Il Calendario dell’Avvento 2018 | Giorno 6

Calendario dell'Avvento
A cura di Pasquale Fusco - 6 Dicembre 2018 - 13:52

Il 2018 è stato un grande anno per videogiochi e videogiocatori, ma come tutti gli altri sta giungendo al termine. Dicembre è oramai iniziato e i giorni che mancano alle agognate feste, a meno che non siate dei macabri Scrooge e l’unica festa che riconoscete è il 7 gennaio, sono proprio una manciata. Dopo l’esperimento molto riuscito dell’anno scorso con il Calendario dell’Avvento, abbiamo deciso di riproporlo anche quest’anno. Nei 24 giorni che ci separano dal Natale cercheremo di ripercorrere in maniera semplice e veloce un percorso fatto di giochi o momenti che hanno caratterizzato il 2018. L’ordine non sarà cronologico, ma prevederà un minimo di fattore sorpresa così come quando aprivamo, o continuiamo a farlo con i figli, le caselline del calendario dell’Avvento per scoprire cosa ci fosse stato dentro.

Come avrete appena letto, il nostro Calendario dell’Avvento non segue un ordine cronologico. Dunque, dopo aver discusso di una Microsoft alla riscossa, non stupitevi se oggi abbiamo deciso di parlarvi di una delle uscite più rilevanti del periodo più recente, ovvero di quel Fallout 76 che tanto ha fatto parlare di sé da quel ‘nefasto’ 14 novembre, dividendo critica e pubblico e scatenando le non poche lamentele della fanbase. Torniamo per un paio di minuti in quel del West Virginia.

Un disastro (post)apocalittico

Solo chi ha vissuto in una grotta nelle ultime tre settimane non saprà del polverone alzato da Fallout 76. L’ultima produzione firmata Bethesda Softworks non ha convinto a pieno la stampa, come possiamo dedurre dalla media dei voti raccolti da Metacritic (52/100) e dalla Recensione non propriamente entusiasta del nostro Filippo Consalvo – che gli ha assegnato un sonoro 5,5.

Cosa è accaduto a Fallout? Semplice, il team di Todd Howard ha intrapreso coraggiosamente la via del multiplayer, nell’evidente tentativo di sperimentare una formula del tutto inedita per il franchise in questione. Del resto si sa, Fallout è sempre stato sinonimo di singleplayer, e l’introduzione di una componente multigiocatore non poteva che essere vista come un vero e proprio azzardo. Così, dopo un elettrizzante reveal all’E3 2018 e una campagna marketing di proporzioni bibliche, la fredda accoglienza dei critici – e degli stessi fan – non ha fatto altro che confermare tutti i timori legati alla nuova strada scelta da Bethesda.

A conti fatti, Fallout 76 è considerato un gioco mediocre. Il comparto tecnico è un disastro totale e l’infrastruttura di rete che avrebbe dovuto supportare le nuove meccaniche multiplayer, semplicemente, non funziona; e nonostante l’indiscutibile fascino del suo mondo di gioco, il titolo non convince nemmeno sul fronte narrativo, non del tutto almeno. Insomma, siamo ben lontani dall’ottimo lavoro svolto con i più apprezzati predecessori di 76, titoli non esenti di difetti sul lato tecnico, ma che sono comunque riusciti a far breccia nei cuori dei giocatori – complice l’unica, e imprescindibile, essenza singleplayer.

fallout 76 nuke

Il futuro nebbioso di Fallout 76

Nel momento in cui vi scriviamo abbiamo aggiornato la nostra copia di Fallout 76 solo da poche ore. Sembra che gli sviluppatori di Bethesda stiano lavorando duramente per migliorar- salvare la loro ultima produzione, apportando un’ingente dose di fix e oliando un po’ gli ingranaggi dell’apparato tecnologico. Fa piacere notare come siano stati accolti i (pungenti) feedback dei giocatori, che reclamavano a gran voce un limite meno intralciante per l’inventario e una maggiore attenzione riposta alla gestione di alcune meccaniche, C.A.M.P. in primis. Tali accorgimenti sono stati apportati, ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Certo, riponiamo le nostre speranze nelle future patch, ma è ovvio che queste non basteranno a riportare a galla il Titanic di Bethesda: servirà un supporto continuo, con il costante miglioramento del prodotto attuale ed eventuali implementazioni a livello contenutistico. I possibili add-on non distoglieranno il nostro sguardo dalle discutibili scelte di design, ma, se non altro, ci offriranno un pretesto per tornare nell’Appalachia e dare una seconda chance alle mostruose bellezze della Zona Contaminata.

Il 2018 è stato l’anno di quello che sarà ricordato, con ogni probabilità, come il peggior Fallout di sempre. Il più fallimentare, senz’ombra di dubbio, visti gli scarsi esiti della ‘scommessa’ di Todd Howard e soci, ma staremo a vedere come si evolverà 76 nell’immediato futuro. Un buon supporto da parte degli sviluppatori potrebbe ancora salvare l’RPG online di Bethesda, magari con qualche (più che doverosa) rifinitura al comparto tecnico e con una manciata di contenuti inediti.




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