Il Boccino d’oro | Storia della Magia per Babbani

Rubrica
A cura di SirFran Snee - 8 Dicembre 2018 - 9:00

Mi apro alla chiusura

Una frase simbolica per il significato dell’intera storia, che risolve in queste poche parole l’intera vicenda e il destino dei protagonisti che abbiamo seguito per sette libri e otto film. Un oggetto che ci ha accompagnati sin dall’inizio della narrazione, meravigliando gli occhi bambini degli spettatori che avevano visto il primo film agli albori del nuovo millennio, arrivando fino alle ultime sequenze della pellicola uscita quasi dieci anni dopo. Scopriamo così tutti i significati e i legami che il Boccino d’oro ha con i diversi episodi della storia, nonché con diversi numeri di questa rubrica, tessendo così un lungo fil rouge pregno di senso, necessario in questa ultima puntata di Storia della Magia per Babbani. In principio fu un animaletto volante dorato, il Golden Snidget (tradotto come Bolcino d’oro“), abbandonato successivamente poiché in via d’estinzione. Venne dunque sostituito con questa pallina, inventata alla fine del Quattordicesimo secolo da un tale Bowman Wright, originario di Godric’s Hollow (nientepopodimeno che il luogo dedicato a Godric Grifondoro, fondatore dell’omonima casata, ma anche dove Harry Potter perse i genitori e la sorella di Silente, Ariana, perse la vita). Partiamo dunque con le dovute premesse, riepilogando brevemente la “mera” funzione principale di ogni Boccino nel mondo magico: per la prima volta nella rubrica, affrontiamo l’argomento “sport” tra i maghi, un’attività nient’affatto trascurata e capace di infuocare gli animi al pari dei nostri ultras negli stadi. Infatti il Boccino è l’elemento più importante di una partita di Quidditch, lo sport più in voga e praticato cavalcando scope volanti tra un Bolide da evitare e una Pluffa per accumulare punti, in attesa che il Cercatore di una delle due squadre in campo afferri la pallina dorata e alata.

Emerge quindi che ogni singola palla in campo ha un suo potere ben preciso, per attaccare la squadra avversaria o per fare punti, ma l’evento più importante è la cattura del Boccino, che fa guadagnare 150 punti alla squadra e soprattutto pone fine alla partita, dalla durata quindi potenzialmente illimitata. Si racconta di alcune partite durate settimane, talvolta anche mesi, prima che il Boccino venisse preso, tant’è che la partita più lunga della storia durò 3 mesi. Non facile da reggere, per i giocatori come per gli spettatori, ma diventa fortunatamente più facile attribuire la vittoria, nel caso in cui entrambi i Cercatori arrivino a prendere il Boccino quasi contemporaneamente e non si comprenda quale dei due lo abbia toccato per primo. La pallina è dotata di una Memoria Tattile in grado di riconoscere e ricordare il tocco del giocatore che l’ha raggiunta per primo. I Boccini, infatti, non vengono mai toccati a mano nuda prima della cattura in campo, né dall’arbitro, né dai loro costruttori, che li fabbricano e li maneggiano con dei guanti. E’ proprio questa loro caratteristica a diventare significativa per la nostra storia, poiché il primo Boccino d’oro conquistato da Harry a Hogwarts è l’oggetto che diventerà iconico nel corso del tempo e che gli salverà la vita al termine del duello con Lord Voldemort. Innanzitutto, non venne afferrato normalmente, ma a momenti inghiottito dal maghetto, una cattura comunque valida ai fini della partita, e ricordando quindi non le impronte digitali ma le sue labbra. La storia unica di questo Boccino prosegue anni dopo, quando Silente mise l’anello di Tom Orvoloson Riddle nel boccino, affinché Harry lo trovasse nel momento propizio, essendovi incastonata la pietra della resurrezione. Inserito nel testamento del Preside e testato persino dal Ministero della Magia, il Boccino venne modificato grazie ai poteri magici di Silente e si aprì quando Harry dichiarò al Boccino che stava per morire. Infine, consideriamo che si tratta di un oggetto che, dopotutto, ha contribuito a fare sì che un “ex Horcrux” risorgesse, dopo che parte dell’anima di Voldemort riuscì ad abbandonare il corpo di Harry.

Uno strumento alquanto utile e incredibilmente versatile, slegandosi dalla principale funzionalità per ricoprirne anche altre, grazie agli alti poteri magici che possono intervenire su di esso. L’uso di questo oggetto potrebbe essere originalmente rivisitato e proposto nel prossimo titolo, rivelando nuove proprietà e capacità, oltre che recuperare un ruolo primario tra gli oggetti magici, quasi al pari di bacchette e scope. Il Boccino d’oro potrebbe essere nuovamente controllabile, ma solo da maghi potenti e in seguito all’acquisizione di determinate competenze e abilità, pensando anche all’usabilità di questo strumento svolazzante ovunque sui nostri schermi e tanto difficile, quanto sfidante da controllare. Concepito nel luogo dove tutto nacque, almeno rispetto alla storia del nostro eroe, il Boccino non può che ricoprire un ruolo fondamentale nella storia magica in generale e nei confronti di quella a noi nota. E’ dunque più che corretto e doveroso onorare uno strumento così utile, da sempre rimasto nell’ombra e in secondo piano, spesso dimenticato nell’economia della storia a noi nota sul grande schermo, ma costantemente ricordato nel merchandise dedicato alla saga. Sintomo di un affetto forse recondito e mai chiaramente espresso, se non su qualche ciondolo o t-shirt. Al contrario, se ci pensiamo bene, il Boccino rappresenta una delle magie più interessanti nella storia di Harry Potter, motivo per cui merita un posto speciale nella mente e, perché no, anche nell’universo videoludico.

Come ogni leggenda importante, la sorte del magico oggetto che salvo Harry non ci è chiara. Forse abbandonato in qualche parte del sottobosco nella Foresta Oscura. Forse conservato dal mago a perenne memoria della sua avventura ai limiti della fantasia. Una cosa è certa: senza Boccini d’oro, e senza quel Boccino, non avremmo potuto raccontare fino al lieto fine la storia di questo maghetto. O forse sì, ma in modo totalmente diverso e meno emozionante. Un oggetto di cui abbiamo ancora memoria, dopo tutto questo tempo. E ne avremo sempre.




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