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Call of Duty: Modern Warfare, analisi della campagna – Speciale

La prima parte del nostro viaggio nell'epopea di Infinity Ward

Come ogni anno, è arrivato il momento di un nuovo Call of Duty. Stavolta, però, il fermento intorno al titolo è particolarmente vivace, vuoi perché Black Ops 4, con l’assenza della campagna e altre decisioni impopolari, non aveva accontentato proprio tutti; vuoi perché Infinity Ward, il team di sviluppo di turno quest’anno, ha scelto di scomodare un nome importante come Modern Warfare per ridare lustro alla serie ed anche allo stesso studio dopo qualche passo falso.

Qualsiasi sia il motivo, questo Call of Duty: Modern Warfare era particolarmente atteso tanto dagli appassionati stabili della serie quanto da chi l’aveva ormai abbandonata da tempo.  La carne al fuoco è davvero tanta, perché il nuovo Modern Warfare, che ricordiamo essere disponibile dal 25 Ottobre su PlayStation 4, Xbox One e PC, vuole davvero offrire contenuti per tutti i palati. Per questo, abbiamo deciso di approcciare diversamente il titolo rispetto al solito: anziché partire con una recensione, oggi vi offriremo un’analisi della campagna per giocatore singolo, a cui seguirà un altro speciale dedicato al multiplayer. Solamente alla fine vi proporremo una sintesi del nostro pensiero, nella recensione finale.

Bravo team, going dark

Non possiamo che far partire la nostra analisi di Call of Duty: Modern Warfare dalla campagna per giocatore singolo. Grande assente in Black Ops 4, la modalità storia fa qui un gradito ritorno, con la promessa di riportare la serie ai fasti dei primi Modern Warfare. Dopo diversi passi falsi, Infinity Ward ha deciso di tornare ai suoi titoli più famosi, con un vero e proprio reboot che riprende personaggi e tematiche dei vecchi titoli, inserendoli in un nuovo contesto. Rivedremo quindi volti noti, su tutti il Capitano Price (ma non solo, aspettatevi altre sorprese nel corso della campagna), un personaggio che non solo era tra i protagonisti della vecchia trilogia di Modern Warfare, ma che era anche una sorta di connettore tra tutti i titoli targati Infinity Ward (personaggi omonimi comparivano anche nei primi due Call of Duty).

La storia, come detto dallo studio, vuole essere uno spaccato sulla guerra moderna. Call of Duty 4: Modern Warfare aveva lo stesso obiettivo, ma era figlio di un’altra epoca; nel 2007, erano ancora forti tematiche come la guerra in medio-oriente, una guerra diversa da quelle del passato (per ovvi motivi), ma in cui ancora potevamo vedere eserciti, regolari e non, scontrarsi tra loro. Dodici anni sono passati e con essi è cambiato, almeno per il team di Infinity Ward, il significato di “guerra moderna”. Per questo Call of Duty: Modern Warfare non ci presenta battaglie tra eserciti di soldati, ma una guerra più subdola, che entra nelle vite di tutti i giorni.

Vogliamo citare due missioni per far capire i toni di questo gioco: in una di quelle iniziali, ci troviamo a Picadilly, una delle strade più famose di Londra. La vita scorre come da norma per la metropolitana: folle di persone che sciamano lungo i marciapiedi, le strade bloccate dal traffico, le luci elettriche che illuminano la serata. Noi, però, nei panni di un agente delle forze speciali, stiamo cercando di fermare una cellula terroristica che, a bordo di un veicolo, sfreccia accanto al nostro, lanciandosi tra la folla e facendosi esplodere. La battaglia comincia così, tra le strade di Londra, in mezzo ai civili, in mezzo alle grida disperate.

Le tematiche toccate dal gioco sono forti e riguardano argomenti davvero contemporanei, che non sono affatto semplici da trattare. Fortunatamente, Call of Duty: Modern Warfare riesce anche a evitare un approccio eccessivamente apodittico all’argomento. Se in molte missioni ci troviamo nei panni di soldati occidentali, in altre ci troviamo a vestire i panni di ribelli dell’Urzikstan, che hanno intenti simili alle cellule terroristiche di Al-Qatala, vale a dire la liberazione del loro Paese. In particolare, ci sono missioni ambientate nell’infanzia della comandante dei ribelli, Farah, che ci mostrano la violenza che è stata usata contro il suo popolo e che ci portano a capire tanto i suoi motivi quanto quelli delle cellule terroristiche, di cui Farah e i suoi ribelli non condividono i metodi.
In questa situazione è difficile fare una divisione netta tra buoni e cattivi. Ci sono personaggi ambigui tra le forze occidentali, se possiamo chiamarle così, e ve ne sono anche negli altri gruppi. Infiltrarsi nei covi dei terroristi significa infiltrarsi in case di persone che non sono dei veri soldati, persone che hanno una famiglia, mogli, mariti e figli. Sono queste missioni, più di altre, che generano una sensazione contrastante, gettando veri dubbi su quale sia la cosa giusta da fare in queste situazioni.

La campagna ha una tenuta narrativa che la serie non vedeva dai tempi di Black Ops 2, e che sicuramente rientra tra le migliori offerte dalla serie fino ad ora. Questo, grazie anche ad un cast di personaggi che rimane impresso, anche dopo l’avventura. Le storie dei nostri quattro protagonisti sono ben delineate e, alla fine della campagna, è chiaro che rivedremo ancora i loro volti.

Nonostante tutti questi lati positivi, però, ci sono alcuni aspetti che non ci hanno convinti fino in fondo. Il primo riguarda proprio il tono della campagna. Ci sono momenti in cui siamo posti di fronte a scelte difficili, come sparare ad una donna prima di sapere se sta cercando un’arma o se vuole semplicemente abbracciare il figlioletto nella sua culla. Il gioco, però, non fa tesoro di questi momenti: non ci sono dialoghi a riguardo, né viene tenuta traccia delle proprie scelte a fine partita, in alcun modo. Forse si è trattato di una scelta consapevole, volta a non giudicare le azioni del giocatore. Avremmo preferito, però, che ci fosse almeno una presa di coscienza da parte dei personaggi, anche solo in uno scambio di battute, perché così la scelta sembra non avere alcun tipo di conseguenza, positiva o negativa.

In secondo luogo, la durata della campagna è piuttosto breve, intorno alle sei ore, e ad essere penalizzata è la parte finale. Il ritmo narrativo subisce infatti un’improvvisa accelerata verso la fine, che stona con il resto della storia. Un peccato, perché senza questi difetti la storia avrebbe potuto ambire ad essere la migliore della serie.

La guerra moderna nel 2019

Finora abbiamo voluto concentrarci sugli aspetti narrativi della campagna, senza addentrarci nel fattore gameplay: ci è sembrato doveroso, alla luce della cura riposta nella realizzazione del comparto narrativo. Adesso, però, vogliamo parlare di come si gioca questo Call of Duty: Modern Warfare. L’approccio alle missioni è rimasto quello tipico della serie. Abbiamo quindi livelli lineari, in cui dovremo completare una serie di obiettivi in sequenza prima di giungere al livello successivo. Niente di nuovo, insomma: la serie Call of Duty è sempre stata (a parte qualche sporadica eccezione) caratterizzata da una certa linearità della campagna.

Ciò che differenzia questo Modern Warfare dal passato è l’ampiezza dei livelli: in larga misura, potete dimenticare i corridoi che caratterizzavano molti degli episodi passati. Infinity Ward ha realizzato livelli ampi, in cui è possibile arrivare al proprio obiettivo tramite strade diverse e tramite approcci diversi. Questo rende le missioni molto più divertenti da giocare, e ne aumenta anche la rigiocabilità per chi vorrà riaffrontare la campagna ad un livello di difficoltà più alto.

Certo, non tutte le missioni offrono lo stesso grado di libertà, ma ci troveremo spesso di fronte alla scelta tra il rimanere nell’ombra e lo spianare le proprie armi come delle vere e proprie one-man-army (non consigliabile, ma possibile). La varietà di ambientazioni e di situazioni contribuisce a dare una ventata d’aria fresca rispetto agli standard della serie, in particolare attraverso le missioni dedicate a Farah, che sono principalmente narrative e che spezzano piacevolmente il ritmo da sparatutto. Queste missioni, peraltro, sono tra le più memorabili, ma ci sono anche altre missioni, di stampo più “classico”, che rimangono impresse per come sono state scritte, tanto a livello narrativo quanto a livello di gameplay. Forse mancano ancora missioni in grado di rivaleggiare con quelle ambientate a Pripyat in Call of Duty 4, ma sicuramente questo è il Call of Duty che più ci si avvicina in quanto ad atmosfera. E non possiamo negare che avremmo apprezzato l’inserimento di obiettivi facoltativi e missioni opzionali, ma la strada imboccata da Infinity Ward è decisamente quella giusta per la serie.

Nonostante la longevità esigua, a cui facevamo cenno, che potrebbe far storcere il naso ai puristi del single-player, quest’anno ci sentiamo di spezzare una lancia in favore del titolo di Infinity Ward. È vero, la campagna è breve, ma nella sua brevità riesce comunque ad essere incisiva come poche altre volte era successo nella serie. Se non fosse per la fase finale (lo ripetiamo) un po’ troppo accelerata nel ritmo, il gioco avrebbe potuto davvero ambire alla corona di miglior campagna single-player di sempre per un Call of Duty.

Tra film d’azione e videogioco

Arriviamo infine a parlare del comparto tecnico di Call of Duty: Modern Warfare. Abbiamo giocato la versione PlayStation 4 e dire che siamo rimasti colpiti dal lavoro di Infinity Ward sarebbe minimizzare. Il gioco è davvero bello da vedere ed è chiaro fin dalla prima cutscene.

La realizzazione di personaggi e ambientazioni è a dir poco eccellente, in particolare ci hanno colpiti le animazioni facciali dei protagonisti, incredibilmente realistiche, testimonianza di un grande salto in avanti per la serie. Ottima anche l’illuminazione, con effetti spettacolari particolarmente apprezzabili in alcune missioni di gioco. Tutto questo viene gestito senza alcun tipo di incertezza: non abbiamo mai notato cali di frame rate, il gioco è rimasto stabile per tutta la durata della campagna anche quando l’azione si faceva concitata.

Persino sotto il fronte bug e glitch la campagna ci è apparsa pulita: abbiamo percorso tutta la storia incappando solamente in qualche sporadico glitch, comunque mai fastidioso. Vogliamo cogliere l’occasione anche per parlare del doppiaggio italiano, davvero eccellente: tutti i personaggi sono stati doppiati egregiamente dalle loro voci italiane, aumentando ancora la sensazione di trovarsi di fronte ad una storia realizzata come una grande produzione cinematografica. Niente da eccepire, insomma, sotto il fronte tecnico.

– Storia intrigante
– Livelli lineari ma di ampio respiro
– Tecnicamente incredibile
– Le scelte hanno poco peso
– Finale affrettato

8.5

La campagna di Call of Duty: Modern Warfare ci ha convinti. Uno storytelling maturo ed un cast di personaggi ben caratterizzati portano questo capitolo nell’olimpo della serie, vicino ai primi due Modern Warfare e ai primi due Black Ops. Certo, ci sono alcuni aspetti che avremmo rivisto, e in generale la durata della campagna è sempre piuttosto breve. A questo giro, però, il piatto proposto è talmente corposo ed intenso che riusciamo a perdonargli questi difetti minori, nella speranza che il prossimo capitolo riesca a fare ancora di meglio.