Imperator: Rome Recensione | Un grand strategy in età classica

Imperator: Rome, figlio di una grande tradizione di Grand Strategy

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 26 Aprile 2019 - 9:58

Paradox Interactive non è più quella software house dispersa nelle fredde lande svedesi specializzata esclusivamente in strategici di nicchia. Da qualche tempo a questa parte è infatti diventata anche il publisher di titoli decisamente più pop, come dimostra l’arrivo prossimo di Vampire: the Masquerade – Bloodlines 2. I fan di lunga data non sono per fortuna stati abbandonati e Imperator: Rome rappresenta il ritorno alle radici, un grand strategy doc ambientato alle origini della Res Publica, uno scenario immenso che va dalle coste occidentali del Mediterraneo fino alla penisola indiana, un arco temporale in cui il giocatore veste i panni di re, console e generale alle prese con la Storia, in un’opera che si dimostra la quintessenza di Paradox Interactive.

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Nel loro primo diario di sviluppo, il team ha descritto Imperator: Rome come il punto di incontro tra Crusader Kings 2, per via degli aspetti ruolistici legati alle interazioni fra i personaggi, ed Europa Universalis 4, questa volta per il lato diplomatico e per la strategia su larga scala. Questa breve introduzione contiene nella stessa quantità sicurezze e dubbi. Se per gli esperti del genere sono fin da subito evidenti le potenzialità, è chiaro che un neofita rimarrà del tutto indifferente davanti a questa affermazione: se non avete mai giocato ad un grand strategy firmato Paradox Interactive, l’impatto iniziale potrebbe essere abbastanza complesso. C’è un tutorial, ma non è altro che una partita alla guida della Repubblica romana, una fra le fazioni più “comode” da cui iniziare e con obiettivi prefissati da seguire, come la conquista dell’Etruria o del Sannio, peccato non ci sia alcuna introduzione alla ricca interfaccia e non venga spiegato il significato dei numerosi menù.

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Giocare a Imperator: Rome significa avere a che fare con tanti pannelli, statistiche e modificatori ed occorre una sana dose di pazienza per collegare i vari punti. Rispetto a quanto visto in Stellaris – altro titolo della stessa software house – viene abbandonato il ricorso ad icone ed indicatori visivi e si ritorna alle cifre dure e pure, numeri che mettono subito in evidenza l’impatto delle scelte, ma che di certo non rendono piacevoli all’occhio e immediatamente intuitivi tutti i menù. Quando si prende confidenza con l’interfaccia ci si accorge però dell’ottimo lavoro svolto, frutto di un’esperienza quasi ventennale: la navigazione è facilitata da molte scorciatoie e automatizzazioni e quello che prima era un processo lungo e dispendioso di click si riduce magari ad un solo passaggio, come il reclutamento di unità militari e l’unione di queste ultime ad un esercito già esistente. L’unica cosa che non migliora di partita in partita è l’invasività di alcune schermate, che alle volte occupano gran parte dello schermo oscurando così la mappa, soprattutto se si gioca su un classico portatile da 15.6”.

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Ritorniamo alla dichiarazione iniziale di intenti: sicurezze. Imperator: Rome è in tutto e per tutto un grand strategy made in Paradox, sinonimo di profondità, complessità e totale libertà d’azione, a partire dalla scelta della fazione con cui iniziare la partita. È impossibile fare in questa sede un elenco e la lista da cui pescare è pressoché infinita, con delle sfide completamente diverse a seconda del regno, città stato, repubblica o tribù selezionata. Si va dai regni ellenistici eredità di Alessandro Magno fino alla potenza commerciale di Cartagine, dall’impero Maurya sulle rive dell’Indo fino alle sperdute terre del nord Europa, passando per Atene, Sparta e, ovviamente, Roma. Ci sono minacce esterne e guerre di conquista all’orizzonte, ma anche ribellioni interne e guerre civili.

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Un ulteriore livello di differenziazione è rappresentato dalle varie forme di governo, che costringono a fare i conti con un senato spaccato fra correnti e non sempre disposto a cedere davanti alle pressioni del console o del sufeto, oppure regni alle prese con difficili successioni e con famiglie pronte a farsi largo nella gerarchia politica. Il contesto storico garantisce delle meccaniche create ad hoc, esempi di magistrale game design, come per la gestione delle invasioni barbariche, per l’effetto di civilizzazione verso le regioni inesplorate, per la suddivisione dei cittadini in più classi e, ovviamente, per i generali che voltano le spalle al proprio re e creano stati indipendenti sfruttando la forza dei propri mercenari. L’alto numero di variabili rende ogni partita differente dalla precedente e, anche se spesso l’epilogo vede  le fazioni principali estese per quasi tutta la mappa, la strada che porta all’end game è sempre differente e disseminata di bivi imprevisti.

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Le lancette segnano il 450 Ab Urbe Condita, ossia il nostro 304 a.C, una data di certo non casuale e che rivela la cura e l’attenzione per la fedeltà storica: in quell’anno Roma vinse la seconda guerra del Sannio, Agatocle divenne re di Sicilia, ebbe inizio l’assedio di Rodi durante la quarta guerra dei Diadochi e nacque Aśoka il Grande, sovrano della Maurya. Il contesto assume una importanza primaria anche alla luce di una mappa ricca di spunti e frammentata in una molteplicità di territori, ciascuno con le sue caratteristiche e facente parte di un sistema di province che è alla base del sistema governativo implementato in Imperator: Rome e del grado delle varie fazioni.

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Queste ultime sono infatti definite come città stato, potenze locali, potenze maggiori e grandi potenze in base al numero di città e province possedute. Ciascun grado dà accesso ad un arco di azioni diplomatiche differenti e, ad esempio, una sperduta città che si affaccia sull’Egeo potrà solo allearsi con una fazione di pari livello oppure entrare a far parte di una lega difensiva, mentre l’impero seleucide potrà porsi come tutore di una potenza minore, oppure minacciare guerra se vengono lesi i suoi interessi. La cosa più importante è che questo sistema evita situazioni spiacevoli in stile Europa Universalis IV, dove anche lo stato più piccolo poteva allearsi con le fazioni più potenti e diventare così a sua volta una terribile minaccia in caso di guerra, dove sarebbe stato coinvolto anche il “fratello maggiore”.

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Ritorniamo di nuovo alla dichiarazione iniziale di intenti: dubbi. Alla prova dei fatti, Imperator: Rome è realmente il punto di incontro fra Europa Universalis IV e Crusader Kings II. Dal primo viene ripreso in modo chiaro il sistema delle risorse. Oltre alla popolazione e all’oro, lo sviluppo della propria fazione avviene attraverso l’accumulo di punti civiltà, militari, oratori e religiosi, da spendere per ricercare tecnologie, sbloccare miglioramenti per gli eserciti, intrattenere relazioni diplomatiche, accedere alla lista dei presagi e creare rotte commerciali. Gli intrecci che si vengono a creare sono la perfetta esemplificazione di come dovrebbe essere uno strategico a tutto tondo, un insieme di scelte in cui risalta il fattore di risk & rewards e dove occorre sempre pesare ogni minima decisione. Prendiamo ad esempio gli scambi con le altre fazioni: questi garantiscono solide entrate economiche, ma soprattutto mettono in circolazione risorse che danno accesso a bonus sulla crescita della popolazione o, in modo ancora più significativo, permettono il reclutamento di certe tipologie di unità. Il numero di rotte è però limitato ed è necessario pianificare con attenzione quale materiale fare affluire in una propria provincia e quale invece dirottare all’estero.

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Imperator: Rome è un titolo estremamente articolato e con tantissimi fattori da tenere sotto controllo, ma agli occhi degli strateghi più navigati emergono anche semplificazioni piuttosto evidenti. Le stesse risorse appena citate sono infatti legate in modo fin troppo univoco al capo fazione e ai suoi tratti, molte opzioni diplomatiche avvengono istantaneamente dopo un click e ci sono anche meccaniche senza una vera spiegazione, come la conversione dell’oro nelle altre risorse. Allo stesso modo la lista degli edifici evidenzia una certa ristrettezza, non si va oltre al mercato, al granaio, al campo di reclutamento o al forte, mentre i porti sono collocati in territori predefiniti e non possono essere costruiti o spostati. Anche le unità militari non brillano per varietà: i nomi sono differenti fra le varie fazioni, ma la tipologia è ridotta ad una manciata ristretta, fra fanti pesanti, leggeri, cavalleria e poco più.

Qualche cosa in più poteva anche essere fatto sulla caratterizzazione di alcuni stati, magari integrando monumenti unici come le sette meraviglie o ampliando la lista di decisioni/obiettivi. Conoscendo la politica della software house in merito a futuri DLC, è facile immaginare come molte di queste implementazioni verranno aggiunte nei prossimi mesi: allo stato attuale Imperator: Rome resta un grand strategy affascinante, ricco e potenzialmente infinito, ma è facile che nel corso degli anni verrà completamente rivisitato patch dopo patch, espansione dopo espansione.

Lo stesso feeling lo si prova nel paragone con Crusader Kings II. La gestione territoriale è affidata a governatori, lo sviluppo delle tecnologie è velocizzato se si scelgono i consiglieri adatti ed è importante affidarsi ai giusti personaggi  per massimizzare l’efficienza del proprio apparato amministrativo. L’interazione con i propri generali, senatori, capi tribù e famiglie finisce però presto sullo sfondo ed emerge solo nel momento in cui ci si accorge che qualche sottoposto sta scivolando nel pericoloso territorio dell’infedeltà, con pesanti conseguenze all’orizzonte. L’interazione è comunque affidata ad un ventaglio di scelte abbastanza ampio, che spaziano da metodi più pacifici fino a mezzi decisamente più brutali e diretti.

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Arrivati a questo punto sarebbe facile bollare Imperator: Rome come un ibrido non del tutto riuscito. Tranquilli, è solo un’illusione. Sotto un’apparente facilitazione scorre un fiume in piena fatto di fattori nascosti, elementi che lavorano ad un secondo livello e che potrebbero anche venire ignorati, ma che sono in realtà la chiave del successo. Le battaglie si risolvono quando due eserciti calpestano la stessa regione, ma questo semplice atto racchiude in sé almeno una decina di scelte tattiche, campo in cui il nuovo arrivato si distacca con prepotenza dai suoi predecessori. Vi è ora modo di disporre certe unità ai lati dello schieramento, decidere da chi è composta la prima e la seconda linea, chi tenere in riserva, a cui si aggiungono poi le abilità del generale, i modificatori del terreno e la modalità di ingaggio del nemici. Ecco, tutto questo avviene quando due semplici battaglioni incrociano il proprio cammino e il medesimo discorso può essere espanso per tutte le componenti del gioco. Un altro esempio viene fornito dalla mappa, che può essere visualizzata in quasi venti modalità differenti, dove spiccano di volta in volta le linee di rifornimento, le rotte commerciali o le differenti culture e religioni

Un passo in avanti è stato fatto indubbiamente sotto l’aspetto visivo. Pur basandosi sempre sul fedele Clausewitz Engine, Imperator: Rome garantisce un colpo d’occhio di tutto rispetto: stiamo pur sempre parlando di un grand strategy duro e puro, ma siamo anni luce distanti dalle fredde icone che spesso caratterizzano le produzioni di questo genere. Ottimo anche l’accompagnamento musicale, mentre va segnalato infine la cronica assenza dell’italiano, una pecca che comunque non compromette la fruizione di un titolo che non si perde in lunghi testi da leggere.

+ Infinito, ogni partita è diversa dalla precedente
+ Complesso e senza facili decisioni
+ Setting storico azzeccato
+ Tattica oltre che strategia
+ Ogni elemento è collegato alla perfezione
+ Non un mero copia-e-incolla
- Qualche semplificazione di troppo
- Quale sarà l'impatto dei futuri DLC?
- Il tutorial poteva avere maggiore dignità

8.5

Imperator: Rome si aggiunge alla lunga lista di grand strategy firmati Paradox Interactive, una garanzia quando si tratta di sviluppare un titolo tanto complesso quanto appagante. Il nuovo arrivato è figlio di una lunga tradizione e alcune meccaniche vengono riprese direttamente dai precedenti Europa Universalis IV e Crusader Kings 2 e proprio in questo contesto si insidiano i pochi dubbi, legati ad una semplificazione che potrebbe far storcere il naso agli appassionati storici. Rimane un interrogativo sui futuri DLC e qualcosa di meglio poteva essere fatto nello sviluppo di un tutorial più accomodante, ma se si accettano questi compromessi Imperator: Rome è pronto a ripagare con ore e ore di sana strategia, contestualizzata in modo accurato all’interno di uno scenario affascinante e che racchiude sfide praticamente inesauribili.




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