Jagged Alliance: Rage! Recensione | Nomen omen

By |11/01/2019|Categories: Recensione|Tags: , , |

Jagged Alliance non è mai stata una serie perfetta e nemmeno la più famosa, eppure occupa un posto riservato nel cuore di molti giocatori PC nati e cresciuti tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ‘90. Passata attraverso le mani di svariati publisher e sviluppatori, la saga deve le sue fortune soprattutto ai primi due capitoli, capaci di coniugare in un sapiente mix i combattimenti a turni alla UFO – che in seguito diventerà XCOM – assieme a meccaniche tipicamente stealth ed elementi presi in prestito dai giochi di ruolo. Un po’ come tutti i brand nati in quel particolare periodo storico, il suo nome è finito un po’ alla volta nel dimenticatoio, vittima anche di reinterpretazioni non felicissime, come Jagged Alliance: Crossfire e Jagged Alliance: Flashback.

Jagged Alliance Recensione 1

È facile intuire la sorpresa davanti l’apparizione dal nulla di Jagged Alliance: Rage!, nuova iterazione del franchise sviluppata da Cliffhanger Productions e con HandyGames – costola di THQ Nordic – nel ruolo di publisher, un nome da tener ben presente come chiave di lettura. La curiosità davanti all’inaspettato annuncio si è però trasformata nel giro di poco tempo in perplessità, causata soprattutto da un rimando estivo a pochi giorni dalla data di pubblicazione inizialmente prevista, ma con il titolo finalmente fra le mani il cerchio delle sensazioni si chiude e la parola giusta per descrivere Jagged Alliance: Rage! è sconforto.

Come nei suoi predecessori, i protagonisti dell’avventura sono un manipolo di mercenari, questa volta invecchiati dagli anni e alle prese con una forzata pensione. Il ritorno all’azione coincide con una misteriosa chiamata proveniente da un elicottero che sta precipitando su un’isola tropicale e il compito per il manipolo di anti-eroi è proprio il recupero di questa sfortunata spedizione.

Jagged Alliance Recensione 2

La componente narrativa di Jagged Alliance: Rage! è semplicemente sbagliata, da qualsiasi parte la si veda, troppo prolissa e carica di parole per un gioco che vuole passare subito ai fatti, troppo banale e mal scritta per un’opera che vorrebbe raccontare una storia che lasci il segno. La trama è un riciclo di cliché, con il classico paradiso terrestre diventato un inferno per colpa di uno spietato cartello della droga, con tanto di villaggi massacrati, torture e lavori forzati nei campi di bliss, la pianta da cui si estrae il narcotico. Da un tattico a turni non ci si aspettano particolari colpi di scena o plot twist, e in effetti non ce n’è nessuna traccia, eppure Rage! riesce lo stesso a lasciare un retrogusto amaro grazie a degli scambi di battute che sfociano nel fastidioso, con un senso dell’umorismo tutto suo e semplicemente fuori luogo.

A parte qualche vago rimando, dei vecchi Jagged Alliance non è rimasto molto e l’impressione è quella di trovarsi al cospetto di un titolo mobile, apparenza che si concretizza nel momento in cui si dà un’occhiata al portfolio della già citata HandyGames, dove figurano non pochi titoli per smartphone e tablet. La profondità e la stratificazione delle meccaniche di gioco ha lasciato spazio ad un’immediatezza già riscontrabile ancor prima di sparare il primo colpo: fra i vari mercenari messi a disposizione se ne possono scegliere solo per due e non c’è alcun modo per personalizzare la coppia di soldati selezionati. Tutti hanno punti di forza e di debolezza e prediligono un certo approccio alle missioni, c’è chi è letale nel corpo a corpo e chi ha una mira da falco, alcuni hanno una maggiore resistenza fisica e altri si muovono silenziosamente nell’ombra, ma le varie caratteristiche hanno un peso specifico davvero ridotto e vengono appiattite da alcune scelte di game design piuttosto bizzarre.

Jagged Alliance 3

Le meccaniche di gioco, almeno all’apparenza, sono quelle canoniche della serie: ciascun mercenario ha dei punti azioni, da sfruttare per muoversi, per attaccare da vicino o da lontano, per abbassarsi o, ancora, per compiere una particolare azione, come curarsi o frugare nelle tasche di un nemico appena abbattuto. Data la costante inferiorità numerica, le meccaniche stealth giocano un ruolo di primaria importanza, almeno fino a quando il conto delle truppe sul campo non raggiunge una certa parità e si può iniziare a dar fuoco alle polveri, sfruttando le classiche coperture intere o a metà. Un ulteriore elemento di complessità è apportato dalle dinamiche survival, con i mercenari che soffrono la sete, le infezioni e tutti gli inconvenienti tipici di un’isola tropicale, con una fase gestionale in cui curare malattie, cucire le ferite o, ancora, modificare le proprie armi. È inoltre stata introdotta la co-op per due giocatori, certamente una piacevole aggiunta.

Sulla carta gli ingredienti sono anche giusti, certo il level design poco ispirato e delle mappe ristrette non permettono manovre troppo articolate e anche gli obiettivi non brillano certo per inventiva, ma la verità è che Jagged Alliance: Rage! è un gioco senza un equilibrio interno. Si passa infatti da picchi involontari di inaudita difficoltà a delle semplici passeggiate dovute principalmente ad una AI a dir poco tragicomica, con le guardie nemiche che alle volte puntano nel vuoto e in altre occasioni preferiscono spararsi tra di loro non riuscendo a calcolare le linee di fuoco.

Jagged Alliance 4

Questo andamento altalenante elimina qualsivoglia curva d’apprendimento e senso di progressione: la missione prima viene completata nel giro di pochi minuti e quella successiva deve invece essere riavviata dieci volte solo per una serie di sfortunate coincidenze impossibili da calcolare. Come in ogni tattico a turni i colpi sono legati a delle percentuali, solo che quelle di Rage! seguono delle logiche misteriose e, anche spendendo tutti i punti azione per aumentare l’esito positivo di una mossa, capita di frequente che una raffica vada a vuoto anche quando campeggiava un bel 90%.

Jagged Alliance Recensione 6

Come se non bastasse, alle volte i nemici riescono a colpire da distanze siderali quasi fregandosene degli ostacoli: magari tolgono solo un punto vita ad una propria unità, che però inizia a sanguinare e va così incontro ad una lenta agonia. Quando la situazione è sull’orlo del precipizio, Jagged Alliance: Rage! viene però incontro al giocatore e quello che prima era un manipolo di letali cecchini diventa tutto d’un tratto la versione tropicale dell’Armata Brancaleone: diciamo che non è proprio il massimo della soddisfazione completare un livello solo perché alcune guardie stanno ferme immobili a farsi sparare. Ma non disperate, perché ecco un livello ulteriore di difficoltà oltre ai tre disponibili di default: non sto parlando di uno step da sbloccare ma solo della gestione degli ordini se si decide di utilizzare mouse e tastiera, con la conta delle morti che cresce solo per un click fuori posto. Dulcis in fundo, alle volte l’obiettivo viene mancato solo perché il titolo crasha e non resta altro da fare che riavviare il gioco, pazienza permettendo.

Jagged Alliance Recensione 6

Jagged Alliance: Rage! è un netto passo indietro per la serie ed è anche un paradosso temporale, con una veste estetica degna ancora una volta di un titolo mobile e nemmeno di quelli più riusciti. Nella versione PC – quella testata – le opzioni grafiche sono ridotte all’osso, le animazioni sono legnose, l’aliasing è un ospite ingombrante, il cel shading rende tutto più anonimo e informe e anche quella che dovrebbe essere una lussureggiante giungla risulta in fin dei conti un ambiente spoglio, stretto e dove abbondano i ricicli.

+ Le idee di base sarebbero anche buone...
+ Riabilita Jagged Alliance: Crossfire e Jagged Alliance: Flashback
- ... Ma ne funziona mezza
- AI inesistente
- Livelli stretti e senza chiavi tattiche
- Difficoltà mal calibrata
- Ogni singolo dialogo

4.5

C’è ben poco da salvare in Jagged Alliance: Rage!, un titolo che viene seppellito dal confronto con i suoi predecessori, anche quelli più recenti, che per intenderci non sono proprio dei capolavori. La giungla non è solo l’ambientazione scelta da Cliffhanger Productions ma è anche la metafora perfetta del groviglio di errori, bug e scelte di design pessime fra cui il giocatore deve divincolarsi per trovare quel pizzico di buono che rimane nel titolo, messo in ombra da una AI pessima, un level design superficiale e da una difficoltà senza alcuna logica.