Maneater, squali famelici e dove cacciarli – Recensione

Maneater è tutto ciò che gli amanti dei film trash con gli squali desiderano: il tutto, unito da un'accattivante struttura da GdR a mondo aperto. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 22 Maggio 2020 - 15:00

Maneater fonda la sua idea di base sull’infamante nomea di mangia uomini affibbiata agli squali, assieme agli eccessi del cinema horror-trash degli ultimi anni: si crea così un un’opera dove le meccaniche da gioco di ruolo si spostano nelle profondità marine e mettono al centro dell’attenzione uno dei predatori più letali del pianeta.

Il titolo di Tripwire Interactive potrebbe essere visto un po’ come la versione malvagia di Ecco the Dolphin, ma scalfendo la superficie si scopre quanto la sua struttura sia in realtà non distante da molti open world moderni che prevedono un reale sviluppo del personaggio per poter proseguire nell’avventura senza eccessivi intoppi o limitazioni dovute a un livello di esperienza troppo basso.

Maneater – Explore, eat, evolve

La storia di Maneater si apre con un pescatore senza scrupoli che cattura una grande femmina di squalo che stavate controllando fino a qualche istante prima. Dopo averla issata a bordo della barca, la uccide squartandola con un coltello, scoprendo nel suo ventre un cucciolo in procinto di nascere. Liberandosi dalla sua morsa prima di fare la stessa fine della madre, il piccolo squalo gli strappa via una mano e si riprende la sua libertà tuffandosi nell’oceano, iniziando un percorso di crescita che lo condurrà a uno sviluppo portentoso, ben oltre quello previsto dalla natura. Com’è facile immaginare, è su questo antefatto che si articola una semplice storia di vendetta e rivalsa, in realtà molto spicciola e sbrigativa, benché non avara di citazioni a grandi e piccoli classici del genere.

È sin dal prologo di Maneater che si evidenzia una strana gestione della localizzazione: i menù sono effettivamente tutti in italiano, mentre le scene d’intermezzo e la voce fuoricampo sono completamente in inglese e non esiste la possibilità di attivare i sottotitoli in nessuna lingua, lasciando all’intuito di chi ha difficoltà di comprensione il compito d’individuare il significato di dialoghi e informazioni documentaristiche.

Maneater, squali famelici e dove cacciarli – Recensione

Per inciso, Maneater non presenta una storia elaborata, e per la maggior parte del tempo vi basteranno i soli menù per capire cosa dobbiate fare; eppure questa scelta di portare a termine un lavoro a metà lascia francamente spiazzati, pur comprendendo tutte le motivazioni del caso legate al budget non di certo faraonico. L’augurio è che una patch possa colmare questi vuoti, per lo meno in quelle poche scene in cui avvengono dei dialoghi. E, assieme a questi, anche alla risoluzione di alcuni blocchi inaspettati del software che va in crisi nei momenti di caos su schermo, e agli immancabili bug minori che fioccano qua e là senza mai essere troppo fastidiosi.

Al di là dell’arcinemico da eliminare nel filone narrativo principale, che prosegue atto dopo atto al raggiungimento di determinate condizioni, in Maneater dovrete affrontare altre minacce umane e animali. Attaccando gli umani aumenterà il livello d’infamia dello squalo, con pattuglie, motovedette e navi armate che faranno di tutto per eliminarvi quando l’allerta raggiungerà un’elevata criticità.

Maneater, squali famelici e dove cacciarli – Recensione

Resistendo a queste ondate e distruggendo le imbarcazioni, scatenerete l’ira dei mini boss di turno, ciascuno in verità del tutto simile al precedente e con variazioni pressoché nulle (se si eccettua la potenza di fuoco dei comprimari e i danni che sono in grado di infliggere). Sott’acqua, le minacce del mondo animale prevedono specie aggressive che punteggiano i mari in cui vi muoverete per esplorare, nutrirvi, raccogliere i collezionabili e trovare casse con minerali utili allo sviluppo delle abilità.

Dopo aver completato le missioni di una determinata area, farà la sua apparizione un super-predatore da sconfiggere: tra barracuda, alligatori, enormi squali e altri pesi massimi del mondo oceanico, in Maneatar non mancano di certo le sfide di sbarramento. Il punto è che tutti attaccano allo stesso modo e hanno moveset estremamente limitati e ripetitivi, pertanto risulterà piuttosto semplice intuire come affrontare gli avversari, dopo averne intuito lo schema. La vera difficoltà è rappresentata semmai dalla loro aggressività crescente, dal quantitativo di danni inferti e dal fatto che nelle immediate vicinanze si trovino altri predatori che rendono più complicate le manovre di schivata, attacco e distanziamento.

Maneater, squali famelici e dove cacciarli – Recensione

Dalla culla all’immensità

Trattandosi a tutti gli effetti di un GdR a mondo aperto dalle dimensioni comunque non ragguardevoli, Maneater prevede un sistema di abilità e sviluppo dello squalo che va di pari passo con l’aumento della pericolosità di missioni e aree. In ogni macro regione è presente una grotta, zona franca in cui far evolvere il personaggio e garantirgli un assetto di tutto rispetto, fino a farlo diventare una macchina da guerra sottomarina.

In Menaeater, superare le missioni cruciali sbloccherà dei potenziamenti da adattare alle parti del corpo dello squalo: fauci, testa, corpo, pinne, coda e persino organi possono essere sviluppati singolarmente, aumentando così parametri d’attacco, di difesa, di resistenza e di danni extra, come quelli elettrici o legati alla capacità di massacrare e tenere saldamente le preda impedendogli di divincolarsi.

Maneater, squali famelici e dove cacciarli – Recensione

In Maneater, le missioni legate alla storia (che vi porterà via una decina di ore, se non v’interessa il contorno) si sono rivelate tutte piuttosto ripetitive e prive di reali diversificazioni, configurandosi in ultima battuta come un accumulo di side quest dove s’inserivano di tanto in tanto le poche attività più di rilievo: anch’esse, in fin dei conti, basate sul solito modello.

Pure i combattimenti di Maneater non si salvano da una meccanicità di fondo e dalle solite tre manovre da eseguire in alternanza per salvare la pellaccia e portare a casa la vittoria. Lo squalo può infatti esibirsi in agili schivate (che all’occorrenza possono diventare testate), violente sferzate con la pinna caudale e morsi ripetuti, con la levetta analogica destra da muovere all’impazzata sulla linea orizzontale quando si riesce a serrare la vittima tra le fauci e quando bisogna sfuggire allo stesso trattamento subìto. Dopo le prime fasi è possibile attivare una sorta di “special”, ma è veramente troppo poco per un titolo che doveva sfruttare al massimo le meccaniche da GdR per variare il più possibile un sistema di gioco sin troppo basilare.

Maneater, squali famelici e dove cacciarli – Recensione

Maneater riesce in ogni caso a coinvolgere con la sua semplicità e le sue volute esagerazioni, mettendo in risalto una grande leggerezza e quel modo di proporsi in maniera spensierata che apparteneva alle produzioni di un decennio fa. È immediato, senza troppi fronzoli e mette in scena diversi momenti in cui non si va troppo per il sottile, con lo squalo che può eseguire balzi assurdi o saltare sulla battigia e oltre per divorare gli umani (ossigeno permettendo).

Tecnicamente Maneater è poco più di un gioco della scorsa generazione, con grandi limiti tecnici e di modellazione che inquadrano con chiarezza il tipo di produzione. Nella fattispecie, nella versione per console analizzata, si evidenziano modelli generici e poco rifiniti per i personaggi umani, poca varietà dei nemici, una densità delle aree modesta e una profondità di campo poco soddisfacente nella zona dell’oceano aperto.

+ Mappa open world sottomarina suddivisa in regioni, con diverse tipologie di avversari
+ Personalizzazione dello squalo, dalla testa alla pinna caudale
+ Discreta quantità di collezionabili
- Missioni tutte sin troppo uguali tra loro
- Scontri e gestione dei combattimenti che seguono dall'inizio alla fine il solito schema
- Localizzazione a metà

7.0

Maneater è il classico gioco poco serioso e divertente che eravamo abituati a vedere un paio di lustri fa, capace di coniugare immediatezza e toni leggeri assieme a una struttura open world traslata nelle profondità marine. Il concept funziona molto bene ed è invero una novità all’interno del genere, ma la produzione paga lo scotto di un budget limitato che fa emergere alcune problematiche tecniche e una modalità di lavoro al risparmio su tanti elementi che mostrano il fianco alla ripetitività.




TAG: Maneater, Tripwire Interactive