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Hokko Life | Recensione – Il fratello minore di Animal Crossing?

Wonderscope lancia sul mercato un community sim sulla falsariga del brand Nintendo, facendo sorgere una domanda: ce n'era davvero bisogno?

L’atmosfera serena e rilassata di Animal Crossing, oltre ad aver convinto critica e pubblico, deve aver fatto presa sul team di Wonderscope, che con Hokko Life (disponibile su PC, Nintendo Switch, PS4 e Xbox One) ha voluto reinterpretare gran parte di quanto visto nell’ormai più che ventennale serie creata da Katsuya Eguchi e Hisashi Nogami.

Hokko Life

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
gestionale, simulazione
Data di uscita:
27 Settembre 2022
Sviluppatore:
Wonderscope
Distributore:
Team17

Animal Crossing: New Horizons, quinto capitolo della serie community sim targata Nintendo, è arrivato sugli scaffali a marzo 2020. L’ultima iterazione del brand nato nel 2001 ha avuto la “fortuna” di uscire in un periodo particolarmente delicato, ovvero in piena quarantena, e ha permesso ai giocatori di ritirarsi in un arcipelago pacifico dimenticando temporaneamente il periodo difficile che tutti stavamo vivendo.

Nonostante il solido terreno di partenza e l’innegabile impegno profuso dalla software house svedese nel consegnare un prodotto immaginato per lasciare libero sfogo alla fantasia dei giocatori, siamo davvero davanti a un degno erede di Animal Crossing? La risposta, come spesso accade, è nel mezzo, e vi spieghiamo perché.

Benvenuti al villaggio Hokko

La prima impressione che si ha avviando Hokko Life è quella di avere davanti un clone di Animal Crossing a tutti gli effetti, che tale vuole risultare. La creatura di Wonderscope è in debito con il brand della casa di Kyoto, e per notarlo bastano davvero pochi minuti di gioco. Una volta avviata una nuova partita saremo invitati a creare il nostro personaggio con l’aiuto di un editor ridotto all’osso, nel quale selezionare acconciatura, colore degli occhi, della pelle e dei capelli.

A differenza del titolo Nintendo, non potremo scegliere tra protagonista maschile e femminile, la cui differenziazione sarà affidata esclusivamente all’acconciatura e all’abbigliamento. Se in New Horizons l’editor iniziale proponeva “solo” otto tonalità di pelle, in Hokko Life ne avremo molte di più, ma non potremo modificare il taglio di occhi, naso e bocca.

Superata questa breve fase di personalizzazione, ci troveremo a bordo di un treno (vi ricorda qualcosa?). Una volta scesi dal vagone raggiungeremo rapidamente il centro del villaggio Hokko, ed è proprio qui che inizieremo a notare le prime, evidenti analogie con il community sim di Nintendo. Tutti gli abitanti della città, eccetto il protagonista, sono degli animali, e il primo ad accoglierci in un piovoso lunedì sarà l’elefante Oma, proprietario della pensione in cui passeremo la notte.

Ad Hokko si è appena abbattuto un temporale e per proseguire oltre la piazza principale dovremo attendere la mattina. In attesa che la strada venga liberata faremo la conoscenza di Moss, proprietario della bottega cittadina, tappa fissa dove in seguito potremo vendere e acquistare utensili, materiali per la creazione di oggetti e complementi d’arredo per la casa.

Rigenerati da una buona dormita potremo finalmente accedere a quello che è il cuore di Hokko Life, ovvero la zona residenziale, inizialmente non al massimo del suo splendore. Ad esclusione del laboratorio di Sally (al quale sarà possibile accedere successivamente), ancora in buono stato, ci troveremo davanti a delle abitazioni fatiscenti da rimettere in sesto.

Da questo punto in poi si aprirà una lunga fase di raccolta di risorse e crafting, che per un buon quantitativo di ore costituirà la nostra attività principale. Il villaggio è infatti scarsamente abitato, e starà a noi renderlo appetibile per attirare nuovi residenti, che incontreremo di volta in volta nella locanda di Oma, e che potremo successivamente ospitare in una casa nuova di zecca costruita con l’aiuto di Rosa, responsabile dell’agenzia immobiliare.

Scava, taglia, costruisci, ripeti

Le attività alle quali dovremo dedicarci durante le prime ore di gioco sono esattamente le stesse viste in Animal Crossing, e chi ha familiarità con la serie non tarderà a notarlo. Passeremo dalla raccolta di legna alla semina, dalla caccia alle farfalle all’immancabile pesca, dalla minuziosa ricerca di fiori colorati (utili per creare tinture per tessuti) all’esplorazione della miniera con l’obiettivo di estrarre materiali da creazione.

È bene evidenziare che le analogie tra Hokko Life e il prodotto della grande N non si limitano alla semplice struttura del gameplay, ma sfociano in un effetto déjà-vu fin troppo lampante. Elementi quali le animazioni della pala, con il buco nel terreno da svuotare o riempire di terra, la caccia agli insetti con il retino, la resa dei pesci (anche qui mostrati sotto forma di ombre), i tronchi da sradicare e le erbacce da estirpare sono esattamente identici a quelli visti in Animal Crossing, ma molto meno curati.

Siamo certi che il team di Wonderscope ce l’abbia messa tutta per consegnare ai giocatori un villaggio pieno di vita, ma qualcosa dev’essere andato storto nella creazione degli abitanti e nella gestione delle loro esigenze. Più di una volta vi capiterà di ricevere dei compiti molto simili, se non identici, da parte degli NPC, tra i quali spesso figurerà la richiesta di una tintura per tessuti (almeno all’inizio). Il procedimento di creazione richiede l’acquisto del progetto dal laboratorio di Sally, e la successiva ricerca dei materiali idonei.

In base al colore desiderato dovremo procurarci fiori e foglie corrispondenti e, nelle primissime fasi di gioco, ci renderemo presto conto che tali risorse non sempre saranno a portata di mano. Potrebbe capitarvi di trovare un’unica pianta dai fiori rossi e, non essendo in possesso dei semi adatti per piantarne una nuova, l’unica soluzione sarà dormire in attesa del respawn del materiale. Proprio qui subentrerà uno dei primi ostacoli: gli incarichi sono a tempo, e non sorprendetevi se ve ne sfuggirà più di uno a causa della scarsità di risorse disponibili all’inizio dell’avventura.

Quei pesci vi ricordano qualcosa?

Medesimo discorso per quanto riguarda altre tipologie di oggetti, come pavimenti o carta da parati. Più di una volta ci è capitato di non trovarli nel negozio di Moss, e il risultato è stato quello di non poter completare la missione in tempo, dato che il crafting non era ancora disponibile. Va inoltre sottolineato che la descrizione dei compiti assegnati non è del tutto chiara. “Decora l’interno della casa” può infatti riferirsi alla pavimentazione, alle pareti o al mobilio.

In merito alla resa delle interfacce, è necessario fare qualche appunto. Fin dall’avvio, Hokko Life tradisce una certa mancanza di gusto nello stile dei menu, più vicini a quelli di un prodotto mobile che non a quelli un titolo destinato a PC e console. In versione Nintendo Switch (console che potete acquistare a un ottimo prezzo su Amazon) ci siamo imbattuti in parecchie icone in bassa risoluzione, scontornate in modo grossolano, che mal si sposano con un aspetto estetico bene o male coerente.

Chi va piano…

Uno degli elementi meno convincenti di Hokko Life è il sistema di progressione. Dopo aver trascorso più di qualche ora nel villaggio ed aver sbloccato il negozio di abbigliamento di Laurus e l’agenzia immobiliare di Rosa, diventerà strettamente necessario dedicarsi a svariati compiti (anche detti “Meriti del sindaco”) catalogati in un’apposita tabella nel menu di pausa.

Esplorando la miniera, ad esempio, ci renderemo presto conto di non poter proseguire senza un piccone di materiale più resistente rispetto al piccone base, perché sarà il gioco stesso a dircelo. Non basterà recarsi alla bottega cittadina e attendere qualche giorno prima di vedere l’utensile spuntare sugli scaffali, né sarà possibile riceverlo in regalo da un NPC. Per ottenere il progetto di creazione dovremo infatti rompere 35 rocce e creare 35 oggetti, un’attività che poco ha a che fare con lo spirito community sim che anima Hokko Life, e che ci troveremo a ripetere, con le dovute differenze, tantissime altre volte.

La medesima dinamica riguarda infatti la stragrande maggioranza degli elementi sbloccabili e delle abilità necessarie per progredire nel gioco. All’inizio non avrete una mappa, non la riceverete in regalo e non potrete acquistarla, ma la otterrete soltanto dopo aver percorso una determinata distanza e aver scattato per un certo numero di minuti. Vi servono delle bombe per liberare un passaggio? Per averle dovrete posizionare due case, acquistare due set di arredamento a tema e creare venti progetti originali. Qualunque sia il legame di queste attività con dell’esplosivo, onestamente ci sfugge.

Il risultato di una tale progressione, molto lenta e a tratti frustrante, è quello di forzare il giocatore a compiere una lunga serie di azioni fini a sé stesse solo per sbloccare un progetto (che a sua volta richiederà parecchie risorse per essere realizzato), senza vivere il gioco con i suoi ritmi. Se da una parte è gradevole spendere del tempo per creare articoli da consegnare agli NPC, che ci ricompenseranno con capi d’abbigliamento, arredi o soldi, dall’altra lo è meno dover pescare 20 stivali e scattare per 3.600 minuti (calcolati con il tempo di gioco, tranquilli) per riscattare un upgrade.

A tal proposito c’è da fare un appunto sulla meccanica della pesca, che non sempre funziona a dovere. In fase di cattura il minigioco è divertente (seppur molto semplice), ma lo stesso non si può dire della fase preparatoria. Spesso, subito dopo un lancio vi capiterà di vedere l’esca fluttuare sull’erba o a mezz’aria, e sarete costretti a tentare più volte. Malgrado Hokko Life sia strutturato in modo da far scomparire gli elementi che oscurano la visuale quando il personaggio si trova dietro di essi, questo non sempre avviene, e quando capita durante la pesca rischia di mettere a dura prova la pazienza di chiunque.

Quel galleggiante non dovrebbe essere lì...

La fauna è composta da un discreto numero di esemplari: si contano circa una sessantina di pesci e una cinquantina di insetti, meno rispetto a quanto visto in New Horizons ma comunque abbastanza per tenere impegnati i collezionisti per un buon numero di ore, spendibili anche nella creazione e personalizzazione (particolarmente approfondita a dire il vero) degli oggetti presso il laboratorio, così come nella cura della fattoria, il cui percorso si sbloccherà in concomitanza con l’arrivo di Aubrey.

Il prodotto di Wonderscope ha il pregio di lasciare al giocatore libera scelta sulla caratterizzazione dell’ambiente di gioco. A Hokko tutto può essere migliorato, perfezionato o eliminato a piacimento: strade, edifici, ponti, incluso l’arredamento delle abitazioni degli NPC. Proprio su questo aspetto è inevitabile che sorga qualche dubbio.

Svaligiare la casa di un nostro vicino per poi rivendere gli oggetti e intascare la somma (spesso cospicua) non avrà alcuna conseguenza negativa né sui rapporti con quest’ultimo né sulle linee di dialogo. L’abitazione rimarrà semplicemente vuota finché non saremo noi ad arredarla di nuovo. Si tratta di una feature che alcuni gradiranno, ma che tende a spersonalizzare i nostri compagni di avventura, totalmente disinteressati a ciò che avviene all’interno delle loro case e nel villaggio stesso.

Houston, abbiamo un problema (tecnico)

Dal punto di vista tecnico, Hokko Life è afflitto da una serie di difetti piuttosto evidenti, sia grafici che di pulizia generale. Trovarsi letteralmente dentro un altro personaggio dopo essere usciti da un’abitazione, attivare un dialogo con un NPC e vederlo fluttuare nel vuoto, applicare carta da parati fantasma, parlare più volte con un abitante per sbloccare la linea di dialogo giusta per ottenere una ricompensa sono solo alcune delle sbavature ricorrenti impossibili da non notare. Un frame rate instabile, glitch e lag frequenti non fanno che peggiorare la situazione.

La gestione della telecamera è dozzinale, e i problemi non si verificano solo durante la pesca, come accennato in precedenza. Trovare una roccia o un albero esattamente davanti all’obiettivo è ordinaria amministrazione, e in assenza di barriere naturali l’obiettivo tenderà comunque ad assumere una posizione discutibile, spesso dietro le nostre spalle, impedendoci di guardare in faccia l’interlocutore e di cogliere le sue espressioni (non molte, a dire il vero).

In Hokko Life c'è qualche incertezza "registica" di troppo.

Peccato, perché la direzione artistica, nonostante sia molto derivativa, non è poi così male, anzi, risulta coerente con il prodotto, seppur minata da una bassa qualità delle texture visibile in esterni e interni, con prevalenza di questi ultimi. Che si tratti di quadri completamente sgranati o trapunte dalla fantasia indistinguibile (e non si tratta di pixel art) l’effetto è comunque abbastanza sgradevole, e non invoglia certo il giocatore ad abbellire la sua casa con oggetti che mal si accompagnano al resto dell’arredamento.

Se giocato in modalità handheld, Hokko Life consente di sfruttare un puntatore, ma più di una volta, dopo le fasi di caricamento tra un’area e l’altra della mappa, lo abbiamo visto apparire sullo schermo senza aver interagito in alcun modo con i menu, anche quando la console era in modalità docked e l’input tattile era di conseguenza inutilizzato. Non si tratta di un difetto inficiante (per eliminarlo basterà aprire e chiudere il menu di pausa) ma ci si fa caso insieme a tutto il resto.

Proprio i caricamenti rappresentano un altro dei punti dolenti del titolo firmato Wonderscope. Dall’avvio del gioco a quello della partita sono necessari più di due minuti, un tempo irragionevole per un prodotto che non richiede chissà quale dispendio di risorse hardware. I caricamenti da un’area all’altra, che si tratti di uscire da una casa, accedere alla foresta, alla fattoria, alla spiaggia o al laghetto, richiederanno tra i dieci e i dodici secondi. Considerata la frequenza degli spostamenti che il gioco ci porta a compiere, è un tempo fin troppo lungo.

Abituatevi a compenetrazioni del genere, perché ne vedrete parecchie.

Altro difetto su cui avremmo preferito sorvolare, ma non è il caso di farlo data l’entità della sua incidenza, è quello della qualità generale dei testi. Hokko Life è minato da una traduzione con troppi refusi ed errori sintattici: singolari che diventano plurali e viceversa, mancanza di punteggiatura ed errori di vario genere presenti fin dall’inizio del gioco, che tendono a peggiorare quando i dialoghi si fanno più frequenti. Anche in questo caso non si tratta di un problema talmente grave da rendere il gioco sgradevole, bensì di un altro aspetto trascurato che salta all’occhio.

In conclusione, l’impressione che ci ha lasciato Hokko Life è quella di essere un titolo indebolito da tante imperfezioni sul versante del gameplay e su quello della progressione. Stesso discorso vale per la gestione dei personaggi e del loro modo di interagire, che a volte sembra quasi essere lasciato al caso. Imperdonabili, purtroppo, le gravi lacune riscontrate in ambito tecnico, difficilmente giustificabili dopo una fase di accesso anticipato abbastanza lunga e a fronte di un motore grafico più che modesto. In poche parole, ce n’è di strada da fare prima di disturbare Animal Crossing.

Versione recensita: Nintendo Switch

6,0

Hokko Life

Piattaforme: pc, ps4, switch, xone
Hokko Life si presenta come un clone abbastanza onesto di Animal Crossing, privo però della maniacale cura per i dettagli che ha fatto la fortuna del community sim di Nintendo. I videogiocatori sprovvisti di Nintendo Switch potrebbero trovare nel titolo di Wonderscope un'alternativa passabile, ma sono innegabili le differenze che noterebbero mettendo le mani su New Horizons o sull'ormai vetusto New Leaf. In conclusione, Hokko Life è un prodotto con un sistema di progressione sbilanciato e tante, troppe sbavature tecniche, destinato a chi non ha mai avuto l'occasione di provare Animal Crossing o non si è mai interessato all'ecosistema Nintendo.

Pro

  • Personalizzazione a tutto spiano
  • Atmosfera rilassante
  • Tante cose da fare...
  • Vi farà venire voglia di provare Animal Crossing

Contro

  • Sistema di progressione forzato
  • NPC privi di profondità
  • ... ma sempre le stesse
  • Comparto tecnico insufficiente
6,0