Spaziogames originals 6 min

Dopo oltre cento ore, non riesco ancora a staccarmi da Elden Ring

In questo speciale vi raccontiamo perchè bisogna godersi Elden Ring senza fretta e senza nessun tipo di aiuto. Solo così potrete trarre il meglio dalla colossale opera di From Software.

Non sono bastate cento ore per liberarmi dalla malia di Elden Ring.

Anche dopo aver chiuso la recensione (potete recuperarla qui) ho continuato a giocarci ininterrottamente, alternandolo alle altre scadenze che nel frattempo incombevano.

E continuerò a farlo ancora, per un tempo che francamente non riesco proprio a stimare. Quando mi trovo nell’Interregno sono talmente incurante del resto che non mi accorgo nemmeno delle ore che passano, mentre non smetto di meravigliarmi per ogni minima scoperta che durante le prime esplorazioni sommarie non erano ancora emerse.

Elden Ring è talmente enorme e denso di attività da non meritare mai una fruizione rapida o alla buona. Non è grande solo per il gusto di esserlo, come quei giochi che si vantano dei chilometri quadrati di mappa per poi riempirli di un bel niente o di elementi noiosi o per nulla significativi. Si tratta di una grandezza che fa il paio con le enormi ambizioni e con un gusto per l’ermetismo che stimola con forza il giocatore. Di continuo. Rendendolo partecipe degli onnipresenti misteri senza doverlo mai imboccare come avviene in pressoché tutti gli altri giochi sul mercato.

Elden Ring, un mondo in cui perdersi

Nonostante le difficoltà e gli enormi disagi dovuti alle tempistiche delle recensione, pratica ultraventennale dei distributori che non scopriamo di certo oggi, la parte che ancora una volta ho più adorato è stata proprio l’avventura in isolamento prima dell’embargo. Si tratta di quel momento quasi mistico dove sei solo tu contro il gioco e non esistono spoiler, guide, video, indizi, né tantomeno nulla che possa uscire su un qualunque motore di ricerca.

Su Sekiro fu un vero dramma per via della sua esagerata difficoltà, ma anche l’immensità di Elden Ring mi ha messo alle strette, chiaramente per motivi diversi.

Questo è solo il primo dungeon di Elden Ring e c'è chi lo ha raggiunto con calma, dopo 25 ore.

Questo è esattamente il modo in cui tutti i giocatori dovrebbero godersi Elden Ring e in generale tutti i soulslike di From Software, senza gettare la spugna e affidarsi alla rete a ogni difficoltà o facilitandosi enormemente il gioco grazie a chi prima di lui ha fatto il lavoro sporco.

Fare una cosa del genere svilisce completamente il senso di sfida, di scoperta e fin dei conti anche il senso di meraviglia. Demolisce in definitiva i pilastri portanti dell’opera e disinnesca l’esplosività intrinseca dell’esperienza. So bene che non accadrà, e ce lo dimostrano palesemente tutte le porcherie che vengono fuori a ogni pie’ sospinto, pur di rompere gli equilibri di gioco.

Eppure anche questa è una scelta: “Perché in fondo non dovrei rovinarmelo? Ma sì, chi se ne importa, me lo rovino così magari posso anche fare il gradasso sui social e raccontare di imprese incredibili compiute da altri e spacciate per mie, dato che le ho solo emulate“. Costoro, in larga misura, sono gli stessi che chiedono la difficoltà facile; non vengono accontentati e quindi per capriccio lo rendono facile lo stesso, in qualche modo. In bocca al lupo, amici: non trarrete mai il meglio da Elden Ring.

Le sfide contro i draghi saranno una costante. Siete pronti ad abbatterli tutti?

C’è poi il giocatore che i giochi li ama davvero, che vuole comprendere appieno il vero messaggio e le intenzioni di fondo degli sviluppatori. Decide di muoversi con circospezione, coi suoi tempi, scoprendo man mano pericoli, gioie, ricompense e aree tremende che diventeranno alla sua portata solo in un secondo momento. Pur ammettendo una modalità di presentare le quest secondarie assai sibillina, con indicazioni spesso molto vaghe, il piacere di appuntarsi tutto da soli e sciogliere i nodi con calma è semplicemente impagabile.

Non c’è nulla di davvero impossibile o strano fino al punto da impedire il corretto avanzamento lungo le lande perigliose di Elden Ring. Questo è forse il miglior pregio dei titoli From Software, che hanno sempre danzato abilmente tra i fuochi della frustrazione e delle asperità senza mai bruciarsi davvero. Questo modo di sviluppare i giochi non solo è in grado di colpire nell’orgoglio gli utenti che non ci stanno a bloccarsi in un punto specifico, ma ha anche fatto capire a chi vuole vedere cosa c’è dopo che la colpa non è mai di equilibri sballati o ingiustizie a cui non si può soprassedere.

Gli approcci sono molteplici e ogni classe non è mai vincolante. Siete liberi di agire come più vi aggrada.

Il giocatore, dentro di sé, sa benissimo che la colpa dei fallimenti è solo ed esclusivamente la sua, e rafforza questa convinzione mentre prova in continuazione un boss e si rende conto che sta facendo sempre dei progressi, anche se piccoli. Inoltre, stavolta Elden Ring permette di non rimbalzare di continuo contro muri di gomma, ma di potersi spostare col viaggio rapido in qualunque istante per andare a livellare anche dove si erano lasciati un po’ di conti in sospeso.

Certo, c’è il rischio (ovviamente benevolo) che possiate poi decidere di battere una nuova via perché la trovate più interessante in quel momento, ma è proprio questo il bello: libertà, sempre e comunque, senza quei vincoli che nel passato costringevano a risolvere il problema farmando con noia nelle stesse zone o vincendo una boss fight di rabbia e arroganza e dopo sin troppi tentativi andati a vuoto. Da questo punto di vista sì, Elden Ring è il gioco più accessibile tra tutti i soulsilke di From Software. Non significa però che sia una passeggiata di salute, perché alcune boss fight sanno ancora essere cattive come vuole la tradizione. Eppure adesso è diverso, e anche di molto.

Questo boss vi sembrerà uno scherzo, in confronto a tutto il resto.

Una meraviglia continua

Avrei voluto che questo articolo diventasse pubblico molto prima, perché l’impellenza di raccontarvi certe sensazioni era davvero forte e incontenibile. Non sarebbe stato però il momento propizio, perché è solo adesso che i giocatori possono capire a fondo, e sul serio, di cosa sto parlando. Spulciare la mappa mentre si continua a zoomare su un’area che sembra stranamente priva di luoghi di grazia, o dove qualche ghirigoro pare indicare delle rovine, una torre o qualunque altro segreto, è un’operazione che mi ha accompagnato anche durante l’ultimo weekend.

Elden Ring non mi ha ancora saziato, e puntualmente riesce sempre a offrimi delle novità inaspettate. Talvolta sono piccole, come un oggetto raro, un talismano o qualche incontro che che si traduce in un bottino. Altre volte ancora, invece, incappo in qualche insenatura tra le rocce di una colossale scogliera da cui è stata ricavata una grotta. Mi infilo al suo interno e scopro che in effetti c’è un nuovo contenuto di gioco. Succede spesso, in Elden Ring, così come mi è accaduto di essere sorpreso da un boss che cala con furia dal cielo con la volontà di spazzarmi via in pochi colpi. Per quell’imprevisto ho perso migliaia di rune che poi ho smarrito definitivamente? Sì, è successo, ma fa parte dell’esperienza e l’ho ancora una volta trovato un metodo efficace per tenermi sempre sulla corda.

Imparate a usare Torrente anche in modo inconsueto. Vi avvisiamo.

C’è persino una missione secondaria lunghissima e articolata che vi porterà da un luogo all’altro, facendovi scoprire un paio di aree facoltative enormi, cumulativamente grandi quanto un’intera regione della campagna principale. C’è il rischio che possiate perdervela? No, se giocate con la calma che il gioco vi richiede, esplorando tutto e facendo attenzione a ogni dettaglio. Serve persino a sbloccare uno dei finali di gioco e dà certamente maggiore senso di completezza a chi desidera davvero sviscerare tutto dall’inizio alla fine.

Non sono qui per raccontarvela per filo e per segno, ma per condividere con voi il pensiero imperante che ebbi quando la feci: “Ma com’è possibile che questo gioco sia così grande e meraviglioso?” E intendiamoci, la frase era ben più colorita di così, ma è la summa perfetta tra stupore ed eccitazione per un’opera che non perde mai occasione di stimolarvi, premiarvi e sorprendervi. Pur dopo aver avuto l’impressione di aver battuto ogni centimetro di mappa, rimarrà in voi il dubbio di aver lasciato qualcosa per la via. D’altra parte è già successo con gli altri soulslike di From Software, che erano di dimensioni decisamente più contenute rispetto a Elden Ring.

Oltretutto, vista la struttura di gioco e i grandi spazi che l’Interregno ancora può concedere, mi sono portato in avanti col pensiero e mi sono proiettato già verso eventuali DLC, che a mio avviso potrebbero riempire quei vuoti lasciati dalla mappa sotterranea. Oppure, a ben vedere, nulla esclude che possa sbucare fuori una zona al momento non mappata, e chi è già alle fasi avanzate di gioco capirà alla perfezione il riferimento tra le righe che sto facendo. I contenuti aggiuntivi (oltre a essere parte della tradizione) sarebbero perfetti per chi non smette di avere fame di Elden Ring, e conoscendo con quanta cura confeziona le espansioni From Software, e quale portata potranno avere stavolta, forse è meglio che ci fermiamo qui.

In conclusione

Era da molti anni che un gioco non mi travolgeva in questo modo. Tutto quell’insieme di indicazioni mai date, frasi non dette e dettagli non forniti fa in modo che la curiosità divampi di continuo senza mai spegnersi. Questo From Software lo sa benissimo, così come sa che gran parte del successo dei suoi giochi si basa anche su questi elementi portanti. Traslare questo concept in un mondo aperto che rifiuta i dettami della modernità, e sceglie di proseguire su una strada in cui non è ancora passato nessuno, fa della software house giapponese una pioniera nel modo di intendere la progressione dell’avventura su larga scala.

Certo, si potrebbe dire serenamente che le influenze di The Legend of Zelda: Breath of the Wild siano lapalissiane, e non siamo di certo qui a volerle smentire in alcun modo (anche nella recensione lo abbiamo sottolineato). Eppure con Elden Ring siamo davanti a qualcosa di profondamente diverso, perché si tratta idealmente della prosecuzione di una certa filosofia, dell’evoluzione del genere da cui non si può più tornare indietro. E in definitiva, della quadratura del cerchio per una compagnia che non vuole arretrare di un millimetro, che vuole affinare una formula che le ha sempre dato ragione.

Elden Ring è indubitabilmente un nuovo metro di paragone che riesce al contempo a spezzare le brutte consuetudini a cui ci avevano tutti abituato finora. E vedendo il successo dirompente che sta avendo, crediamo che in molti possano finalmente svegliarsi dal torpore e fare una retromarcia importante, utile ad avere sul mercato più giochi originali e qualcuno in meno che viene fatto col classico copia e incolla.

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