Destroy All Humans!| Recensione – Estirpare la feccia umana

Un cult dell'epoca PS2 torna in grande stile sugli schermi di PS4, Xbox One e PC: vediamo come se la cava la nuova giovinezza di Destroy All Humans!

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 27 Luglio 2020 - 17:00

Sono passati quindici anni dalla prima volta in cui tutti gli appassionati di fantascienza ebbero l’occasione di vestire i panni di Crypto 137, un esponente sarcastico e cattivo della razza aliena Furon, sbarcata sulla Terra per colonizzarla.

Nonostante il tempo, i ricordi dell’umorismo nero e degli esilaranti dialoghi di Destroy All Humans! accompagnano ancora coloro i quali ebbero modo di provare il gioco, ed è quindi con sincera curiosità che ci siamo approcciati a questo remake, che sbarcherà il 28 luglio su PS4 (versione testata), Xbox One e PC.

Gli umani sono la feccia dell’universo

Apprezzato ai tempi dell’uscita originaria sul monolite nero di Sony, Destroy All Humans! seppe ritagliarsi una nicchia di appassionati nonostante la folta concorrenza, non solo grazie all’esilarante tono generale e alla riuscita combinazione tra meccaniche sparatutto e stealth, ma anche per il gran numero di modi in cui era possibile sbarazzarsi dei fastidiosi umani, tra lavaggi del cervello, implosioni, scariche elettriche e telecinesi. Purtroppo, la qualità del franchise peggiorò di capitolo in capitolo, con un secondo episodio comunque discreto ma meno convincente del capostipite e due ulteriori giochi, uno per Wii ed uno per PS3 e Xbox 360, davvero disastrosi.

Stavolta, il team al lavoro sul progetto è quello dei tedeschi di Black Forest Games, recentemente all’opera su Giana Sisters Twisted Dreams e Fade to Silence, appartenenti alla scuderia di software house riunite sotto il marchio THQ Nordic: una proprietà intellettuale ingombrante, senza dubbio – ma possiamo anticiparvi che il lavoro svolto dal team di sviluppo ci ha perlopiù soddisfatto, tanto nel rispetto del materiale di partenza quanto nella realizzazione tecnica complessiva.

Destroy All Humans!| Recensione – Estirpare la feccia umana

Inutile dire che la trama, tra gli elementi più riusciti della produzione, è rimasta completamente inalterata: il giocatore veste ancora i panni di Crypto 137, sbarcato sulla Terra in cerca del suo predecessore, Crypto 136, schiantatosi anche lui sul nostro pianeta e catturato dagli umani. Dietro alla prima spedizione c’era la necessità, da parte della razza aliena dei Furon, di reperire DNA ibrido umani-Furon per poter ripristinare l’apparato riproduttore, pena l’estinzione della specie: da tutte le battute collegate alla mancanza dei genitali del protagonista in giù, Destroy All Humans! porta in dote alcune tra le battute più cattive (e riuscite!) in cui ci siamo imbattuti negli ultimi anni in ambito videoludico.

Il tono surreale e ferocemente critico nei confronti della società americana degli anni ’50 si mescola a battute sull’umanità tutta, sulle manie ed i difetti di ognuno di noi visti con l’occhio clinico, e sprezzante, di un essere proveniente da un altro pianeta, incurante dei nostri costumi e delle convenzioni sociali. Scansionare i cervelli anche di semplici passanti, attività cui saremo comunque chiamati per necessità ludiche, aprirà un vaso di Pandora di doppi sensi ed umorismo nero, capace di fare a brandelli l’umanità, messa a nudo nei suoi desideri più reconditi ed inconfessabili.

Al già ottimo lavoro di partenza, non tanto per la trama, tutto sommato banale e popolata di macchiette abbastanza bidimensionali, quanto per la brillantezza della scrittura e la sagacia dei dialoghi tra Pox (sovrano Furon) e Crypto 137, questo remake aggiunge una maggiore varietà delle frasi pronunciate dai numerosi NPC che popolano le aree di gioco ed una descrizione più approfondita di armi, abilità e dell’enciclopedia interna del gioco, purtroppo esclusivamente in lingua inglese. Ci siamo sorpresi a sghignazzare di gusto anche più di quanto facemmo su PS2 tre lustri fa, e siamo convinti che il tono generale contribuisca alla riuscita del prodotto finale molto più che in tanti altri casi.

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Nessun bisogno di modifiche

Oltre allo humour, anche il gameplay è invecchiato sorprendentemente bene, grazie anche alle aggiunte di questo remake, come un sistema di mira migliorato e la possibilità di fare lock sui bersagli e cambiarli con la semplice pressione di un tasto. Questa aggiunta, apparentemente minore, rende invece le sparatorie assai meno confusionarie che in passato, soprattutto quando, dopo essere stati scoperti, lo schermo si riempie rapidamente di decine di soldati nemici pronti a fare lo scalpo all’invasore. Per il resto, ciò che c’era è stato mantenuto e i punti di forza del prodotto rimangono i medesimi della versione originale, ovvero una grande libertà di approccio alle missioni e un’ottima varietà di armi e strumenti di morte assortiti con cui sterminare la feccia umana.

Riguardo alla prima, i grossi stage di Destroy All Humans! ci hanno ricordato un po’, fatte le debite proporzioni, quelli della serie Hitman: all’interno di confini prestabiliti ma sufficientemente ampi, il giocatore ha uno o più obiettivi da perseguire con i tempi ed i modi che ritiene opportuni. Se, durante le prime missioni, l’armamentario risulta abbastanza limitato e con esso anche le opzioni possibili, bastano meno di un paio d’ore per sbloccare tutta una serie di gingilli di morte sufficientemente diversificati tra loro ed estremamente divertenti da usare.

Dall’iniziale Zap-o-Matic (la nostra preferita), pistola che spara fulmini a catena e che frigge letteralmente i bersagli al Detonatore ionico, che è la versione aliena di un lanciagranate con innesco ritardato, c’è veramente l’imbarazzo della scelta su come far fuori le minacce che si parano dinanzi al giocatore, non senza elementi strategici.

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Considerando, ad esempio, che l’estrazione dei cervelli umani offre punti DNA, che possono poi essere spesi in un apposito menu per potenziare armi e poteri del nostro, spesso la scelta dell’arma è anche legata agli effetti che questa ha sulle vittime: il già citato Zap-o-Matic è, sul lungo periodo, meno efficace del letale Fucile disintegratore, ma quest’ultimo incenerisce i bersagli, rendendo impossibile l’estrazione corticale.

La profondità strategica si allarga anche alla possibilità di lasciare da parte le armi e servirsi dei poteri di Crypto, come la telecinesi o il controllo della mente, che asservisce i poveri scimmioni (cit.) al volere supremo dei Furon: spesso l’utilizzo dei poteri si rivela fondamentale quando le munizioni scarseggiano, ma alcuni nemici, introdotti nella seconda parte della campagna, oppongono resistenza alle capacità mentali del protagonista.

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C’è dell’altro: di sparatutto in terza persona, anche migliori del prodotto Black Forest Games, è pieno il mercato, ma ciò che distingue Destroy All Humans! dalla massa è proprio il connubio tra stili di gioco differenti, che vanno a formare un unicum abbastanza peculiare, con pochi concorrenti diretti seppure su un mercato tanto affollato come quello contemporaneo. Alle fasi puramente shooter, infatti, si affiancano quelle stealth, spesso rese obbligatorie da esigenze di trama, che ruotano attorno alla possibilità di assumere per breve tempo le sembianze di qualsiasi umano presente sulle mappe di gioco.

Accertarsi che non vi siano testimoni (o eliminarli rapidamente), calcolare la durata del travestimento ed evitare gli agenti della Majestic capaci di smascherarlo sono solo alcune delle variabili da tenere in conto durante questi segmenti, che aumentano la varietà dell’offerta ludica.

Chiudono il cerchio le fasi a bordo dell’astronave di Crypto, meno frequenti ma non certo meno divertenti: dall’alto è possibile atomizzare praticamente qualsiasi edificio, con il gioco che diventa, per qualche minuto, una sorta di sparatutto con visuale isometrica uscito dagli anni ’90.

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Se preso singolarmente, nessuno di questi elementi raggiunge l’eccellenza nel suo campo, sia chiaro, ma la loro coesistenza appare naturale e mai forzata, e dona un ritmo assai gradevole al gameplay. Peccato, allora, che il livello di sfida sia stato ammorbidito rispetto al titolo uscito quindici anni or sono, sebbene non manchino un paio di passaggi leggermente più impegnativi. La scelta del team di sviluppo, viste le mutate condizioni del mercato, è comprensibile, ma la mancanza di un selettore della difficoltà svilisce un po’ la sfida per i veterani, che troveranno pane per i loro denti solo in alcuni degli obiettivi secondari, davvero ardui da conseguire.

Maggiore età abbondante

Il remake di un prodotto che ha compiuto quindici anni proprio il mese scorso non può che essere molto invasivo per non finire presto nel dimenticatoio insieme a tutti gli altri re-qualcosa (remake, reboot, remaster eccetera) di questa generazione di console. Da questo punto di vista, nonostante immaginiamo il budget non fosse di certo quello delle produzioni tripla A, i ragazzi di Black Forest Games, come anticipato all’inizio della nostra analisi, hanno svolto un buon lavoro, ammodernando il titolo nei suoi aspetti invecchiati peggio ma mantenendo lo stile che lo ha reso famoso.

Destroy All Humans!| Recensione – Estirpare la feccia umana

Il nuovo motore grafico dona nuovo spessore e nuova luce agli ambienti, oltre, ovviamente, a irrobustire consistentemente la conta poligonale rispetto a quella dell’originale: nonostante qualche animazione un po’ legnosa e una certa mancanza di espressività dei volti durante le numerose (e spassosissime) cutscene ci ricordino le origini del prodotto, insomma, i meno giovani potrebbero tranquillamente scambiarlo per una nuova proprietà intellettuale. Peraltro, con eccezioni davvero sporadiche, il motore di gioco riesce a gestire senza troppi problemi un gran numero di NPC a schermo contemporaneamente, e, sebbene i particellari e gli effetti non siano sempre convincenti, le performance rimangono solide e sempre godibili, quantomeno nella versione PS4 da noi testata.

La pulizia del codice è testimoniata anche dalla totale assenza di bug riscontrata e dal numero tutto sommato ridotto di problemi minori in cui ci siamo imbattuti: ci riferiamo a quelli più comuni nei titoli open world, come compenetrazioni poligonali, glitch sparsi e comportamenti bizzarri della IA.

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A proposito di IA, se dovessimo quindi muovere delle critiche al lato tecnico della produzione, tenendo sempre presenti il budget del titolo e il fatto che venga proposto sul mercato in fascia mid-price, nomineremmo proprio la scarsa furbizia degli NPC ed il riciclo eccessivo della manciata di modelli dei cittadini che popolano gli Stati Uniti degli anni ’50 che fanno da sfondo al gioco. Se quest’ultima problematica si spiega da sola, date le limitazioni del progetto a livello economico, l’IA nemica si è dimostrata incostante: sempre molto aggressiva e in perenne e schiacciante superiorità numerica, ha però denunciato spesso comportamenti bizzarri, perlopiù tesi a favorire il giocatore, come dimenticarsi della presenza di Crypto dopo pochi secondi dall’uscita dal suo campo visivo o sparpagliare le forze in modo da favorire un approccio silenzioso e letale alle spalle di malcapitati soldati solitari.

Molto bene anche dal punto di vista sonoro: il doppiaggio inglese è di ottimo livello, tanto nella scelta delle voci quanto nel piglio recitativo, e riesce ad esaltare l’umorismo di cui il gioco è pervaso e sul quale ci siamo abbondantemente soffermati nella prima parte di questa analisi.

Discorso un pizzico più complesso, invece, per quanto concerne la longevità complessiva: nonostante il gran numero di missioni, la loro durata media è abbastanza esigua (si va da un minimo di dieci minuti scarsi ad un massimo di una quarantina per quelle più complesse), e questo contribuisce a rendere Destroy All Humans! un prodotto non eccessivamente duraturo per quanti fossero interessati esclusivamente alla storyline principale.

Nel contempo, però, la possibilità di rigiocare ogni livello sbloccato in modalità libera, quella di cimentarsi in sessioni di massacro indiscriminato a tempo e, soprattutto, la presenza di obiettivi secondari (spesso di difficile raggiungimento) per ognuna delle missioni principali potrebbe spingere i meno frettolosi a spendere in compagnia del gioco ben più della decina di ore necessarie a vederne i titoli di coda. Contestualmente al codice per la recensione, poi, abbiamo ricevuto anche una delle due edizioni da collezione che saranno disponibili da domani: non vi resta che rimanere sintonizzati qui sulle pagine di SpazioGames per una news dedicata con un servizio fotografico completo.

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+ Nuovo motore grafico
+ Grande rispetto per il materiale originale
+ Umorismo irresistibile
+ Mix riuscito di azione e stealth...
- Non troppo longevo e non troppo difficile
- ...a parte qualche singhiozzo dell'IA

7.7

Siamo soddisfatti del lavoro svolto dai ragazzi di Black Forest Games su Destroy All Humans!, nonostante qualche inciampo di troppo a livello di intelligenza artificiale ed un livellamento verso il basso della difficoltà rispetto al titolo originale del 2005. Il motore grafico dona nuova vita ad ambienti e personaggi, riportando su schermo l’umorismo dissacrante della produzione ed il suo riuscito connubio tra azione in terza persona e fasi stealth.

Il grande rispetto per il materiale originale, diventato col tempo di culto tra gli appassionati di PS2, e la scelta di riproporre questo remake ad un prezzo di lancio ribassato contribuiscono a renderlo una valida opzione per tutti gli amanti degli sparatutto in terza persona in stile sandbox e non solo per i nostalgici tra i nostri lettori. Le nuove leve, infatti, potrebbero trovare irresistibile la comicità che pervade la produzione ed appetitosa la libertà di approccio concessa al giocatore.




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