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Il senso della parte a Santa Barbara di The Last of Us – Parte II, spiegato bene

C'è una parte di gioco di The Last of Us - Parte II, nello scenario di Santa Barbara, che alcuni non hanno apprezzato. Qual è il suo senso?

Attenzione: questo articolo contiene importanti spoiler da The Last of Us – Parte II.
Se non avete completato il gioco, vi raccomandiamo di interrompere qui la lettura.

The Last of Us – Parte II, dalla sua uscita a giugno 2020, è un videogioco che ha catalizzato su di sé enormi attenzioni. Premiato nella nostra video recensione con un perfect score ed eletto dalla nostra redazione come gioco della generazione – ma anche da voi lettori come gioco dell’anno – il titolo di casa Naughty Dog è finito al centro di polemiche che molto spesso ben poco avevano a che vedere con l’industria dei videogiochi.

Non affronteremo in questa sede, di nuovo, il percorso relativo a insulti, minacce di morte e intimidazioni ricevute dal team di sviluppo, ma è interessante che ci siano state delle discussioni (molto più sane, anche se non ci voleva molto) relative a una parte specifica del gioco, che ha diviso la community.

Da questo punto in poi, seguono pesanti spoiler, quindi se non avete completato il gioco è il momento ideale per chiudere questa notizia e aprirne un’altra che non vi rovini le sorprese di un qualsiasi videogioco.

 

Una volta completato il viaggio a Seattle di Ellie ed Abby, i giocatori si trovavano nello scenario della fattoria, in cui Ellie stava ricostruendo una vita con Dina e con il piccolo JJ. Tuttavia, come i fan ricorderanno, questo complicato tentativo di idillio veniva interrotto dal ritorno di Tommy Miller che, sopravvissuto miracolosamente a Seattle, cercava di spingere Ellie a vendicarsi ancora per Joel.

Se Ellie in un primo momento lo rimbalzava, poco dopo – mangiata dai sensi di colpa e dalle sue contraddizioni – decideva di partire per Santa Barbara, per cercare di mettersi a caccia di Abby e chiudere i conti una volta per tutte.

A questo punto, il gioco entrava in uno strano mood di difficile lettura, staccandosi ulteriormente dal tradizionale “viaggio dell’eroe” di solito seguito dalla narrativa un po’ in tutti i media. Se sembrava che il conflitto fosse a suo modo risolto dopo Seattle e che la scena con Dina e JJ potesse essere l’epilogo della storia, Ellie ed Abby cominciano un nuovo viaggio in questa ambientazione, entrambe esposte a nuovi pericoli, con la prima che cercava la seconda – ignara invece di essere ancora un bersaglio.

Lo scontro finale in The Last of Us - Parte II

Alla fine, Abby veniva fatta prigioniera insieme a Lev da un inquietante gruppo di criminali ed Ellie, paradossalmente, pur di affrontarla finiva con il salvarle la vita, ammettendo a se stessa nello scontro finale di non essere in grado di ucciderla davvero, nonostante l’odio, il suo e quello di Tommy, le aspettative e il rammarico per non aver potuto avere il tempo di perdonare Joel.

A cosa serve, allora, la parte di Santa Barbara, che sembra una coda aggiunta a una storia già narrata fatta e finita? A mettere in campo proprio questo messaggio: la distanza tra quello che Ellie è in grado di fare e vuole fare, e quello che pensa di dover fare.

Mentre gli appassionati ne discutevano, su Reddit è comparso un interessantissimo commento di un giocatore, conosciuto come Trashbagwithlegs, che ha spiegato in modo eccellente la sequenza a Santa Barbara.

Per chi ama gli approfondimenti narrativi sui videogiochi, vi traduciamo il suo intervento:

Nell’intero ultimo atto, siamo stanchi e vogliamo che il gioco finisca. Avremmo voluto finisse nell’idilliaca fattoria con Ellie che teneva in braccio JJ, mentre guardavamo il tramonto. Non vogliamo che Ellie parta per la California. L’intero ritmo di questa sequenza [a Santa Barbara] sembra buttato lì e non necessario.

Ed è una scelta di design. Il fatto che Ellie si metta di nuovo sulle tracce di Abby è del tutto non necessario. La stanchezza e l’essere provati che avvertiamo nel giocare quella parte finale (soprattutto se avete giocato a difficoltà massima come ho fatto io) rispecchia quella stanchezza e l’essere provata che Ellie sente, mentre prosegue nella sua ricerca.

Noi, come giocatori, non abbiamo scelta. Ellie, come vittima, non ha scelta.

La lettura del giocatore evidenzia in modo impeccabile come Ellie sia in realtà a sua volta una vittima del cerchio della violenza: la diciannovenne sente il peso di vendicare Joel ed è spinta anche dalle aspettative di un disilluso Tommy verso l’idea che le cose andranno meglio, quando saprà di aver eliminato chi ha ucciso Joel.

Ma le cose non andranno meglio e via via che Ellie, anche gravemente ferita, continua a trascinarsi verso Abby, il giocatore si sente sempre peggio e vuole solo che tutto finisca. Esattamente come lo vuole perfino Ellie, quando sfinita lascia andare Abby e Lev e si rende conto che non si stava sentendo meglio, nell’ucciderla. E che probabilmente non è quella che minaccia con un’arma un ragazzino senza sensi la “figlia” per cui Joel avrebbe fatto di tutto.

Quando il gioco termina, gli atti pratici dicono che Ellie ha finito con il salvare Abby dal palo a cui era legata, anziché ucciderla. Si è dannata per ritrovarla, lasciando perfino Dina e JJ, solo per poi lasciarla andare. Perché è stanca e ha deciso che bastava così, perché uno slancio di volontà ha prevalso su quello che pensava di dover fare: uccidere Abby ora non le avrebbe comunque permesso di perdonare Joel in tempo.

Ellie a Santa Barbara

Il giocatore non ha scelta, può solo proseguire fino allo scontro finale e se già prima ha dovuto affrontare Ellie nei panni di Abby, ora è l’opposto – ma le sensazioni sono le stesse: “non voglio farlo e non voglio che succeda, fate finire questo maledetto gioco“. E anche le “boss fight”, allora, sono solo una questione di prospettiva che avverti in modo molto più forte, quando devi giocare il conflitto, anziché vederlo esternamente.

The Last of Us – Parte II è disponibile su PlayStation 4 ed è giocabile anche in retrocompatibilità su PlayStation 5. Il gioco è entrato di recente nella libreria di PlayStation Now, ma la nostra speranza è che se dovete ancora giocarlo non abbiate davvero letto fino a qui.

Se volete approfondire la conoscenza con il mondo di The Last of Us – Parte II, mettete le mani sull’artbook ufficiale del gioco.