Death Stranding tra bambini, aldilà e collegamenti | Le novità dalla Gamescom 2019

Facciamo il punto sulle novità e i dettagli di Death Stranding che sono emersi dalla Gamescom di Colonia

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A cura di Stefania Tahva Sperandio - 27 Agosto 2019 - 11:08

Come era legittimo immaginarsi, il ritorno alla Gamescom del game designer Hideo Kojima, a cinque anni dal compianto P.T., è stato il “main event” della Opening Night Live della fiera di Colonia. L’autore, a capo della nuova Kojima Productions dal dicembre 2015, quando si consumò il divorzio con Konami e divenne indipendente, è salito sul palco fianco a fianco con l’amico e giornalista Geoff Keighley, presentando alcuni nuovi video di Death Stranding. In attesa dell’uscita di novembre del gioco, facciamo il punto su quanto è stato detto e mostrato.

I due mondi di Death Stranding

Già gli scorsi mesi qualcosa aveva cominciato a prendere il suo posto, nel grande puzzle di Death Stranding, e così è stato anche alla Gamescom. Quando venne pubblicato il trailer che annunciò la data d’uscita del gioco, Kojima spiegò che parliamo di un titolo senza game over, in cui il mondo dei vivi e il mondo dei morti coesistono, come due facce della stessa moneta unite, di tanto in tanto, da delle sorta di “ponti di collegamento”.

Una persona al centro di questi “ponti di collegamento” è Mama. Il personaggio, interpretato da Margaret Qualley, è stato protagonista del primo video visto alla Gamescom. La donna, nel corso del video, afferma di non potersi spostare dalla location in cui si trova, perché è collegata al suo bambino, che si trova nel mondo dei morti. Attraverso il cordone ombelico, la mamma e suo figlio possono ancora comunicare. Si tratta, afferma Kojima, di una delle storie nella storia di Death Stranding, dove le vicende dei personaggi si affiancheranno a quelle della trama principale, dei fatti che muoveranno i passi del protagonista, Sam Porter Bridges.

A ciascuno il suo BB

Il secondo video è stato dedicato, invece, a Deadman, il personaggio interpretato da Guillermo del Toro che, scopriamo, si occuperà principalmente del misterioso bambino nel pod portato da Sam. O, forse, dovremmo dire “bambini”.

Nel corso del video, Sam consegna il pod all’uomo, che lo ha collegato a un terminale che simula il grembo della mamma. Questi bambini, conosciuti come BB (bridge baby), sono però da considerare veri e propri equipaggiamenti per la missione. Rimossi dal grembo delle loro madri in attesa, i bambini sono il mezzo che consente un efficace collegamento con l’altromondo, a patto che – collegati nei terminali – si sentano a loro agio e siano pienamente convinti di essere ancora nel grembo della loro madre.

Secondo Deadman, è meglio non affezionarsi ai BB, perché sembra che con questa procedura non sia possibile averli con sé per più di un anno. Collegandoli al terminale è però possibile aggiornare i dati in possesso del bambino all’interno dell’incubatrice, facendo in modo che possa continuare a fare da ponte per professionisti come Sam.

Se, insomma, fin dal primo giorno ci domandavamo perché il nostro protagonista vagasse per il mondo tenendo con sé un infante, ora abbiamo una risposta: si tratta di “oggetti” (perdonateci l’espressione) indispensabili per consentire a Sam di individuare le creature arenarie, ossia gli inquietanti esseri oscuri dell’altromondo che sono in grado di trascinare le persone nell’abisso – cosa che abbiamo già visto accadere in diversi dei video precedenti.

Unire un mondo diviso

Come era stato già anticipato, il tema chiave del gioco sarà la necessità di unire un mondo oggi diviso. A rimarcarlo c’è il video di briefing mostrato alla Gamescom, per ora sbucato online solo con riprese off-screen. Vediamo così che quest’ultima introduzione sottolinea ancora una volta l’importanza di riunire il mondo, troppo frammentario e preda delle divisioni.

Death Stranding tra bambini, aldilà e collegamenti | Le novità dalla Gamescom 2019

Nel video, il protagonista Sam viene spinto ad accettare la missione da Die Hardman (Tommie Earl-Jenkins) e dall’ologramma della misteriosa Amelie (Lindsay Wagner), che stava tentando di compiere a sua volta la medesima missione, prima di rimanere per qualche motivo bloccata presso Edge Knot City, la sua squadra spazzata via.

Qui, la donna è tenuta in ostaggio da Homo Demens, l’associazione terroristica capeggiata da Higgs (Troy Baker) che vuole approfittare delle divisioni del mondo per riunirlo sotto l’egida della violenza e della legge del più forte. Amelie non può lasciare la città, ma può comunicare con i suoi compagni: spera di essere liberata da Sam, affinché possa completare la sua missione e assumere la Presidenza di quelli che dovrebbero tornare a essere gli USA.

Sam deve fare il possibile per impedire che il mondo rimanga diviso e deve liberare Amelie e, sebbene nel video sembri rifiutare la missione, gli viene fornita la collana Q-Pid, quella che può utilizzare nel corso del viaggio per collegarsi con gli altri individui e con i rifugi che troverà. E qui, ci ricolleghiamo invece con il video di gameplay che è stato mostrato alla Gamescom.

In esso, dopo essersi concesso un pisolino e un po’ di sana pipì (che ha fatto “sbocciare” un fungo, il che sarà una meccanica del mondo condiviso del gioco), Sam vaga per il mondo di gioco fino a imbattersi nel rifugio di un personaggio della categoria dei preppers – letteralmente, coloro che aspettano l’apocalisse. All’interno del rifugio, Sam trova un NPC, con le sembianze di Geoff Keighley (uno dei tanti cammei che troverete nel gioco) e un terminale al quale collegare la sua Q-Pid: il primo passo per riunire il mondo, favorendo i collegamenti tra le odierne UCA, United Cities of America.

Tra le altre meccaniche di gioco mostrate, oltre al ritorno della scala già vista in precedenza per affrontare i dislivelli, anche la possibilità di tranquillizzare il proprio BB in caso di livelli di stress troppo elevati. Il fatto che il bambino pianga, se agitato, ci suggerisce anche che potrebbe essere pericoloso, in caso di prossimità con i nemici – anche se Kojima ha rimarcato più e più volte che questo non sarà uno stealth game.

L’epoca degli open world

Come vi abbiamo raccontato di recente, Hideo Kojima crede fermamente che un videogioco debba avere qualcosa da dire. Per questo motivo, non ha interesse a uniformarsi alla tendenza dei battle royale, ma vuole cercare di seguire il filone per cui un videogioco debba essere espressione di un messaggio o una visione del suo autore. Sicuramente, è l’obiettivo che ha voluto porre sulle spalle di Death Stranding.

Death Stranding tra bambini, aldilà e collegamenti | Le novità dalla Gamescom 2019

Il game designer ha spiegato, durante la Gamescom, che vuole fare in modo che i giocatori riflettano sulle divisioni e l’isolamento del mondo reale, vivendo nel mondo isolato e frammentario di Death Stranding. Nell’epoca delle connessioni a tutti i costi, le divisioni sono in realtà più all’ordine del giorno che mai, tra nazionalità che vorrebbero avere la precedenza su altre e presunte idee di ritorni all’epoca dei muri che tengano lontano ciò che si ritiene troppo diverso e troppo spaventoso per volerlo abbracciare. L’intento del suo nuovo gioco, sottolinea il game designer, è quindi ancora una volta parlare di temi del mondo reale e consentire al giocatore di riflettere sulla sua esistenza reale, a partire dall’esperienza di gioco.

«Uno dei temi di Death Stranding è la connessione» ha raccontato Kojima, «ma allo stesso tempo, anche la mancanza di connessione. Voglio che la gente pensi al mondo, dopo che ha giocato, non solo all’esperienza ludica di per sé. Voglio che pensino a cosa significa connettersi, cosa significa isolarsi

A proposito di mondi sui quali riflettere, fin da subito Kojima ha anche rimarcato che questo gioco sarà un action open world. Le ultime due parole della definizione, che alludono al mondo aperto, sono quelle che hanno avuto particolare rilievo in questi giorni, dopo la presentazione del gameplay alla Gamescom.

Death Stranding tra bambini, aldilà e collegamenti | Le novità dalla Gamescom 2019

Nel loro faccia a faccia con Metal Gear Solid V, il primo open world della celebre serie e la più recente fatica di Hideo Kojima, molti fan hanno notato che il passaggio a una natura a mondo aperto dell’esperienza di gioco ha costretto la sceneggiatura a sedersi in seconda fila – una cosa che non era mai accaduto prima, all’interno del franchise. Kojima stesso, ha spiegato in un’intervista, è consapevole di aver operato questa scelta in The Phantom Pain, che non è stata fortuita: voleva che la storia fosse secondaria, in MGSV, rispetto all’esperienza open world.

In Death Stranding non sarà così: la grande sfida, spiega il game designer, è stato unire l’idea di un open world al fatto che la storia sia molto importante e abbia grande rilievo nell’esperienza di gioco. «È possibile fare giochi in altri modi, non solo come un open world: ad esempio, si può fare un gioco lineare. Ma dopo aver creato questo tipo di esperienza in Metal Gear Solid V, non posso più tornare indietro» ha spiegato Kojima. «Lo storytelling in un mondo di gioco di questo tipo è la sfida più impervia. In The Phantom Pain ho cercato un approccio un po’ sperimentale: il gioco inizia in modo lineare e poi si apre, la storia si mette un po’ in secondo piano. So che alcuni fan di Hideo Kojima non hanno apprezzato questa cosa, ma fu una scelta consapevole.»

«Questo gioco è un open world e la sfida più grande è stata fare in modo che la storia non perdesse di importanza. Sono certo che i fan dei videogiochi di Hideo Kojima non rimarranno delusi» ha aggiunto, parlando curiosamente di sé in terza persona, il game designer.

Death Stranding tra bambini, aldilà e collegamenti | Le novità dalla Gamescom 2019

Sicuramente, il fatto che molti dei trailer siano concentrati sulla presentazione dei personaggi e dell’universo di gioco in cui si muoveranno lascia intuire che il comparto narrativo avrà grande rilievo. Rimane da scoprire, ovviamente, come sarà l’esperienza controller alla mano: quanto visto per ora è solo una piccola parte del tutto e gli scenari visti sembrano sconfinati ma anche “poveri”. Siamo quindi curiosi di scoprire, da qui a novembre, in che modo sarà animato l’open world, quale tipo di eventi, incarichi e incontri ci potranno intrattenere, ostili e non. Dell’open world di Death Stranding, insomma, per ora sappiamo che è un open world e che incontreremo dei preppers (e le piogge che accelerano lo scorrere del tempo, il Timefall) ma poco altro.

Sappiamo, in compenso, che potremo essere braccati da creature nemiche – siano esse creature arenarie o uomini al servizio di Homo Demens, scegliendo noi se contrattaccare in modo letale o no, forti della consapevolezza che la violenza ha sempre delle conseguenze. Sappiamo anche che le atmosfere distopiche mostrate hanno una personalità molto forte e riconoscibile, quasi kojimana: se avete giocato The Phantom Pain, probabilmente anche a voi le distese miste tra scorci di verde e soffocante grigio hanno fatto pensare agli incontri con i membri degli Skull, sempre accompagnati dalla loro inquietante nebbia grigiastra.

+ Nuovi pezzi del puzzle trovano il loro posto, a livello di sceneggiatura e di meccaniche
+ Kojima assicura un comparto narrativo che saprà andare a braccetto con l'open world
- Attendiamo ancora di scoprire come sarà arricchito l'open world

Non manca più così tanto a scoprire tutta la verità su Death Stranding. Il prossimo progetto di Hideo Kojima ha presenziato alla Gamescom presentando più da vicino alcuni suoi personaggi e introducendo a meccaniche come quella dei BB o quella del mondo condiviso in cui i gesti dei giocatori possono avere effetti tangibili (sì, siamo parlando della pipì che crea il fungo, ndr). È stato sottolineato ancora una volta come il mondo non solo sia diviso nella sua realtà effettiva della UCA, ma anche nella doppia identità dell’universo dei vivi e quello dei morti – il che avrà sicuramente un ruolo chiave nell’economia di gioco.

Siamo anche sicuri che coloro che non avevano gradito l’approccio narrativo proprio di Metal Gear Solid V apprezzeranno il fatto che Kojima riconosca pienamente di aver dato uno spazio di secondo piano alla sua storia per scelta consapevole, e non perché costretto dall’open world; saranno anche contenti di sapere che Death Stranding cercherà di fare il contrario e di unire a un open world da vivere anche una storia che non si lasci dimenticare, nelle retrovie. Riuscirà nel suo intento? Le ambizioni e le aspettative sono molto alte, l’appuntamento per scoprirlo è fissato per l’8 novembre su PS4.




TAG: death stranding, gamescom 2019

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