Concrete Genie, l’arte scuote l’anima – Recensione

L'arte la fa da padrone nel nuovo, intenso titolo del team PixelOpus, Concrete Genie. Leggi la recensione!

RECENSIONE
A cura di Marcello Paolillo - 8 Ottobre 2019 - 6:01

Quando provammo per la prima volta Concrete Genie, lo scorso mese di luglio di quest’anno negli uffici italiani di Sony Interactive, tutto ci aspettavamo di trovare fuorché una piccola perla in grado di risplendere così tanto di luce propria. Il team PixelOpus, autori di un’altra chicca che risponde al nome di Entwined, ci ha spiegato come nel loro ultimo gioco desideravano infondere tutta la loro vena artistica, senza dimenticare però un impianto di gioco che riassumesse i concetti base del genere adventure. In tal senso, Concrete Genie ci è parso quindi essere un gioco dalle spiccate potenzialità artistiche e ludiche, in cui esplorazione e puzzle solving si legano a doppio filo all’utilizzo del pennello, il tutto attraverso gli occhi (e le mani) del giovane Ash, un ragazzo solitario costantemente vittima dei bulletti del paese. Ora, con l’uscita del titolo in esclusiva assoluta su console PlayStation 4 e PS4 Pro (più precisamente il 9 ottobre 2019), siamo riusciti finalmente a mettere mano a una versione completa del gioco, dandoci così modo di immergerci nella tela di colori e malinconia, sapientemente ‘spennellata’ (è proprio il caso di dirlo) dai ragazzi del team californiano al soldo di Sony.

Concrete Genie, l’arte scuote l’anima – Recensione

Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno

Pablo Picasso disse che ‘la pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto’. Questa frase riassume quasi perfettamente il concetto dietro a Concrete Genie, un gioco che fa dell’arte e della capacità di esprimere arte un vero e proprio leitmotiv, per tutta la durata dell’avventura. Avventura, quella imbastita da PixelOpus, in grado di toccare le corde dell’anima in maniera del tutto inaspettata. La storia del titolo prende il via tra i vicoli bui di un piccolo borgo marittimo, Denska. Il protagonista, Ash, è un ragazzo senza amici e senza famiglia, il quale combatte il profondo senso di solitudine a colpi d’arte e di immaginazione, che puntualmente riversa nel suo prezioso libricino, trasformato in un vero e proprio libro di illustrazioni. Purtroppo, il giovane è preso puntualmente di mira dal gruppo di bulletti del paese, i quali non ci pensano due volte prima di rendere la vita del protagonista un vero inferno, sino al punto di privare Ash anche del suo piccolo, ma importantissimo libretto.

Tuttavia, il ragazzo non si farà perdere d’animo, specie nel momento in cui scoprirà che le sue creazioni sono in grado di prendere vita, trasformandosi in vere e proprie creature senzienti. Queste, lo aiuteranno presto a mettersi alla ricerca delle pagine perdute del suo libro d’arte, oltre ad affrontare poi una minaccia più grande di Denska stessa. L’incipit del gioco darà subito il via al gioco di esplodere in tutta la sua sorprendente creatività: Ash potrà trasformare le facciate dei palazzi in una tela animata, creando mostri, oggetti e panorami. Inizialmente il compito di Ash sarà infatti quello di ‘ridare vita’ ai diversi quartieri della città, presi d’assalto dalle tenebre, in modo da riaccendere le luminarie che ricoprono le facciate dei vari edifici fatiscenti. Il DualShock 4 può infatti essere usato come un vero e proprio pennello per coprire ogni parete con graffiti dai colori sgargianti, dando così alla luce arbusti, prati, cieli stellati o veri e propri falò. Attenzione, però: non si tratta di un mero orpello scenico, visto che la stragrande maggioranza di questa ‘street art‘ sarà legata a un particolare enigma da superare o un determinato nemico da sconfiggere. Il sistema, dal canto suo, è semplice e intuitivo: tenendo premuto il grilletto destro, potremo riprodurre automaticamente il soggetto scelto dal giocatore – in base al set di modelli a disposizione – con la possibilità di deciderne grandezza, posizione e poco altro. Il pennello di Ash darà in ogni caso modo di improvvisare un gran numero di dettagli, lasciando ampia libertà creativa all’utente.

Vi assicuriamo che, al netto di alcune piccole incertezze iniziali, il sistema funziona e anche piuttosto bene. Nonostante ci vorranno alcuni tentativi per realizzare i primi capolavori (si sa, la pratica rende perfetti), sin da subito noterete come l’elemento artistico sia uno dei punti chiave di Concrete Genie, nonché uno dei più riusciti dell’intera produzione targata PixelOpus. Certo, mancano forse le trovate sceniche e il respiro epico di un Okami, ma è pur vero che parliamo di un titolo dotato di una struttura molto più lineare e con un respiro meno epico del titolo Capcom. Il lato puramente adventure di Concrete Genie, risente di una certa ripetitività di fondo, oltre a un tasso di sfida seriamente rivolto verso il basso. Quando non impegnati nelle nostre creazioni, saremo chiamati a proseguire nella storia in modo piuttosto canonico, con il nostro personaggio chiamato a saltare, aggrapparsi e compiere altre classiche azioni in perfetto stile ‘Uncharted-like’. Di convesso, è quando daremo vita ai cosiddetti Geni, permettendo loro di muoversi nel regno bidimensionale dei murales affrescati di Denska, che il gioco guadagnerà nuovamente vigore: questi simpatici – ma un po’ grotteschi – mostri di vernice vi aiuteranno a scacciare l’oscurità, oltre a darci modo di accedere ad aree segrete o zone bloccate in precedenza.

Ogni bambino è un artista

Una nota di colore (se così possiamo definirla) è data da alcune semplicistiche meccaniche stealth, che di tanto in tanto faranno capolino in determinati momenti dell’avventura (specie quando avremo a che fare con la gang di bulletti del paese, intenti a darci la caccia), oltre ad alcune fasi di gioco decisamente più action, utili solo a spezzare il ritmo dettato dall’enigmistica ambientale (vero fulcro dell’intera esperienza) e nulla più. Va detto che nei tre atti che compongono l’avventura la formula ludica di base riesce spesso a reinventarsi (grazie anche alla possibilità di sbloccare vari poteri elementali aggiuntivi da assegnare ai nostri Geni), sebbene la sensazione sia sempre quella di avere tra le mani un prodotto ‘per tutta la famiglia’ che non necessiti mai particolari abilità da parte del giocatore. Concrete Genie è infatti un titolo che può essere tranquillamente giocato assieme ai propri genitori, complice anche il delicato tema di fondo e un comparto estetico mai eccessivo o particolarmente violento, che richiamerà in vari casi diverse produzioni cinematografiche e letterarie di successo (impossibile non citare infatti Nel Paese delle Creature Selvagge, il film del 2009 di Spike Jonze tratto dal libro illustrato omonimo di Max Sendack), o i film d’animazione in stop-motion della Laika. Anche il comparto tecnico – di pari passo alla direzione artistica – è sicuramente uno dei punti di forza del gioco PixelOpus, in grado di offrirci scorci sempre intrisi di una malinconia che riempe i vari panorami suburbani, animati da figure che sembrano conoscere molto bene quell’ambiente surreale, ma che allo stesso tempo non ne cadono vittima.

Il lavoro PixelOpus è infatti innanzitutto un’opera pensata e realizzata per raccontare una storia di emarginazione e riscatto, utilizzando i tempi narrativi unici del medium videoludico. Il tema del bullismo non è certo l’unico argomento di spessore trattato nel gioco, visto che anche la magia della creatività e di come attraverso l’arte si riesca ad esprimere la vera essenza di noi stessi, siano una chiave di lettura assolutamente verosimile, che in molti coglieranno. Affrontare con coscienza i problemi della vita di tutti i giorni, grazie anche e soprattutto a una vena ‘creativa’ atta a permetterci di andare avanti superando gli ostacoli, è un messaggio che Concrete Genie ama trasmettere a ogni passo, a ogni tenebra dissolta, a ogni luce riaccesa. Un gioco in cui non ci sono buoni e cattivi, bensì tutta una serie di personaggi la cui indole – aggressiva oppure no – è semplicemente la triste conseguenza di un distacco emotivo da parte di chi doveva prendersi cura di loro. E in questo, Concrete Genie si rivela essere un videogioco che ama donare una maggiore consapevolezza circa un problema (quello della solitudine) ben più reale di quanto si possa immaginare.

Nota: il titolo PixelOpus include anche una particolare modalità VR – grazie all’ausilio dei Move come fossero un pennello e una tavolozza – in grado di immergere i giocatori in un ambiente virtuale da riempire con alberi, erba, farfalle e molto altro, componendo così dei veri e propri paesaggi tridimensionali animati. Si tratta di un’opzione del tutto secondaria, non legata al gioco principale.

+ Tematiche di fondo trattate con serietà.
+ Ottimo comparto estetico.
+ Gestione dei Geni divertente...
- ... un po' meno le fasi adventure tradizionali.
- Fin troppo lineare.
- Durata relativamente breve.

7.9

Concrete Genie è un titolo realmente differente dalla pletora di action adventure presenti sul mercato. Impostato moltissimo sulla narrazione e sul contesto scenico, l’avventura di Ash è infatti un’esperienza onirica prima ancora che un buon videogioco, e questo è dato anzitutto da tematiche di fondo mai banali e sempre piuttosto incisive, quali il bullismo, la solitudine e la capacità di trasformare l’arte in un vero e proprio mezzo di riscatto. Questo insieme di concetti si lega a una struttura di base che segue piuttosto fedelmente i tratti tipici dei titoli d’azione e d’avventura dell’attuale generazione di console, non distaccandosene troppo (con tutti i contro del caso). Nonostante il suo essere un titolo ‘minore’, Concrete Genie non se ne vergogna affatto, andando a solcare un terreno narrativo e concettuale ignorato dai più blasonati tripla A attualmente in circolazione, riuscendo infine a proporsi ai nostri occhi come una piccola, grande perla tutta da scoprire. E da giocare, pennello alla mano.




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