Anteprima 5 min

Humankind | Provato – Un nuovo sguardo alla Storia secondo Amplitude

Grazie ad una nuova OpenDev siamo tornati a scrivere la storia in Humankind, l'ambizioso 4X sviluppato da Amplitude

Lo sviluppo di Humankind prosegue a spron battuto, seguendo quella che oramai è diventata una prassi per il team di Amplitude. Per correggere il tiro e offrire la miglior esperienza possibile, la software house francese ha deciso di lavorare a stretto contatto con la sua community, facendo testare la propria opera tramite una serie di beta ad un’ampia fetta di pubblico, dal quale ricevere poi preziosi feedback e suggerimenti.

Piattaforma:
PC
Genere:
strategico
Data di uscita:
Sviluppatore:
Ampitude Studios
Distributore:
Koch Media

Questo è anche lo scopo di Lucy, l’ultima versione di questa OpenDev e per noi una nuova occasione da sfruttare per verificare lo stato dell’arte di questo ambizioso 4X storico dopo il primo faccia a faccia dello scorso agosto.

Il corso degli eventi

Facciamo qualche passo indietro e vediamo dove ci eravamo lasciati. Durante la precedente anteprima abbiamo lodato le novità apportate da Humakind, che vuole essere decisamente di più che un semplice emulo e un seguace fedele di Sid Meier’s Civilization. È impossibile però non scorgere qualche richiamo alla celebre serie nelle mani di Firaxis, ma sin dai primi turni emergono da ogni singola casella tante differenze e una personalità unica che, purtroppo, avevamo dovuto abbandonare troppo in fretta nel test iniziale, a causa di un codice davvero troppo esiguo.

Si parte sempre dal neolitico

Per fortuna il discorso muta radicalmente con Lucy, una beta dal peso specifico notevole e che ha toccato, almeno parzialmente, molte delle meccaniche che i giocatori andranno a gestire nelle prime ore di gioco. Le novità rispetto a Civilization – vi chiediamo scusa in anticipo, ma è davvero impossibile ignorare il più classico degli elefanti nella stanza – iniziano ancora prima di muovere le pedine lungo lo scacchiere. In Humankind non c’è infatti una vera e propria scelta della civiltà e ad inizio partita ci si ritrova sempre a gestire uno sparuto gruppo di uomini ai tempi del neolitico.

Dall’età della pietra

È ancora presto per parlare di società e le fasi iniziali sono accompagnate dalla canonica esplorazione della mappa, un’attività quasi scontata per delle tribù semi-nomadi. Per quanto banali, sin da questi primi passi si vede l’esperienza di Amplitude, che ha impreziosito questi spostamenti tramite la presenza di cibo da recuperare o altri bonus sparsi nelle caselle, un incentivo a muoversi lungo la mappa ed a studiare il posizionamento perfetto per il primo insediamento.

Esplorare lungo i sette mari

Lo scenario, come già avevamo segnalato nella scorsa anteprima, non è un semplice insieme di esagoni, ma è suddiviso in macro-regioni, ognuna delle quali può ospitare un solo agglomerato urbano ed è caratterizzata da certe risorse particolari. Questa scelta riduttiva fa sì che la mappa non diventi un proliferare di insediamenti posizionati uno accanto all’altro ma, al contrario, ogni città è un bene fondamentale da curare fin nel più piccolo dei dettagli.

Un leader dai mille volti

Dopo i primi turni di ambientamento e strutturalmente identici partita dopo partita, Humankind subisce una decisa accelerata quando si entra nell’era successiva e occorre scegliere la prima vera cultura. La Storia scritta da Amplitude è strettamente legata al conseguimento di determinati obiettivi culturali e militari che, una volta soddisfatti, mettono il giocatore davanti ad una pletora di civiltà da selezionare e di cui sfruttare bonus e vantaggi. L’unico limite è che nello stesso scenario non ci siano due fazioni identiche, ma per il resto non c’è nessuna restrizione e noi stessi abbiamo prima guidato i babilonesi durante l’era antica, per poi virare decisamente la rotta nel periodo classico per vestire i panni dei romani.

Il passaggio ad un'era successiva

Nonostante il limite imposto alle sole quattro prime ere – per un totale circa di 150 turni – ci siamo ritrovati fra le mani infinite combinazioni possibili e le differenze fra le varie potenze non si limitano a qualche bonus passivo o ad una manciata di truppe differenti, ma incidono pesantemente sulla strategia da adottare.

Esperienza da vendere

Selezionare un ordine coerente fra le numerose civiltà è solo uno dei tanti tasselli di un puzzle complesso e articolato: Humankind non sembra essere il 4X adatto ai neofiti e a chi si voglia avvicinare al genere. Prendiamo ad esempio in considerazione i combattimenti, da sempre un elemento abbastanza di contorno in questi board game digitali. Ecco, quelli pensati da Amplitude vanno ben oltre al semplice ammasso di truppe, dove a spuntarla è sempre la quantità – a meno che non schieriate dieci arcieri contro contro truppe dotate di fucili automatici, ma quello sarebbe solo un anacronismo.

In Humankind giocano un ruolo fondamentale la conformazione morfologica dei terreni, con le caselle rialzate che si rivelano un prezioso alleato e gli stessi scontri sono distribuiti su più turni, durante i quali muovere le proprie unità per sfruttare i punti deboli del nemico.

Il momento dello scontro

Come disse Carl von Clausewitz, “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”, e proprio la diplomazia è una delle principali novità di questa OpenDev. Almeno in questo primo faccia a faccia le interazioni con le varie potenze – le partite erano limitate a sole sei fazioni, per altro in una mappa piuttosto ristretta – si sono attenute a schemi tradizionali, con patti di alleanza, scambi commerciali e di informazioni geografiche, fino ad arrivare all’immancabile dichiarazione di guerra quando ci ritrova con un proprio territorio razziato per l’ennesima volta da quel dannato esploratore.

In questo quadro che sa di già visto, l’unico vero dubbio riguarda l’intelligenza artificiale, che in questa beta si è dimostrata abbastanza schizofrenica. È un aspetto su cui il team di sviluppo dovrà lavorare, perché i nostri primi match sono stati caratterizzati da fazioni arrendevoli o, viceversa, potenze che non volevano alzare bandiera bianca anche quando non avevano più una singola unità militare.

Fare chiarezza

Anche il secondo dei principali difetti individuati in questa versione anticipata può essere ricollegato alla diplomazia. Le prime interazioni con le altre potenze sono state infatti abbastanza confusionarie a causa di una interfaccia ancora da rivedere, in cui era difficile capire cosa volesse il nostro interlocutore in mezzo a quell’insieme di voci e tasti ingombranti e poco coerenti.

L’UI non soffre solo di problemi di funzionalità, ma la sua stessa estetica ci ha lasciati abbastanza perplessi e sembra decisamente più adatta – infatti la ricorda molto nelle sue linee fredde e astratte – ad un’altra serie creata da Amplitude, Endless Space.

La diplomazia secondo Humankind

L’interfaccia è uno dei pilastri portanti in un 4X e spesso è uno degli elementi necessari per metter ordine fra le numerose componenti e rendere più abbordabile opere decisamente complesse. Quella di Humankind è ancora visibilmente in costruzione. I pannelli delle città sono infatti ancora abbastanza grezzi e sprovvisti dei necessari tooltip indispensabili per capire gli output delle proprie mosse ma, al contrario, quando si stabiliscono i nuovi edifici o i vari distretti vengono subito evidenziate le caselle migliori su cui costruire queste migliorie o le risorse perse a causa del nuovo insediamento. È chiaro come la strada intrapresa sia quella giusta e, almeno ce lo auguriamo, sia solo una questione di tempo e di aggiustamenti.

Almeno inizialmente, anche la religione – seconda vera novità di questa OpenDev – ha subito gli effetti negativi di una UI criptica e solo dopo qualche turno passato a studiare tutti i dettagli abbiamo appreso il funzionamento di questa meccanica, legata soprattutto alla costruzione di luoghi sacri. Facendo il classico paragone con Civilization, il credo ci è parso meno centrale rispetto alla corrispettiva meccanica presentata nella serie di Firaxis, in cui le religioni erano spesso alla base di vere e proprie guerre.

Alla prossima OpenDev

Nonostante qualche intoppo, questa beta ha lasciato impressioni più che positive. Le basi sono infatti molto solide – non che ci si aspettasse il contrario vista la firma d’autore – presentano parecchie unicità nel genere e anche i difetti qui segnalati sono piccole sbavature che potranno essere tranquillamente corrette ora del prossimo aprile, data di pubblicazione prevista per Humankind.

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Piattaforme: pc
Humankind è uno dei 4X più interessanti del prossimo anno e questa ambizione viene confermata anche nella nuova OpenDev, grazie alla quale abbiamo testato alcune interessanti novità, come la diplomazia e le religioni. A queste componenti si aggiungono poi tutte le altre meccaniche di gioco che avevamo già apprezzato nelle precedenti anteprime, senza però tralasciare quegli aspetti che per ora necessitano di qualche ritocco, come le interfacce e l'intelligenza artificiale.

Pro

  • Non il solito emulo di Civilization
  • Profondo e ricco di sfaccettature
  • Tantissime culture fra cui scegliere

Contro

  • AI ancora ballerina
  • Le interfacce presentano varie incertezze