Dragon Ball Z Kakarot è il videogioco che avremmo voluto tanti anni fa – Recensione

Per Kakarot è il momento del verdetto: è il capolavoro dedicato a Dragon Ball che tutti volevano?

Recensione
A cura di Valentino Cinefra - 20 Gennaio 2020 - 16:59

Ci siamo: dopo poco più di ventitré ore abbiamo ripercorso nuovamente una delle serie animate più famose di sempre, grazie a Dragon Ball Z Kakarot. Una trasposizione videoludica tra l’accademico e il romantico, piena di citazioni, nozioni e approfondimenti, con delle cutscene strepitose che riprendono le sequenze originali e le rendono ancora più pulite, luminose, folgoranti.

E se Dragon Ball FighterZ ci ha regalato un picchiaduro incredibile basato sul franchise ideato dal sensei Toriyama, l’aspettativa con Dragon Ball Z Kakarot era quella di avere un’avventura altrettanto notevole, un gioco di ruolo in cui perdersi, un mondo da esplorare per la prima volta grazie alla magia delle tre dimensioni, un viaggio da ripercorrere con le stesse sensazioni di tanti anni fa.

Perché Dragon Ball Z Kakarot racconta una storia che è paradossalmente sconosciuta alla parte più giovane della popolazione videoludica mondiale, almeno quella che ha conosciuto la serie solo con Super, o chi ne ha giusto sentito parlare qua e là tra t-shirt, gadget e videogiochi vari. Ecco, a questi videogiocatori Dragon Ball Z Kakarot risulterà un gioco di ruolo un po’ scadente, indietro di qualche generazione rispetto a quello che si vede oggi sul mercato.

Gli altri, invece, gli vorranno molto più bene – quelli per cui, come chi vi scrive, Dragon Ball sfiora la religione, rappresenta una delle migliori storie di sempre, un viaggio di formazione unico che non ha età. Il videogioco, invece, ha bisogno di moltissima nostalgia per essere apprezzato a pieno senza soffermarsi sugli evidenti difetti. Eppure, nonostante tutto, siamo arrivati alla fine con un pizzico di emozione ed un po’ di pelle d’oca.

dragon ball Z kakarot

La storia di sette sfere magiche e di chi le cerca

Non dovremmo stare qui a perdere tempo nel raccontarvi di cosa parli Dragon Ball, supponiamo – è una storia talmente famosa da rivaleggiare solo con l’origine dell’Uomo Ragno ed i racconti classici, probabilmente. Dragon Ball Z Kakarot si concentra ovviamente sulla serie animata Z, quella che ha fatto spopolare il franchise in tutto il mondo, ripercorrendo le ormai famose quattro saghe: i Sayan, Freezer, Cell e Majin Buu.

E, prima di tutti i difetti che troverete strada facendo, la prima volta che Goku vola sulla Nuvola d’Oro, sorvolando gli scenari visti finora solo nei manga e nell’anime per la prima volta in tre dimensioni sarà un’esperienza unica per i fan. Svolazzare in sella alla Kinto per i primi minuti, perché smette di essere utile molto in fretta rispetto al volo, ci ha strappato un sorriso quasi ebete dalla faccia.

Si nota subito dopo un mondo quasi completamente vuoto, con un colpo d’occhio solo superficialmente piacevole che svela in realtà texture, modelli poligonali degli animali e dell’ambientazione indietro di un paio di generazioni – ma arriva tutto in un secondo momento.

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Prima si deve sorvolare West City in cerca di Bulma per lavorare all’astronave per Namecc; fuggire tra le montagne del suddetto pianeta nella speranza di evitare l’esercito di Freezer; partire in picchiata dal Santuario di Dio per andare in soccorso degli altri Guerrieri Z contro gli Androidi; volare di corsa verso le distese desertiche per affrontare Vegeta per la prima volta; correre alla volta della Kame House per portare la medicina per il cuore a Goku. Rivivere questi semplici viaggi è già un potenziale valore aggiunto notevole di Dragon Ball Z Kakarot, per non parlare della possibilità di girovagare liberamente nel mondo disegnato da Akira Toriyama. Avere una mappa 3D esplorabile della Terra di Dragon Ball è praticamente come un piccolo parco giochi per adulti.

Per non parlare dell’Enciclopedia Z che, per i fan più accaniti del franchise, contribuisce a creare il valore del proverbiale biglietto di Dragon Ball Z Kakarot. Una vera e propria fonte di conoscenze sull’universo di Akira Toriyama, che si arricchisce attraverso i collezionabili da trovare in giro per il mondo, e che riporta una descrizione dettagliatissima dei legami tra personaggi, una cronistoria accuratissima degli eventi, e tutto quello che vi possa venire in mente di voler sapere su Dragon Ball Z.

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A CyberConnect 2, quindi, alziamo un calice per aver riproposto in maniera inaudita un franchise così importante in un videogioco. Anche la saga originale viene omaggiata, perché alcuni personaggi come Ottone e Nam appariranno come protagonisti di quest secondarie, ma tra i citati collezionabili ci sono anche delle istantanee della serie animata (con tanto di sgranatura originale), dotate di spiegazione della scena in corso e riassunto dell’evento raffigurato.

Purtroppo, non riusciamo a dire lo stesso per quanto riguarda l’aspetto ludico. C’è qualcosa di interessante, ma c’è anche altrettanto (e forse anche di più) di molto meno interessante che, a tratti, si fa fatica anche a digerire.

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In giro per il mondo con il Radar del Drago

Come detto nella nostra anteprima, Dragon Ball Z Kakarot è fondamentalmente un gioco di ruolo con un sistema di combattimento mutuato dai picchiaduro della scuola “opposta” a quella di FighterZ: quindi da Tenkaichi, passando per i Raging Blast, fino agli Xenoverse.

Al di là di un palese focus sulla spettacolarità, il titolo offre qualche momento in cui bisogna gestire le proprie risorse e, in generale, accendere il cervello.

Gli attacchi base si eseguono con un solo tasto, mentre il dorsale sinistro permette di attivare una delle quattro mosse speciali, e il destro per chiamare in supporto uno dei due personaggi disponibili e fargli eseguire altrettante mosse. La difesa è deputata al grilletto sinistro, con uno scudo che prima o poi si rompe, impedendo quindi di bloccare colpi in eterno. Da lì, consumando l’Aura (l’energia che innesca gli attacchi speciali) si può svanire alle spalle dell’avversario oppure generare una barriera che respinge temporaneamente chi vi sta addosso.

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Un sistema molto semplice che premia più la frenesia, che tuttavia ha bisogno di essere appreso a pieno – soprattutto durante le boss fight. I nemici più impegnativi cambiano anche pattern di attacco, al punto che a volte può cambiare la visuale e la dinamica di movimenti, e bisogna capire come affrontarli al meglio. Alcuni boss sono più coriacei e vanno assaliti in continuazione per rompere la difesa, mentre per altri sarà necessario reagire nei momenti più opportuni e approfittare dei buchi durante i loro pattern di attacco.

Se le boss fight sono di tanto in tanto interessanti (ma non sempre), gli incontri casuali sono probabilmente la cosa meno riuscita della costruzione del mondo di gioco. Sono letteralmente delle macchine da farming, a volte anche difficilmente contestualizzabili in termini narrativi, perché dopo Majin Buu vi ritroverete ad affrontare ancora i robot del Red Ribbon, i Saibamen e l’esercito di Freezer. Ci si può passare sopra in nome della necessità di dare un senso a un mondo che, anche nella serie animata, non è che avesse mostrato chissà quali pericoli casuali, se non fosse che i combattimenti in questo caso sono solamente un mero riempitivo, quasi una fastidiosa distrazione, in certi momenti.

Il mondo è vuoto, dicevamo poco sopra, e sfortunatamente neanche le missioni secondarie riescono a risollevare la situazione. Si tratta di fetch quest per la quasi totalità. Di tanto in tanto dovrete affrontare un quiz o cercare un oggetto con qualche indizio, ma quasi sempre vi ritroverete a viaggiare da un punto A ad un punto B, premere un paio di tasti/combattere nemici, tornare indietro. Ci sono quest che si possono fare solo in un dato momento della storia, ed anche in questo caso sono altalenanti perché vanno dall’ennesima fetch quest al combattimento incredibilmente sbilanciato che risulta impossibile da affrontare, anche perché sprovvisti di vere possibilità di farming. Infastidisce anche perché, di fatto, per buona parte delle volte le missioni partono da un contesto narrativo molto divertente o comunque godibile, tra il fan service e i veri e propri contenuti nuovi – quelle famose “nuove storie” che CyberConnect 2 ci aveva promesso.

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Senza svelarvi troppo, si passa dall’aiutare Yamcha a disfarsi di alcune spasimanti fingendo la morte nella stessa, storica, con cui giace al suolo dopo lo scontro con i Saibamen; i turisti alieni che sono arrivati nel momento sbagliato per visitare Namecc; Piccolo che vuole regolare i conti con Goku. Ma anche gli intervalli tra le saghe che, in Dragon Ball Z Kakarot, vengono raccontati, e dove scopriamo che Gohan da ragazzo si allena con Vegeta dopo aver sconfitto Cell. Sarebbe bastato davvero poco, magari qualche mini-gioco o qualche sfida più intelligente per non relegare queste missioni a delle fastidiose incombenze.

Come sapete, in quanto parte della campagna promozionale, si può cucinare, raccogliere cibo e minerali, costruire veicoli, cacciare dinosauri. Attività simpatiche e divertenti per stemperare ogni tanto, ma niente che possa assolutamente sorreggere un mondo del genere. Neanche la ricerca delle Sfere del Drago riesce a risollevare la situazione, perché cercandole si possono fare poche cose: far risorgere i nemici per affrontarli di nuovo, avere un sacco di zeni oppure trovare oggetti rari.

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Gioco di ruolo a gravità 100

Dragon Ball Z Kakarot è un gioco di ruolo a tutti gli effetti, ma a volte è inutilmente complesso e/o poco incisivo nella struttura ludica.

Ogni protagonista giocabile (solo Piccolo, Goku, Vegeta e Gohan, gli altri sono solo di supporto) ha a disposizione quattro mosse speciali. Possono essere apprese attraverso degli allenamenti speciali, e poi con uno skill-tree molto lineare possono essere potenziate con le Sfere Z sparse per il mondo di gioco. L’idea è ovviamente semplice e già vista, ma – soprattutto – si scontra con la necessità fondamentale di non dare ai personaggi mosse che in quel momento della storia originale non avrebbero. Questo significa che, spesso, gli skill-tree sono in parte bloccati durante il gioco, e non è possibile potenziare mosse o impararne di nuove finché non si prosegue con le missioni principali.

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Poi c’è l’idea della Comunità, un sistema complesso per ideare degli skill-tree passivi comuni a tutti i personaggi. Ogni Comunità è composta dagli Emblemi Anima, dei gettoni che raffigurano gli eroi della serie e i comprimari, da Bulma al Drago Polunga passando per tutti i combattenti. Le Comunità sono divise per tema e conferiscono dei bonus passivi, e più si riescono a fare delle combo tra personaggi (le quali sono legate ai loro rapporti durante la storia, come Goku, Gohan e Goten ad esempio) o in generale a creare dei tabelloni in cui si sfruttano gli Emblemi più adatti, più il bonus cresce di livello.

Se non avete capito bene come funziona è normale, perché all’inizio quello della Comunità è un sistema veramente laborioso e, alla fine della fiera, neanche troppo incisivo.

Perché è questo il problema di Dragon Ball Z Kakarot, per quanto riguarda gli elementi gidierristici. Ci sono, e sono anche delle intuizioni molto carine, ma alla fine l’impressione è che non siano troppo influenti per quanto riguarda l’effettiva risoluzione degli scontri. Anche la meccanica del cibo, che molto semplicemente conferisce dei bonus temporanei ai combattenti, ovviamente funziona, ma i bonus sono così ridotti da renderne impercettibile l’effettiva utilità.

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Il videogioco che i ragazzi degli anni ’90 sognavano

Quindi, appurato che Dragon Ball Z Kakarot è fondamentalmente quasi un’occasione sprecata, perché vi diciamo che è il videogioco che avremmo voluto tanti anni fa? Perché quando fa le cose per bene, le fa come pochi altri videogiochi di Dragon Ball mai prodotti finora.

Le musiche originali e gli effetti sonori. I capitoli della storia introdotti come fossero una puntata dell’anime, con jingle e narratore dell’epoca. I dialoghi riproposti alla perfezione, nelle cutscene e nelle scene intermedie. Il motivetto del riepilogo che accompagna perennemente i viaggi per il mondo. Le anticipazioni della saga successiva alla fine di ognuna di esse con la voce narrante di Goku, come succedeva nella serie animata nipponica. Questa è la parte fanservice, che è fatta bene e non poco, e che insieme alla citata Enciclopedia Z è letteralmente cibo per l’anima di ogni fan di Dragon Ball.

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Poi ci sono le cutscene che, non lo diciamo con leggerezza, sono clamorose. Oltre alla riproposizione fedele al 100% (o quasi) della regia originale, la costruzione poligonale con l’effettistica che un engine videoludico più generare le rende spettacolari come non mai. I migliori momenti di Dragon Ball Z, quelli che per regia ed estetica sono diventati iconici e granitici negli occhi degli spettatori, in Dragon Ball Z Kakarot brillano letteralmente di una nuova luce. Un risultato che fa il paio con i combattimenti in generale che, grazie al combat system semplice ed accessibile, premiano la spettacolarità rispetto al tecnicismo ed alla strategia.

Al di là di un titolo che, purtroppo, è risultato essere solo “buono” – e che magari potrebbe essere una buona base su cui lavorare per uno che ripercorra altri filoni del franchise? – Dragon Ball Z Kakarot è un’opera mastodontica su Dragon Ball Z. È pieno di chicche, citazioni, e ripropone con grande cura quello che Akira Toriyama ha creato un’epoca fa. Rivederlo oggi, riviverlo dall’inizio alla fine con la cura della tecnologia moderna e dell’alta definizione, ma anche la possibilità di esperire anche delle storie inedite, dei veri e propri slice of life che hanno luogo negli intervalli di tempo che intercorrono tra le saghe della storia originale, è una possibilità da non sottovalutare affatto. Con la consapevolezza che un capolavoro videoludico su Dragon Ball arriverà la prossima volta, magari.

+ Tutto Dragon Ball Z in un videogioco solo
+ Combattimenti divertenti, ed impegnativi in alcune occasioni
+ Per chi vuole, ci sono collezionabili e cose da fare in giro per il mondo
- Missioni secondarie simpatiche per il contesto narrativo, ma quasi inaccettabili nella risoluzione
- Il sistema da gioco di ruolo non incide più di tanto
- Personaggi principali esclusi, graficamente molto povero

7.5

Dragon Ball Z Kakarot è un videogioco pieno di contraddizioni e compromessi. È un’avventura basata su Dragon Ball Z che in alcuni frangenti ha tanto potenziale, ma un gioco di ruolo purtroppo acerbo e per alcuni aspetti scolastico. Se le dinamiche di crescita di personaggio non sono influenti, così come le missioni secondarie siano perlopiù dei meri riempitivi, quando Dragon Ball Z Kakarot si impegna per mettere in scena dei momenti galvanizzanti ci riesce perfettamente. Difficile essere troppo critici con la produzione di CyberConnect 2 pensando a quanto possa significare per i fan di Dragon Ball Z (come il sottoscritto), ma alla fine dei conti non possiamo non dire di trovarci di fronte ad un buon videogioco che ha sprecato l’occasione di fare il colpaccio.




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