zelda. Se dal punto di vista del gameplay la saga era arrivata al punto di non poter esprimere più troppo altro, l’imposizione in corso di sviluppo dei sensori di movimento Wii Motion Plus portò ad un sistema di gioco che non sempre era all’altezza della situazione.

In tutto questo, Wii aveva già dato tutto quello che poteva in termini di hardware e Skyward Sword lo dimostrava abbondantemente. Un peccato perché, altrimenti, questo è un episodio della saga che ha moltissimo da dire. In primis ha un world building eccezionale da Oltrenuvola compresa in poi, rappresenta il prequel di tutta la saga e racconta la creazione della Spada Suprema, ed in termini di gameplay è l’episodio che più di tutto ha donato idee a Breath of the Wild. Da scoprire e riscoprire con la versione rimasterizzata per Switch, senza dubbio.

Per molti non tra i migliori Zelda, ma Skyward Sword potrà dire la sua presto su Nintendo Switch.

6) The Legend of Zelda: A Link to the Past – SNES, 1992

A Link to the Past ha consacrato The Legend of Zelda come franchise, successo commerciale e videogioco in grado di entrare nella storia. Arrivava dopo il dimenticabile Zelda II: The Adventure of Link, riprendeva la visuale dall’alto, e conteneva al suo interno tutto lo sforzo di Nintendo che, da quel momento in poi, avrebbe accelerato in termini di game design e di produzione sul franchise. Fu questo il capitolo che mise le basi per tutti gli Zelda futuri: gli oggetti, la barra della magia, i molteplici attacchi, l’equipaggiamento specifico per superare i dungeon, i pezzi di cuore da collezionare ed i dungeon su più livelli.

Dal punto di vista narrativo e di world building fu anche la prima volta in cui vedemmo i mondi paralleli, un concept poi ripreso da A Link Between Worlds e Twilight Princess, con l’idea delle modifiche permanenti all’uno e l’altro mondo che poi sarebbe comparsa in moltissimi altri episodi come Ocarina of Time, Majora’s Mask e gli Oracle per Game Boy Color. Se The Legend of Zelda, oggi, è un franchise fortissimo e centrale per quanto riguarda il game design in generale, con A Link to the Past l’abbiamo scoperto per la prima volta: noi, e Nintendo stessa.


5) The Legend of Zelda: Majora’s Mask – N64, 2000

Con il suo mood cupo, la minaccia della fine del mondo, un Link che veniva trasformato e deformato da inquietanti maschere, in un mondo che non era neanche Hyrule ma lo sconosciuto Termina e, unicum per la saga, un limite temporale di gioco, Majora’s Mask era un The Legend of Zelda che fungeva da sequel spirituale di Ocarina of Time, ma allo stesso tempo stravolgeva tutto.

I famigerati tre giorni – circa un’ora di gioco reale – prima della fine sono il tema intorno al quale Nintendo sviluppò tutta la progressione dell’avventura. Un episodio che, per la prima volta, non offriva una narrativa centrale forte (non esiste il personaggio di Zelda, per esempio), ma raccontava un intero mondo attraverso una serie di missioni secondarie fittissime, alcune veramente intricate, con i personaggi coinvolti nel destino sempre più oscuro di Termina.

Un videogioco strano, sperimentale, dove bisogna tenere conto delle cose che accadono e quando accadono, con personaggi che sono in un posto o in un altro, intenti a fare cose diverse a seconda del giorno e del momento all’interno di esso, con l’iconica Song of Time a rappresentare un modo per riprendere fiato e ricominciare da capo. Mantenendo però alcuni dei progressi fatti, come un primordiale e antidiluviano roguelike.


4) The Legend of Zelda – NES, 1987

Vi sorprenderà vedere il capostipite della saga così in alto, considerata la qualità media dei videogiochi del franchise, ma proprio in ottica moderna The Legend of Zelda è un videogioco che assume delle sfaccettature impensabili. Giocarlo oggi significa ritrovarsi di fronte ad un videogioco invecchiato oggettivamente non benissimo, ma guardarlo con gli occhi di chi trentacinque anni fa stava per rivoluzionare il mondo dei videogiochi è un’altra cosa.

The Legend of Zelda era la prima avventura libera. Non c’era una meta predefinita, il videogiocatore aveva libertà totale di approccio, anche se in realtà c’era eccome una progressione segreta nascosta a regola d’arte. Per l’epoca The Legend of Zelda era qualcosa di impensabile, un’avventura così di ampio respiro, con combattimenti intriganti, un’esplorazione basata sugli oggetti, talmente accattivante che rivoluzionò anche il rapporto azienda-consumatore con il leggendario centralino di supporto ai videogiocatori in difficoltà.

Quello che era un esperimento di Shigeru Miyamoto, la volontà di trasformare in un videogioco le sue passeggiate nei boschi ed il senso di libertà che provava, ma che ha generato una grande parte dell’industria che viviamo oggi.


3) The Legend of Zelda: The Wind Waker – GC, 2003

Per definire The Wind Waker si potrebbe usare un aggettivo anglofono perfetto per questi casi: disruptive. “Dirompente”, ma nell’accezione positiva ed avveniristica del termine. The Wind Waker fu una novità, il primo a fare una serie di cose che avrebbero definito il franchise da lì in poi. Ovviamente lo stile grafico, che fu uno shock all’epoca ma permise all’engine di elaborare delle espressioni facciali mai viste. Poi il primo approccio con la narrazione della timeline, un capitolo che inizia a mettere gli altri in posizioni ben precise e che iniziava a far diventare The Legend of Zelda una vera e propria saga.

Ma il più grande merito, ad oggi difficilmente riproposto se non da Breath of the Wild per motivi diversi, è il senso di libertà dato dall’affrontare un’avventura in mare aperto. Un vero e proprio open world pieno di isole da esplorare in barca, con la possibilità di manipolare il vento a proprio piacimento sia in viaggio, ma anche per risolvere gli iconici enigmi ambientali.

Il primo viaggio in barca di The Wind Waker non si dimentica mai, e a seguire tanti altri momenti di un’avventura che ha dimostrato, per la prima volta, la grande versatilità degli elementi narrativi e di gameplay di The Legend of Zelda. Un videogioco riconoscibile fin da subito anche quando si trasforma in una fiaba a cartoni animati ambientata in un oceano.

The Legend of Zelda: The Wind Waker

2) The Legend of Zelda: Ocarina of Time – N64, 1998

Ocarina of Time non solo è uno dei migliori Zelda di sempre, ma è uno dei migliori videogiochi della storia, tra i più importanti per lo sviluppo del medium. Qualsiasi opera videoludica che ha un “action” nella sua definizione di genere deve almeno una cosa alla prima avventura in 3D di Link. Ocarina of Time è una bibbia di game design, che ha inventato la stragrande maggioranza dei concetti di gameplay che vediamo ancora oggi in qualsiasi videogioco.

Una mappa completamente aperta da esplorare accessibile solo con determinati strumenti, o dopo momenti della storia (come il God of War del 2018), il concetto di target lock con lo Z-Targeting, la gestione dell’inventario, la narrazione emergente, e tante altre sono le cose che Ocarina of Time ha lasciato in eredità al mondo dei videogiochi.

Alla stessa saga, invece, ha lasciato la struttura dell’ormai legame tra Link, Zelda e Ganondorf, la lore della Triforza, e tutto quel tessuto narrativo su cui si sono costruiti gli episodi successivi. Ma soprattutto un’eredità molto pesante, perché dal 1998 si è sempre cercato un erede di Ocarina of Time ma nessun episodio successivo di The Legend of Zelda, pur con i loro grandissimi meriti, è riuscito ad eguagliare la forza dirompente dell’episodio per Nintendo 64.

Tranne uno.

Un capolavoro senza tempo, il migliore tra i migliori Zelda.

1) The Legend of Zelda: Breath of the Wild – Wii U/Switch, 2017

Al di là della sua magnificenza incontestabile, Breath of the Wild è importante perché arriva a suggellare il momento di grande rinascita di Nintendo dopo un periodo, quello di Wii U, che ha rischiato di porre fine alle console di casa Nintendo. Lo Zelda che lancia Nintendo Switch decide di cambiare tutto e contemporaneamente tornare alle origini, studiare ciò che è successo dal 1987 in poi nel mondo degli action GDR e allo stesso tempo insegnare al mondo qualcosa di nuovo.

Nella storia videoludica quando è uscito un The Legend of Zelda il mondo dei videogiochi si è sempre fermato per prendere appunti, ma con Breath of the Wild nessuno poteva aspettarsi una lezione del genere. La summa di tutto ciò che Nintendo ha imparato, sperimentato ed assimilato in trentacinque anni di lavoro sul franchise, con uno sguardo a quello che può e deve essere il futuro dei mondi di gioco aperti. Un sistema di gioco che sfrutta la fisica in modi geniali ed imprevisti, una Hyrule che riporta la timeline della saga ad un punto zero con lo spettro di una calamità ciclica, ed un sistema di esplorazione che premia l’intelligenza del giocatore e restituisce realtà al wanderlust dei giocatori più intraprendenti.

Come Ocarina of Time, anche nel 2017 usciva uno Zelda in grado di ristabilire le basi del videogioco esplorativo d’azione, e proprio non può che guadagnarsi il primo posto della nostra classifica.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Chissà, ora, se ci vorranno altri diciannove anni per modificare questa classifica, oppure se basterà attendere Breath of the Wild 2.

Non l’abbiamo messo tra i migliori Zelda, ma Hyrule Warriors: L’Era della Calamità è un bellissimo prequel ed un divertentissimo musou!