Borderlands 3 provato | Verso Pandora e oltre

Riparte la stagione della caccia!

PROVATO
A cura di Daniele Spelta - 15 Agosto 2019 - 1:07

Credo di aver aperto il frigo almeno una decina di volte per prendere snack, birre e bevande di ogni genere. Mi darete dello scroccone, ma io mi giustifico dicendo che questo è solo un effetto collaterale delle circa cinque ore passate assieme a Borderlands 3. Una suggestiva location ricreata ad hoc in quel di Londra, fatta di ferraglie, jeep armate di cannoni e barili in fiamme, è stata la perfetta cornice per testare l’oramai prossimo looter shooter di Gearbox e 2K Games, in arrivo per PlayStation 4, Xbox One e PC (in esclusiva temporale su Epic Games Store per i primi sei mesi) il venturo 13 settembre.

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Ritorno a Pandora

Riavvolgiamo un attimo le lancette. 28 marzo 2019, PAX East, Gearbox e 2K annunciano il nuovo Borderlands 3 tramite il classico trailer e subito da lontano salgono gli echi e si sente rumoreggiare in sottofondo: “More of the same”. Ecco, dopo questa preliminare e allo stesso tempo corposa prova posso affermare con certezza che non c’è nulla di più falso. Intendiamoci, siamo sempre al cospetto di uno shooter in prima persona con forti contaminazioni ruolistiche, dove a farla da padrone sono gli infiniti e spesso assurdi equipaggiabili, ma ora è tutto sotto steroidi. Randy Pitchford e soci avrebbero potuto imboccare la via più comoda, senza correre troppi sforzi né rischi: prendere le solide basi di un titolo che ha praticamente inventato un sottogenere e, colti da una bulimia di contenuti, ficcare dentro la loro ultima fatica una quantità ancora più esagerata di armi, skin e macchine letali di ogni sorta. Sarebbe stato stato semplice, ma di certo non sufficiente a saziare le aspettative di una fanbase in crisi d’astinenza dopo circa sette anni di assenza, spin-off permettendo.

Così questa diventa solo una parte della storia ed è comunque vera, come ha sottolineato orgogliosamente Paul Sage, creative director di Gearbox, fiero del miliardo circa di bocche da fuoco presenti in questo nuovo capitolo. E non è il solito slogan di marketing, anche se, un po’ malignamente, bisogna tastare con mano quale sarà il limite tra abbondanza e indigestione.

Quello che però sorprende di più di questo primo contatto con Borderlands 3 è il vistoso passo avanti in termini qualitativi e non solo quantitativi, un’evidente virata rispetto al passato quasi intrinseca al progresso tecnologico subito da hardware e software negli anni di latitanza della serie. L’esempio più calzante è anche quello su cui la community aveva inizialmente storto il naso alla prima apparizione del già citato trailer. Il cel shading pervade ancora ogni anfratto del mondo di gioco e i suoi assurdi abitanti ed è anche l’unica cosa che lega questo terzo episodio alle precedenti iterazioni. Lo stacco visivo traspare infatti in tutti i singoli frame, dalle ricercate e sempre differenti animazioni di ricarica agli effetti grafici che invadono lo schermo quando vengono impiegate le armi elementali. A questo si somma una quasi sorprendente pulizia e leggibilità anche durante le azioni più frenetiche, nonostante la permanenza di numeri e indicazioni che accompagnano ogni proiettile piantato nel corpo di uno Psycho.

Da qualsiasi lato lo si scruti ci si trova davanti a tante piccole e preziose rifiniture, una cura per i dettagli che espande anche il cuore stesso del gunplay, ora impreziosito da una componente tattica più marcata, sia per gli infiniti fucili, pistole, mitra – comprese le modalità di fuoco diverse per la stessa arma – e via dicendo a disposizione dei Vault Hunters sia per i poteri di cui sono dotati questi ultimi. La parte introduttiva di questo test è stata dedicata proprio ai primi passi che i giocatori muoveranno in Borderlands 3, ambientati sul familiare Pandora. Il pianeta pare sin da subito noto ma anche diverso, ora più vasto e con strutture più imponenti nella propria essenza di baraccopoli per predoni senza senno, finiti loro malgrado questa volta sotto il giogo di Troy e Tyreen Calypso, svitati fratelli gemelli venerati come divinità dalle bande di razziatori e inedito duo di carismatici antagonisti. Per quanto ricca si tratta sempre di un’anteprima ed è quindi scorretto sbilanciarsi, ma già dai primi interventi dei Calypso tween emerge una forte critica sociale – e soprattutto ai social stessi – che stacca subito da Borderlands 3 l’etichetta di semplice FPS spegnicervello.

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Su uno scenario già visitato ed esplorato il punto di rottura è stato FL4K, ultimo degli eroi presentati. Come già saprete i nuovi protagonisti possono equipaggiare più abilità contemporaneamente che, nel caso del Beastmaster, hanno la forma di potenti evocazioni ferine guidate dall’AI, in grado di scompaginare i ranghi nemici e inoltre ottimi diversivi per risparmiarsi un po’ di pallottole dalla propria armatura. La combinazione di questi poteri amplia così il ventaglio delle strategie da adottare durante gli scontri, sulle quali si innesta poi l’ottimo lavoro fatto in termini di level design, almeno negli scenari provati. Le mappe sono ben sviluppate in verticale, i movimenti dei Vault Hunter sono più rapidi – con tanto di immancabile scivolata e arrampicata – e anche le routine comportamentali dei nemici, per quanto giustamente semplici, contribuiscono ad aumentare la dinamicità e la difficoltà degli scontri. Ah, si può accarezzare il proprio animale-da-compagnia-strumento-della-morte.

Questa prima fase è stata anche un ottimo gancio per esplorare i vasti alberi delle abilità, per svolgere un paio di missioni secondarie e per portare a termine un’esagerata boss fight a ritmo di musica elettronica. È insomma bastato questo assaggio per ritrovare la tipica scrittura della serie, sempre le righe e colorita in ogni battuta, forse fin troppo invadente nei continui interventi fuori campo.

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Con un salto in avanti di circa una ventina di livelli d’esperienza, i confini tanto cari di Pandora – mica troppo visto che ogni cosa che si muove vuole la testa dei Cacciatori – hanno lasciato spazio alla giungla di Eden-6, uno dei nuovi pianeti presenti in Borderlands 3. La differenza è davvero netta e lascia presagire il grado di abbondanza in termini di scenari e ambientazioni. Durante questo secondo test non c’era alcun vincolo sull’eroe da utilizzare, ottima scusa per provare il devastante mech di Moze e i cloni, i droni e tutti gli altri aggeggi dell’agente operativo Zane. Inutile dirlo, ma passare da un eroe all’altro equivale ad un cambio di paradigma: l’Iron Bear d’acciaio e con mitraglie e lanciafiamme è una vera macchina da guerra capace di assorbire ingenti quantità di proiettili e può lanciarsi a capofitto contro gli assalti dei nemici, mentre i gadget di Zane sono maggiormente pensati per chi predilige un approccio più tattico, schierando magari lo scudo per sorvegliare una zona del livello mentre il proprio sosia etereo distrae le orde assetate di sangue.

Differenze fra i protagonisti e differenze nei livelli: il design della porzione visitata di Eden-6 segue infatti schemi del tutto opposti rispetto a Pandora e presenta un intricato susseguirsi di stanze, corridoi e scalinate unite da una manciata di luoghi più aperti. Mi scuso per la ripetitività, ma la parola d’ordine è ancora una volta differenze, anche nella tipologia di avversari. Nella missione proposta sono stati falciati sotto tonnellate di piombo robot di controllo, dinosauri di ogni genere e anche la fastidiosa AI Geneviv a bordo di un enorme robot che ha trasformato Borderlands 3 quasi in uno shoot’em up vecchio stile dove evitare enormi proiettili senza un attimo di sosta. Con un titolo dalla mole decisamente imponente, il rischio principale è quello di macinare ore e ore di gioco finendo assorbiti in routine sempre uguali a sé stesse ed è proprio la smentita – apparente e parziale per ora – a questo interrogativo il vero merito di questo faccia a faccia con l’opera di Gearbox.

+ Migliorato sotto ogni punto di vista
+ Più tattico senza sacrificare la frenesia
+ Sempre il solito umorismo alla Borderlands...
- ... che potrebbe non piacere a tutti
- L'abbondanza rischia di diventare dispersiva?

Il 13 settembre è ormai dietro l’angolo e Borderlands 3 potrebbe essere il vostro nemico principale al rientro in ufficio, a scuola o all’università. Queste prime ore di gioco suonano come un sinistro avviso: il prossimo looter shooter di Gearbox e 2K Games rischia di succhiare parecchie ore della vostra vita. Per fortuna non in modo pedissequo e senza spunti di originalità, anche rispetto al passato della serie: Borderlands 3 appare infatti decisamente più ricco sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, migliorato negli schemi di gioco finora testati e soprattutto più vario di situazioni, di libertà d’azione e di approcci alle missioni.




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