Fallout 76 Recensione

By |26/11/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Lo abbiamo provato più volte e in tutte le salse, ci abbiamo giocato di corsa e poi ce lo siamo gustati con calma, lo abbiamo visto in single player e spolpato in multiplayer. Ci siamo presi il tempo che ci è voluto, ma le prime impressioni che Fallout 76 ci aveva dato non erano delle migliori quindi una prova approfondita e ragionata era doverosa per un titolo che ha sicuramente tantissimi occhi puntati addosso. Chiarito che non si tratti di un “Fallout 5” ma di una sorta di capitolo extra nella saga, la svolta decisa e per molti disorientante di rendere multiplayer uno dei giochi più iconicamente single player di quest’epoca ha comunque sollevato un enorme polverone tra appassionati del genere e fan, con al centro il dubbio su quanto questo esperimento fosse legittimo e sensato. Dobbiamo ammettere che l’idea di un Fallout in compagnia ci era piaciuta sin da subito, ma le domande su come un sistema basato sulla narrativa emergente, ritmi lenti e tanta esplorazione potesse adattarsi al multiplayer c’erano tutte. Non la trama, non la grafica e nemmeno il sistema di sviluppo: era il concept stesso alla base del gioco ad essere in discussione, sin dal suo reveal, e questo non solo per la storia della saga, ma soprattutto perché molti elementi del gameplay non erano trasferibili in una dinamica multiplayer e sono serviti non pochi cambiamenti per poterli adattare. Forse troppi.

fallout 76

Scelte di gameplay?

Per alcuni cuore del gioco, per altri irrilevante, la prima vittima di Fallout 76 è lo SPAV, che per ovvi motivi non può più bloccare il tempo né dare indicazioni sul potenziale danno, e diventa invece dinamico e all’inizio molto disorientante: i nemici continuano a muoversi, le percentuali si aggiornano in tempo reale e non c’è il tempo di calcolare la strategia migliore su chi colpire e dove. Con un po’ di abitudine e un approccio con armi lente ma potenti diventa gestibile, ma dimenticatevi gli splendidi slow motion dei critici e preparatevi ad affrontare colpi inspiegabilmente a vuoto e inquadrature da far girare la testa, per non parlare dell’impossibilità di sferrare colpi ravvicinati mentre lo SPAV è attivo, con il nemico che arriva addosso e il proprio personaggio che non può attaccarlo corpo a corpo. Parlando di blocco del tempo, anche attivare il Pip Boy perde questa peculiarità e l’impatto è totale, non solo perché non permette più di prendersi una pausa e ragionare nei momenti più concitati, ma anche perché adesso non sempre si ha la possibilità di ponderare quale alimento scegliere o quale attributo potenziare, visto che nel frattempo ghoul e super mutanti non si fanno problemi ad attaccare. Quasi tutte le sostanze poi perdono le loro influenze sulla velocità del tempo e si adeguano al nuovo stile, costringendo anche i più esperti e “automatizzati” a rivedere le proprie certezze.

Abbiamo trattato a fondo anche della sopravvivenza nel nostro precedente articolo, ma aggiungiamo che gli alimenti deteriorabili, l’acqua sporca, le radiazioni e dormire in posti poco igienici portano facilmente a malattie, davvero fastidiose se non si ha un rimedio per curarle, e a mutazioni, totalmente casuali e spesso legate a un bonus che quasi mai pareggia i malus. Un aspetto che aggiunge colore e aumenta la sfida, ma che stona in alcuni punti: come le tempistiche delle utili gomme da masticare, in grado di ridurre l’aumento di fame e sete… ma per soli due minuti. Purtroppo non si tratta dell’unico caso dove vantaggi, impegno necessario a procurarseli e durata non sono soddisfacenti: tante sostanze hanno effetti utili, ma spesso rimangono attivi solo per due o cinque minuti e nelle dinamiche dei “dungeon” di Fallout non trovano posto, perché non ha senso metterli all’inizio, e il più delle volte non si ha la calma di andarli a recuperare quando l’azione è più frenetica. La soluzione, come detto nell’articolo precedente, si chiama stimpak: veloci, efficaci e utilizzabili con un solo click, ma col tempo anche la ruota dei favoriti potrebbe diventare comoda, anche se richiede comunque tre o quattro secondi in più (e una maggiore preparazione) che potrebbero rivelarsi letali.

Fallout 76 Recensione

Narrativa emergente, di gruppo

Un altro aspetto colpito dal cambio di rotta è quello della narrazione, con la scelta di Bethesda di non avere NPC (se non qualche Protectron qua e là a fungere da mercante) e di affidarsi totalmente a olonastri, note e documenti sui terminali. C’è una storia principale, legata a cosa è successo nel mondo esterno nei 25 anni in cui siamo rimasti rinchiusi nel Vault 76, dopo i bombardamenti, e ci sono tante, centinaia di storie parallele, alcune anche profonde e molto coinvolgenti, che Bethesda è bravissima a creare per dare quel senso di accaduto, di un mondo dove la vita è andata avanti e ne scopriamo solo adesso il destino compiuto. Si avverte la mancanza, questo silenzio lasciato dalla totale assenza di vita nell’Appalachia al di fuori degli abitanti del Vault, e si perde un po’ di atmosfera non avendo una Diamond City, una New Vegas, una Megaton vive e ricche di interazione. C’è però tanta esplorazione e una mappa enorme da scoprire, ma dopo ore e ore di gioco, pur essendo degli amanti della narrativa emergente, ci sentiamo di dire che troppo spesso la narrazione è davvero prolissa, con decine di pagine slegate da qualsiasi contesto interminabili da leggere; ottimo per chi vuole godersi ogni centimetro del gioco, ma il ritmo è troppo diverso rispetto al single player e si finisce spesso per saltare senza dare troppa attenzione.

Il ritmo è appunto l’elemento che cambia di più, perché giocato da solo Fallout 76 non offre un’esperienza degna dei precedenti, ma facendo squadra con degli sconosciuti è difficile trovare la sinergia necessaria a godersi la trama. La soluzione più appagante diventa quindi quella di raccogliere uno o più amici con cui ritrovarsi a giocare, rigorosamente muniti di cuffie e microfono, che abbiano più o meno lo stesso interesse e approccio. Col compagno giusto ci si copre le spalle, si affrontano i nemici insieme e si esplora esponendosi di meno, c’è sempre qualcuno a salvarti o a indicarti un pericolo e si commenta ogni scoperta o sorpresa in tempo reale. Dopo molte ore passate così ci è stato chiaro cosa avesse spinto Bethesda a rischiare il nome di un’intera saga: Fallout 76, in compagnia, è divertente, immersivo, riesce persino a trasmettere una qualche poesia tutta videoludica che ci ha portati più volte a fermarci improvvisamente per riflettere e ammirare che prima, questa grande avventura, l’avevamo sempre vissuta da soli. L’idea alla base del gioco, oggi, ci sembra più interessante e nonostante le modifiche che hanno snaturato alcuni elementi storici del gameplay questa nuovo potrebbe anche funzionare, regalando un’esperienza inedita. Non è più il concept alla base del gioco a essere in discussione, quindi, ma il gioco stesso in quanto realizzazione finale.

No frame, no gain

Se durante l’anteprima e la fase di BETA esistevano attenuanti, una volta rilasciato sul mercato il prodotto va valutato come finito e, per quanto sappiamo benissimo che Bethesda continuerà a lavorarci e a rifinirlo a lungo, è stata la stessa Bethesda a decidere la data di rilascio. Purtroppo però, anche e soprattutto al netto della prima major patch post lancio, Fallout 76 è un gioco evidentemente incompleto. Nonostante recuperi praticamente ogni asset da Fallout 4 e presenti pressoché nessun miglioramento grafico, il team di sviluppo a quanto pare non è riuscito a confezionare un’esperienza tecnicamente accettabile e priva di grossi bug, lag, freeze, cali di frame rate e crash frequenti. Fallout 76 soffre di tutto quello di cui un gioco può soffrire, in maniera quasi invalidante per il giocatore, che si ritrova a sparare ai nemici senza comminare danni, a vedersi bloccato per due o tre secondi per poi ritrovarsi cinque metri più in là, a veder sparire i propri compagni, ad essere buttato fuori dalla squadra e dal mondo senza motivo, a crashare improvvisamente e a dover rifare mezza quest per la perdita di progresso, per non parlare dei problemi più leggeri come la sparizione dei vestiti dei compagni, che se ne vanno in giro in intimo, la morte in posizioni “anti leggi della fisica” dei nemici, i caricamenti lunghissimi e i trofei/obiettivi iniziali che chi ha giocato alla BETA ha probabilmente perso per sempre. Non abbiamo ancora capito poi se è normale trovare gli ardenti in posizioni statuarie di tanto in tanto e vederli sbloccarsi quando ci si avvicina, o se anche questo è un bug del gioco, considerando poi che a volte li si può uccidere anche se in questo stato, altre sembrano invece invulnerabili.

Fallout 76 Recensione

Al di là di questi aspetti tecnici, magari risolvibili in futuro ma comunque inaccettabili sul gioco finito, non bisogna sottovalutare le patch da 50GB, la necessità di avere una sottoscrizione su console e le fasi di manutenzione che finora sono sempre cadute in orari morti per gli USA ma caldissimi per l’Europa, con il rischio che anche trovando l’amico disposto a giocare agli stessi orari si rischia di non potere perché i server sono down o la propria ADSL ci mette dieci ore a scaricare l’aggiornamento.

Ultimo, personale, appunto in merito al sistema di crescita, sempre basato sui sette talenti S.P.E.C.I.A.L., potenziabili di un punto ogni aumento di livello, ai quali è possibile equipaggiare delle abilità sotto forma di carte a loro volta upgradabili per due volte. Il grado di ogni carta determina anche quanti punti di quel talento sono necessari per equipaggiarla e la possibilità di condividerne alcune quando si è in squadra permetterebbe un sistema secondo il quale ogni membro potrebbe concentrarsi su alcuni aspetti e formare quasi la propria “classe” o “job”, riuscendo ad avere in un team lo scassinatore, l’hacker e così via, ma le carte che è possibile ottenere ad ogni level up sono random e si rischia di provare una strada per poi rimanere bloccati tre o quattro livello in attesa della carta giusta. Cade così un altro degli elementi che avrebbero potuto rendere interessante e appagante giocare con amici sul lungo termine, or quanto questa rimanga comunque la condizione migliore per godersi Fallout 76.

Per finire, gli amanti del single player non troveranno ciò che cercano: come detto il gioco è stato pensato e costruito per il multiplayer e in solitario risulta un po’ scarno, privo di NPC e interazioni com’è, e persino sconveniente, considerando che alcuni nemici si possono affrontare solo in gruppo, anche quelli meno pericolosi ma che diventano letali in gran numero.

Non è un Fallout 5 e questo era già chiaro da un po’, ma non basterà essere amanti della serie se non si è aperti all’idea di giocare con altri, per apprezzarlo.

+ divertente con amici
+ Tante storie nascoste da scoprire
- scarno e poco dinamico
- Tecnicamente impresentabile
- Poco coinvolgente in single player
- Un po’ ripetitivo

5.5

Fallout 76 è un gioco in costante evoluzione e non è una sorpresa che raggiungerà uno stadio maturo tra un bel po’ di tempo, ma al momento di rilascio era obbligatorio aspettarsi di più. Se l’idea di Bethesda non fallisce e si rivela anzi interessante, la realizzazione tecnica e alcune scelte del gameplay sono illegali e inaccettabili per un titolo di questo peso. L’aspetto positivo è che un bel gioco fatto male può sempre essere “riparato”, quindi ci riserviamo di vederlo tra qualche mese per capire quanto sarà davvero maturato, ma nel frattempo ne fanno le spese quei fan che hanno voluto dare fiducia sin da subito. Per fortuna, al netto dei troppi difetti, Fallout 76 riesce anche a divertire e a regalare non poche ore di intrattenimento, ma la pazienza richiesta è davvero tanta e premierà solo chi ha intenzione di impegnarsi a oltranza con questo gioco.

Per tutti gli altri, Fallout 76 rimane una bella esperienza da condividere con un amico ma senza troppa fretta, nella speranza che con qualche aggiunta e una rifinitura completa possa diventare più in là il titolo che merita di essere e su cui con ogni probabilità Bethesda continuerà a lavorare a lungo.