Game Gear Micro: forse stiamo esagerando con questa storia della nostalgia – Speciale

Per celebrare i sessant'anni, SEGA dà vita a due annunci decisamente inattesi.

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 4 Giugno 2020 - 9:54

Se siete videogiocatori con qualche anno alle spalle, c’è una notizia della settimana scorsa che non può non avervi fatto venire un brividino di piacere. Ci riferiamo a quella sul grande scoop che avrebbe coinvolto SEGA, annunciato in pompa magna da un giornalista nipponico (qui il riferimento).

Uno scoop, disse l’autore Zenji Nishikawa, paragonabile a quello di Wired che parla di PlayStation 5 per la prima volta in esclusiva assoluta. Parole forti, assolutamente da non sottovalutare, sulla carta, perché SEGA è indubbiamente uno dei colossi su cui l’industria videoludica è stata fondata, nonostante per molti giovani videogiocatori rappresenti indubbiamente solo uno sviluppatore e publisher.

La debacle del Dreamcast è una ferita aperta che i nostalgici ricordano quasi come una guerra persa, ed una parte di essi è da allora che spera in un grande ritorno da parte di SEGA. Un annuncio del genere, anticipato da queste parole, ha fatto ovviamente partire una miriade di speculazioni. C’è chi ha subito ipotizzato un Dreamcast 2, passando per la creazione di una libreria cloud con cui giocare tutti i prodotti SEGA, e si è parlato addirittura di una cervellotica collaborazione con Microsoft per lanciare Xbox Series X in Giappone (territorio da sempre ostico per l’azienda di Redmond).

Invece, il grande annuncio in questione è relativo ad un non meglio specificato servizio di cloud per le sale giochi giapponesi, ed a Game Gear Micro. Praticamente un portachiavi.

sega game gear micro

Game Gear Micro, quando la nostalgia diventa un disastro

Game Gear Micro è esattamente ciò che il nome fa presupporre: una versione in miniatura dell’omonima console portatile di SEGA uscita nel 1990. Ci sono quattro versioni, ognuna comprendente quattro videogiochi della line-up originale (qui trovate tutti i dettagli), per un costo di circa €40 l’uno ed un bundle completo a €240. Il perché di questo prezzo per il bundle è presto detto.

La cosa surreale di questo oggetto non è tanto che sia in miniatura, ma quanto che sia quasi del tutto inutilizzabile. Oltre a dei tasti microscopici lo schermo – già non enorme in origine – è praticamente illeggibile e, qui il colpo di grazia, SEGA include nel suddetto bundle anche Big Window Micro, un accessorio per ingrandire lo schermo che, almeno per ora, non sembra poter essere acquistabile separatamente.

Ovviamente ci sono una serie di problemi da analizzare riguardo Game Gear Micro. Il primo è che, di base, si tratta di un’offerta su cui è davvero difficile non ironizzare o, più seriamente, prodigarsi in riflessioni preoccupate. Pensare che nel 2020 sia pensabile vendere una console grande quanto una sorpresa degli ovetti Kinder, che contiene quattro giochi, a 40 euro significa essere fuori dal mondo o, ancora peggio, così sfacciati da credere che sia realmente una buona idea.

sega game gear micro big window micro

Al di là dell’operazione nostalgia fatta secondo la scuola di René Ferretti, Game Gear Micro è oggettivamente un… oggetto senza senso. Per quanto le vituperate console mini di Nintendo, Sony, Atari e la stessa SEGA – che con il Mega Drive Mini aveva pure fatto un ottimo lavoro – siano discutibili, perché con un Raspberry si fa tutto, sono “emulatori da 80 euro”, e così via, almeno funzionano. Sono costruite con un criterio e pensate per la modernità, al di là che possano effettivamente rappresentare solo un modo per fare leva sulla nostalgia con oggetti che magari prendono polvere dopo due giorni.

Il problema è che Game Gear Micro non solo è ostico nella fruizione, ma è completamente fuori scala in termini di offerta. La stessa azienda che, peraltro, con SEGA Legends sta pubblicando alcuni dei suoi giochi migliori per mobile, molto spesso gratis, con una qualità che alla fine è di gran lunga superiore perché, almeno, gli schermi degli smartphone sono leggibili. La stessa azienda che, lo ripetiamo, un anno fa ha sfornato una mini console con quarantadue giochi (ben oltre la media della concorrenza) di cui due inediti per Mega Drive.

Questo è il totale cortocircuito di una iniziativa del genere, fatto da un’azienda che sembra sempre più fuori dal momento storico attuale. Tra l’altro, questo annuncio doveva servire a festeggiare i sessant’anni di SEGA, ma più che una festa sembra uno di quei momenti in cui speravi ti venisse regalata la PlayStation a Natale ma ti ritrovi con l’ennesimo maglione.

Game Gear Micro: forse stiamo esagerando con questa storia della nostalgia – Speciale

SEGA e Nintendo tra flashback del Vietnam e futuro

Sebbene Nintendo – altro colosso nipponico che spesso fa fatica a stare al passo con i tempi – non riesca ad esempio a seguire il resto del mondo per quanto riguarda i servizi e le più banali infrastrutture online legate ai videogiochi, ha capito perfettamente come si deve parlare al pubblico di riferimento.

Trasformando la propria immagine in quella di una Apple dei videogiochi, Nintendo ha lavorato sulla sua comunicazione rendendola fresca, pulita ed hipster. Basti riguardare il trailer di annuncio di Switch, con l’ormai mematica Karen diventata simbolo di quello che doveva essere il pubblico della console. Pubblico che, con il tempo, Nintendo ha creato e poi conquistato.

SEGA sembra invece letteralmente ancorata agli anni ’90 e con questo annuncio parla a coloro che erano ragazzini, senza però aggiornare il proprio linguaggio e le sue idee. Nintendo ti costringe ad usare un’app quasi inutile per parlare online dentro ai suoi videogiochi, ma ti fa sognare con SNES Mini offrendo qualcosa di realmente appetibile. Per SEGA non c’è un “ma”, e questo annuncio è la dimostrazione che sarebbe bene fermarci a riflettere sul fatto che, forse, questa cosa della nostalgia è sfuggita un po’ di mano.

SEGA Mega Drive mini screenshot

Forse è tempo di reinventare il retrogaming

Negli ultimi anni abbiamo visto operazioni nostalgia di ogni tipo, da remake alle suddette mini console. Tutti prodotti che ovviamente puntano solo al ricordo, che oggettivamente possono risultare poco utili ma che, almeno, avevano un senso. Rimasterizzare un vecchio videogioco lo rende appetibile ad un pubblico moderno, così come infilare una manciata di videogiochi di trent’anni fa in una scatoletta con l’HDMI fa sì che non si debba ricorrere ad emulatori o Raspberry di sorta, un vero e proprio ostacolo per quel tipo di videogiocatore che non ha più voglia di spendere ore per capire cosa deve installare sul suo PC per giocare con il NES.

Il problema di Game Gear Micro è che anche a volergli trovare un senso come memorabilia da collezione, non ce l’ha. Quattro console per dodici videogiochi (di cui quasi la metà sequel, per altro) non sono neanche comode da tenere su una mensola, o dietro alla propria postazione da streamer per dimostrare la propria vecchiaia/conoscenza del passato del videogioco. È importante avere a cuore il retrogaming, perché la memoria storica è sempre qualcosa da preservare in qualsiasi ambito, ma si può fare in tanti modi e vendere un portachiavi con quattro videogiochi dentro a quaranta euro forse non è il migliore.

Quanto sarebbe stato più luminoso se, per festeggiare i sessant’anni, SEGA avesse annunciato un servizio in abbonamento dove poter giocare tutti (o almeno i migliori) i videogiochi del suo glorioso passato? Praticamente quello che fa Nintendo con il suo. Paradossalmente è un’operazione anche molto più redditizia del Game Gear Micro, perché da sempre il consumatore preferisce pagare 1 euro al mese per un tempo indefinito rispetto a 40 euro in un colpo solo.

Una iniziativa democratica, aperta a tutti, disponibile su qualsiasi console e PC, in grado davvero di far riscoprire un periodo storico fondamentale del videogioco. Game Gear Micro, invece, è solo un’occasione sprecata. Non è marketing intelligente, non è un prodotto che offre qualcosa di interessante, e anche lo facesse è estremamente scomodo e irricevibile. Ci piacerebbe, per assurdo, dire che si tratta di una mossa da squali della nostalgia, ma non è neanche quello, perché ci sembra oltremodo difficile pensare che qualcuno possa essere seriamente sedotto da un prodotto del genere.

Il famoso annuncio di SEGA che avrebbe scosso il mondo del gaming poteva essere qualsiasi cosa, letteralmente, ma si è rivelato un buco nell’acqua che era difficile prevedere. Il colosso nipponico sembra fare fatica a riappropriarsi di una posizione forte all’interno dell’industria, al di fuori del publishing, e l’annuncio di Game Gear Micro non può essere accolto con troppo entusiasmo. Probabilmente troverà anche un suo pubblico, ma ci sono modi e modi di fare leva sulla nostalgia e questo, forse, è andato un po’ troppo oltre il limite del gadget costoso ma bello da esporre.




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