Google Stadia: tutto quello che dovete sapere

Google Stadia è qui! Cosa dovete sapere senza perdere la testa tra seimila news? Ve lo raccontiamo qui!

Recap
A cura di Paolo Sirio - 19 Marzo 2019 - 20:58

Alla fine arriva Google. Google Stadia, per la precisione. Nella cornice della GDC 2019, la casa di Mountain View ha vuotato il sacco e presentato la sua piattaforma di streaming videoludico, insieme ad un controller dedicato, una manciata di funzionalità avveniristiche che fonderanno l’esperienza di gioco e visione, performance almeno teoricamente dell’altro mondo e il suo primo studio di sviluppo interno.

Abbiamo seguito la diretta insieme a voi commentandola live con i nostri Matteo Bussani e Domenico Musicò, e riportato tutte le novità da San Francisco man mano che arrivavano, ma adesso è giunto il momento di fare un recap di quello che abbiamo visto e ascoltato, di fare un punto della situazione in vista di un riordinamento più complesso delle idee e un iniziale giudizio.

Entri Google Stadia!

La prima notizia è evidentemente il nome. Non ha esaltato molti, a dare uno sguardo in rete, e a sentirlo così sembra in effetti più appropriato ad una catena di negozi degli anni ’80 che ad una piattaforma di streaming. Ma, chiaramente, ora questo è l’aspetto più secondario possibile, dal momento che la carne sul fuoco è tantissima e fermarsi al branding sarebbe estremamente riduttivo.

La seconda news è che a sostenere il progetto, diversamente da quanto si era immaginato ad un certo punto nelle scorse settimane, non c’è una vera e propria console. Sotto la gestione di Phil Harrison, uno che di queste cose ne capisce eccome, il gigante dei motori di ricerca sta trattando i suoi data center come fossero console; potentissime, e aggiornabili senza impatti economici sull’utente finale, con l’idea addirittura dell’8K già in mente per il futuro.

In questo modo, la Grande G si garantisce una compatibilità massiva sui dispositivi attualmente in circolazione, senza aggiungerne di altri che non farebbero altro che disperdere la potenziale userbase. Nel post conferenza abbiamo appreso – aspetto da chiarire prossimamente – che tra gli smartphone soltanto i Pixel sarebbero compatibili, e non gli Android regolari; qualunque PC sarebbe invece in grado di far girare la piattaforma, anche senza accelerazione hardware, in una tab di Chrome.

Come abbiamo accennato, la piattaforma di streaming, nella visione di Google, unirà il mondo del gaming, quello degli spettatori che seguono le gesta dei giocatori su YouTube e quello degli sviluppatori. Non a caso, la promessa più futuristica prevede che da un player YouTube in cui stiamo guardando un video di un gioco, come Assassin’s Creed Odyssey, potremo cliccare un tasto “Play Now” e accedere al titolo vero e proprio in appena cinque secondi.

google stadia

Un legame con l’hardware, in ogni caso, c’è. Abbiamo già detto che Stadia non è pensato per essere una console, dal momento che quella funzione è assolta dai data center sparsi per il mondo, ma non si poteva progettare di certo una piattaforma del genere rinunciando ad un marchio distintivo come potrebbe essere un controller. Quello di Google ha tre colorazioni e delle feature uniche di cui vi racconteremo adesso, ma non un nome (e a ben vedere forse è meglio così).

Il controller si collega direttamente al data server in Wi-Fi, essendo esso stesso un client device. Questo gli permettterà di rilevare e arrivare sul dispositivo che vorremo utilizzare senza bisogno di ulteriori operazioni di scollegamento e riallaccio nel caso in cui cambiassimo piattaforma al volo. Ci sarà un tasto per la condivisione diretta su YouTube, con il video che sarà uploadato automaticamente a 4K e 60fps ovvero la massima risoluzione nativa.

L’altro tasto frontale è dedicato all’assistente Google, collegato ad un microfono interno al pad per avere accesso a funzionalità speciali sui titoli supportati. Un utilizzo è la possibilità di accedere a guide realizzate dagli sviluppatori e walkthrough senza praticamente uscire dal gioco, come dimostrato su Shadow of the Tomb Raider. Infine, il pad dispone di una porta USB di tipo C per la ricarica.

Se non avete intenzione di acquistare un controller ufficiale, poco male: quelli già sul mercato saranno largamente compatibili, sebbene non sia stata ancora fornita una lista completa. Possiamo immaginare il pad di Xbox One, abbiamo sentito di Xbox Adaptive Controller, come da rumor i Joy-Con e il Pro Controller di Nintendo Switch, e il DualShock 4 di PS4. Mouse e tastiera saranno naturalmente utilizzabili se si giocherà su PC.

La console, pardon la piattaforma, arriverà completa di una serie di funzionalità che non erano presenti nel test Project Stream lanciato lo scorso anno, e che a tutti gli effetti rappresenteranno i tratti distintivi di Stadia, quello che lo farà svettare utilizzato gli asset di Google (come YouTube) e il suo strapotere tecnologico rispetto agli altri potenziali competitor.

Sotto il profilo del multiplayer, la funzionalità dello Stream Connect è stata dimostrata dal vivo con due tech demo, con interazioni in tempo reale tra diversi giocatori che possono “entrare” nella partita degli altri utenti in qualunque momento. State Share permetterà di condividere un momento della propria sessione all’interno in un link che potremo inviare attraverso una mail o un social network, e far sì che un altro giocatore, nostro amico, parta da lì.

Similmente, tramite YouTube, potremo cliccare su un link affianco allo stream del nostro content creator preferito ed entrare in una lobby che, dopo una breve attesa, ci consentirà di giocare con lui nel momento in cui sarà ancora online. Una funzionalità pensata evidentemente per coinvolgere di più l’utenza durante un certo livestream, che darà quindi ai creatori una spinta in più e ai loro fan una chance di condividere del tempo insieme al loro idolo.

Style Transfer ML è un’altra feature destinata agli sviluppatori e consente di passare ad una IA una bozza dello stile che si vorrebbe adottare (c’è stato tempo per un breve e carino omaggio a Pac-Man) e vederla adottata in tempo reale allo scheletro del proprio gioco. Tequila Works, studio di RiME, ha presentato la funzionalità sul palco e svelato che la userà per la creazione del suo prossimo gioco.

google stadia

Abbiamo accennato poco fa allo strapotere tecnologico di Google e bisogna dire che in termini prestazionali non ha certo giocato al risparmio. La piattaforma supporterà fino a 4K in termini di risoluzione, 60fps e HDR, e “in futuro” si arriverà agli 8K con la bellezza di 120 fotogrammi al secondo come sul più potente dei personal computer high end che si potrebbe immaginare di acquistare.

In ogni caso, in chiave futura, è bene tenere presente che non ci saranno limitazioni particolari a livello di hardware; Google Stadia si evolverà col tempo fin dall’inizio e le prestazioni dipenderanno dalla visione degli sviluppatori, potendo poi essere scalate di volta in volta senza che l’utente finale abbia da fare ulteriori investimenti. La scalabilità riguarderà anche la possibilità di scendere di qualche gradino per preservare la qualità delle performance su connessioni meno prestanti.

I data center partiranno in questa fase di lancio da una GPU da 10.7 teraflop, fornita da AMD, contro i 6 di Xbox One X e i 4.2 di PS4 Pro (citate apertamente nella conferenza). Il sistema operativo scelto è Linux, mentre per quanto riguarda le librerie grafiche la scelta è caduta su un’altra piattaforma open, ovvero Vulkan, il che garantirà un lancio sin dal day one in 4K HDR per DOOM Eternal.

Le specifiche della piattaforma sono queste:

  • CPU custom 2.7GHz hyper-threaded x86 con AVX2 SIMD e 9.5MB L2+L3 cache
  • GPU custom AMD con HBM2 memory e 56 unità computazionali, da 10.7 teraflops
  • 16GB RAM con fino a 484GB/s
  • SSD cloud storage

Sotto il profilo dei motori grafici sono supportati i big Unreal Engine e Unity, mentre numerosi sono i middleware compatibili con il fu Project Stream, tra cui curiosamente Havok, di proprietà di Microsoft, che si occuperà della fisica. La piattaforma sarà aperta al gioco cross-platform, o cross-play, e dipenderà solo dagli sviluppatori che vorranno implementarla nei propri titoli.

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Lato software, la compagnia americana ha annunciato la fondazione di Google Stadia Games and Entertaiment, un nuovo studio di sviluppo affidato alle sapienti mani di Jade Raymond. L’ex Ubisoft ed Electronic Arts, ormai lo saprete a memoria, ha contribuito alla creazione di Assassin’s Creed e all’apertura di Ubisoft Toronto, nonché allo sviluppo di alcune nuove IP di Motive Studios, per cui parliamo di una persona che sa certamente quello che deve fare.

L’unità non si limiterà a creare giochi ma si concentrerà anche sulla collaborazione con realtà piccole e grandi esterne per dare accesso alla nuova tecnologia di Google. Si tratta di un set di strumenti mai visti prima ed immaginiamo che una figura da intermediario tra gli studi che saranno interessati e Google sia stata quantomai necessaria per non perdere di vista le potenzialità della piattaforma.

Infine, abbiamo appreso che il lancio è previsto per il 2019 e riguarderà Stati Uniti, Canada e “gran parte dell’Europa” simultaneamente, quindi non ci saranno particolari scaglionamenti. La speranza è che anche l’Italia sia inclusa in quel “gran parte dell’Europa” e non venga relegata ad un tier 2 di Google Stadia com’è stato per anni con PlayStation Now.

Google Stadia ha finalmente tolto il velo e mostrato i propri lineamenti in vista di un’uscita messa in preventivo già per quest’anno. I punti interrogativi sono tanti (quanto costa? Ci sarà un abbonamento? Qual è la lineup di lancio? Quali sono le esclusive e da quando hanno iniziato a lavorarci? E via discorrendo) e li approfondiremo in uno speciale dedicato quando avremo modo di ragionare con più calma sui pro e i contro di questo reveal lungamente atteso. Nel frattempo, questo è tutto ciò di cui avete bisogno per avere un quadro completo della presentazione di oggi della piattaforma di streaming. Adesso, a voi la parola!




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