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GTA Trilogy è un crimine verso la nostalgia canaglia | Recensione

Claude, Tommy e CJ sono tornati: scopriamo com'è andata nella recensione della discussa GTA Trilogy.

Quando uscì GTA III, nel lontano 2001, il mondo dei videogiochi forse non era ancora pronto al trovarsi tra le mani un gioco in grado di ridefinire il genere dei titoli free roaming – genere in precedenza solo sfiorato ma mai reso veramente rivoluzionario grazie all’avvento del 3D. Certo, Zelda Ocarina of Time aveva già mostrato pochi anni prima le potenzialità di un ambiente tridimensionale vasto e sconfinato liberamente esplorabile, ma l’opera di DMA Design pubblicata da Rockstar Games portava tutto a un livello superiore.

GTA The Trilogy - Definitive Edition

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, SWITCH, XONE, XSX
Sviluppatore:
Rockstar Games
Distributore:
Cidiverte

Grand Theft Auto III è entrato nella leggenda, riscrivendo i canoni della saga e dando il là a uno dei franchise più redditizi della storia dei videogiochi. I successivi GTA Vice City e GTA San Andreas riuscirono ad evolvere le basi poste dal terzo episodio, conferendo al tutto una tale libertà decisionale e strutturale ancora oggi in grado di lasciare discretamente a bocca aperta. Proprio in base a quest’ultimo concetto, Rockstar deve aver pensato che riproporre alle nuove generazioni (e ai nostalgici incalliti) la trilogia classica dell’era a 128-bit sarebbe stata cosa buona e giusta, magari ritoccando e rifinendo alcune cosine (anche grafiche ed estetiche).

Da questa base nasce GTA The Trilogy – The Definitive Edition (o GTA Trilogy), la compilation definitiva con i tre capitoli più incisivi di vecchia generazione, un cofanettp che ci dà la possibilità di rigiocare le avventure di Claude, Tommy e C.J., con una grafica più al passo coi tempi. Tutto perfetto, quindi? Non esattamente, visto che qualcosa sembra essere andato per il verso sbagliato.

Al netto delle sbavature che analizzeremo poco sotto, è meglio sottolineare subito un concetto molto importante: GTA Trilogy non è il pacchetto sciatto e inaccettabile che molti stanno urlando ai quattro venti. Certo, i tre giochi sono afflitti da problemi, anche piuttosto gravi, che hanno in ogni caso già iniziato a essere corretti grazie ai consueti aggiornamenti di rito.

Ciò che lascia un po’ perplessi, specie a fronte dell’importanza del trittico, è una certa superficialità con cui sono stati rimasterizzati i tre gioielli di casa Rockstar, sebbene a conti fatti la questione va affrontata singolarmente con ciascuno dei titoli appartenenti alla Definitive Edition.

More money, more problems: GTA III

Siamo a Liberty City, primi anni 2000. Claude è un fuorilegge come tanti e decide di organizzare una rapina ad una banca con la sua ragazza, Catalina. La donna decide però di tradire il suo partner, rubando il denaro e dandosi alla fuga insieme a Miguel, boss del Cartello Colombiano. Claude, dopo essere stato colpito quasi mortalmente dalla coppia di traditori, viene arrestato ma riesce a fuggire dopo che il convoglio che doveva trasportarlo al penitenziario viene attaccato per fare evadere un altro detenuto.

Una volta libero, Claude decide di iniziare a scandagliare gli ambienti della criminalità della metropoli, dapprima svolgendo missioni per criminali di bassa lega e successivamente finendo tra le mani dei capi delle famiglie di mafiosi più importanti di Liberty City, con l’obiettivo finale di trovare Catalina e vendicarsi del torto subito.

A conti fatti, GTA III è il capitolo della Definitive Edition a cui è andata meno peggio, visto che il suo fascino è rimasto pressoché intoccato: essendo il capitolo tridimensionale da dove tutto è cominciato, molte delle missioni appaiono basiche e lineari (sebbene sempre inquadrate nell’ottica sandbox tipica della serie) e spesso relegate a un mero “vai a un punto B partendo da un punto A”.

Ciò nonostante, la Liberty City delle avventure del silenzioso Claude è una città che i fan storici hanno letteralmente imparato a memoria: tutti i vicoli, le strade e più in generale i quartieri che caratterizzano la metropoli più famosa del franchise di Grand Theft Auto sono una piccola meraviglia, oggi come ieri. L’aspetto meno realistico e più astratto si sposa bene con il look di GTA III, lasciandosi giocare ancora con piacere a patto di non pretendere nulla di più da un titolo uscito esattamente 20 anni fa.

You’ve should of stayed at home today: GTA Vice City

Questa volta l’anno è il 1986 e la città è Vice City. Tommy Vercetti è un criminale italoamericano che, dopo aver scontato la prigionia di 15 anni per l’omicidio di sette persone a Hardwood, decide di riprendersi la sua fetta di potere. Dopo la scarcerazione, Tommy viene infatti chiamato in causa da Sonny Forelli, un potente boss della mafia locale, per poi essere spinto dall’avvocato Rosenberg al suo primo incarico che si rivelerà (ovviamente) una trappola.

Lo scambio di droga a cui Tommy deve prendere parte è infatti un’imboscata, tanto che gli uomini che scortano Vercetti vengono uccisi e la droga portata via, con buona pace del boss Sonny. Per evitare ritorsioni ben più gravi da parte della mafia, Tommy decide quindi di allearsi con Lance Vance (altro superstite della trappola in cui ha perso la vita suo fratello Victor), tentando quindi tutti i costi di recuperare il maltolto, dando il via a una scalata che porterà il buon Vercetti in cima alla piramide delle figure criminali di spicco di Vice City.

Anche in questo caso, il restyling scelto da Rockstar si dimostra vincente: la Vice City colorata e sgargiante è ancora più bella da vedere rispetto all’edizione originale del 2002, sebbene a perdere lustro è invece il look dei personaggi principali, incluso Vercetti, più goffo e sgraziato nei movimenti rispetto al boss in ascesa tutto d’un pezzo che abbiamo imparato ad amare nel corso degli anni.

Resta la volontà di voler includere un personaggio principale carismatico e chiacchierone, a differenza dell’avatar spersonalizzato e muto che era il Claude visto nel precedente capitolo. Ergo, in maniera forse ancora maggiore rispetto a GTA III, rigiocare Vice City nel 2021 resta in ogni caso un’esperienza estremamente divertente, oltre a mettere sul piatto un gameplay che – sebbene ancora molto basilare – inizia a portare alla luce molte delle trovate a cui Rockstar Games ci abituerà nei capitoli successivi.

Ah shit, here we go again: GTA San Andreas

È il 1992 e Carl Johnson – CJ per gli amici – è un afroamericano nato e cresciuto nel ghetto di Ganton a Los Santos e diventato assieme al fratello Sweet, capo della gang di Grove Street, una banda composta dai due fratelli e dagli amici Big Smoke e Lance Wilson. CJ è però presto costretto a tornare a San Andreas in seguito alla morte della madre Beverly Johnson, uccisa dalla gang rivale dei Ballas.

Una volta tornato a casa la situazione per CJ si complica, visto che il poliziotto corrotto Frank Tenpenny decide di accusare ingiustamente il ragazzo per l’omicidio dell’agente Pendelbury, costringendolo quindi a mettersi a sua disposizione per lavoretti di dubbia legalità. Inquadrato ingiustamente come un codardo dagli amici e dal fratello, Carl avrà quindi il doppio compito di riabilitarsi agli occhi della “famiglia”, riuscendo allo stesso tempo a vendicarsi dei Ballas per l’omicidio della madre.

Purtroppo, GTA San Andreas è il gioco che maggiormente soffre l’opera di restyling messa in atto dagli sviluppatori tra tutti e tre i giochi inclusi nella GTA The Trilogy – The Definitive Edition. Il look grafico scelto per questa la rimasterizzazione ha trasformato CJ e i membri della gang di Grove Street in manichini senz’anima, eliminando quindi quasi del tutto la “sporcizia” tipica delle strade di Los Santos.

Vien da sé che le sbavature tecniche vengono in ogni caso ammortizzate da un buon impianto di gioco – il più vario e complesso tra tutti i giochi inclusi nella compilation – visto che la mole di cose da fare e da vedere in San Andreas non ha (quasi) nulla da invidiare a i capitoli più recenti del franchise, incluso GTA V. Resta la nota stonata di una resa tecnica davvero incapace di restituire a pieno il feeling provato nel 2004.

Quindi, è davvero tutto da buttare?

Il “piccolo” team di sviluppatori di Grove Street Games non è quindi riuscito a compiere il miracolo tecnico sperato, visto che tutti e tre giochi presenti nella GTA The Trilogy – The Definitive Edition hanno qualcosa che non va, fossero solo la presenza di bug più o meno importanti o le stranezze estetiche degli NPC o dei personaggi principali nelle quali incapperete durante le vostre peregrinazioni a Liberty City, a Vice City e a Los Santos.

Trasferire i tre GTA classici dal motore di gioco Renderware al ben più versatile Unreal Engine 4 è stato purtroppo un travaso meno indolore di quanto auspicato, nonostante alcuni dettagli specifici – come ad esempio il sistema di illuminazione delle strade – siano nettamente migliori nella GTA Trilogy. Il frame rate, ancorato a 30 fotogrammi al secondo nella versione da noi testata se giocato in Qualità (punta ai 60 fps se impostato in Performance, ma fatica molto a mantenerli, con drop evidenti) su PlayStation 5, è comunque abbastanza sconcertante considerando che parliamo di giochi usciti su PlayStation 2 circa vent’anni fa, e che quindi dovrebbero girare nello splendore dei 60fps stabili su tutti i formati.

Senza contare inoltre che per via di alcuni problemi legati ai diritti, alcune tracce musicali di Michael Jackson, Blondie e Ozzy Osbourne sono letteralmente sparite dalle radio che potremo ascoltare una volta a bordo delle vetture (e questo sarà un duro colpo per chi sperava di poter ascoltare nuovamente l’intera playlist).

Fortunatamente, se così possiamo dire, questi problemi vengono quasi del tutto adombrati quando scenderemo nuovamente tra le strade delle metropoli dei Grand Theft Auto più amati di sempre, strade percorse anni fa e che ancora oggi faranno sussultare il giocatore grazie a una struttura di gioco dinamica sandbox e a una valanga di riferimenti ai film e prodotti del passato legati a doppio filo al genere crime. Senza dimenticare che in GTA Trilogy il gameplay ha deciso di strizzare leggermente l’occhio a quello di GTA V, specie per quanto riguarda mira e aggancio del bersaglio e per la presenza di una ruota per selezionare le armi e le stazioni radiofoniche.

Certo, la sensazione che il lavoro di rifacimento sia stato lasciato a metà è in ogni caso molto forte, tradendo in questo modo la volontà di Rockstar Games di offrire ai fan una “versione definitiva” dei tre titoli che hanno fatto la storia del videogioco, con la speranza che patch più o meno imminenti possano davvero correggere in larga parte tutti i difetti grafici e non riscontrati in sede di recensione. Nonostante questo, Claude, Tommy e Carl sono tornati, e sapete benissimo che resistergli sarà per molti di voi letteralmente impossibile. Perché chi è un criminale, lo sarà per sempre.

Versione recensita: PlayStation 5

E su Nintendo Switch?

A cura di Stefania Sperandio

A margine della recensione, che fa riferimento alla versione PS5 della trilogia, segnaliamo di aver avuto modo di testare i giochi anche su Nintendo Switch, sia su un modello standard che OLED (le performance sono uguali), sia su Switch Lite.

 

In tutti e tre i casi, la raccomandazione è guardare alla versione Switch del cofanetto solo in caso non si voglia rinunciare alla possibilità di giocare fuori casa e in portabilità. Tutti e tre i giochi, anche dopo la prima patch correttiva, sono afflitti da un evidente problema di pop-in che porta i veicoli, i pedoni e a volte anche gli alberi e i lampioni a comparirvi di fronte solo quando è troppo tardi per schivarli.

Inoltre, su Switch i giochi non hanno la possibilità di scelta tra modalità Qualità e modalità Performance, cercando di raggiungere i 30 fps (spesso instabili, ma i singhiozzi sono migliorati notevolmente dopo la patch) a discapito di una risoluzione che crolla vertiginosamente, fino a raggiungere evidenti slavature. Giocando in portatile questo non è eccessivamente fastidioso, ma collegando Switch al televisore sì.

Se i giochi Rockstar vi affascinano, potete provare con mano anche Red Dead Redemption 2 grazie all’ottima offerta di Amazon.

7,6

GTA The Trilogy - Definitive Edition

Piattaforme: pc, ps4, ps5, switch, xone, xsx
GTA The Trilogy - The Definitive Edition è la dimostrazione che a volte non basta un nome altisonante a rendere tutto perfetto: Grove Street Games non è infatti riuscita a glorificare a modo i tre storici Grand Theft Auto dell'era a 128-bit, proponendo di fatto tre rifacimenti pieni di difetti, bug e imperfezioni tecniche. Ciò nonostante, GTA III, Vice City e San Andreas conservano ancora quasi tutto il loro fascino indiscusso, lasciandosi giocare più o meno bene e con il giusto tasso di nostalgia. Ovviamente, sempre che riusciate a soprassedere ai difetti tecnici di cui sopra.

Pro

  • Tre classici immortali.
  • GTA III e Vice City sono ancora belli da vedere...

Contro

  • ... a differenza di San Andreas.
  • Bug e problemi tecnici a profusione.
  • Il gameplay mostra il peso degli anni.
7,6