L. A. Noire VR Case Files, Ultimo saluto a Cole Phelps – Recensione

Le strade di Los Angeles non sono mai state così cupe

Recensione
A cura di Nicolò Bicego - 15 Ottobre 2019 - 9:31

La vita di L. A. Noire è stata molto più turbolente di quanto un titolo di questo calibro avrebbe meritato. Dopo una lunghissima gestazione, il gioco è finalmente arrivato sugli scaffali nel 2011, lo stesso anno in cui il suo team di sviluppo ha chiuso i battenti a causa dei numerosi problemi che lo affliggevano al suo interno. Dopo essere sparito dai radar per un decennio, il titolo ha avuto una seconda giovinezza grazie alla decisione di Rockstarl di riadattarlo alla generazione contemporanea: abbiamo visto una remastered su Playstation 4 e Xbox One, mentre Nintendo Switch ha goduto di una riedizione delle vecchie versioni. Con oggi, andiamo ad inserire l’ultimo tassello mancante: stiamo parlando di L. A. Noire VR Case Files, già reso disponibile per PC a fine 2017 e finalmente arrivato su Playstation 4 e Playstation VR. Siete pronti a dare un ultimo saluto a Cole Phelps?

L. A. Noire VR Case Files, Ultimo saluto a Cole Phelps – Recensione

Il noir non passa mai di moda

Uno degli aspetti più riusciti dell’originale L. A. Noire era sicuramente l’atmosfera. Il gioco riusciva a dipingere, in tutto e per tutto, la Los Angeles dei tardi anni ’40 con le tinte cupe che contraddistinguevano i romanzi di maestri del noir del calibro di Raymond Chandler e Cornell Woolrich. Questo grazie anche ad un buon intreccio narrativo, che univa la risoluzione di singoli casi ad una trama orizzontale che faceva da filo conduttore alle vicende del burbero detective Cole Phelps. Questi VR Case Files altro non sono che un’edizione ridotta del gioco originale; dei ventuno casi presenti, ne sono stati selezionati sette. Questo, ovviamente, comporta una forte perdita sotto l’aspetto narrativo: per quanto ci sia stata un’opera di taglia e cuci, la presenza di una sola fetta dell’esperienza completa impedisce alla storia di VR Case Files di reggersi da sola, e difficilmente chi non avrà giocato il titolo originale si sentirà davvero immerso nelle vicende personali di Cole Phelps.

L. A. Noire VR Case Files, Ultimo saluto a Cole Phelps – Recensione

È chiaro che questo prodotto, dunque, si rivolge più a chi ha già giocato L. A. Noire ed è alla ricerca di una nuova esperienza da vivere all’interno del suo torbido mondo, caratterizzato da criminalità, corruzione e zone grigie che adombrano il volto di ogni personaggio che attraversa le strade di questa cupa Los Angeles. Ciò che Playstation VR ha da offrire è, ovviamente, l’immersione; i cadaveri delle vittime non sono mai stati così reali e vicini a noi, così come reale come mai prima d’ora è la sensazione che si prova nello scrutare il volto di un presunto colpevole, grazie anche alla tecnologia Motionscan utilizzata all’epoca per la cattura delle espressioni facciali, che ancora oggi riescono a sorprendere. Tecnicamente, peraltro, il titolo si difende piuttosto bene; pur dovendo scendere agli inevitabili compromessi dovuti ai limiti dell’attuale dispositivo Sony, VR Case Files rimane comunque bello da vedere, limitando al minimo possibile l’inevitabile effetto blur. Sempre parlando del visore, anche i più deboli di stomaco possono stare tranquilli: VR Case Files utilizza tre diversi metodi per il movimento, cercando di accontentare tutti i tipi di giocatori.

L. A. Noire VR Case Files, Ultimo saluto a Cole Phelps – Recensione

Detective privato in azione

Come dicevamo, VR Case Files altro non è che una selezione di alcuni casi del gioco principale, convertiti per la realtà virtuale. Se questo ha giocoforza effetti negativi sul comparto narrativo, per fortuna il gameplay è rimasto qualitativamente inalterato nella transizione a Playstation VR. Nel gioco vi ritroverete a fare a scazzottate con criminali, a partecipare a scontri a fuoco, a vagare per le strade di Los Angeles a bordo della vostra utilitaria, ad interrogare sospettati e a risolvere omicidi. Un breve ed inedito tutorial ci accoglie una volta avviato il gioco, facendoci prendere mano con i comandi di questa nuova versione. Per inciso, è necessario avere due Playstation Move per giocare; una spesa che vale bene l’offerta di VR Case Files, perché i controller di movimento offrono un’immersione che il buon Dualshock 4 semplicemente non è in grado di offrire.

L. A. Noire VR Case Files, Ultimo saluto a Cole Phelps – Recensione

Una volta acquisita la necessaria confidenza con i comandi, chi ha già giocato all’originale L. A. Noire si ritroverà in un’avventura familiare, perché il resto del gioco non ha subito alcun cambiamento degno di nota. Considerando che i casi disponibili sono solo sette, la longevità adesso si aggira intorno alle 6 ore di gioco; una durata certamente inferiore, ma che viene compensata grazie ad un maggiore grado di immersione. Ovviamente, questi VR Case Files non devono essere presi come un valido sostituto per il titolo originale; essi rappresentano piuttosto una sorta di appendice per chi, dopo aver vissuto la storia completa di Cole Phelps, vuole riviverne i momenti salienti in prima persona, indossando sul proprio capo un cappello di tela per ripararsi dall’incessante scrosciare della pioggia losangelina.

+ Tecnicamente buono
+ Gameplay pressoché inalterato
+ Garantisce un'immersione inedita nel mondo di L. A. Noire
- Narrativamente perde molto
- Solo una parte del gioco originale

8.0

L. A. Noire VR Files riesce a trasporre su Playstation VR le atmosfere noir del titolo originale, garantendo una maggiore immersione nelle strade di questa cupa versione di Los Angeles. Riadattando solo alcuni dei casi del gioco originale, il gioco si presenta incompleto dal punto di vista narrativo, dunque vi consigliamo di giocare prima a quello se ancora non lo aveste fatto. Per chi ha già vestito i panni di Cole Phelps, però, questa è una ghiotta occasione per rivivere alcuni dei casi più eccitanti da una prospettiva completamente inedita, un’occasione che vi consigliamo di non lasciarvi sfuggire.




TAG: l.a. noire the vr case files