Feudal Alloy recensione | Fra feudatari robot e pesci rossi

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 20 Gennaio 2019 - 9:38

Quello dei battle royal non è affatto il genere più in voga in questo momento. Tutte menzogne di una cospirazione dell’industry videoludica che cerca di mascherare la vera epidemia che sta contagiando tutte le piattaforme e di cui ancora non si è scoperta la cura. Per chi non lo avesse ancora capito sto parlando dei metroidvania, un sottogenere nato negli anni ‘80 con i vari Castelvania e Metroid – e da cui deriva ovviamente il nome – e tornato alla ribalta nell’ultimo periodo grazie alla crescente attenzione dovuta principalmente alla scena indie.

Vado giusto a memoria e cito i primi che mi vengono i mente: i due Guacamelee, La-Mulana, The MessengerDead Cells, Celeste, Hollow Knight, Ori and the Blind Forest e la lista potrebbe proseguire a lungo andando all’indietro anche di non molti anni, una sconfinata sequela di percorsi da scoprire, poteri da sbloccare, piattaforme su cui saltare e gli immancabili ringraziamenti coloriti ai vari santi del calendario dopo l’ennesima morte. L’elenco degli invitati si allarga ora con Feudal Alloy, per l’appunto un metroidvania con ambizioni ruolistiche sviluppato dal team ceco di Attu Games.

Le avventure di Attu in Feudal Alloy

La vita per Attu – che fantasia nella scelta dei nomi eh?! – non è affatto facile. Il protagonista del gioco ha davanti a sé non una, ma ben due sfide dalle notevoli proporzioni. La prima è ovviamente quella intrinseca del gioco. Basta un semplice incipit narrativo utile per dare il via al pericoloso pellegrinaggio del robot, prima mite contadino e custode di un improbabile ospizio per robot anziani, ora eroe senza macchia e senza paura al disperato inseguimento di un gruppo di banditi tutti bulloni e ferraglia che hanno saccheggiato il ricovero e rubato l’indispensabile olio per gli stanchi ingranaggi di attempati ammassi ferrosi.

Feudal Alloy non finirà di certo negli annali per la sua storia, che a conti fatti si esaurisce tutta in poche battute, ma ha dalla sua un concentrato quanto mai azzeccato di argomenti apparentemente inconciliabili, ma che si fondono alla perfezione in Attu, nelle letali macchine che incontrerà lungo il suo cammino e nelle svariate ambientazioni che fanno da contorno al viaggio del protagonista: dove altro avete visto dei robot guidati da pesci rossi immersi in panorami medievali in cui convivono senza troppi problemi castelli e mercanti fatti di lamiere arrugginite e circuiti?

La seconda montagna da scalare per Attu fuoriesce dai confini retrofuturistici del titolo ed è rappresentata dalla ostinata concorrenza fatta dai tanti e validi metroidvania recenti: è infatti impossibile giudicare un’opera come Feudal Alloy ed evitare il paragone con i suoi simili. Senza troppi giri di parole, la creature di Attu Games è sempre il secondo della classe, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Non fraintendetemi, non è quell’alunno che consegna la verifica in bianco o che fa scena muta all’interrogazione, ma in tutte le materie c’è ogni volta un compagno che prende mezzo punto in più.

L’ambientazione è sì riuscita e ha una sua personalità, così come lo stile grafico ha una precisa direzione artistica, ma perde nel confronto diretto con la poesia di Ori and The Blind Forest o se viene messa al confronto diretto con la cupa atmosfera di Hollow Knight. Non c’è nulla di sbagliato in quel medioevo strampalato preso in sé, eppure deve accontentarsi della medaglia di argento. Anche la trama, appena abbozzata, non cela alcun risvolto sotto la sua struttura metallica, niente di paragonabile al sottile modo di narrare ad esempio tanto apprezzato in Celeste.

L’etichetta di eterno secondo va bene un po’ per tutti gli aspetti di Feudal Alloy, un titolo quasi privo di reali difetti, ma a cui manca il guizzo che lo smarchi dalla platea degli altri metroidvania. Le basi sono quelle classiche del genere: l’eroe ha inizialmente poche armi a sua disposizione e deve farsi largo attraverso gli intricati corridoi facendo affidamento solo su una spada non troppo solida. Mano a mano che si avanza, Attu entra in possesso di nuovi poteri e le vie del gioco si aprono lasciando spazio a nuovi percorsi prima impraticabili, creando così una interconnessione fra le varie aree del mondo.

Troppa classicità per Feudal Alloy?

Tutto al suo posto, nulla di stravolgente. Forse gli unici elementi di rottura sono rappresentati da una spolverata di elementi ruolistici e da un combat system via via più raffinato e che trasforma Feudal Alloy in un action 2D. Senza statistiche e numeri, la crescita di Attu è affidata ad un inventario in cui trovano spazio spade, armature e caschi a cui sono legati svariati bonus, come una maggiore resistenza ai colpi nemici o un maggior danno inferto. Nella sacoccia metallica del protagonista hanno i loro slot altri indispensabili strumenti, come l’olio per curarsi e una serie di bombe – normali, elettrificate, congelanti, infiammabili – che aggiungono profondità strategica ai duelli, dove per avere la meglio occorre studiare i nemici e trovare il giusto antidoto: alcuni avversari possono infatti essere immobilizzati o storditi, garantendo così qualche frame di vantaggio in uno scontro sempre impari dal punto di vista numerico.

Un ulteriore livello di complessità è dovuto alla barra della stamina – qui rappresentata dal surriscaldamento degli ingranaggi – che elimina qualsivoglia tentazione di button mashing. Non siamo allo stesso livello di Dead Cells e le combo non hanno il medesimo feeling esplosivo di un Guacamelee, ma sbloccando i vari poteri si scopre come Attu non sia più quel contadino impaurito e il suo potenziale offensivo viene arricchito, tramite svariati moduli, da scivolate, parate, scariche elettriche e doppi salti. Ci sono poi tre differenti alberi di sviluppo in cui spendere i punti esperienza recuperati dai rottami dei nemici abbattuti e che danno accesso ad ulteriori potenziamenti, senza però appesantire inutilmente la struttura di gioco e interrompere un incedere sempre teso verso l’azione.

Se nelle prime ore di gioco il ritmo fatica a decollare, Feudal Alloy viene accompagnato da una crescente dose di azione, che va di pari passo con un tasso di difficoltà tarato verso l’alto. Le fasi platform non costringono a complicate evoluzioni sul pad, ma l’asticella viene costantemente alzata da nemici sempre più letali e da trovate quasi diaboliche da parte dei dev, che si sono divertiti a complicare sempre più la vita al giocatore inserendo arene, boss, raggi laser, spuntoni e tutta una serie di letali trappole.

Feudal Alloy è un tipo ostico, ma non gliene si può far più di tanto una colpa e in fin dei conti non di discosta troppo dagli altri metroidvania. In questo discorso si inserisce però una gestione fallace dei checkpoint, legata a pochi totem sparsi nelle macro-aree e spesso non inseriti prima di uno scontro chiave, come un boss o un’arena particolarmente ardua.

Inoltre non esiste un salvataggio manuale e questo costringe chi già sta sudando freddo con una minuscola tacca di energia residua a ripetere intere sezioni alla ricerca di un punto in cui riprendere la partita. Complessivamente è però tutta la mappa a presentare alcune incertezze: il piacere della scoperta c’è, così come la soddisfazione nello scoprire un’area nascosta in cui è celato un prezioso scrigno, ma quando si apre la schermata con i vari percorsi si scopre un’inutile cripticità dovuta all’assenza di indicatori, ad esclusione dei portali per il fast travel, alleati quanto mai preziosi per teletrasportarsi ad esempio nei pressi di un mercante e fare incetta di olio o refrigerante.

Tolti questi segnali non ci sono altre tracce a guidare il cammino di Attu, mancano ad esempio le indicazioni dei portali che collegano le varie zone e che sono evidenziate con particolari chiavi, con un incremento di quel fastidioso backtracking da sempre spina nel fianco per il genere. Queste imperfezioni non inficiano più di tanto un level design ben equilibrato, che non si perde in inutili orpelli barocchi e allo stesso tempo riesce a mantenere viva quella sana voglia di esplorare ogni anfratto dei livelli.

+ Sistema di combattimento in crescendo...
+ ... A cui si aggiunge una certa dose di strategia
+ Ci si sbizzarrisce fra armi e armature
+ Direzione artistica unica
- Il sistema dei checkpoint poteva esser studiato meglio
- Qualche aiuto sulla mappa non avrebbe guastato
- Sa essere davvero punitivo, forse fin troppo

7.0

Feudal Alloy è un buonissimo metroidvania. Forse è il commento più banale che abbiate mai letto da queste parti, ma è esattamente ciò che meglio racconta quello che è l’opera di Attu Games, un gioco fatto più da azione che esplorazione e dove, salvo rari casi, è difficile trovare reali difetti strutturali, ma in cui si fatica anche a scovare quella scintilla in grado di farlo risaltare in mezzo alla cospicua concorrenza. Forse non siamo sugli stessi livelli di eccellenza dei vari Dead Cells o Celeste, ma Feudal Alloy è un titolo godibilissimo, molto cattivo e sorprendentemente pulito se si tiene conto della sua genesi frutto del lavoro di due sole persone.




TAG: feudal alloy