Devil May Cry 5 Recensione

Devil May Cry 5 è uno spettacolare ritorno per la serie, rilanciata da una software house di nuovo tornata ai fasti un tempo. Ecco la nostra recensione.

Con Capcom ritornata di prepotenza sulla cresta dell’onda, anche per un’altra serie di punta – che ha venduto ben sedici milioni di copie sin dal suo esordio – era lecito aspettarsi un trattamento di tutto rispetto. Devil May Cry 5 è uno dei frutti della rifioritura della software house di Osaka: non solo è tutto ciò che ogni fan ha sempre sognato, ma si spinge oltre e rilancia la saga come meglio non avrebbe potuto fare, mettendo al centro delle vicende l’inossidabile Dante, Nero e il misterioso V.

Affari di Famiglia

Per non tagliare fuori nessuno, Capcom ha inserito un riassunto in ordine cronologico di tutta la saga, fino ad arrivare appunto a Devil May Cry 5. Tra rivelazioni inattese, novità e il ritorno di vecchi personaggi storici, questo nuovo capitolo dimostra un grandissimo attaccamento agli elementi classici della trama, ponendo ancora una volta sotto la lente d’ingrandimento i burrascosi trascorsi familiari dei discendenti di Sparda.

Nero Devil Breaker

Devil May Cry 5 parte subito con l’acceleratore premuto a fondo: Dante è coinvolto in una lotta all’ultimo sangue contro Urizen, potentissimo re dei demoni, mentre Nero è sulle sue tracce, determinato a intervenire. Ma Urizen è un nemico implacabile e, nel frattempo, Red Grave City sta subendo dei continui attacchi da parte dei demoni. V, in precedenza, aveva reclutato proprio Dante per arginare il problema, ma le radici e i rami chilometrici di un albero malevolo chiamato Qliphoth hanno abbarbicato la città, nutrendosi col sangue degli umani. In venti missioni dalla durata globale di circa quindici ore passerete da un personaggio all’altro, scoprendo come i destini dei tre s’incroceranno in una storia piuttosto classica, capace di rimettere in discussione le convinzioni del passato e preparare la serie a un nuovo ciclo.

Avrete a disposizione due livelli di difficoltà: Umano, adatto ai neofiti, e Cacciatore di Demoni, che nonostante sia dedicato ai veterani rimane piuttosto abbordabile. Dovrete dunque completare il gioco per sbloccare la difficoltà “Figlio di Sparda“, affrontabile con le abilità già sbloccate: presenta sin da subito nemici pericolosi e combattere con stile è l’unica alternativa possibile per avere la meglio. Per ottenere la migliore valutazione dalle missioni, giocabili anche singolarmente, bisogna ovviamente puntare al fatidico SSS variando le combo, evitare di farsi colpire e scampare alla morte. L’altissima rigiocabilità di Devil May Cry 5 è anche assicurata dal fatto che per sbloccare le abilità dei tre personaggi non basterà di certo una sola partita, e anche dal fatto che sarete continuamente stimolati da un sistema di combattimento che è di fatto il migliore mai apparso nella serie, anche grazie alla grandissima varietà offerta da Nero, Dante, e V.

Nero Boss Fight

V Has Come To

Nero è il vostro personaggio iniziale, stavolta fornito di una vasta gamma di Devil Breaker. Le braccia robotiche multifunzione gli saranno fornite da Nico tramite compensi variabili di gemme rosse o saranno reperibili lungo le missioni. Sebbene possa sembrare un difetto non poter passare da un braccio all’altro, si tratta in realtà di una precisa scelta di combat design che obbliga il giocatore a gestire al meglio le combo a seconda di come cambiano le situazioni. Se invece non ci si vuole abbandonare al caso, è possibile organizzare dei set con l’ordine preciso dei Devil Breaker scelti, così da stabilire in che modo arrivare alla massima valutazione assieme all’ausilio della spada Red Queen col suo Exceed, e al revolver Blue Rose. Il sistema di combattimento di Nero è molto solido e immediato, appagante e non eccessivamente complesso. Oltre alle ovvie variazioni, è importante sfruttare il grab del braccio per concatenare le combo, così da afferrare i nemici o avvicinarsi a loro quando sono troppo pesanti. E ancora, ci si potrà liberare del braccio usandolo come ultimo attacco salvifico nei momenti di grande difficoltà.

V è di certo il personaggio più di spicco, poiché rappresenta un’autentica novità e al contempo una ventata di freschezza per il genere. Il suo sistema di combattimento è infatti atipico e prevede che il personaggio stia sempre a debita distanza dagli avversari. Può evocare Griffon, un corvo principalmente utile per attacchi elementali a distanza ma non solo, e Shadow, una pantera che modella il suo corpo in lame, picche e in generale risulta essere essenziale per attacchi ravvicinati e ad area. Le abilità delle due creature possono e devono essere abbinate, e sfruttando l’indicatore del Devil Trigger è possibile indirizzare l’attenzione di uno dei due su un solo nemico. Quando il Devil Trigger arriverà ad almeno tre unità, V potrà evocare anche Nightmare, un enorme golem che attacca in modo indipendente fin quando la barra non si svuoterà. Quando le tre evocazioni saranno insieme con V e tutti i demoni, lo spettacolo su schermo diventa davvero impressionante: tra raggi laser, esplosioni, fulmini, rapide transizioni e spettacolari effetti, è incredibile come Devil May Cry V (che abbiamo testato su PC) riesca a mantenere con disinvoltura i sessanta frame fissi senza mai avere cali qualitativi. Al di là di questo appunto, è importante sottolineare come V, stando a distanza, possa ricaricare lentamente la barra del Devil Trigger leggendo i poemi di William Blake dal suo grimorio. In questo caso sarà però vulnerabile, ma il giocatore potrà continuare ad aggredire i demoni fino a ridurli in fin di vita, momento in cui V dovrà necessariamente agire col suo bastone per estinguere per sempre la minaccia.

Per prendere il controllo del leggendario cacciatore di demoni, Dante, dovrete aspettare fino a metà del gioco. Il motivo è logico e dimostra la perfetta gestione narrativa e della curva di difficoltà da parte di Capcom: Dante è il personaggio più complesso da usare, ha sin da subito a disposizione i suoi quattro stili (Trickster, Swordmaster, Gunslinger e Royal Guard), la spada, le armi da fuoco e poco dopo anche le new entry. Da segnalare, in particolare, è Cavaliere, un’improbabile arma nata dalla fusione di una moto e un demone, che può essere sdoppiata per trasformarsi in una doppia lama e, all’occorrenza, diventare un unico corpo su cui scorrazzare, sgommare e impennare in faccia agli avversari, in un tripudio di tamarraggine che tanto ci era mancata. L’alternanza di combo, gli abbinamenti tra armi e stili, le tecniche avanzate e in generale la richiesta di una grande manualità, fanno di Dante il personaggio con più variazioni in assoluto.

Nero

Pianti Demoniaci

Risulta a questo punto evidente come ci sia ben poco di cui lamentarsi per tutto ciò che ha fatto Capcom in Devil May Cry 5, sia per quanto riguarda l’affinamento delle meccaniche, sia per come ha saputo ridare una scossa alla serie. Il design dei livelli è generalmente buono, pur non presentando sempre strade alternative o grandi segreti da scoprire. Nella sezione centrale dell’avventura, si nota un po’ di stanca e talvolta la verve creativa si limita alle classiche sezioni strutturate a compartimenti stagni, come se nel frattempo non fossero passate già ben due generazioni.

V

Mancano forse un paio di combattimenti epici, delle soluzioni strampalate che avrebbero potuto stupire e oggettificarsi attraverso scene di estrema esagerazione; manca insomma un po’ di quell’inconsuetudine fuori di testa che era logico aspettarsi da una serie del genere. Capcom non ha deciso di limitare l’estro, ma di convogliarlo nel binario più sicuro, puntando tutto sulla grandissima solidità, sulle certezze, su una direzione artistica rocciosa e sul potenziamento a tutto tondo di ogni elemento che ha decretato il successo di Devil May Cry. Convince un po’ meno l’ambientazione urbana della prima parte, rispetto a quella classica più gotica; lo stesso vale per la colonna sonora, certamente molto buona ma meno coinvolgente e arrogante rispetto a quelle del passato.

Anche tecnicamente, come già lasciato intendere, il lavoro è impressionante. Il RE Engine mostra ancora una volta la sua grandissima versatilità, offrendo una gradevolezza d’insieme priva di sbavature. La modellazione poligonale di personaggi, demoni e scenari, gli effetti luce, il design dei mostri, quello delle boss fight e il modo in cui graficamente e artisticamente Capcom ha realizzato Devil May Cry 5, ha ben pochi punti deboli. Avere Hideaki Itsuno come direttore era senz’altro una garanzia, ma vedere all’opera le nuove leve della software house di Osaka dà grandi certezze per il futuro. Un futuro roseo sia per la saga, sia per un’azienda che si è definitivamente ritrovata e che punta di nuovo all’eccellenza.

+ Tre personaggi e tre stili di combattimento completamente diversi e ottimamente strutturati
+ Il Combat System di V è una ventata di aria fresca; quello di Nero è migliorato notevolmente; Dante è una certezza
+ Vario, complesso e appagante, con una direzione artistica e un comparto tecnico curatissimi...
- ... Ma l'ambientazione a tema urbano convince meno di quella gotica, e la colonna sonora è meno memorabile
- Manca il colpo di genio, lo scontro memorabile, la follia sregolata
- Un paio di missioni hanno delle sezioni poco ispirate, a compartimenti stagni, come nell'era PS2

9.1

Devil May Cry 5 è un clamoroso ritorno della serie, capace non solo di affinare il già ottimo combat system di base, ma di gestirne ben tre con una nonchalance impressionante. La direzione di Itsuno non ha sbavature ed è solidissima: preferisce non strafare e strizzare l’occhio ai fan, ma non disdegna il rinvigorimento della formula e alcune ottime aggiunte, come l’autentica sorpresa rappresentata da V.