Da Morricone ai Tears for Fears, da Metal Gear Solid a Final Fantasy – Pixel e note

Rubrica
A cura di SirFran Snee - 28 Novembre 2018 - 10:25

Che il mondo videoludico stia incrociando a riprese sempre maggiori quello reale, è un fatto ormai assodato, ma non metteremo il discorso sul piano tecnologico, simbolico o educativo. Possiamo aprire per un attimo una parentesi che ci possa far dimenticare ogni vicenda legata a contenuti ed etica, tralasciando le polemiche e indugiando sul lato artistico che viene ampiamente chiamato in causa nella produzione di un’opera creativa e aperta alla fantasia come lo sono i videogiochi. Il legame che evidenziamo qui riguarda la virtualità dei mondi videoludici e la reale armonia delle musiche accompagnanti i giocatori durante le loro avventure, affrontando in particolare di come alcuni brani siano stati appositamente ripresi per un titolo o, al contrario, di come altri brani originali e inediti siano diventati piuttosto celebri proprio in seguito alla loro comparsa videoludica.

Poco importa che si tratti di musica diegetica o extradiegetica; di sicuro alcuni grandi e celebri autori del nostro tempo sono approdati su questi nuovi lidi, dando letteralmente voce a nuove collaborazioni e rivisitazioni del panorama musicale nei suoi diversi generi. Per cominciare con un classico del secolo scorso, a quasi quarant’anni dalla nascita del capolavoro di Ennio Morricone, viene scelto da Hideo Kojima per Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots la canzone scritta nel 1971 dal compositore italiano e da Joan Baez, Here’s to you. Il riarrangiamento venne affidato al compositore della serie, Harry Gregson-Williams, unito alla voce di Lisbeth Scott, per regalarci questa perla, che possiamo ascoltare però solo alla conclusione del gioco, durante i titoli di coda. A conclusione della vita di Solid Snake, un uomo che ha compiuto scelte non rimpiante e che rappresentano un trionfo sulla vita,  MGS 4 si chiude con un inno alla giustizia e alla comprensione di se stessi, una scelta che potrebbe anche essere dettata da colori politici di Kojima, ma pur sempre nel suo stile.

Se invece non volete attendere i titoli di coda, vi proponiamo un’altra rivisitazione di un brano famoso, collocato durante l’intro di un franchise altrettanto famoso: parliamo dell’ultimo capitolo di Final Fantasy, dove il timbro riconoscibilissimo e graffiante di Florence + The Machine ci regala una cover di Stand By Me, originariamente scritta da Ben E. King e rivisitata da parecchi artisti nel corso dei decenni. Non si tratta però dell’unica presenza vocale del gruppo, tantomeno dell’unica presenza pop nel franchise: se abbiamo potuto ascoltare la voce della Welsh anche in altri due brani di FF XV, Too much is never enough e I will be, questa comparsa nella tracklist delle colonne sonore della serie fa il paio con Leona Lewis, artista che aveva dato prova di emozioni incredibili nel 2010 con I see you, tema principale della colonna sonora del film Avatar e che ci ha ritentato con My Hands in FF XIII nello stesso periodo. A differenza di Stand by me però, quest’ultimo pezzo non era stato scritto appositamente per il titolo in questione: pare infatti che la Lewis si fosse già messa al lavoro su questo pezzo per il suo album Echo, ma non per questo l’accostamento tra brano e narrazione è risultato inadatto o poco riuscito.

Ci distanziamo poco come casa produttrice, un po’ di più come stile musicale: prossima a dare alla luce tra un paio di mesi un nuovo capitolo, la saga di Kingdom Hearts vede alle origini un brano iconico per i suoi fan: Simple and clean. Quando nel 2002 Testuya Nomura è al lavoro sul primo, storico, indimenticabile Kingdom Hearts, decise che a comporre la colonna sonora sarebbe stata la pop star giapponese Utada Hikaru, voce perfetta per accompagnare le sensazioni e le emozioni del suo videogame. Le problematiche però non sono state poche: non è mai stato chiaro quanto la Hikaru conoscesse della trama di Kingdom Hearts, né quanto sia stato messo di quest’ultima all’interno del testo della canzone. Moltissimi critici, soprattutto nipponici,  considerarono la canzone pregevole nel complesso, ma constatarono la vaghezza nel testo, tanto da non far riferimento a nulla di esplicito, se non alle tematiche di una generica ballata d’amore. La particolarità del brano è infatti quella della sua coesistenza in giapponese e inglese, di fatto due brani con due testi diversi e, soprattutto, con due ritornelli ritmicamente molto distinti. Benché il tema di entrambe le tracce sia il distacco affettivo, Hikari (l’originale) è più concentrata sulla solitudine, mentre per la versione inglese Utada non riuscì a trovare la giusta coesione tra la traduzione del testo e il ritmo, ritrovandosi a riscrivere il brano da zero, con la costruzione di un ritornello del tutto nuovo che estrapolò da un’altra delle sue tracce di successo, “Uso Mitai na I Love You”. Arriva così a Simple and Clean, una canzone più esplicitamente d’amore e, in particolare, sul distacco tra due amanti come dovrebbero essere i personaggi di Sora e Kairi (cosa che comunque non è riferibile alla trama di KH 1 dove i due sono più esplicitamente amici). In ogni caso, tanto per il successo di Kingdom Hearts, quanto per il meraviglioso filmato introduttivo in cui la canzone fa da sottofondo, Simple and Clean è diventata una traccia a dir poco iconica per gli amanti dei videogame e dei GDR in generale, nonostante sia del tutto priva di profondità, fu comunque una scelta intelligente da parte di Nomura. Il brano ha visto infine un sequel, Passion (Sanctuary in versione inglese) che tuttavia non ottenne lo stesso successo.

Se finora abbiamo trattato di temi musicali con importanti significati legati al coraggio, all’amore e ad altri significati ed emozioni positive, chiudiamo con una nota melanconica, riflessiva e commovente. Da un lato abbiamo il recente successo del tema principale di un titolo acclamatissimo da critica e pubblico, dall’altro un brano che è rimasto nel cuore dei giocatori tanto quanto i personaggi di questa storia. Parliamo di Life is Strange e del brano Obstacles, interpretato dai Syd Matters e tratto dall’album Someday We Will Foresee Obstacles. Uno dei brani maggiormente rimabalzati nella testa e nelle homepage di social di parecchi utenti, la canzone è stata particolarmente apprezzata per il testo e la melodia, che abbracciano a meraviglia tutto il contorno di storytelling di LIS, un titolo profondo per i vari temi sviscerati e che è stato delicatamente accompagnato dalla chitarra acustica di Obstacles, il cui titolo sembra davvero essere stato pensato ad hoc per la storia che segue parallelamente. A onore di questo tema crepuscolare che andiamo affrontando, è bene chiudere con una perla musicale, intrecciatasi dopo alcuni decenni con Gears of War. Pubblicata nel 1982 sull’album The HurtingMad World è forse la più celebre canzone dei Tears of Fears, che la scrissero sull’onda del successo synth pop di “Girls on Film” dei Duran Duran. Il testo fu scritto con frasi sconnesse dal fondatore della band, Roland Orzabal, che ha ammesso quanto fossero sconnesse le frasi del testo.

Diventata una delle tracce simbolo del disagio giovanile, a causa dei diversi riferimenti all’inadeguatezza, alla difficoltà di rapportarsi al prossimo (specie alla propria famiglia), al tedio di vivere una vita asettica e costantemente sull’orlo della ripetitività. Mad World era e resta una canzone profondamente triste, il cui punto di vista è quello di un narratore che sembrerebbe prossimo al suicidio e per il quale non vi è altro che un mondo vuoto, fasullo, “mad” il cui unico sollievo è il pensiero di morire. L’infelicità espressa dal testo fu poi utilizzata da Epic Games appunto per Gears of War in un memorabile trailer in computer grafica, presentando la desolazione del pianeta Terra, vittima di una indefinita minaccia aliena. La Terra è irrimediabilmente in pezzi, irriconoscibile, un autentico “mad world”. Un tema che si incollerà sulla serie fino al suo terzo capitolo, quando Epic deciderà di recuperare la traccia nel 2011 per il lancio del trailer “Ashes to Ashes” di Gears 3 e diventando talmente iconica per la saga che Epic decise persino di includere la canzone come easter egg nella modalità multiplayer del terzo episodio.  Il brano resta quindi, per quanto triste, uno dei più iconici dell’era d’oro di Xbox, comunicativa e videoludica.

Ancora una volta, è da notare quanto sia forte il legame tra i pixel (sempre meno visibili) dei titoli che più amiamo, e le note dei brani musicali che amiamo, conosciamo e che probabilmente non ci aspetteremmo di trovare anche in una partita alla console, controller in mano. Una dimostrazione ulteriore del fatto che, tolte le considerazioni di marketing, il mondo reale incontra ancora una volta quello videoludico, regalando perle musicali inaspettate e sempre gradite.




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