Dragon Ball Z Kakarot contro FighterZ, cos’hanno in comune? – Speciale

Cos'hanno in comune i due videogiochi a tema Dragon Ball più interessanti degli ultimi anni?

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 14 Gennaio 2020 - 10:33

Non dev’essere facile in quel di CyberConnect 2, di questi tempi. Un po’ perché Dragon Ball è una di quelle licenze che fanno tremare i polsi a chi deve sfruttarla – e Dragon Ball Z Kakarot sta arrivando con un carico di aspettative elevatissimo – e un po’ perché ArcSystem Works ci ha fatto cadere letteralmente la mascella con Dragon Ball FighterZ nel 2018.

Nonostante Kakarot e FighterZ siano due generi diametralmente opposto, un’avventura open world single player e un picchiaduro super tecnico, è inevitabile cercare un confronto immediato tra i due prodotti. Principalmente estetico, ovvio.

FighterZ ci ha proposto dei modelli 3D che si muovono in due sole dimensioni – impreziositi dalle magistrali animazioni con cui lo studio nipponico ha deliziato i suoi fan con la saga di Guilty Gear e i BlazBlue nel corso degli anni – ma soprattutto una effettistica in grado di prendere ciò che ci ricordavamo dell’anime, per poi trasformarlo ed esaltarlo grazie alla magia dell’alta definizione, dell’illuminazione digitale, e tutto ciò che la modernità ci ha concesso nel mondo dell’intrattenimento.

Dragon Ball Z Kakarot contro FighterZ, cos’hanno in comune? – Speciale

Le mosse che ricordavamo dei nostri eroi e antagonisti preferiti, le chiusure più epiche dei combattimenti che in FighterZ diventano le cosiddette Dramatic Finish: tutto questo è stato trasformato da ArcSystem Works in un lavoro che, prima di essere un solidissimo picchiaduro in grado di infiammare le platee di tutto il mondo ed esaltare i campioni eSport di prima categoria, è un amorevole omaggio alla saga ideata da Akira Toriyama. La cosa che tutte le recensioni dell’epoca hanno sottolineato, ricorderete, era la capacità dello studio di ricostruire non solo i filmati, ma soprattutto le mosse dei personaggi, usando le stesse inquadrature, frasi ed effetti visti nelle trasposizioni animate, da Dragon Ball Z fino a Dragon Ball Super. Tutto questo, lo ribadiamo, senza rinunciare alla creazione di un videogioco solido, prima di tutto.

In questo senso, Dragon Ball Z Kakarot è mosso dalla stessa passione. E non solo, grazie al suo essere un’avventura prima di tutto ha la possibilità di diventare il videogioco più amorevole nei confronti di Dragon Ball. Se esteticamente manca forse l’effetto wow di FighterZ al primo impatto, perché quest’ultimo viene aiutato anche dall’altissimo ritmo di gioco nel tenere il giocatore sempre sulle spine, guardando i primi trailer e filmati ci si accorge di quanto Kakarot potrebbe davvero regalare emozioni fortissime ai fan di Dragon Ball.

Le animazioni sono più “da videogioco” se vogliamo, e anche se la trasposizione è perfetta in questo caso c’è quel click mentale che ci fa tornare in mente che stiamo giocando con un gamepad in mano. Ma, banalmente già il fatto di poter usare le stesse musiche e motivetti della serie animata è un tocco speciale. La musica è un motore emozionale incredibile, dalla notte dei tempi, soprattutto per le colonne sonore. Per noi “Cha-la Head Cha-la” non fa lo stesso effetto di “What’s My Destiny Dragon Ball” cantata da Giorgio Vanni, ma la melodia che accompagnava i riassunti delle puntate precedenti, così come quella più incalzante dei momenti più drammatici degli scontri, sono due delle tracce che sono arrivate nella trasposizione nostrana di Dragon Ball Z, e Kakarot se ne appropria con avidità.

FighterZ ci esalta quando vediamo il trailer di annuncio di un nuovo personaggio. Ci mettiamo lì a scoprire come ArcSystem Works ha riproposto l’una o l’altra mossa, se ha usato le stesse inquadrature e linee di dialogo, e se tale personaggio si muove come lo ricordavamo o ci dà lo stesso feeling delle sue traversie nella serie animata. Ci galvanizza ogni volta che eseguiamo le combo più eclettiche, perché vediamo alleanze improbabili e combinazioni tra mosse impensabili.

dragon ball z kakarot

Dragon Ball Z Kakarot invece è un tuffo nel passato. Fedeltà prima di tutto, ma anche la volontà di creare quasi una enciclopedia di Dragon Ball Z riproponendo luoghi, eventi secondari che diventano mini-giochi (come il tanto vituperato episodio in cui Goku prende la patente per l’automobile), comprimari che acquistano nuova importanza perché saranno al centro di quest secondarie. Non per fare i nostalgici a tutti i costi, ma c’è anche il ritorno all’idea di quelle corse disperate davanti alla televisione dopo pranzo per non perdere l’ultima puntata di Dragon Ball Z, pena il rimanere esclusi dalle discussioni con gli amici per tutto il giorno seguente.

Nonostante siano due prodotti completamente diversi, Dragon Ball FighterZ e Dragon Ball Z Kakarot hanno in comune una cosa, la più importante: la volontà di emozionare i fan, attraverso il rispetto del materiale originale, rielaborandolo e riproponendolo a seconda delle proprie necessità ludiche. È come se questi due prodotti volessero cercare di innescare due categorie di emozioni diverse, quelle che poi sono le due anime che da sempre hanno caratterizzato l’opera di Akira Toriyama. Il videogioco di ArcSystem Works la furia della battaglia, l’adrenalina nel voler ribaltare le sorti di uno scontro, la gratificazione della vittoria. L’avventura di CyberConnect 2 la nostalgia, il ricordo di tempi lontani, l’epica di un racconto intramontabile, un viaggio di formazione che non conosce età e confini. Quello di Goku, e il nostro.




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