Call of Cthulhu Recensione

By |1 mese fa|Categories: IN EVIDENZA, RECENSIONE|Tags: |

Fin dalla nostra prima esperienza indiretta alla Gamescom 2017, Call of Cthulhu ci aveva colpiti in positivo, grazie all’ottima ricreazione dell’atmosfera lovecraftiana ad opera del team di sviluppo Cyanide. Dopo avervi raccontato le prime ore di gioco nella nostra ultima anteprima, oggi siamo finalmente arrivati al momento del giudizio definitivo, pronti a raccontarvi la tenebrosa storia di Darkwater Island.

Edward Pierce, sfortunato investigatore dell’occulto

La storia di Call of Cthulhu si apre introducendoci il nostro protagonista, Edward Pierce, un veterano della Prima Guerra Mondiale che, dopo la fine del conflitto, ha indossato le vesti dell’investigatore privato. Purtroppo, però, il suo lavoro non va come dovrebbe: i casi scarseggiano, mentre l’alcol diventa il suo unico conforto.

Proprio dopo aver ricevuto un ultimatum dalla sua agenzia, un cliente si presenta alla porta dell’investigatore, proponendogli un caso completamente fuori dagli schemi: indagare sulla morte della famiglia Hawkins, la cui villa è stata consumata da un incendio.

La figlia dell’uomo, Sarah Hawkins, da tempo era considerata folle a causa dei suoi dipinti, rappresentanti situazioni irrazionali e creature mostruose. Il padre, però, non crede alla follia di Sarah: per questo ha deciso di rivolgersi ad un detective.

Edward accetta il caso, partendo immediatamente per Blackwater Island, dove sorgeva la villa degli Hawkins. Non ci vorrà molto per capire che la morte della famiglia Hawkins non è l’unico mistero che avvolge l’isola: cosa ha causato la scomparsa delle balene, un tempo così numerose? Perché gli abitanti sembrano così decisi ad ostacolare le sue indagini?

La scomparsa degli Hawkins nasconde ben più di un semplice intrigo familiare, e Edward scoprirà ben presto che la storia della famiglia è strettamente legata alla storia dell’isola.

Non vogliamo andare oltre nel racconto della storia, ma possiamo dirvi che l’intreccio narrativo è stato tessuto magistralmente: nel corso dell’avventura vi sentirete smarriti di fronte a tutti i misteri che andranno ad accumularsi di fronte a voi, mentre realtà ed incubo cominciano a diventare indistinguibili tanto per Edward quanto per il giocatore.

Solamente nell’ultimo atto del gioco avrete le risposte che cercavate fin dall’inizio anche se, come in un racconto di Lovecraft, queste risposte saranno tutt’altro che cristalline. Il gioco, peraltro, presenta finali multipli: nel corso della storia dovrete fare delle scelte che condizioneranno l’esito della partita in un modo che vi lasceremo scoprire da soli. La storia è supportata da un cast di personaggi ben scritti, che vi accompagneranno per tutto il corso dell’avventura. Il destino di alcuni di loro dipenderà dalle vostre scelte, dando ulteriore importanza all’input del giocatore.

Cosa vedono i miei occhi?

Nelle anteprime vi avevamo già segnalato come il comparto tecnico fosse la nota dolente di Call of Cthulhu: purtroppo, sebbene le cose siano migliorate dalle nostre prime prove, il gioco sembra ancora non appartenere del tutto alla corrente generazione di console.

Se le ambientazioni risultano ben realizzate ed ispirate, grazie ad un design che pesca a piene mani dall’immaginario lovecraftiano, i modelli dei personaggi risultano decisamente poco convincenti, soprattutto per quanto riguarda i volti. Peraltro, sono stati utilizzati più volte gli stessi modelli per i personaggi marginali, che tenderanno a somigliarsi tutti tra loro a lungo andare.

Arretrate sono anche le loro animazioni, fin troppo legnose ed impacciate. Infine sono da segnalare i lunghi caricamenti, soprattutto in presenza di un nuovo capitolo della storia, ed i saltuari problemi di sincronizzazione del doppiaggio durante i filmati. Nonostante si tratti di un titolo dal budget certamente non paragonabile a quello di una produzione di prima categoria, ci saremmo aspettati dei passi avanti più decisi rispetto a quanto visto durante lo sviluppo.

Un vero peccato, perché un accurato lavoro su questi aspetti avrebbe certamente garantito una maggiore immersione nella storia del gioco. Sul comparto sonoro, invece, il lavoro svolto è davvero ottimo, con tracce mai ingombranti che vanno a sottolineare ogni momento di tensione e di attesa.

Tiri di fortuna e sanità mentale

Call of Cthulhu si presenta come un’avventura narrativa in prima persona: nel corso dell’avventura dovremo raccogliere indizi, parlare con gli abitanti dell’isola, risolvere enigmi ed esplorare ogni anfratto delle diverse location. Il gioco, però, presenta anche elementi gdr: Edward, infatti, può contare su diversi attributi, quali forza, eloquenza, psicologia, medicina, occultismo e fiuto.

Su ciascuno di essi potranno essere investiti i punti che accumuleremo nel corso della storia, e da questo dipenderà il nostro approccio agli enigmi proposti dal gioco. Ad esempio, se avremo investito pochi punti sulla forza potremo non essere in grado di aprire una grata: questo significherà dover cercare un percorso alternativo adeguato a quelle che sono le nostre capacità.

Scegliere un percorso precluderà l’accesso agli altri, ma queste diramazioni non hanno un impatto diretto sulla narrazione: un peccato perché inserire vere e proprie sezioni alternative avrebbe permesso di alzare il valore di rigiocabilità del titolo. Nel corso dell’avventura, inoltre, troveremo disseminati indizi opzionali che ci racconteranno ulteriori dettagli sulla storia di Blackwater Island e dei suoi personaggi: raccoglierli, però, non sarà sempre una buona idea, in quanto alcuni di essi andranno ad aumentare la follia di Edward.

La sanità mentale del nostro protagonista, visibile dall’apposito menù, scenderà dopo ogni visione surreale a cui andrà incontro. Sebbene essa non avrà numerosi effetti durante il corso della partita, ciò influirà pesantemente sul finale, in quanto alcune scelte saranno disponibili soltanto con un adeguato grado di sanità mentale.

Nonostante la sua natura sostanzialmente narrativa, a partire dal quinto capitolo della storia il gioco introduce delle sezioni di stealth, in cui dovremo muoverci di soppiatto per sfuggire ai nostri nemici, talvolta umani, talvolta mostruosi. Queste sezioni, nonostante siano tutt’altro che perfettamente rifinite, contribuiscono a dare una certa varietà e dinamicità a Call of Cthulhu, andando a creare una forte tensione nel giocatore.

Nelle circa dodici ore di gioco che ci sono servite per arrivare ai titoli di coda il gioco è riuscito a non farci mai annoiare, grazie anche all’introduzione di situazioni sempre nuove e diverse tra loro.
Un peccato che, giunti alla fine della storia, non ci sia davvero altro da fare: non ci sono davvero incentivi per ricominciare da capo l’avventura, se non quello di ottenere un diverso finale.

+ Storia intrigante supportata da personaggi ben scritti
+ Meccaniche rpg ben integrate
+ Tiene incollati allo schermo fino alla fine
- Comparto tecnico traballante
- Alcuni elementi di gameplay non rifiniti

8.0

Nonostante un comparto tecnico decisamente traballante, Call of Cthulhu è riuscito a convincerci grazie ad una storia tessuta magistralmente, che pesca a piene mani dall’immaginario lovecraftiano, e ad un gameplay che mescola le tradizionali avventure grafiche con elementi gdr ripresi dall’omonimo gioco da tavolo. Il nostro consiglio per tutti gli appassionati del solitario di Providence (e delle avventure grafiche in generale) è quello di fiondarsi all’acquisto: Blackwater Island e la sua lugubre storia vi attendono.