Concrete Genie, la prova del magico titolo di PixelOpus

Abbiamo provato il nuovo titolo PS4 di PixelOpus, tra poesia, lotta al bullismo e arte in movimento.

PROVATO
A cura di Marcello Paolillo - 30 Luglio 2019 - 14:00

Ci sono giochi che escono quasi dal nulla, destinati a sorprendere e stupire senza che nessuno riesca ad anticipare alcunché. Giochi che, pur non avendo un alone di hype attorno, pad alla mano riescono a colpirti in maniera del tutto inaspettata. Concrete Genie è sicuramente uno di questi. Annunciato al PlayStation Media Showcase di Sony alla Paris Games Week 2017, il titolo di PixelOpus (previsto il 9 ottobre) riprende il canovaccio delle avventure d’azione in cui il contesto scenografico la fa da padrone, non dimenticando però il suo cuore di videogioco esperienziale legato a doppio filo alla narrazione e all’empatia con il protagonista principale. Ora, abbiamo avuto modo di provare con mano il gioco a porte chiuse negli uffici italiani di Sony Interactive, un’occasione più che ottima per scoprire le sorprendenti potenzialità di un titolo che sembra andare ben oltre la semplice etichetta di ‘gioco indie’.

Non c’è arte senza coscienza di sé

Il pretesto narrativo di Concrete Genie ci immerge da subito in un contesto oscuro e dalle tinte fosche: il giovane Ash è un ragazzo solitario, costante vittima dei bulletti del paese. Questi non fanno altro che prenderlo di mira con scherzi e vessazioni, impedendogli anche di esprimere la sua passione per il disegno. Un giorno, dopo l’ennessima aggressione, Ash scopre di riuscire a dare vita a ciò che dipinge. Ciò lo metterà presto in una condizione di rivalsa nel confronti di chi prima lo umiliava, visto e considerato che il giovane eroe sarà ora letteralmente in grado di ‘ripulire’ le strade e i vicoli sporchi e bui della piccola cittadina di pescatori di Denska.

Attenzione, però: Ash non sarà solo in grado di realizzare disegni e paesaggi di ogni genere, bensì dare letteralmente forma a veri e propri ‘capolavori viventi’ in grado di riportare colore e energia tra le vie del paese. Ricordate il film ‘Nel Paese delle Creature Selvagge‘, a sua volta adattamento cinematografico del libro illustrato di Maurice Sendak ‘Nel paese dei mostri selvaggi’? In caso la risposta a questa domanda fosse positiva, vi sarete fatti un’idea del tipo di atmosfera che vi aspetta, come confermatoci di persona anche da Dominic Robilliard e Jeff Sangalli, rispettivamente creative e art director del gioco.

Il controller Dualshock 4 – inclusa la sua funzione di sensibilità al movimento – saranno parte integrante del modo in cui potremo disegnare paesaggi e creature. Avendo avuto modo di testare con mano i primi capitoli del gioco, abbiamo potuto assimilare piuttosto bene le meccaniche base del titolo Sony: il pennello maneggiato da Ash ci permetterà di tratteggiare con disinvoltura le fattezze di simpatici – e talvolta un po’ grotteschi – mostriciattoli cornuti dai colori insospettabilmente vivi.

 

Grazie a pochi e rapidi movimenti di polso, ogni muro si trasformerà in un piccolo quadro animato, da cui delle creature nate dalla vernice decideranno di aiutare Ash, consentendogli di passare attraverso cancelli o porte sbarrate. Il primo livello all’interno del faro abbandonato della città ci ha permesso infatti di impratichirci con il sistema di gioco, unito anche ad alcune fasi esplorative piuttosto semplici nella loro esecuzione. Peccato solo che, in alcuni frangenti, il sistema di controllo via sensori di movimento ci è parso poco preciso nel lasciarci tratteggiare liberamente le varie forme a schermo, tanto che il più delle volte il meccanismo sembrava essere un po’ troppo automatizzato.

Ad ogni modo, il titolo sembra prendere vari elementi di Okami o di Epic Mickey, titoli legati a doppio filo all’utilizzo di ‘pennelli virtuali’ per arricchire di dettagli o elementi le locazioni di gioco, oltre che per superare enigmi ambientali utili a proseguire all’interno dell’avventura principale (specie quelli legati ai vari colori, come riscontrato nel secondo e terzo livello provati nella demo). Il titolo PixelOpus è infatti fondato quasi interamente sulla medesima ossatura di gioco vista nei titoli Capcom e Junction Point Studios, con in più uno stile e un’atmosfera ben più ricercate di quanto si creda.

Concrete Genie è in primis una maliconica storia di violenza e bullismo, in cui il giovane protagonista è vittima dell’arroganza dei suoi coetanei, costringendo a trovare rifugio nella ‘pace’ di universi immaginari popolati da creature fantastiche. La banda di teppistelli che non esita a deturpare le creazioni di Ash, privandolo di ciò a cui è più legato, sebbene nonostante i continui maltrattamenti, il ragazzo continui a trasformare la sua città in un paradiso di colori e fedeli amici frutto della sua stessa arte. Ed è proprio attraverso l’arte, che le vicende di Ash trasformeranno anche noi videgiocatori in artisti inconsapevoli, atrraverso un’avventura che promette di essere realmente stupefacente.

+ Stile grafico molto particolare.
+ Atmosfera che si taglia con il pennello.
- Qualche incertezza nel sistema di controllo.

Dopo questa nuova prova, pad alla mano, Concrete Genie ci è parso essere un titolo dalle inaspettate potenzialità artistiche e ludiche, grazie all’affascinante connubio tra esplorazione e puzzle solving legato all’utilizzo del pennello (al netto di qualche piccola sbavatura di percorso). I ragazzi di PixelOpus, gli stessi che hanno rilasciato nel 2014 quella piccola gemma che risponde al nome di Entwined, hanno quindi dalla loro un gioco che non può – e non deve – passare inosservato.




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