Recensione 5 min

Bright Memory: Infinite | Recensione – Il gioco è bello quando dura poco?

Il trash fatto bene... quasi.

Le storie che si nascondono dietro ad alcuni videogiochi hanno talvolta dell’incredibile. Prendete Bright Memory: Infinite (Gold Edition), il titolo di cui vi andremo a parlare oggi. Vedendolo in azione, verrebbe immediatamente da pensare ad un titolo AAA, tanto è stato curato il comparto tecnico del gioco.

Bright Memory: Infinite

Piattaforma:
PC, PS5, SWITCH, XSX
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
21 Luglio 2022
Sviluppatore:
FYQD Personal Studio
Distributore:

Sorprendentemente, invece, Bright Memory nasce nel 2020 con il titolo di Bright Memory Episode 1, sviluppato da una sola persona nel suo tempo libero. Il gioco è stato originariamente pubblicato su PC e Xbox, e come intuibile doveva essere il primo tassello di una serie episodica.

Dopo il feedback ricevuto da utenti e critica, invece, FYQD Personal Studio ed il publisher Playism hanno deciso di rendere “completo” il titolo originale, ed è da qui che nasce Bright Memory: Infinite Gold Edition, in arrivo ora anche su PlayStation 5 Nintendo Switch.

Se vogliamo aggiungere un altro pezzo a questa strana storia, possiamo anche dire che lo sviluppatore ha ammesso di aver utilizzato alcuni asset senza averne la licenza nella prima versione del gioco. Adesso che vi abbiamo raccontato la curiosa backstory di questo gioco, scopriamo se Bright Memory: Infinite Gold Edition vale anche la pena di essere giocato.

Agenti segreti, poteri antichi, morti che tornano in vita, creature antiche… sì, c’è tutto

Il comparto narrativo di Bright Memory: Infinite Gold Edition (solo Bright Memory d’ora in poi) è davvero… curioso. Una volta avviata la partita, ci ritroviamo nei panni di Shelia, una ragazza di cui sappiamo poco o nulla, se non che viene incaricata dalla Science Research Organization, di cui fa parte, di impedire all’organizzazione militare SAI di acquisire un antico potere che può risvegliare i morti.

Da qui in poi le cose si fanno sempre più strane ad un ritmo vorticoso, ma ad onor del vero bastano cinque minuti per capire che la storia del gioco non va presa sul serio, e che non è uno dei punti focali della produzione.

Per certi versi, il gioco sembra scimmiottare i film d’azione hollywoodiani, buttando nella mischia una serie di idee più o meno sensate che servono semplicemente da collante tra una scena e l’altra, in modo da poter giustificare la mattanza di soldati nemici.

Se il trash vi appassiona potreste anche divertirvi nel seguire questa rocambolesca vicenda, perché pur essendo una storia brutta riesce a fare il giro e ad intrattenere, soprattutto per la curiosità di scoprire cosa altro lo sviluppatore ha pensato di aggiungere alla mischia.

Ciò su cui invece ha puntato davvero molto è il comparto tecnico. Abbiamo giocato il titolo su PlayStation 5 (ma se siete ancora sprovvisti di una console next-gen al momento potete optare per una Xbox Series S, disponibile su Amazon), ed è davvero impressionante: pur non raggiungendo i titoli AAA più famosi, il gioco riesce comunque ad impressionare a livello grafico, al punto da poterlo effettivamente scambiare per una produzione ad alto budget.

Tecnicamente, il gioco è davvero impressionante.

Ed è ancora più impressionante il fatto che il gioco non presenti neanche gravi problematiche: niente cali di frame rate, niente rallentamenti, caricamenti veloci; insomma, tutto sembra essere a posto – e pensare che il gioco ha cominciato il suo sviluppo con una sola persona alla guida è semplicemente incredibile.

Abbiamo rilevato soltanto qualche sporadico bug: in un’occasione, ad esempio, un nemico era rimasto nascosto nella vegetazione anziché attaccarci come previsto dal gioco, e non siamo potuti andare avanti finché non lo abbiamo scovato ed eliminato. Si tratta però di poche cose, soprattutto considerando, ancora una volta, chi c’è dietro a questo lavoro.

Per quanto riguarda la direzione artistica, le ambientazioni orientaleggianti ci sono inizialmente piaciute, ma nel giro di poco tempo tendono a farsi ripetitive; il che è davvero paradossale considerando la scarsa durata del gioco (e su questo torneremo dopo).

Il gameplay è immediato e divertente, anche se manca qualsiasi tentativo di distinguersi da un FPS standard.

Nessun nemico potrà nulla dinanzi a noi

Passiamo adesso al gameplay. Bright Memory è uno sparatutto lineare senza troppi fronzoli, in cui dovremo sconfiggere orde di nemici per farci largo attraverso i diversi livelli di gioco.

A nostra disposizione avremo diverse armi da fuoco, oltre ad una katana che ci permetterà di proteggerci dai colpi nemici e di sferrare fendenti in corpo a corpo.
Sul gameplay di base c’è davvero poco da dire: Bright Memory svolge egregiamente il compito di qualsiasi buon FPS. Le armi sono soddisfacenti da usare, alternare tra le diverse bocche da fuoco e la katana è estremamente divertente, e di tanto in tanto ci sono anche dei nemici che richiedono quel pizzico di strategia in più per essere eliminati.

Oltre alle armi, abbiamo anche alcuni poteri extra, alcuni dei quali possono essere sbloccati o potenziati nel corso dell’avventura. Ad esempio, possiamo attirare a noi i nemici, facendoli lievitare in aria per poi crivellarli di colpi; o ancora, avremo a nostra disposizione EMP e diverse tipologie di granate.

Insomma, non manca la scelta in quanto a metodi per eliminare i nostri avversari: starà a noi decidere quale approccio utilizzare. Pur mancando di qualsiasi tipo di originalità o di inventiva, quindi, Bright Memory riesce a divertire.

Ed è quasi un peccato che nel gioco non sia stato implementato un meccanismo di punteggio, perché Bright Memory sembra fatto apposta per farci compiere uccisioni creative e stilose. Sarebbe stato un buon diversivo, oltre ad un modo per dare una qualche forma di rigiocabilità all’avventura.

Come vi abbiamo anticipato, il gioco è lineare: i livelli sostanzialmente prevedono di andare dal punto A al punto B massacrando nemici. Ci sono talvolta delle brevi sezioni su veicoli, ma si tratta di intermezzi che non vanno ad incidere sull’esperienza generale.

L’unica distrazione dalla missione principale sono delle reliquie che, se raccolte, permettono di sbloccare dei potenziamenti per Shelia. Difficilmente però vi vorrete dannare a cercarli, soprattutto perché sarete delle perfette macchine per uccidere già dopo venti minuti dall’inizio del gioco, utilizzando semplicemente gli strumenti che vi vengono forniti nel corso della storia.

Uno sparatutto lineare che non presenta reali novità nel corso dell’avventura rischia di diventare noioso dopo poco tempo; in che modo Bright Memory ha cercato di ovviare al problema?

Semplice: il gioco finisce dopo 2 ore, che è comunque un passo avanti rispetto ai 45 minuti della versione originale.

Nel corso del gioco sbloccheremo anche alcuni poteri extra.

Sia chiaro: non vogliamo assolutamente dire che un gioco deve essere valutato in base al minutaggio, dal momento che ci sono giochi di due ore che sono rimasti indimenticati nel nostro cuore – perché quella durata era quella perfetta per esprimere il loro potenziale, i loro temi, il loro sistema di gioco. Il punto è che Bright Memory fa appena in tempo ad iniziare che è già finito.

Le poche idee presenti non trovano spazio per essere espanse, tanto a livello di trama (per quanto trash possa essere) quanto a livello di gameplay. Si ha quasi l’impressione di trovarsi di fronte ad una demo allungata piuttosto che ad un’esperienza intera.

Alla luce di ciò, diventa ancora più inutile dannarsi per potenziare Shelia: che senso ha farlo se il gioco finisce ancora prima di riuscire a metterci in difficoltà?
Oltretutto, non è presente alcun incentivo a rigiocare, se non quello di affrontare l’avventura ad una difficoltà più alta per il puro gusto di farlo.

Ed è un peccato, perché il gameplay di Bright Memory, pur non essendo originale, è comunque molto divertente. Se il team fosse stato ampliato a dovere sarebbe forse stato possibile implementare più livelli, una maggiore varietà di nemici, ambientazioni e situazioni; e perché no, magari anche introdurre qualche potere extra per variegare l’esperienza di gioco.

In queste due ore, invece, Bright Memory non riesce a raccontare nulla che non abbiamo già sentito, e merita la pena di essere ricordato più per la storia del suo sviluppo che non per i suoi meriti effettivi.

L’unica fortuna del gioco è il lancio a prezzo budget. Questo potrebbe attirare gli appassionati di FPS in cerca di un passatempo, fosse anche solo per godersi il buon comparto tecnico del titolo.

Magari chi possiede solo Nintendo Switch (che su Amazon trovare nella splendida versione Oled) potrebbe essere attratto dal gioco per via della relativa scarsità di esponenti del genere. Anche in questo caso, però, vi invitiamo a tenere presenti tutti i limiti di cui abbiamo parlato prima di procedere all’acquisto, in modo da non rimanere delusi dall’esperienza finale, che facilmente vi lascerà un po’ di amaro in bocca.

Versione recensita: PS5

5,5

Bright Memory: Infinite

Piattaforme: pc, ps5, switch, xsx
Bright Memory: Infinite Gold Edition è un titolo sorprendente a livello tecnico - considerando che lo sviluppo è partito da una sola persona - e molto divertente a livello di gameplay, pur peccando di originalità. Purtroppo, la durata irrisoria (appena due ore) non permette al gioco di decollare dal punto di vista narrativo (per quanto trash) e, soprattutto, di espandere a dovere il gameplay, magari attraverso nuove armi e poteri. Peccato, perché la base poteva anche essere buona.

Pro

  • Talmente trash da fare il giro
  • Divertente da giocare
  • Tecnicamente impressionante

Contro

  • Mancanza totale di originalità
  • Finisce quasi prima di iniziare
5,5