Klonoa 2: Lunatea’s Veil | L’ora amarcord

Uno dei principali prodotti di Bandai Namco, Klonoa 2 ci fa viaggiare in mondi coloratissimi.

Rupurudu! (“Andiamo!”).

Una delle esclamazioni più pronunciate da un personaggio che non incontriamo da tempo, almeno in titoli che lo erigono a protagonista, ma che lo ha visto al centro di una querelle poco tempo fa su un possibile cortometraggio, a cavallo tra speranze apparentemente fondate, poi ritrattate, poi chi lo sa. Questa volta il nostro viaggio a ritroso nel tempo ci conduce su lidi coloratissimi, simpatici e dalla vena piuttosto moderna; per questo ci è difficile (e doloroso) constatare che non ci siano ancora rumours su possibili remake o rimasterizzazioni. Parliamo di Klonoa, un personaggio a metà tra un coniglio dalle orecchie lunghissime e dai tratti felini, animale antropomorfo che ha corso e saltato da un mondo all’altro sulle nostre primissime console, essendo nato nel 1997 con Klonoa: Door to Phantomile. Seguito dal capitolo Lunatea’s Veil, dopo solo qualche anno, le apparizioni successive sono numerose, ma finora non hanno avuto grande successo come motore propulsore del ritorno ufficiale del gatto in stile manga e molto pop.

Klonoa Ora amarcord

“Non è gatto, non è coniglio, sa soltanto quello che non è”

Uno dei principali prodotti di Bandai Namco a cavallo tra secondo e terzo millennio, Klonoa ci fa viaggiare in diversi mondi, dandoci l’impressione di essere stati catturati da un universo in forte stile nipponico, coloratissimo e vivace, con un numero cospicuo di personaggi originali e in grado di caratterizzare fortemente l’avventura che stiamo vivendo. Partiamo con una doverosa premessa, parlando di come è nato il personaggio e la saga. Stando al director Hideo Yoshizawa e al compositore Keiji Yamagishi, il gioco che poi uscì con il titolo di Klonoa: Door to Phantomile su PlayStation, doveva inizialmente essere una riduzione del manga Spriggan. All’epoca, Koei Tecmo voleva farne un gioco 3D, di cui possedeva la licenza, in seguito non rinnovata e si decise quindi di dirottare il lavoro fatto verso un nuovo progetto. Guardando alla softeca di PlayStation, erano già presenti parecchi giochi seri e dai toni dark, motivo per cui, cercando di attrarre l’attenzione, si prese la direzione opposta per fare qualcosa di tenero e colorato. Un fil rouge che lega questo primo titolo al secondo, nato nel 2001 e tutto incentrato sulla scoperta di un nuovo mondo fantastico. Sebbene le logiche di gameplay tra un titolo e l’altro siano abbastanza simili tra loro, perché non approfittarne per recuperare la prima ora di gioco di Lunatea’s Veil? Se Klonoa 3 potrebbe non vedere la luce con sicurezza, recuperiamo la storia narrata fino al secondo capitolo.

In Klonoa 2 il nostro personaggio è accompagnato da una schiera di nuovi amici, oltre che essere affiancato dalla sacerdotessa Lolo e dal suo amico Popka. L’obiettivo è salvare la terra di Lunatea da una Quinta Campana che minaccia la tranquillità nei regni: l’equilibrio infatti è retto da quattro Campane dell’Armonia, ognuna contenente un elemento e situate una per ogni regno di Lunatea, i cui rintocchi rassicurano gli abitanti. Dopo che una sagoma oscura e ignota ci è apparsa dinanzi agli occhi, subito all’inizio della storia, questa ci manda una richiesta di aiuto, seguita dal nostro eroe che cade in acqua. Solo attraversando i quattro regni di Lunatea, La-Lakoosha (Regno della Tranquillità), Joilant (Regno della Gioia), Volk (Regno della Discordia) e Mira Mira (Regno dell’Indecisione), Klonoa potrà ottenere gli “elementi” delle Campane e ristabilire l’ordine. Tutto così facile? Ovviamente no: ad ostacolarlo nella sua impresa si metteranno la Pirata dei cieli, Leorina, e la gatta Tat, che mirano agli Elementi per controllare il potere. Nonostante gli sforzi di Klonoa, Lolo e Popka, Leorina riesce a creare una “copia” dell’anello di Klonoa e a rubare i loro quattro Elementi, facendo apparire la Quinta Campana e il Quinto Regno, detto del Dolore.

Klonoa 2

La qualità in stile cartoon

L’avventura comincia quindi con una serie di livelli tipici del genere platform, con qualche cuore a indicare le vite disponibili che ci separano dal game over, senza dimenticare gli altrettanto classici boss e livelli “speciali” da affrontare a bordo di una simil tavola da surf. Un’icona indimenticabile di questo personaggio è il suo anello, che porta incastonato un diamante al di sopra, in grado di emettere un raggio traente per intrappolare momentaneamente oggetti o nemici di fronte a noi. L’insieme fa pensare a un gioco che si avvicina molto a un cartone animato, dai colori, alle forme, fino alla storia su cui si basa questo titolo, senza dimenticare quel sapore genuinamente naif che contraddistingue Klonoa, rendendolo a pieno titolo un platform senza tempo. In definitiva, parliamo di una storia che scorre su una linea abbastanza regolare, inserendo alcuni dettagli originali, come la possibilità di scegliere la visuale durante il gioco, per interagire con gli oggetti o gettarli davanti o dietro di noi, a seconda delle necessità e degli ostacoli. Con una grafica che accusa relativamente i 18 anni trascorsi finora, Klonoa 2 : Lunatea’s Veil si pone con un buono standard qualitativo, se ripensiamo ai titoli suoi contemporanei. Certo, si notano ancora i poligoni nemmeno troppo velati dei nostri eroi e nemici, ma la qualità per l’epoca non era affatto da disdegnare. Le leve su cui fare forza non mancano, considerando anche la nuova luce di cui le versioni rimasterizzate dei platform stanno godendo da almeno due anni a questa parte.

Klonoa

Ci sono tutti i motivi per fare sì che il nostro gatto dalle lunghe orecchie possa tornare all’attacco. Se finora sono stati compiuti dei tentativi andati a male, il solo fatto che si cerchi di riportare Klonoa alla nostra attenzione è un buon segno per tutti i fan della serie.